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San Marino adesso punta sul digitale per attrarre le industrie

Al Digital HUB di Dogana emerge una strategia: regole agili, competenze e sperimentazione per rafforzare il posizionamento globale del Titano

San Marino: conferenza con panel, schermi e materiali informativi dedicati all’ecosistema digitale sammarinese, tra strategie industriali, attrazione di capitali, formazione e innovazione per il futuro
Uno dei momenti del confronto pubblico al San Marino Digital HUB, dove istituzioni, sistema economico e professionisti discutono di sandbox normative, attrazione di investimenti e crescita delle competenze: la scena restituisce il taglio operativo dell’iniziativa, pensata per dare forma a un cluster digitale verificabile (Foto: San Marino Innovation)

Per una piccola Repubblica, la competizione internazionale non si gioca sulla scala, ma sulla capacità di costruire un contesto riconoscibile, affidabile e rapido. È questo il punto emerso con maggiore chiarezza dal “San Marino Digital HUB”, l’appuntamento ospitato al Welcome Hotel di Dogana che ha riunito istituzioni, sistema economico, associazioni professionali, università e investitori attorno a una domanda di fondo: come trasformare un ordinamento di dimensioni ridotte in una piattaforma utile per l’innovazione d’impresa.

Il tema non riguarda soltanto la digitalizzazione della pubblica amministrazione o l’adozione di nuovi strumenti informatici nelle aziende. In gioco c’è una visione più ampia, nella quale regolazione, formazione, attrazione di capitali e capacità di sperimentazione concorrono a definire un ecosistema. In questa prospettiva, San Marino prova a collocarsi non come semplice utilizzatore finale di tecnologie sviluppate altrove, ma come contesto normativo e operativo in cui testare modelli, validare soluzioni e costruire filiere ad alto contenuto di conoscenza.

La scelta lessicale usata durante l’evento è significativa. Più che evocare una modernizzazione generica, i relatori hanno insistito sulla necessità di “governare” il cambiamento. La differenza è sostanziale: governare significa predisporre regole, incentivi, infrastrutture e competenze che rendano l’innovazione meno episodica e più strutturale. Per un micro-Stato, questa può diventare una leva competitiva concreta, soprattutto in settori dove la velocità decisionale, la certezza giuridica e l’interlocuzione diretta con le istituzioni contano quasi quanto la dimensione del mercato interno.

“La sfida della digitalizzazione è un percorso che richiede di allineare la nostra identità statuale alle grandi reti globali. Stiamo costruendo un’impalcatura che permetta a San Marino di essere un interlocutore autorevole e agile, capace di attrarre investimenti grazie a una regolamentazione solida e all’avanguardia”,

ha dichiarato Luca Beccari, Segretario di Stato per gli Affari Esteri e la Transizione Digitale.

La leva normativa come vantaggio competitivo del Titano

Il passaggio più rilevante riguarda proprio il rapporto tra innovazione e diritto. Nei mercati tecnologici maturi, molte imprese non cercano soltanto incentivi economici: cercano ambienti in cui sia possibile sperimentare in tempi compatibili con i cicli di sviluppo. Da questo punto di vista, la sandbox normativa evocata durante il confronto rappresenta uno strumento cruciale. L’idea è semplice ma potente: consentire test in ambienti controllati, con regole chiare e supervisione pubblica, per verificare l’impatto di tecnologie emergenti senza rinunciare alle garanzie.

Una simile impostazione si inserisce in una tendenza ormai riconoscibile a livello internazionale. Finanza innovativa, mobilità elettrica, servizi digitali, energia distribuita e applicazioni data-driven richiedono spesso cornici sperimentali prima di un’adozione su larga scala. Per questo motivo, i territori che riescono a offrire certezza regolatoria e al tempo stesso flessibilità applicativa diventano più attrattivi. San Marino sembra voler presidiare esattamente questo spazio: non quello della deregolazione, ma quello della regolazione intelligente.

Rossano Fabbri ha collegato questa impostazione alla capacità di attirare investimenti qualificati e di rafforzare settori ritenuti strategici. Il riferimento alla collaborazione con BYD non è secondario, perché mostra come il discorso sul digitale sammarinese non sia confinato al software in senso stretto. Al contrario, la dimensione tecnologica viene letta in modo trasversale, includendo energia, mobilità, omologazione, infrastrutture di ricarica e gestione dei dati industriali. In altri termini, il digitale viene trattato come architettura abilitante di trasformazioni produttive più vaste.

“Con l’introduzione della legge sulle sandbox normative, la Repubblica sceglie di governare il cambiamento creando un ambiente controllato di sperimentazione che bilanci sviluppo e tutela pubblica. Vogliamo stimolare investimenti qualificati e rafforzare la competitività in settori strategici”,

ha sottolineato Rossano Fabbri, Segretario di Stato per l’Industria.

La curiosità più interessante è che proprio la dimensione ridotta della Repubblica, spesso considerata un limite, può trasformarsi in un vantaggio. Un perimetro territoriale contenuto rende infatti più semplice coordinare attori pubblici e privati, monitorare i progetti pilota, correggere rapidamente le procedure e misurare gli effetti delle sperimentazioni in ambiente reale. Ciò che in un grande Paese richiede tempi lunghi e livelli multipli di autorizzazione, in un micro-sistema può essere gestito con maggiore rapidità, a condizione che la governance sia coerente.

