Un’indagine su quasi 300 sequestri rivela le dimensioni del traffico illegale di cavallucci marini: ogni anno vengono contrabbandati decine di milioni di esemplari

Cinque milioni di cavallucci marini, quasi tutti essiccati, per un valore stimato di 21 milioni di dollari. È quello che hanno scoperto i ricercatori canadesi analizzando i registri dei sequestri dal 2010 al 2021. Secondo gli scienziati questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg: il contrabbando di cavallucci marini, che coinvolge almeno 62 Paesi, potrebbe essere un fenomeno molto più esteso. Un fenomeno di cui conosciamo ancora troppo poco, e che potrebbe minare gli sforzi per la conservazione di questi animali marini.
Contrabbando di cavallucci marini: lo studio
Il lavoro dei ricercatori del Project Seahorse della British Columbia University in Canada e dell’organizzazione per la conservazione marina OceansAsia ha rivelato l’allarmante portata del traffico illegale di cavallucci marini – un fenomeno che, nonostante le rigide norme internazionali che tutelano le specie del genere Hippocampus, è risultato molto esteso e ben poco documentato.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Conservation Biology, ha analizzato quasi 300 casi di sequestro riportati nei registri online dal 2010 al 2021, per un totale di cinque milioni di cavallucci marini commerciati illegalmente. Il valore di questo traffico letale e silenzioso si aggira intorno ai 21 milioni di dollari (il valore stimato di un singolo esemplare è di circa 5 dollari). I ricercatori hanno individuato episodi di contrabbando in 62 Paesi e tracciato le rotte commerciali interessate dal fenomeno, che potrebbe essere molto più grave di quanto sospettato.
Come ricordano gli autori dello studio, tutte le specie di cavalluccio marino sono elencate nell’Appendice II della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), un accordo sottoscritto da ben 185 Paesi del mondo. Ciò significa che gli animali possono essere commerciati a livello internazionale, ma solo in presenza di un permesso che certifica che l’attività non danneggia le popolazioni selvatiche e che i cavallucci marini sono catturati legalmente. Ma dimostrare di possedere questi requisiti non è molto semplice, e così il traffico illegale continua, rischiando di vanificare gli sforzi di conservazione a livello globale.

Traffico illegale: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg
Quasi tutti i cavallucci marini sequestrati erano essiccati, e quasi tutti sono stati individuati negli aeroporti, molto spesso all’interno dei bagagli dei passeggeri – anche se il volume maggiore di sequestri proviene dai carichi marittimi.
La maggior parte dei sequestri di cavallucci marini, si legge nella ricerca, è avvenuta nei Paesi di transito o di destinazione, cosa che evidenzia l’attenzione di alcuni Paesi nell’applicazione della legge ma, nello stesso tempo, indica anche l’urgente necessità di intervenire sul fenomeno alla fonte – fermando il contrabbando prima ancora che inizi. Molto spesso, infatti, si è riusciti a risalire all’origine degli esemplari soltanto individuandone la specie, informazione riportata in appena il 6 per cento dei sequestri.
Come spiega Sarah Foster, prima autrice dello studio,
“Dobbiamo fermare il commercio illegale di fauna selvatica il più vicino possibile al luogo in cui vivono gli animali, assicurando allo stesso tempo che le esportazioni consentite siano sostenibili, come richiesto dalla CITES”.
Come si legge nella ricerca, la maggior parte dei sequestri segnalati proviene da dogane e altre agenzie di controllo: 88 persone sono state arrestate in seguito al sequestro, ma solo il sette per cento delle segnalazioni analizzate conteneva informazioni sulle sanzioni amministrative applicate, il che rende poco chiaro quanto spesso i sequestri si concludano con delle conseguenze legali a carico dei responsabili.
Inoltre, i 297 documenti analizzati si basano esclusivamente su registrazioni online e rivelazioni volontarie, tra cui avvisi governativi e notizie di cronaca, suggerendo che la vera portata del commercio illegale di cavallucci marini è probabilmente molto più grande:
“Significa che quello che stiamo vedendo è solo la punta dell’iceberg”,
spiega la dottoressa Foster. I dati dei sequestri riguardanti la fauna marina sono molto scarsi, anche perché gli sforzi per far rispettare la legge si concentrano il più delle volte su animali carismatici come tigri ed elefanti.

Combattere i trafficanti per conservare la fauna marina
I ricercatori hanno scoperto che i cavallucci marini vengono spesso commerciati insieme ad altri prodotti del bracconaggio, come l’avorio di elefante e le scaglie di pangolino, dimostrando che gli animali marini rientrano ormai a pieno titolo nel traffico illegale di fauna selvatica, classificato dall’Interpol come il quarto crimine transnazionale più grande al mondo dopo il contrabbando di armi e droga e il traffico di esseri umani.
Il team ha anche analizzato le rotte commerciali, rivelando un traffico vivace e in rapida evoluzione. Come spiega Syd Ascione, biologo ricercatore del Project Seahorse, tra gli autori dello studio:
“La nostra analisi dei sequestri rivela nuove rotte commerciali per i cavallucci marini, che coinvolgono l’Europa e l’America Latina. Sebbene Cina e Hong Kong rimangano le destinazioni principali, le rotte sembrano diversificarsi, e così dovrebbero fare anche gli sforzi per far rispettare le regole”.
Come ricordano i ricercatori, su 46 specie di cavalluccio marino conosciute almeno 16 sono a rischio estinzione. L’emergere di un fenomeno così diffuso, di cui abbiamo appena iniziato a conoscere le dimensioni, è un serio allarme per la conservazione marina.
“Dobbiamo rendere il commercio sostenibile e legale abbastanza redditizio da indurre le persone a rispettare le leggi, e garantire che ci siano anche sufficienti deterrenti per fermare l’attività illegale”,
spiega Foster.
“Tutti i Paesi devono intervenire con forti deterrenti – un buon lavoro investigativo, un’applicazione determinata delle norme e sanzioni significative – per porre fine al commercio illegale di cavallucci marini. Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a utilizzare metodi di ricerca e di indagine innovativi per scoprire le reti nascoste e battere i trafficanti”,
conclude il dottor Teale Phelps Bondaroff, direttore della ricerca di OceanAsia.
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