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Guardie Svizzere, una nuova caserma nel segno dell’innovazione

Dopo il via libera edilizio, il progetto in Vaticano integra alloggi privati, tutela storica e sicurezza sismica con una raccolta fondi internazionale

Guardie Svizzere: immagini e rendering mostrano la trasformazione della caserma pontificia fra memoria storica, funzionalità quotidiana, sicurezza antisismica e spazi condivisi
Rendering del cortile d’onore della nuova caserma della Guardia Svizzera Pontificia: i due edifici contemporanei accolgono gli spazi abitativi e funzionali del Corpo, mentre la fontana commemorativa viene ricollocata nel nuovo assetto urbano del complesso (Rendering: Filippo Bolognese/Durisch + Nolli Architetti)

Il permesso di costruzione per la ristrutturazione della caserma della Guardia Svizzera Pontificia segna un passaggio operativo rilevante per uno dei cantieri più delicati all’interno del territorio dello Stato della Città del Vaticano. Non si tratta soltanto di sostituire edifici ormai inadeguati, ma di intervenire in un’area compressa fra esigenze abitative, vincoli monumentali, sicurezza istituzionale, flussi di pellegrinaggio e gestione del patrimonio storico. La Santa Sede ha comunicato alla Fondazione per il Restauro della Caserma della Guardia Svizzera Pontificia la decisione di procedere sulla base del progetto definitivo; i lavori partiranno quando sarà assicurata la copertura finanziaria dell’intervento.

Il progetto è stato sviluppato dallo studio di architettura Durisch + Nolli di Lugano, dallo studio di ingegneria Schnetzer Puskas di Basilea e dallo studio IFEC di Bellinzona, in collaborazione con i servizi tecnici vaticani. È un dettaglio non marginale: la dimensione svizzera dell’operazione non riguarda soltanto la Guardia, ma anche la filiera tecnica che ha elaborato il progetto, con competenze distribuite fra architettura, ingegneria strutturale e impiantistica. L’intervento è stato inoltre sottoposto all’UNESCO per l’approvazione definitiva, passaggio necessario in un contesto in cui ogni trasformazione edilizia deve misurarsi con un valore culturale internazionale.

La nuova caserma nasce quindi come infrastruttura abitativa, ma anche come dispositivo urbano. L’attuale complesso sarà demolito quasi integralmente, con la conservazione della sola facciata rivolta verso l’Italia. Al tempo stesso verranno liberati gli edifici di fronte al Passetto di Borgo, la via di fuga sopraelevata risalente all’undicesimo secolo che collega il Vaticano a Castel Sant’Angelo. Questa scelta sposta il progetto dal semplice rinnovamento edilizio a un’operazione di ricomposizione dello spazio storico, perché restituisce leggibilità a un manufatto che nel tempo era stato parzialmente assorbito dalla stratificazione urbana.

Da tre a cinque piani per riunire l’intera guarnigione

L’innovazione più evidente è funzionale. La caserma passerà dagli attuali tre piani a cinque, aumentando la capacità abitativa senza estendere l’impronta urbana in un’area dove lo spazio disponibile è per definizione limitato. Il progetto prevede 81 camere singole e 18 camere doppie per gli elebardieri, 11 monolocali per i sottufficiali non sposati e 21 appartamenti per le famiglie. Il piano terra e il seminterrato saranno destinati a uffici, spazi comuni e magazzini. L’obiettivo è ospitare l’intera Guardia all’interno della caserma, superando l’attuale dispersione di una parte del personale nella città di Roma.

Dal punto di vista organizzativo, questo elemento è centrale. Una caserma non è un edificio residenziale ordinario: deve garantire prossimità operativa, continuità di servizio, logistica interna, gestione dei turni, privacy e qualità minima della vita quotidiana. Riunire il corpo in un’unica sede significa ridurre frammentazioni, tempi morti e dipendenze esterne, ma anche rafforzare il senso di comunità di un’istituzione che vive di disciplina, ritualità e presenza costante. In questo caso, la densificazione verticale diventa una risposta tecnica a un problema di efficienza istituzionale.

Il progetto mantiene però una linea dichiaratamente funzionale. La Fondazione sottolinea che l’edificio non è stato concepito come struttura di lusso e che i margini di risparmio erano limitati fin dall’inizio. Due decisioni vanno lette in questa prospettiva: le reclute saranno alloggiate in camere doppie invece che tutte in camere singole, mentre per i pavimenti si rinuncerà al travertino, materiale normalmente utilizzato in Vaticano, a favore del cemento, più economico. È una scelta sobria ma significativa, perché mostra come la qualità architettonica venga cercata non nell’ornamento, bensì nella coerenza fra uso, durata e sostenibilità economica.

