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Stati Uniti d’America

Deodoranti e profumi alterano la chimica dell’aria che respiriamo

L’uso di prodotti chimici profumati ci espone a un’enorme quantità di sostanze tossiche: gli studi della Purdue University sulla qualità dell’aria in casa

Inquinamento domestico: le ricerche della Purdue University
Il tiny-house lab della Purdue University ha permesso agli scienziati di monitorare, con un dettaglio mai raggiunto prima, la formazione di inquinanti in ambienti indoor (Foto: Kelsey Lefever / Purdue University photo)

Deodoranti per ambienti, cere profumate, disinfettanti, detergenti per pavimenti, prodotti per la cura dei capelli: li utilizziamo ogni giorno, senza pensare troppo al fatto che quelle fresche fragranze che ricordano boschi e praterie sono in realtà composti chimici ben distanti dalla naturalezza che vogliono evocare.

In una serie di studi dedicati all’analisi della qualità dell’aria in ambienti indoor, gli ingegneri della Purdue University hanno scoperto che l’uso di profumi prodotti chimicamente riempie rapidamente l’aria di nanoparticelle abbastanza piccole da penetrare in profondità nei polmoni. Gli esperimenti dei ricercatori, che si sono serviti di una casa-laboratorio prima nel suo genere, hanno anche rivelato che questi prodotti producono un numero di nanoparticelle superiore a quello rilasciato dalle stufe a gas e dai motori delle automobili, e che possono depositarsi nel nostro apparato respiratorio in soli 20 minuti di esposizione.

Chimica, profumi e qualità dell’aria: le ricerche della Purdue

Tutti desideriamo trovare un buon odore quando entriamo in casa. Il fresco sentore di pino, menta e tea tree che ci accoglie nella confortevole atmosfera domestica, però, non è sempre così naturale come vorrebbe sembrare.

In molti casi, deodoranti e fragranze per ambienti devono la loro amabilità a composti chimici nati in laboratorio. E quando si utilizzano prodotti di questo tipo, il profumo diffuso nella stanza riempie rapidamente l’aria di nanoparticelle abbastanza piccole da insinuarsi nei nostri polmoni. Queste particelle si formano quando le fragranze interagiscono con l’ozono naturalmente presente nell’ambiente esterno, che raggiunge l’interno degli edifici tramite finestre e sistemi di ventilazione.

L’incontro tra nanoparticelle volatili e ozono, spiegano gli scienziati della Purdue University, innesca delle reazioni chimiche che danno vita a nuovi composti inquinanti. Come osserva Nusrat Jung, professoressa della Lyles School of Civil and Construction Engineering,

“Una foresta è un ambiente incontaminato, ma se si usano prodotti per la pulizia e l’aromaterapia pieni di profumi prodotti chimicamente per ricreare una foresta nella propria casa, si crea in realtà un’enorme quantità di inquinamento dell’aria interna che non si dovrebbe respirare”.

Altre ricerche hanno rivelato che spray e altri prodotti d’uso comune diffondono composti volatili organici potenzialmente pericolosi per la salute, ma Jung e il collega Brandon Boor sono stati i primi a studiare la formazione di particelle aerodisperse su scala nanometrica in ambienti chiusi e a confrontarla con i processi atmosferici esterni. E i risultati dei loro esperimenti disegnano un quadro molto esplicito.

I profumi sono pericolosi per la salute?
La dottoressa Nusrat Jung nella casa laboratorio che ha permesso di scoprire le fonti di inquinamento domestico (Foto: Kelsey Lefever / Purdue University photo)

Una casa-laboratorio per studiare l’inquinamento domestico

Per studiare da vicino la qualità dell’aria negli ambienti esterni, Jung e Boor hanno utilizzato il laboratorio Purdue zero Energy Design Guidance for Engineers (zEDGE), una piccolissima casa-laboratorio che ha tutte le caratteristiche di un’abitazione tipica ma è dotata dei sensori più evoluti per il monitoraggio delle sostanze chimiche volatili. Come spiega Boor,

“Per capire come si formano le particelle trasportate dall’aria negli ambienti chiusi, è necessario misurare le nanoparticelle più piccole, fino a un singolo nanometro. A questa scala, possiamo osservare le prime fasi della formazione di nuove particelle, dove le fragranze reagiscono con l’ozono per formare minuscoli cluster molecolari. Questi agglomerati si evolvono rapidamente, crescendo e trasformandosi nell’aria che ci circonda”.

Grazie a questo livello di dettaglio, che ha permesso di attingere dati di una precisione senza precedenti, i ricercatori hanno scoperto che molti prodotti d’uso quotidiano potrebbero essere meno sicuri di quanto si pensasse in precedenza.

