Dal vissuto di Sława Madelska nasce un dispositivo biomedico che rende la cura delle IBD più semplice, autonoma e più centrata sul paziente

“La vera innovazione nasce quando il paziente prende in mano la propria guarigione”.
Quando Sława Madelska ha fondato Semiflex, non stava inseguendo un trend del mercato. Stava cercando di guarire da una crisi medica. Il suo percorso, da paziente a innovatrice, rappresenta un nuovo tipo di imprenditoria nel medtech: profondamente personale, scientificamente solida e radicalmente umana.
Una maternità segnata da diagnosi e complicazioni
Già diagnosticata con il morbo di Crohn e seguita da uno dei migliori centri per malattie infiammatorie croniche intestinali ad Amsterdam, Sława affronta la gravidanza credendo di essere in remissione. Ma nelle ultime settimane, insorgono complicazioni.
“Probabilmente a causa della pressione della pancia che cresceva, si è formato un ascesso”,
racconta. Da lì si è sviluppata una fistola, seguita da tre lunghi anni di operazioni ripetute, infezioni e dolore quasi costante.
“Ero diventata una paziente difficile da ignorare”,
rammenta con sincerità. Il suo caso coinvolgeva sia fistola che ascesso, quest’ultimo potenzialmente letale se non trattato tempestivamente. Intervento dopo intervento, Sława e il marito, che è diventato il suo caregiver principale, hanno provato ogni opzione disponibile nella sanità europea. Nessuna ha funzionato a lungo termine.

Se la creatività trasforma la disperazione in speranza
La disperazione ha acceso la creatività:
“Quando il sistema non offriva una soluzione, ne abbiamo creata una, con l’aiuto di chirurghi aperti mentalmente e disposti a sperimentare”.
Lavorando con un team locale in Polonia la coppia ha sperimentato la terapia a pressione negativa con cateteri artigianali creati usando materiali chirurgici e spugna d’argento. Sebbene poco diffuso nei centri dell’Europa occidentale, questo approccio ha iniziato a mostrare risultati promettenti.
“Non esistevano strumenti standard per questo tipo di terapia, e il peso di personalizzarli ricadeva sui chirurghi. Per questo non veniva usata spesso”,
spiega. Con l’approvazione del suo chirurgo ad Amsterdam, ha provato un prototipo basato su questo principio, e ha funzionato.
“Per la prima volta, la ferita ha iniziato a guarire”.
Da quell’esperimento collaborativo, oltre i confini nazionali, è nato qualcosa di più di un rimedio temporaneo. È nata una soluzione con il potenziale per aiutare molti altri.

Dispositivo semplice, nato per accompagnare la cura
Semiflex è un sistema di cateteri in silicone biocompatibile, stampati in 3D per supportare la terapia a pressione negativa continua. Il trattamento inizia con un catetere più grande, che viene sostituito ogni due giorni con uno più piccolo.
“La bellezza di Semiflex è nella sua semplicità”,
illustra Sława Madelska. In studi pilota, il 45 per cento dei pazienti è riuscito a cambiare i cateteri da solo a casa, un risultato che ha sorpreso persino i progettisti.
I pazienti hanno confermato il valore del sistema.
“Chiedevano spesso se la procedura fosse già finita, perché non sentivano nulla”,
nota. La morbidezza del silicone, simile al tessuto umano, elimina la necessità di anestesia o risorse ospedaliere.

Da esperienza personale a progetto condiviso globale
Una volta guarita, Sława si è trovata davanti a una scelta.
“Avevo un fascicolo enorme: oltre 50 risonanze, cartelle cliniche, appunti. Potevo metterlo in un cassetto, oppure farne qualcosa”.
Con il supporto del suo team in Olanda e della Crohn’s and Colitis Foundation di New York, è nata Semiflex.
Quello che era sorto come una soluzione unica per un’unica paziente oggi è pronto a cambiare il modo in cui migliaia di persone affrontano il recupero da condizioni complesse. Oggi, Semiflex è in fase post-clinica e alla ricerca di un partner industriale strategico per completare la certificazione e portare il prodotto sul mercato. Madelska non ha mai voluto diventare un produttore:
“Cerco un’azienda il cui portafoglio Semiflex possa arricchire: non soltanto economicamente, ma per impatto”.

La medicina guidata dal paziente come modello futuro
Senza alcun background medico, Sława è entrata nel mondo del medtech per necessità, non per scelta. Ma il suo spirito imprenditoriale l’ha sostenuta.
“Gestivo già i miei progetti. Questo mi ha aiutata ad affrontare questo percorso con la giusta mentalità”,
dice. È onesta sulle difficoltà: scetticismo iniziale, difficoltà di finanziamento, regolamentazioni complesse.
Ma è convinta che costruire relazioni solide e rimanere focalizzati sul paziente sia stato fondamentale per andare avanti.
Il prodotto Semiflex e l’avvenire della cura dell’IBD
Oltre alla sua applicazione attuale, Semiflex apre un dialogo più ampio sull’innovazione nella gestione delle malattie croniche.
“Siamo alla soglia di un nuovo paradigma”,
suggerisce, in cui i pazienti co-creano soluzioni e le tecnologie avanzano più rapidamente dei sistemi regolatori.
“L’Europa è molto sicura per quanto riguarda la protezione dei pazienti, ma a volte questa cautela rallenta l’innovazione”,
aggiunge.
“Per innovare, qualcuno deve fare il primo passo: un paziente, un medico, o entrambi”.

Più opportunità e visibilità nel distretto di Mirandola
La partecipazione al “Maverx Bootcamp” 2025 ha portato Semiflex nel cuore del distretto biomedicale di Mirandola.
“È stata un’opportunità fantastica”,
afferma Madelska.
“La visibilità ci ha permesso di costruire nuovi contatti e immaginare percorsi futuri. Credo che l’impatto dell’evento continuerà a svilupparsi”.
Per un settore come il medtech, radicato nei bisogni umani, questa visibilità è essenziale.
Un percorso di dignità, scienza e collaborazione
Sława Madelska non voleva rivoluzionare la sanità. Ha semplicemente rifiutato di accettare la sofferenza come inevitabile. Con determinazione, scienza e collaborazione, ha contribuito a dar vita a una nuova soluzione, pensata non solo per curare, ma per restituire dignità.
Mentre i sistemi sanitari europei cercano nuove strade per supportare i pazienti affetti da patologie croniche, storie come quella di Semiflex mostrano che cosa può accadere quando l’innovazione nasce da dentro. Il viaggio è ancora in corso, e Semiflex è alla ricerca dei partner giusti per il prossimo passo.
Semiflex è stata selezionata tra le tre startup finaliste del “Maverx Bootcamp” e presentata all’evento “Biomedical Valley” 2025 a Mirandola, nella provincia italiana di Modena, un’iniziativa che riunisce la comunità industriale del distretto biomedicale emiliano per far conoscere le innovazioni emergenti a investitori e protagonisti del settore medtech italiano.
La Fondazione Maverx, attraverso il suo bootcamp internazionale a Mirandola, la prima “biomedical Valley” d’Europa, e la piattaforma editoriale svizzera partner Innovando News, continua a impegnarsi nello scouting e nella valorizzazione di founders e innovazioni come Semiflex, costruendo ponti tra soluzioni early-stage ed ecosistemi pronti ad adottarle, da Mirandola al mondo biomedicale globale.
Il pitch di Sława Madelska di Semiflex a “Biomedical Valley” a Mirandola (Modena)
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