Nel cuore del Baltico, Visby e dintorni stanno cercando di reinventarsi come hub dell’innovazione videoludica, sul modello di Skövde e Malmö

Nel cuore del mar Baltico, l’isola di Gotland sta cercando di reinventarsi come nuovo hub dell’innovazione videoludica, seguendo le orme di altri modelli svedesi già affermati come Skövde e Malmö. È un’ambizione che trova forma concreta nel recente studio preliminare “Färdplan Spelkluster” (2024), il documento strategico che ha analizzato le condizioni per creare sull’isola un cluster sostenibile per lo sviluppo di videogiochi, puntando su educazione, imprenditorialità e innovazione digitale.
La proposta non nasce nel vuoto. A Visby, capoluogo dell’isola, ha infatti sede il Campus Gotland dell’Università di Uppsala, che ogni anno diploma circa 130 studenti dai suoi programmi in “speldesign” o “progettazione del gioco: un serbatoio di talento che però, ad oggi, spesso emigra verso la terraferma.
“L’ecosistema videoludico è come un motore a tre cilindri: talento, capitale e infrastruttura. Gotland ha già il primo, ma deve sviluppare gli altri due”,
spiega Johanna Nylander, direttrice dell’analisi presso Dataspelsbranschen, l’associazione di categoria svedese.
Un mercato in crescita per una regione in cerca di identità
L’industria globale dei videogiochi, secondo Newzoo, ha generato quasi 200 miliardi di euro nel 2023, superando per volumi persino il cinema e la musica messi insieme. La Svezia, con i suoi oltre 1.000 studi attivi e una crescita annuale del 6,4 per cento, è già un gigante: basti pensare ai successi internazionali come Minecraft, Candy Crush e Valheim.
Eppure, come evidenzia lo studio preliminare, c’è spazio per nuovi poli di eccellenza, anche al di fuori dei centri urbani tradizionali. Gotland, forte della sua posizione geografica, di una qualità della vita elevata, di una connessione Internet affidabile e di una cultura imprenditoriale diffusa, vuole candidarsi a essere una nuova destinazione per sviluppatori, start-up e investitori.
“Il turismo e l’agricoltura non bastano più”,
spiega Kjell Hedman, coordinatore per lo sviluppo strategico dell’isola.
“Servono nuovi motori economici. Il settore dei videogiochi è perfetto: scalabile, globale, creativo”.
Università, incubatori e community: i mattoni del futuro digitale
Uno degli asset principali dell’iniziativa è l’Uppsala Universitet Campus Gotland, che ospita quattro corsi di laurea triennale in game design (design, programmazione, grafica e project management) e master internazionali in game e transformative design. L’istituto funge da vero e proprio vivaio di creatività e competenze, anche grazie a eventi come la “Gotland Game Conference”, dove studenti e professionisti si incontrano per presentare progetti, cercare investimenti e costruire reti.
Accanto all’università, si muove un ecosistema di supporto imprenditoriale che comprende varie entità:
lo Science Park Gotland, incubatore con programmi di mentoring e accesso al capitale tramite SPG Invest;
l’Almi Företagspartner Gotland, per il supporto alle PMI e alle start-up con finanziamenti e consulenze;
Coompanion e Leader Gute, che promuovono impresa sociale e sostenibilità economica nella ruralità.
Non mancano iniziative spontanee come Gotland Game Industry, fondata da ex studenti, o le jam session creative guidate dalla sezione studentesca VisSpel.

Il modello di una cittadina da record: un esempio replicabile?
Nel mondo dei videogiochi made in Sweden, Skövde è un esempio di successo straordinario. In dieci anni, grazie all’università locale e a investimenti pubblici nella Sweden Game Arena, la cittadina della provincia di Västergötland ha visto nascere decine di imprese, portando il fatturato annuale del comparto a oltre 1,2 miliardi di SEK (circa 100 milioni di euro) con oltre 250 addetti.
“Tutto è iniziato con un’università che scommetteva sui giochi e un comune pronto a crederci”,
racconta Magnus Ling, CEO dello Science Park Skövde.
“Ma il punto decisivo è stato la creazione di una community e di un sistema di supporto mirato”.
Il piano per Gotland si ispira proprio a questo: creare una vera e propria “spelinkubator”, ovvero un incubatore specializzato in gaming, capace di offrire spazi, mentoring, seed funding e accesso a publisher internazionali. Al momento, manca una struttura del genere sull’isola. Secondo lo studio preliminare, colmare questa lacuna è essenziale per evitare la fuga di cervelli.
Ostacoli strutturali: il rischio concreto di “perdere il treno”
Se le potenzialità sono evidenti, le criticità non mancano. Le più urgenti sono sostanzialmente quattro, che non è difficile riepilogare:
fuga dei talenti: molti laureati abbandonano Gotland per mancanza di imprese e opportunità;
housing: la scarsità di alloggi accessibili e annuali ostacola la permanenza post-laurea;
finanziamento: assenza di fondi dedicati al gaming, sia pubblici che privati, a differenza di Paesi come Germania o Canada;
mancanza di sinergie accademia-industria: solo poche realtà come Jumpgate o Tableflip (entrambe però con sede a Visby) offrono sbocchi lavorativi concreti.
Non a caso, nella SWOT analysis dello studio preliminare, questi elementi compaiono come punti deboli o minacce da neutralizzare con priorità.
Talento e innovazione: la leva per attrarre investitori
Secondo gli esperti, il punto di svolta potrebbe arrivare se Gotland riuscisse a strutturare un’offerta concreta per gli investitori del settore gaming.
“Un cluster regionale non nasce soltanto per osmosi. Serve una visione politica, incentivi, una narrazione chiara”,
osserva Björn Flinberg, coordinatore del progetto Kraftsamling Dataspelsbranschen di RISE.
“E, soprattutto, servono eventi visibili e relazioni attive con i grandi attori del settore”.
In questo senso, la “Gotland Game Conference” potrebbe diventare il palcoscenico ideale per mostrare i progetti più promettenti agli occhi di publisher internazionali e venture capitalist. Parallelamente, sarebbe suggeribile la creazione di un fondo di investimento regionale mirato, sul modello di Behold Ventures o Bright Gambit.
L’orizzonte 2040 di Gotland: dalla visione alla realtà
Il documento strategico “Färdplan Spelkluster” prevede un percorso in tre fasi di respiro pressoché decennale:
Etablering e radicamento (0–2 anni): creazione di infrastrutture di base, prime partnership e sinergie;
Upscaling e attrazione talenti (3–5 anni): apertura dell’incubatore, visibilità internazionale, arrivo di nuovi studi;
Maturazione e crescita sostenibile (6–10 anni): Gotland diventa un nome noto nella mappa globale dell’industria videoludica.
Il tutto andrebbe organizzato in coerenza con Vårt Gotland 2040, la strategia regionale che punta a trasformare l’isola in un hub di economia creativa, digitale e sostenibile.
Il “gioco” è appena iniziato, però servono le idee
Gotland ha i numeri per diventare un gioiello nordico del game development. Ma per vincere questa sfida non bastano buoni propositi: serve coordinamento, visione e capacità di trasformare le potenzialità in opportunità reali.
Come in ogni videogioco, la difficoltà aumenta con il tempo. Ma per chi saprà giocare bene le sue carte, il “livello successivo” potrebbe davvero portare l’isola svedese nel club dei territori che usano l’innovazione come leva di sviluppo locale e globale.
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