L’impatto sulla salute dovuto all’inalazione di queste sostanze non è ancora stato chiarito, ma gli ingegneri della Purdue hanno scoperto che la reazione di queste sostanze con l’ozono avviene molto rapidamente e rilascia una enorme quantità di nanoparticelle, che possono raggiungere concentrazioni molto elevate.

“La nostra ricerca dimostra che i prodotti profumati non sono solo fonti passive di fragranze piacevoli, ma alterano attivamente la chimica dell’aria interna, portando alla formazione di nanoparticelle a concentrazioni che potrebbero avere implicazioni significative per la salute”,

ha detto Jung. Secondo la ricercatrice, questi processi dovrebbero essere considerati nella progettazione degli edifici e dei loro sistemi di ventilazione, in modo da ridurre la nostra esposizione alle sostanze potenzialmente pericolose.

Nuovi studi sulla qualità dell'aria in ambienti chiusi
Brandon Boor all’interno del Purdue zero Energy Design Guidance for Engineers (zEDGE) (Foto: Kelsey Lefever / Purdue University photo)

I profumi producono più aerosol di nanocluster delle automobili

In uno studio molto recente, i ricercatori della Purdue hanno scoperto che le cere profumate, in genere pubblicizzate come non tossiche in quanto prive di combustione, in realtà inquinano tanto quanto le tradizionali candele. Le cere sciolte, infatti, contengono una maggiore concentrazione di oli profumati rispetto alle candele, e quindi emettono una maggiore quantità di terpeni – i composti chimici da cui originano fragranze e profumi e che vanno a interagire pericolosamente con l’ozono.

Non basta quindi studiare la formazione di nanoparticelle legate alla combustione, ma bisogna concentrarsi anche su prodotti chimici profumati che non richiedono fiamme. Ma la lista delle fonti dell’inquinamento domestico è ancora più lunga: in un altro studio, Jung e Boor hanno scoperto che anche i diffusori di oli essenziali, i disinfettanti, i deodoranti per ambienti e altri spray profumati generano un numero significativo di nanoparticelle.

Anche il semplice cucinare su un fornello a gas può contribuire all’inquinamento degli ambienti indoor: quando si guarda alle particelle più piccole di 3 nanometri, si scopre infatti che un solo chilogrammo di combustibile da fornelli emette 10 quadrilioni di particelle, una quantità simile a quella diffusa dai motori a combustione delle automobili.

In ogni caso, spiegano i ricercatori, i prodotti chimici profumati superano sia le stufe a gas sia i motori delle auto, quanto a produzione di nanocluster aerosol (cioè particelle più piccole di 3 nanometri): in soli 20 minuti di esposizione a questi prodotti, possono depositarsi nel nostro apparato respiratorio da 100 miliardi a 10 trilioni di queste particelle.

Gli studi sull’inquinamento per ambienti indoor più sani

Il tiny-house lab progettato dalla Purdue, che ricrea un ambiente ancora più realistico delle camere tipicamente utilizzate per la ricerca sulla qualità dell’aria interna e per lo sviluppo di nuovi prodotti, permette ai ricercatori di raccogliere dati ad alta risoluzione sul tasso di formazione e crescita di nuove particelle in ambienti chiusi. Una possibilità che i due stanno sfruttando per studiare l’effetto di una serie di attività domestiche quotidiane sulla qualità dell’aria interna.

Jung e i suoi studenti, per esempio, hanno scoperto che in una singola sessione di cura dei capelli a casa possiamo inalare tra 1 e i 17 milligrammi di composti volatili come i metil-silossani ciclici volatili, onnipresenti in shampoo, balsami, spray, creme, lozioni, gel, oli e cere per lisciare e arricciare i capelli.

“La qualità dell’aria interna è spesso trascurata nella progettazione e nella gestione degli edifici in cui viviamo e lavoriamo, eppure ha un impatto diretto sulla nostra salute ogni giorno. Con i dati del tiny-house lab intendiamo colmare questo divario, trasformando la ricerca di base in soluzioni reali per ambienti interni più sani per tutti”,

ha affermato Boor. I ricercatori sperano insomma che le loro scoperte possano contribuire a migliorare il monitoraggio, il controllo e anche la regolamentazione della qualità dell’aria interna, su cui ancora non esistono normative specifiche.

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I prodotti d'uso comune che inquinano l'aria di casa
Nel tiny house lab, Jung e Boor stanno studiando nel dettaglio le fonti di inquinamento domestico, facendo scoperte fondamentali (Foto: Kelsey Lefever / Purdue University photo)

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