“Nei cantieri complessi inseriti in contesti storici, l’innovazione non coincide necessariamente con l’uso di tecnologie vistose. Spesso consiste nella capacità di far convivere esigenze che sembrano contraddittorie: conservare parti dell’esistente, migliorare la sicurezza, aggiornare gli impianti, aumentare la capacità d’uso e ridurre l’impatto sul tessuto urbano. Il valore di un progetto si misura allora nella qualità del coordinamento e nella precisione delle scelte esecutive”,

osservano analisti del settore delle costruzioni specialistiche.

Passetto, Via Francigena e memoria dello spazio

La trasformazione interessa anche il cosiddetto “quartiere svizzero” in Vaticano. Gli edifici attuali, considerati dalla Fondazione poco rilevanti sul piano architettonico, saranno sostituiti da costruzioni contemporanee progettate per integrarsi con l’ambiente circostante. Il punto più interessante è che il progetto non mira soltanto a inserire volumi nuovi, ma a riordinare relazioni spaziali preesistenti. Il Passetto sarà liberato in larga parte da influenze esterne e potrà essere percepito nella sua continuità. È un intervento di visibilità, oltre che di edilizia.

Un altro elemento riguarda la fontana commemorativa del 1927, che oggi ostacola l’accesso al cortile d’onore da Via Sant’Anna. Il progetto ne prevede lo spostamento e l’annessione all’edificio della caserma vicino al Passetto. La modifica permetterà di ripristinare il tradizionale percorso dei pellegrini provenienti dalla Svizzera e dal Nord Europa lungo la Via Francigena, fra i due edifici della caserma e verso Piazza San Pietro attraverso la Porta Sancti Petri. In questo caso, la ristrutturazione edilizia diventa anche recupero di una traiettoria storica.

Questo aspetto distingue il progetto da molti interventi di edilizia istituzionale. La nuova caserma non si limita a risolvere un problema interno alla Guardia, ma ridisegna un nodo fra funzione militare, memoria religiosa e attraversamento urbano. La presenza della Via Francigena aggiunge un livello simbolico preciso: l’innovazione non è soltanto tecnologica, ma riguarda la capacità di restituire uso contemporaneo a luoghi stratificati, senza cancellarne la funzione narrativa. In una città come Roma, e ancora di più in Vaticano, la qualità di un cantiere si misura anche dalla sua capacità di non interrompere il racconto storico.

Fondazioni, clima e impianti fanno salire i costi

Il dato economico è il più sensibile. Il progetto originario del 2019 prevedeva costi di costruzione pari a 45 milioni di franchi. Il budget definitivo viene ora portato a 70 milioni di franchi, con un incremento stimato in 25 milioni. La cifra non deriva da una singola voce, ma dall’accumulo di modifiche progettuali, nuove prescrizioni tecniche, condizioni strutturali più impegnative e aumento generale dei prezzi delle costruzioni a Roma. Secondo la Fondazione, dal 2019 i costi edilizi nella capitale italiana sono cresciuti del 33,5 per cento, contro il 15 per cento registrato in Svizzera.

Le modifiche al progetto originario pesano per 8,87 milioni di franchi. La conservazione della facciata rivolta verso l’Italia vale da sola 4 milioni, perché trasforma una demolizione completa in un intervento più complesso, con costi aggiuntivi e rallentamenti. La ristrutturazione parziale del Passetto di Borgo, per la quota adiacente alla caserma, comporta 1,25 milioni. Il rafforzamento delle fondamenta richiede 2,2 milioni: saranno posati 190 pali per ottenere una base omogenea e migliorare la sicurezza sismica. È una voce tecnica decisiva in un contesto urbano antico e densamente stratificato.

Altre voci raccontano l’evoluzione dell’edilizia contemporanea in aree storiche. Le condizioni climatiche richiedono un potenziamento degli impianti di ventilazione e deumidificazione, per 500.000 franchi. Un importo analogo riguarda il rinnovo del sistema di canalizzazione delle acque sotterranee, risultato necessario dopo lo studio preliminare. Lo spostamento della fontana commemorativa incide per 420.000 franchi. A queste somme si aggiungono 11 milioni legati all’aumento dei costi di costruzione a Roma e un accantonamento di 5 milioni per futuri rincari, anche perché i lavori non potranno iniziare prima del 2027 e la conclusione è prevista per la fine del 2029.

La dimensione tecnologica del cantiere emerge proprio da queste voci meno visibili. Sicurezza sismica, controllo dell’umidità, gestione delle acque sotterranee, ventilazione e compatibilità con strutture preesistenti sono elementi che spesso restano fuori dal racconto pubblico dell’architettura, ma determinano fattibilità, durabilità e costi. L’innovazione, in questo caso, è fatta di ingegneria preventiva: non produce immagini spettacolari, ma riduce i rischi operativi di un edificio destinato a funzionare per decenni.

