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Mante e diavoli di mare a un passo dall’estinzione: lo studio

La prima indagine sulla mortalità dei mobulidi a livello globale disegna un quadro allarmante: cali delle popolazioni fino al 99% a causa della pesca

Manta Trust: popolazioni di mobulidi in calo fino al 99%
La prima stima scientificamente attendibile della mortalità di mante e diavoli di mare disegna un quadro allarmante (Foto: Toby Matthews / Ocean Image Bank)

Le nove specie che costituiscono la sottofamiglia di mante e diavoli di mare (Mobulinae) sono tra gli elasmobranchi più minacciati del pianeta. Gli scienziati erano certi che lo fossero, perché alcune caratteristiche biologiche rendono queste specie particolarmente vulnerabili, ma fino ad oggi non esisteva una stima attendibile della mortalità di questi animali a livello globale.

I risultati della prima indagine in tal senso, uno studio di riferimento appena pubblicato dal Manta Trust, sono forse più allarmanti delle previsioni: ogni anno vengono uccisi 265.000 individui, con cali delle popolazioni che arrivano al 99%.

Mante e diavoli di mare: una situazione critica

Il Manta Trust ha da poco pubblicato la prima indagine sullo stato globale di mante e diavoli di mare (i pesci del genere Mobula, anche noti come mobulidi): ogni anno, si legge nello studio, perdiamo 265.000 individui. Le popolazioni di mante e diavoli di mare mostrano segni di un rapido declino in tutto il mondo.

Il declino è allarmante, spiegano gli scienziati, poiché parliamo di animali che raggiungono la maturità sessuale in età avanzata, hanno gestazioni lunghe e un basso tasso di riproduzione. Il diavolo di mare o manta mediterranea (Mobula mobular), per esempio, ha un periodo di gestazione di circa 24 mesi e da alla luce un cucciolo per volta. È una specie in pericolo critico, secondo la classificazione dell’IUCN. Significa che le sue popolazioni hanno subito un declino superiore all’80% in 10 anni (o 3 generazioni), e che hanno una probabilità superiore al 50% di estinguersi nel prossimo decennio.

Su 9 specie conosciute, 3 sono in pericolo critico (Mobula mobular, Mobula tarapacana, Mobula Thurstoni), 4 sono classificate come minacciate (Mobula birostris, o manta gigante, Mobula kuhlii, Mobula eregoodoo, Mobula hypostoma) e 2 come vulnerabili (Mobula alfredi, o manta della barriera corallina, e Mobula munkiana). Tutte le specie presentano popolazioni in calo. In alcune regioni, si legge nello studio del Manta Trust, sono documentati cali di popolazione fino al 99%.

Il Paese in cui c’è stato il più massiccio calo, per tutte le specie, è il Pakistan, che ha perso il 95% dei mobulidi in meno di vent’anni (e continua a perderne il 15% ogni anno). Il declino è stato più veloce soltanto in Messico (-24,8% l’anno) e in Kenya (-16,8% ogni anno).

Mante e diavoli di mare: 3 specie pericolosamente vicine all'estinzione
Placche branchiali di un mobulide: una volta essiccate e ridotte in polvere, sono vendute a caro prezzo sui mercati orientali (Foto: Daniel Fernando)

Il mercato internazionale delle placche branchiali

L’Oceano Indiano è l’epicentro globale della mortalità di questi animali (qui si consuma il 74% delle uccisioni). Cinque Paesi – India, Indonesia, Sri Lanka, Myanmar e Perù – rappresentano da soli l’85% del pescato globale e l’87% della mortalità totale.

Secondo lo studio, la pesca su piccola scala (su imbarcazioni di lunghezza inferiore ai 15 metri) è responsabile dell’87% delle uccisioni. Sono soprattutto le reti da posta derivanti, quelle che non vengono ancorate al fondo, a catturare mante e diavoli di mare. Si tratta ovviamente di catture accessorie, eppure la mortalità di questi pesci è altissima: a differenza di quanto avviene con altre catture accidentali, infatti, i mobulidi non vengono quasi mai rilasciati.

Mante e diavoli di mare catturati nelle reti vengono uccisi per la loro carne ma soprattutto per le placche branchiali, una merce molto preziosa sui mercati orientali, che trova ampio utilizzo nella medicina tradizionale cinese. Come si legge nello studio, il 68% delle uccisioni avviene in Paesi dediti al commercio internazionale di placche branchiali e carne di mobulidi. Nei Paesi in cui non sono commercializzati né la carne né le placche, il numero di esemplari uccisi è drasticamente più basso.

Il mercato delle placche branchiali accetta di buon grado anche quelle degli esemplari più giovani, perciò i pescatori non fanno distinzioni. Il numero di mobulidi che riesce a riprodursi, così, continua a diminuire.

“I mobulidi sono tra gli animali marini più carismatici e biologicamente vulnerabili. Questo studio fornisce la prova più solida finora che la pesca eccessiva, in particolare da parte delle flotte costiere su piccola scala, sta spingendo queste specie verso l’estinzione”,

spiega il Dott. Guy Stevens, CEO e Co-Fondatore del Manta Trust.

Come scongiurare l’estinzione dei mobulidi

La pubblicazione del nuovo studio giunge in un momento critico: la Lista Rossa IUCN ha recentemente classificato tre specie come in pericolo critico, e i governi di tutto il mondo si preparano a riunirsi per la 20a Conferenza delle Parti della CITES (CoP20), dove saranno chiamati a votare su una decisione vitale per i mobulidi. Bisognerà infatti decidere se inserire tutte le specie di mobulidi nell’Appendice I della CITES, il più alto livello di protezione internazionale. Se adottata, questa decisione vieterebbe qualsiasi commercio internazionale di prodotti derivati ​​dai mobulidi, facendo un primo passo fondamentale per porre fine allo sfruttamento che sta portando queste specie verso l’estinzione in natura.

“Questo quadro completo della mortalità dei mobulidi mostra quanto siano gravi le minacce alla pesca e fornisce il contesto necessario per dare priorità alle azioni di conservazione. Ora disponiamo di una comprensione basata sui dati delle catture globali e del declino della popolazione, il che sottolinea l’urgenza di protezioni più forti e di una gestione efficace”,

afferma Betty Laglbauer, autrice principale dello studio.

Inserire i mobulidi nell’Appendice I non è sufficiente, spiegano gli scienziati: è necessario che i governi dei Paesi ad alto rischio riescano a far osservare il divieto di ritenere e uccidere i mobulidi pescati accidentalmente. Bisognerebbe inoltre limitare la pesca in habitat critici, come le aree di aggregazione e di nursery note, e limitare l’uso di reti da posta derivanti e di altri attrezzi da pesca ad alto rischio che causano un’elevata mortalità accidentale.

Altrettanto importante, spiegano, è coinvolgere attivamente i pescatori locali e le comunità costiere attraverso l’educazione, la gestione partecipativa e lo sviluppo di programmi di sostentamento alternativi, come il passaggio a pratiche di pesca più sostenibili, che supportino gli obiettivi di conservazione.

La strage silenziosa di mante e diavoli di mare
Carne di mobulidi in vendita in un mercato in Sri Lanka (Foto: Simon Hilbourne)

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