Il Governo delle Azzorre ha approvato una legge che istituisce la più estesa AMP dell’Atlantico Settentrionale: è una nuova era per la protezione dei mari

A pochi giorni dalla Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità 2024, che si è conclusa lo scorso 1 novembre, l’amministrazione della Regione Autonoma delle Azzorre ha annunciato la creazione della più vasta rete di Aree Marine Protette d’Europa.
L’area designata, che è anche la più estesa dell’Oceano Atlantico Settentrionale, copre 287.000 chilometri quadrati e proteggerà il 30% dell’oceano che circonda l’arcipelago portoghese, dimostrando che è concretamente possibile raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati al vertice COP del 2022, durante il quale il mondo ha deciso di proteggere il 30% degli oceani globali entro il 2030.
L’Area Marina Protetta più estesa d’Europa: una decisione storica
L’annuncio ufficiale è arrivato il 17 ottobre 2024: l’Assemblea Regionale delle Azzorre ha approvato un decreto legislativo che istituisce il nuovo Parco Marino delle Azzorre, la più vasta rete di aree protette dell’Atlantico Settentrionale.
Il decreto, si legge nel comunicato della Presidenza del Governo Regionale delle Azzorre, è frutto di un’intensa collaborazione tra scienziati, ONG, enti pubblici e associazioni dei settori della pesca e del turismo marittimo: tutti questi soggetti si sono riuniti in un processo partecipativo durato oltre cinque anni, con l’obiettivo di trovare soluzioni in grado di bilanciare la conservazione degli ecosistemi marini con l’impatto sulle attività economiche.
Il nuovo Parco Marino delle Azzorre si estende su 287.000 chilometri quadrati e copre il 30% delle acque dell’arcipelago. La metà di questa superficie sarà “completamente protetta”, mentre l’altra metà sarà classificata come “altamente protetta”. Nelle aree del primo tipo saranno vietate le attività estrattive o distruttive come la pesca, mentre le immersioni, il nuoto e il turismo marino saranno soggetti a regolamentazione. Nelle zone “altamente protette”, invece, saranno consentite esclusivamente attività a basso impatto, come la pesca con lenza e amo.
Come ha sottolineato il Presidente del Governo Regionale delle Azzorre José Manuel Bolieiro,
“Con questo risultato la Regione delle Azzorre dà l’esempio a livello nazionale, europeo e internazionale nella protezione e nella gestione di una parte vitale del nostro pianeta: il mare. Ci auguriamo che la nostra decisione sia d’ispirazione per altre regioni, che devono agire per garantire la salute futura del pianeta”.
Ora che il Parlamento ha assunto le proprie competenze, il Governo delle Azzorre si occuperà di portare a termine il processo, garantendo un equo compenso agli armatori e ai pescatori che saranno colpiti dalla misura, e rafforzando l’impegno per una ristrutturazione sostenibile del settore.

Proteggere gli habitat unici del mare delle Azzorre
Le Aree Marine Protette (AMP) sono ampiamente riconosciute come lo strumento più efficace nello sforzo globale per invertire la perdita di biodiversità e costruire la resilienza degli oceani contro il cambiamento climatico. Eppure, attualmente, meno del 3% degli oceani del mondo è completamente o altamente protetto. L’istituzione del Parco Marino delle Azzorre costituisce un rapido avanzamento verso il raggiungimento degli obiettivi globali, e apre la strada alla Strategia dell’Unione Europea per la Biodiversità per il 2030.
Il mare dell’arcipelago portoghese, da solo, rappresenta circa il 15% delle acque europee e ospita alcuni degli ambienti insulari, di mare aperto e di acque profonde più importanti e fragili dell’Atlantico settentrionale. La Rete delle Aree Marine Protette delle Azzorre (RAMPA) salvaguarderà i coralli di profondità, le balene, i delfini, gli squali, le mante, i pesci e gli ecosistemi unici delle bocche idrotermali che circondano queste isole vulcaniche nel mezzo dell’Atlantico settentrionale.
Nel 2018, un nutrito gruppo di scienziati ha studiato il mare delle Azzorre per identificare le aree prioritarie da proteggere. Come ha spiegato Alan Friedlander, scienziato capo del programma Pristine Seas della National Geographic Society, che ha preso parte alle spedizioni scientifiche:
“Abbiamo constatato che gli ecosistemi marini delle Azzorre sono tra i più diversificati e dinamici dell’Atlantico settentrionale. La complessa topografia sottomarina dell’arcipelago comprende montagne sottomarine, bocche idrotermali e habitat di acque profonde che supportano comunità biologiche uniche e diversificate di alto valore conservazionistico”.
Parco Marino delle Azzorre: un esempio da seguire
La storica decisione delle Azzorre giunge in un momento cruciale: pochi giorni dopo l’annuncio della Presidenza del Governo Regionale, infatti, si è riunita la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP 16). Nel corso dell’incontro, che si è svolto a Cali dal 21 ottobre al 1 novembre, si è giunti a un importante accordo sulla protezione marina, che prevede l’adozione di un approccio scientifico nell’identificazione e gestione delle aree marine essenziali per la salute degli oceani.
Dopo otto anni, inoltre, la COP 16 ha approvato l’accordo globale per identificare e conservare le ecologically significant marine areas, segnando un progresso significativo nell’attuazione del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, che ha tra i suoi obiettivi la protezione del 30% delle terre e degli oceani del mondo entro il 2030.
Come ha dichiarato Enric Sala, fondatore del National Geographic Pristine Seas,
“Mentre i negoziatori si riuniscono a Cali, in Colombia, per valutare lo stato della protezione della natura, il caso delle Azzorre rappresenta un modello di protezione degli oceani da seguire a livello mondiale. Ciò che è così notevole della nuova rete di aree protette non è solo la sua enorme dimensione, ma anche il fatto che così tanti gruppi locali abbiano lavorato insieme per realizzarla. Funzionari governativi, scienziati, rappresentanti dell’industria e cittadini locali si sono uniti per ideare un sistema di protezione che vada a vantaggio di tutti”.
Le Azzorre, così, tracciano la strada per le altre nazioni. Ora, gli scienziati concordano, non resta che altre regioni del mondo seguano il loro esempio.
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