“L’aumento dei costi nei progetti storici non va letto automaticamente come inefficienza. Quando cambiano le condizioni tecniche, quando si decide di conservare una facciata o quando emergono esigenze impiantistiche non previste, il budget deve incorporare rischi che nei progetti ordinari sono più facili da isolare. La questione decisiva è la trasparenza delle voci di spesa e la capacità di legarle a prestazioni verificabili: sicurezza, resilienza, manutenzione e qualità d’uso”,

spiegano ricercatori industriali attivi nello studio dei processi edilizi complessi.

Raccolti 44,7 milioni, ora la campagna si allarga

La sostenibilità finanziaria del progetto dipende ora dalla raccolta fondi. Finora la campagna si è concentrata quasi esclusivamente in Svizzera e ha portato a 44,7 milioni di franchi fra donazioni e promesse di donazione. Il grafico allegato al comunicato mostra una base diversificata: il 34,4 per cento arriva da privati svizzeri, il 32 per cento da fondazioni in Svizzera, il 10,9 per cento dalla Confederazione, il 9,6 per cento da enti cattolici, il 9,2 per cento dai Cantoni, il 3,7 per cento da aziende svizzere e lo 0,2 per cento da proventi finanziari.

Per coprire il nuovo budget serviranno altri 25 milioni di franchi. La Fondazione intende fare nuovamente appello ai donatori svizzeri, ma anche estendere la raccolta ai Paesi confinanti, cioè Germania, Francia e Italia, e agli Stati Uniti, con il sostegno del Vaticano e delle comunità cattoliche locali. L’obiettivo dichiarato è completare questa nuova fase entro la fine del 2026, così da permettere l’avvio del cantiere nel 2027. È una scadenza stretta, perché collega direttamente la filantropia internazionale al cronoprogramma tecnico dell’opera.

Il modello di finanziamento prevede anche la possibilità di sostenere sottoprogetti specifici: ristrutturazione della facciata verso l’Italia, restauro del Passetto di Borgo, trasferimento della fontana commemorativa, misure antisismiche, finanziamento di camere singole o doppie, monolocali e appartamenti familiari. Questa scomposizione è rilevante sul piano comunicativo e gestionale. Permette ai donatori di collegare il proprio contributo a parti concrete del progetto, trasformando un budget complessivo molto elevato in capitoli comprensibili e verificabili.

Guardie Svizzere: il progetto di rinnovo della caserma racconta innovazione edilizia, vita comunitaria, alloggi moderni e valorizzazione del quartiere svizzero nel cuore del Vaticano
Prospetto della facciata verso il Cortile dell’Olmo della nuova caserma: il disegno architettonico mostra l’inserimento dei cinque piani nel contesto vaticano, con un linguaggio contemporaneo ma misurato, pensato per dialogare con il valore storico dell’area (Illustrazione: Durisch + Nolli Architetti)

Densità simbolica, vincoli urbanistici e più visibilità

Per il settore delle costruzioni istituzionali, il caso della caserma della Guardia Svizzera Pontificia mostra una traiettoria sempre più frequente: i progetti non sono valutati soltanto in base alla forma finale, ma alla capacità di integrare conservazione del patrimonio, adeguamento tecnico, benessere degli utenti, controllo dei costi e narrazione pubblica. Il cantiere vaticano è piccolo se confrontato con grandi opere infrastrutturali, ma molto complesso per densità simbolica, vincoli urbanistici e visibilità internazionale. È proprio questa combinazione a renderlo un laboratorio interessante.

La decisione di procedere con il progetto definitivo non chiude quindi la partita, ma la sposta sul terreno dell’esecuzione. Nei prossimi mesi saranno decisivi il completamento dell’iter UNESCO, la capacità di raggiungere il fabbisogno finanziario e la tenuta del budget in un mercato edilizio ancora esposto a rincari e incertezze. Se il calendario sarà rispettato, la nuova caserma potrà essere conclusa alla fine del 2029. Più che un semplice edificio, sarà una prova di equilibrio fra identità svizzera, funzioni vaticane e innovazione silenziosa applicata al patrimonio storico.

La Fondazione per la Caserma della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano

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Modello architettonico della nuova caserma della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano: la composizione evidenzia il rapporto fra i nuovi volumi, il Passetto di Borgo e il tessuto storico circostante, con un impianto pensato per coniugare sicurezza, memoria e funzionalità (Illustrazione: Durisch + Nolli Architetti)

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