Rigenerare la fiducia collettiva e rinnovare la politica a Brasilia significa valorizzare partecipazione, legittimità e nuovi modelli civici

Il Brasile sperimenta nuove forme di imprenditorialità pubblica, tra piattaforme digitali, formazione politica e bilanci partecipativi che ridisegnano il rapporto tra istituzioni e cittadini.
Il più grande Paese sudamericano si trova a un punto cruciale del suo percorso democratico. Dopo anni segnati da scandali di corruzione, polarizzazione e diffidenza verso le istituzioni, in Brasile stanno prendendo forma modelli innovativi di imprenditorialità pubblica.
Non si tratta di rivoluzioni calate dall’alto o di esperimenti marginali, ma di processi che maturano dall’interno delle istituzioni stesse, sfruttando tecnologia, partecipazione e capitale sociale come leve di trasformazione.

Un contesto globale di fiducia istituzionale fragile
Il tema non riguarda solo il Brasile. Secondo l’Edelman Trust Barometer 2024, la fiducia nei governi resta sotto il 50 per cento in 18 dei 28 Paesi analizzati. Una tendenza globale che riflette disincanto, scetticismo e il peso delle crisi multiple: dal cambiamento climatico all’instabilità economica. In Brasile, questa fragilità ha assunto una forma più acuta, con cicli di scandali politici e contestazioni di massa che hanno messo a dura prova la tenuta democratica.
Eppure, dal cuore di questo scenario, emergono pratiche nuove. Sono iniziative che non cercano di scavalcare lo Stato, ma di rigenerarlo dall’interno. La chiave è un approccio che mette al centro legittimità, trasparenza e costruzione di consenso.
Come ha sottolineato il politologo brasiliano Sérgio Abranches, noto per aver coniato l’espressione “presidenzialismo di coalizione”:
“La sopravvivenza della democrazia brasiliana dipende dalla capacità delle sue istituzioni di rinnovarsi senza spezzarsi”.

(Foto: Fabio Guimaraes)
Colab: la cittadinanza digitale come infrastruttura
Un esempio concreto di questa trasformazione è Colab, piattaforma GovTech nata nel 2013 per connettere cittadini e amministrazioni. Non si limita a raccogliere reclami, ma integra i contributi della comunità nei flussi decisionali dei governi locali. Attraverso Web, App e WhatsApp, gli abitanti possono segnalare problemi, partecipare a consultazioni e accedere a servizi pubblici in un unico ambiente.
Il modello ha avuto effetti tangibili. A Niterói, nello Stato di Rio de Janeiro, l’uso della piattaforma ha ridotto del 25 per cento i tempi medi di risposta a segnalazioni civiche. In altre città, la partecipazione ha raggiunto oltre il 40 per cento della popolazione, dimostrando che la tecnologia civica può diventare una vera infrastruttura di fiducia.
“Non basta digitalizzare i processi: bisogna assicurare che la voce dei cittadini diventi parte della macchina amministrativa”,
ha dichiarato Bruno Cunha, co-fondatore di Colab, in una recente intervista al rotocalco “Valor Econômico”.
La sua visione riflette un principio cruciale: il successo di un’innovazione pubblica non dipende dalla velocità, ma dalla capacità di costruire legittimità.

RenovaBR: come formare la nuova classe politica
Se Colab interviene sul rapporto quotidiano tra cittadini e governo, RenovaBR agisce sul piano della rappresentanza politica. Fondata nel 2017, l’iniziativa seleziona e forma nuove leadership in modo non partigiano, puntando su merito, competenze e trasparenza.
In pochi anni, RenovaBR ha ricevuto oltre 135.000 candidature e formato più di 3.500 leader provenienti da 1.100 città. Alle elezioni del 2024, oltre 440 suoi ex allievi sono stati eletti in 29 partiti, occupando seggi nei consigli comunali, nei parlamenti statali e al Congresso Nazionale.
Secondo una valutazione indipendente condotta dalla Fundação Getulio Vargas nel 2023, i politici formati da RenovaBR hanno mostrato migliori performance legislative e maggiore trasparenza nell’uso dei fondi pubblici. Un dato che smentisce l’idea secondo cui la politica brasiliana sarebbe destinata a riprodurre logiche clientelari.
Eduardo Silveira Mufarej, fondatore di RenovaBR, sostiene:
“Il nostro obiettivo non è sostituire la politica tradizionale, ma rigenerarla dall’interno. L’innovazione più potente è investire nel capitale umano”.

