Salvaguardare il comparto biomedicale europeo è fondamentale non solo per mantenere “il paziente al centro”, ma per non ritrovarsi indifesi

Nel 2022 il professor Walter Ricciardi, consulente speciale del Ministro italiano della Sanità Roberto Speranza durante la pandemia di Coronavirus, al termine del suo impegno pubblicò un libro intitolato “Pandemonio. Quello che è successo. Quello che non dovrà più succedere”.
Si tratta di un discorso che è meglio riprendere.
Se torniamo con il pensiero alla primavera del 2020, nel corso della prima ondata di contagi da COVID-19, ricordiamo tutti la ricerca spasmodica messa in campo di dispositivi per la protezione individuale, divenuti improvvisamente introvabili.
La mancanza di mascherine provocò molti contagi che si sarebbero potuti evitare. Ci vollero mesi per tornare alla normalità. Ma perché? Che cos’era successo?
Era accaduto che, negli anni precedenti, la produzione in Europa di “medical devices” a basso costo di importazione era diventata antieconomica e fu lasciata scomparire, senza che nessuno intervenisse per tutelare il sistema sanitario continentale e dei singoli Paesi dai rischi di questa situazione.
Il mercato globalizzato comandava e noi abbiamo semplicemente obbedito. Ora però sappiamo com’è andata a finire: molti più contagi e, purtroppo, anche molte più vittime, sia tra i pazienti che tra il personale sanitario.
🗓️ On 24 – 25 May 2022, imPURE project took part at @Innovabiomed 2022, the italian event dedicated to the innovation in the biomedical sector. To know more about what appened during the event click here: https://t.co/TsloUnT7Qu pic.twitter.com/plIvSlRepv
— imPURE Project (@impure_project) May 27, 2022
Ventitré progetti Horizon UE nel 2020 per sopperire alle “rinunce del mercato”
La Commissione Europea tentò di correre ai ripari fin dall’estate del 2020, finanziando 23 progetti Horizon aventi lo scopo di superare diverse criticità.
Fra questi vogliamo ricordare “ImPure”, che ha consentito di realizzare una piattaforma di “supply chain” attivabile in pochi giorni in caso di emergenza.
Essa era in grado di produrre qualunque tipo di dispositivo medico, mascherine e ventilatori polmonari compresi, mediante le tecnologie dell’additive manufacturing.
Quel gruppo di lavoro era formato da imprese, università e centri di ricerca di otto Paesi europei, ed ha ultimato il progetto nei tempi assegnati, nonostante le limitazioni operative causate dal susseguirsi delle ondate di contagi.
Si tratta, come detto, di una soluzione d’emergenza, una sorta di “protezione civile biomedicale”, che però non può risolvere il problema. Può soltanto attenuarne le conseguenze.
Dopo la pandemia, il mercato globalizzato ha continuato incontrastato a determinare le proprie naturali e fisiologiche conseguenze, che ora stanno colpendo anche il settore dei dispositivi monouso per la dialisi.

Il “Payback” principale ostacolo dell’idea di una “protezione civile biomedicale”
Il caso Mozarc-Bellco nella cittadina italiana di Mirandola (Modena), che abbiamo ampiamente raccontato con il nostro articolo del 12 giugno scorso, lo ha messo bene in evidenza.
Negli ultimi due anni, e fino a pochi giorni fa, la politica si era completamente dimenticata della questione, salvo risvegliarsi bruscamente con un bel problema in più.
Nessun piano e nessuna idea. Tema rimosso, e non soltanto!
In questi due anni, il settore è stato vessato da un nuovo provvedimento (assurdo) come il “Payback”, del quale ci siamo occupati l’‘ultima volta con il nostro articolo del 2 agosto scorso dal titolo “Il Pasticcio del Payback? Al Governo l’onere di risolverlo”.
Proseguendo nell’azione di sensibilizzazione su questi temi, dopo l’incontro del 15 maggio a Roma presso il Senato della Repubblica, che aveva come titolo “Il Paziente al Centro”, (raccontato nel nostro articolo del 21 maggio scorso “Sanità e Innovazione”), abbiamo accettato l’invito della Senatrice Mariastella Gelmini di partecipare ad un tavolo di lavoro, coordinato proprio dal suddetto professor Walter Ricciardi, per portare nelle sedi istituzionali italiane ed europee le proposte di miglioramento che vengono dagli operatori del settore.
Quando è scoppiata anche la predetta crisi Mozarc-Bellco, abbiamo avuto, nostro malgrado, l’attenzione dei media e della politica sul biomedicale.

Da Alberto Forchielli un perentorio invito a misure antidumping verso la Cina
I principali quotidiani nazionali hanno riportato la decisa ed importante presa di posizione dell’economista Alberto Forchielli, esperto di geopolitica ed investitore nel settore con il suo fondo MCP Mindful Capital Partners, che ha sostenuto, tra l’altro, la necessità di interventi antidumping a tutela della produzione nazionale di dispositivi medici.
Siccome la Mozarc-Bellco ha sede nel più importante distretto biomedicale del settore, ubicato in Emilia-Romagna, anche l’Assessore Regionale Vincenzo Colla, ha espressamente parlato della necessità di dazi sull’import dalla Cina.
Sinceramente non vediamo l’industria biomedicale italiana, in maggior parte di proprietà estera, particolarmente interessata al tema dei dazi all’import, anzi.
Molto interessate sono invece le piccole e medie imprese, prevalentemente di proprietà nazionale.
Sono loro che dovrebbero muoversi autonomamente individuando, come sostiene il citato Alberto Forchielli, una leadership forte in grado di far sentire la proprie voce in tutte le sedi istituzionali.
Così facendo le misure per contrastare il dumping cinese potrebbero essere valutate assieme agli altri Stati coinvolti, per salvaguardare la produzione europea di dispositivi medici nel rispetto delle regole di mercato.
Sono questioni strategiche molto importanti, che riguardano tutti i cittadini, oltre alle aziende e a tutta la sanità europea, ricerca scientifica compresa.
Mai dimenticare che bisogna sempre mettere “il paziente al centro”, anche perché quel paziente, un domani, potremmo essere noi.
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Il pasticcio del Payback? Al Governo l’onere di risolverlo
Senza reali innovazioni il settore biomedicale rischia il declino
“Il paziente al centro”: un grande auspicio e un incontro al Senato




