L’efficiente trasferimento di conoscenze sugli e-waste dall’EMPA al Dipartimento delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente di Pretoria

Nell’estate dello scorso anno, il Governo sudafricano ha pubblicato un inedito documento strategico sulla gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, sviluppato in collaborazione con l’EMPA, cioè con i Laboratori Federali Svizzeri di Scienza e Tecnologia dei Materiali, ubicati fra San Gallo, Thun e Dübendorf.
Per la prima volta nella storia, Pretoria ha infatti emanato linee guida uniformi per la gestione professionale e sicura di tali scarti e questa collaborazione fa parte di un programma finanziato dalla Segreteria di Stato dell’Economia della Confederazione Elvetica.
I rifiuti elettronici, in lingua inglese e-waste o WEEE quale acronimo di “waste of electric and electronic equipment”, possono in effetti rappresentare un notevole pericolo per l’uomo e per l’ambiente, poiché spesso contengono sostanze tossiche, come i metalli pesanti mercurio e cadmio. Allo stesso tempo, gli apparecchi elettrici ed elettronici usati rappresentano un’importante fonte di materiali preziosi quali rame e oro.
Lo smaltimento e il riciclaggio adeguati dei rifiuti WEEE sono quindi particolarmente importanti anche per i Paesi in via di sviluppo ed emergenti, che possono così proteggere le popolazioni e rafforzare allo stesso tempo le loro economie.

Nel giugno 2024 pubblicata una strategia per replicare i successi di Colombia e Perù
Con il sostegno dell’EMPA, il Sudafrica ha fatto un grande passo avanti verso questo obiettivo. Nel giugno 2024, il Dipartimento delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente ha pubblicato per la prima volta una strategia completa per la gestione dei rifiuti elettronici ed elettrici. Una base importante per questa strategia è stata il programma “Industrie di riciclaggio sostenibili” (o SRI), finanziato dalla menzionata Segreteria di Stato dell’Economia.
I Paesi interessati sono Colombia, Egitto, Ghana, Perù e Sudafrica e il “Sustainable Recycling Industries” si trova attualmente nella sua seconda fase, la quale durerà fino al 2025. I Governi di Bogotà e Lima sono già riusciti a completare con successo il programma e ce l’hanno fatta proprio con il supporto del “World Resources Forum”, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro formata dall’EMPA stesso.
Nell’ambito del programma SRI, le due entità elvetiche stanno collaborando con gruppi di diversi Paesi in via di sviluppo ed emergenti, tra cui il problematico Sudafrica, per migliorare il riciclaggio dei rifiuti elettronici in questi Paesi. Ciò comporta sia la creazione di un quadro giuridico che la trasmissione di know-how tecnico.
“Grazie alla collaborazione con i Laboratori Federali Svizzeri di Scienza e Tecnologia dei Materiali e il ‘World Resources Forum’ i nostri Paesi partner beneficiano di competenze riconosciute”,
spiega Philipp Ischer, responsabile del programma della SECO. Secondo lui, ciò ha un effetto molto positivo sullo sviluppo delle basi giuridiche nazionali e sulla formulazione delle norme e degli standard pertinenti.

Manuele Capelli: “Importante formare gli auditor responsabili del controllo qualità”
“Una delle nostre attività nell’ambito del programma SRI è, ad esempio, la formazione degli auditor responsabili del controllo della qualità dei processi di gestione dei rifiuti elettronici nelle aziende di riciclaggio”,
riferisce il ricercatore Manuele Capelli del laboratorio “Tecnologia e Società” dell’EMPA, che guida il programma in collaborazione con il WRF.
I membri del gruppo di ricerca “Critical Materials and Resource Efficiency” (CARE), che vanta molti anni di esperienza nella cooperazione allo sviluppo, hanno effettuato audit anche per l’industria svizzera del riciclaggio dei rifiuti elettronici fino al 2023.
Naturalmente, le competenze di una piccola e prospera Svizzera non possono essere trasposte una ad una in un grande Paese emergente come il Sudafrica.
“Uno degli obiettivi di SRI è promuovere un cambiamento duraturo, affinché le attività continuino anche dopo la conclusione del programma”,
sottolinea ancora Manuele Capelli. Particolare attenzione è quindi riservata alla collaborazione con le squadre in loco.
“I nostri partner sono in contatto con le autorità e l’industria del Sud Africa e sono pienamente consapevoli delle sfide specifiche del paese quando si tratta di riciclare i rifiuti elettronici”.

Creare condizioni quadro per il riciclaggio delle batterie del consumo solare privato
Il riciclaggio delle batterie, ad esempio, è esclusivo del Sud Africa. La rete elettrica è instabile; le interruzioni di corrente che durano diverse ore sono all’ordine del giorno da anni.
“Essendo il più grande produttore di elettricità della regione, il Sudafrica non ha la capacità di importare facilmente elettricità”,
spiega Manuele Capelli. Questo è il motivo per cui molte famiglie facoltose ricorrono al proprio impianto solare con accumulo di batterie, che nel tempo genera grandi quantità di batterie usate.
“Le batterie rappresentano un rifiuto elettrico particolarmente pericoloso perché possono provocare incendi se conservate in modo improprio e non monitorate”,
spiega Manuele Capelli. Grazie alla loro esperienza nel riciclaggio e nel riutilizzo delle batterie, i ricercatori dell’EMPA hanno potuto fornire un certo know-how ai loro partner in loco.
Per il resto, il Sudafrica si trova ad affrontare sfide simili a quelle di altri Paesi emergenti quando si tratta di riciclare i rifiuti elettronici, spiega lo studioso: le quantità di rifiuti elettronici sono in aumento, ma la loro eliminazione e riciclo sono spesso insufficienti o incerte.
Con il nuovo documento strategico, il Paese dispone ora per la prima volta di linee guida complete e uniformi per affrontare al meglio queste sfide.
“Questo è un passo importante e siamo felici di aver potuto sostenere il Sudafrica in questo processo”,
ha concluso Manuele Capelli.
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