OPA Piauí: bilancio partecipativo su scala statale
Il terzo caso è forse il più sorprendente per dimensione. Nel 2025, lo Stato di Piauí ha coinvolto oltre 270.000 cittadini nel programma di bilancio partecipativo digitale (Orçamento Participativo, in sigla OPA). Attraverso piattaforme online, i residenti hanno presentato più di 8.000 proposte e votato per allocare 87 milioni di reais (circa 15 milioni di euro) a progetti locali.
La forza di OPA non risiede solo nei numeri, ma nella sua capacità di rendere trasparente e verificabile ogni fase: dalla proposta all’implementazione. Si tratta di uno dei più grandi esperimenti di democrazia partecipativa digitale in America Latina.
Per Viviane Moura, segretaria di Pianificazione del Piauí,
“il bilancio partecipativo non è un vezzo politico: è uno strumento per rafforzare la legittimità delle decisioni pubbliche e per garantire che le priorità riflettano la voce collettiva”.
Lezioni dal Brasile: innovare senza distruggere
Queste tre esperienze – Colab, RenovaBR e OPA – offrono lezioni preziose. In primo luogo, dimostrano che si può innovare con le istituzioni, non contro di esse. In secondo luogo, mettono in luce l’importanza di partire dall’esperienza del cittadino come criterio di progettazione. In terzo luogo, evidenziano il ruolo dei dati come bene pubblico, utile a guidare decisioni basate su evidenze e non solo su interessi di parte.
Il punto più rilevante riguarda però la legittimità. In un contesto politico che spesso premia scorciatoie e messaggi populisti, questi progetti mostrano che costruire fiducia è un processo lento ma fondamentale. La vera innovazione democratica non consiste nel disintermediare, bensì nel rigenerare mediazioni credibili tra cittadini e istituzioni.

Un modello esportabile per la democrazia globale
Il Brasile, storicamente considerato un laboratorio di politiche sociali innovative – dal programma Bolsa Família al SUS (Sistema Único de Saúde) – potrebbe ora esportare un nuovo contributo: modelli di imprenditorialità pubblica fondati su coraggio, inclusione e capacità di apprendimento.
Come osserva la politologa Maria Hermínia Tavares de Almeida, dell’Università di San Paolo:
“In un mondo attraversato da sfiducia e polarizzazione, il Governo di Brasilia dimostra che è possibile rinnovare la democrazia senza distruggerne le fondamenta”.
Questa prospettiva offre una lezione non soltanto al Sud globale, ma anche alle democrazie avanzate, oggi logorate da disinformazione, populismi e crisi di rappresentanza.
L’avvenire dell’imprenditorialità civica in Brasile
Le sfide restano enormi: il consolidamento di queste pratiche richiede risorse, volontà politica e la capacità di resistere a cicli elettorali instabili. Tuttavia, il segnale è chiaro: il Brasile non è più soltanto terreno di crisi istituzionali, ma anche officina di soluzioni democratiche.
Se i prossimi anni vedranno una loro espansione e istituzionalizzazione, non è escluso che il Paese diventi un punto di riferimento globale per la governance innovativa.
In tal senso, l’imprenditorialità civica brasiliana appare oggi come un esperimento vivo, capace di ispirare un futuro in cui le istituzioni non siano ostacoli, ma catalizzatori di cambiamento.
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