Innovazione, inclusione digitale e sostenibilità ambientale per il piccolo arcipelago francese del Pacifico, connesso con tecnologia d’avanguardia

(Foto: Orange)
Nel cuore remoto dell’Oceano Pacifico, dove le onde lambiscono coste vulcaniche e barriere coralline custodiscono biodiversità unica, un nuovo arco balena verso il futuro: “Nuanua”, che nella locale lingua polinesiana significa “arcobaleno”, è il nome scelto per il progetto satellitare promosso da Orange per connettere Wallis e Futuna al mondo con velocità e resilienza mai viste prima.
Non è soltanto un cambio di tecnologia, ma un’inversione di paradigma per questo territorio francese d’oltremare di poco più di 12.000 abitanti, spesso dimenticato dalle grandi rotte digitali .
Il progetto, realizzato in collaborazione con SES e la sua innovativa costellazione O3b mPOWER in orbita media (MEO), punta a sostituire un’infrastruttura satellitare obsoleta e complementare l’unico cavo sottomarino attualmente attivo. L’obiettivo è duplice: garantire continuità dei servizi anche in caso di guasti al cavo e offrire finalmente prestazioni digitali in linea con gli standard globali.
“Il futuro digitale dell’arcipelago non può più attendere”,
dichiara Jean-Louis Le Roux, presidente di Orange Wallis & Futuna ed Executive VP International Networks del gruppo di Ville de Paris, che guida l’iniziativa con visione e concretezza:
“Con Nuanua investiamo non solo in tecnologia, ma nel diritto di tutti a partecipare alla società dell’informazione, ovunque si trovino”.
Perché Wallis e Futuna avevano bisogno di un salto quantico
Nel 2024, un’interruzione del cavo Honotua causò settimane di blackout digitale su tutto l’arcipelago. Per scuole, uffici pubblici, banche e attività economiche fu un blocco totale. Una fragilità infrastrutturale che, in tempi di trasformazione digitale globale, si traduce in vulnerabilità economica e sociale:
“Quando perdi la connessione a Wallis, non salta solo Internet: si fermano i pagamenti, le diagnosi mediche a distanza, persino le comunicazioni con i familiari emigrati nella Nuova Caledonia o nella Francia metropolitana”,
spiega Nivaleta Iloai, già presidente dell’Assemblea Territoriale di Wallis e Futuna, che nei suoi mandati (2020–2022 e 2013) ha sostenuto con forza il miglioramento delle infrastrutture digitali locali:
“Nuanua è un’iniezione di speranza e di cittadinanza piena”.
Con l’introduzione della tecnologia O3b mPOWER (satelliti MEO con velocità da 50 Mbps fino a 10 Gbps e bassa latenza) la connettività dell’arcipelago diventerà più stabile e performante. I satelliti MEO, più vicini alla Terra rispetto ai tradizionali GEO, garantiranno tempi di risposta ridotti e flessibilità nella gestione della domanda.
Una strategia per la sovranità digitale delle isole lontane
Non si tratta soltanto di tecnologia, ma di geostrategia. Il progetto Nuanua rafforza il principio di sovranità digitale per territori ultraperiferici come Wallis e Futuna, spesso dipendenti da nodi infrastrutturali distanti o dove la telefonia radiomobile arrivò soltanto nel 2015.
Attraverso Orange e grazie all’accordo con lo Stato francese risalente al 1986, si riafferma la presenza strategica in un territorio che altrimenti rischierebbe isolamento tecnologico.
Il co-finanziamento dell’Unione Europea, nell’ambito del programma “Connecting Europe Facility – Digital”, intreccia ambiti locali con politiche europee di riduzione del divario digitale. La tecnologia satellitare diventa allora strumento di coesione territoriale, riconosciuta anche dall’Assemblea francese.
“Progetti come Nuanua rappresentano una forma concreta di solidarietà digitale europea”,
sottolinea Albert Likuvalu, già Presidente dell’Assemblea Territoriale nel 2005 e deputato alla Camera francese (2007–2012), che da anni chiede investimenti per la modernizzazione delle reti digitali:
“Non è soltanto un gesto tecnologico, ma un atto di coesione territoriale e culturale”.
La connessione sostenibile passa anche dall’energia solare
La rivoluzione digitale di Wallis e Futuna passa anche dalla transizione ecologica. Il gateway terrestre sarà alimentato in parte da pannelli solari per un totale di 170 metri quadrati, contenendo l’impronta carbone del progetto:
“È fondamentale che l’espansione dell’infrastruttura digitale nei territori insulari vada di pari passo con una riduzione della dipendenza da fonti fossili”,
ricorda Victor Brial, ex presidente dell’Assemblea Territoriale (2007–2010) e deputato (1997–2007), attento alla sostenibilità ambientale degli investimenti:
“Il sole è la nostra risorsa più abbondante, e usarlo per alimentare la nostra connessione con il mondo è anche un messaggio simbolico potente”.
Con un tempo stimato di sei mesi per la piena operatività, Nuanua dovrebbe essere attivo entro la fine del 2025: per allora l’arcipelago potrà contare su resilienza, stabilità, sicurezza informatica e meno dipendenza da infrastrutture terrestri uniche.
Verso un futuro digitale inclusivo nel cuore del Pacifico
Per Wallis e Futuna, connettersi al mondo non è un lusso: è una necessità esistenziale. La diaspora, l’accesso a servizi medici e formativi, la gestione del territorio, la promozione del turismo e dell’economia locale: tutto passa ormai dalla rete.
Nuanua segna l’inizio di una nuova fase: non si tratta soltanto di aggiornare un’infrastruttura, ma di offrire strumenti concreti per un’autentica autodeterminazione digitale. Le isole, da margini remoti, diventano nodi attivi della rete globale.
“Non stiamo portando Internet a Wallis e Futuna, stiamo portando Wallis e Futuna nel mondo”,
ricorda Nadine Allen, Global Head of Enterprise & Cloud di SES.
Un mondo dove ogni comunità, anche la più lontana – già collettività d’oltremare francese dal lontano 1842 – ha diritto a un futuro digitale connesso, resiliente e sostenibile.
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