San Marino: conferenza con panel, schermi e materiali informativi dedicati all’ecosistema digitale sammarinese, tra strategie industriali, attrazione di capitali, formazione e innovazione per il futuro
La sala del Welcome Hotel di Dogana riunisce imprese, associazioni, università e stakeholder attorno a una domanda decisiva: come rendere la Repubblica di San Marino un ambiente rapido, affidabile e misurabile per l’innovazione d’impresa: la partecipazione ampia mostra la natura corale della strategia digitale sammarinese (Foto: San Marino Innovation)

Università, professionisti e investitori fanno sistema

Un ecosistema tecnologico non cresce però solo per via normativa. La qualità dell’evento sammarinese è dipesa anche dalla composizione del tavolo: accanto ai Segretari di Stato sono intervenuti rappresentanti di ASE-CC, di San Marino Innovation, dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino, dell’Associazione Professionisti per l’Innovazione Digitale e dell’Associazione Sammarinese per l’Informatica. Non si tratta di un dettaglio protocollare. È il segnale che il Paese sta cercando di costruire una filiera di competenze, e non soltanto una politica di annunci.

In questo schema, l’università svolge una funzione decisiva. Le tecnologie emergenti non richiedono solo tecnici specializzati, ma anche capacità di ricerca applicata, trasferimento di conoscenze, analisi degli impatti e formazione continua. Il contributo accademico di Massimo Brignoni e Maria Elena D’Amelio ha rafforzato proprio questa idea: senza un raccordo stabile tra saperi scientifici, fabbisogni delle imprese e strumenti pubblici, l’innovazione rischia di restare episodica. Per un territorio come San Marino, la sfida consiste nel connettere la propria dimensione educativa con un bacino più ampio, che comprende Italia e mercati internazionali.

Anche la presenza di soggetti come AIFI e IBAN va letta in questa chiave. La trasformazione digitale non ha bisogno soltanto di buone norme, ma anche di capitale paziente, reti relazionali e capacità di selezionare progetti credibili. L’interesse di operatori legati a private capital e business angel suggerisce che il modello sammarinese prova a posizionarsi come snodo di intermediazione tra impresa, innovazione e finanza. È un passaggio importante, perché senza investitori in grado di accompagnare la fase di validazione e di crescita, anche i migliori ambienti regolatori tendono a restare sottoutilizzati.

San Marino: incontro pubblico tra istituzioni, professionisti e sistema economico sulla transizione tecnologica della Repubblica, con attenzione a competenze, investimenti, lavoro e sviluppo del Digital HUB
Sul palco del San Marino Digital HUB prende forma la regia istituzionale dell’iniziativa, con gli interventi dei Segretari di Stato Luca Beccari, Rossano Fabbri e Alessandro Bevitori: il confronto collega transizione digitale, politica industriale e lavoro, dentro una visione coordinata dello sviluppo sammarinese (Foto: San Marino Innovation)

Competenze digitali e lavoro al centro della transizione

Il terzo asse emerso con forza riguarda il lavoro. Ogni strategia tecnologica produce consenso e risultati solo se riesce a tradursi in produttività, occupabilità e aggiornamento professionale. Alessandro Bevitori ha insistito su questo punto, evitando una narrazione puramente tecnocentrica. La digitalizzazione, nel suo intervento, non compare come sostituzione automatica del lavoro umano, ma come processo che richiede accompagnamento, formazione e redistribuzione delle competenze lungo tutto il ciclo professionale.

“L’innovazione tecnologica ha senso solo se si traduce in opportunità concrete per i lavoratori e in un incremento della produttività aziendale”,

ha affermato Alessandro Bevitori, Segretario di Stato per il Lavoro.

Questa impostazione appare particolarmente rilevante in una fase in cui l’adozione di intelligenza artificiale, automazione dei processi e strumenti di analisi dei dati rischia di ampliare il divario tra imprese che investono e imprese che restano indietro. Per un piccolo ordinamento, il rischio non è solo occupazionale, ma sistemico: se la base produttiva non acquisisce competenze minime diffuse, le opportunità offerte da nuovi regimi regolatori finiscono per essere colte quasi esclusivamente da operatori esterni. Da qui la necessità di fare delle competenze digitali un’infrastruttura pubblica, non un vantaggio riservato a pochi.

Esiste inoltre una connessione sempre più stretta fra transizione digitale e transizione energetica. Il richiamo a una trasformazione “ecologica e sociale” mostra che San Marino non intende separare software, industria e sostenibilità. È una scelta coerente con molte traiettorie europee: reti intelligenti, stoccaggio energetico, mobilità elettrica, gestione dei flussi e monitoraggio dei consumi dipendono sempre di più da piattaforme digitali, interoperabilità e capacità di analisi in tempo reale. In questo senso, il digitale non è un settore tra gli altri, ma la struttura che rende integrabili più politiche industriali.

San Marino: evento istituzionale dedicato a innovazione, imprese e trasformazione digitale, con relatori sul palco, pubblico in sala e focus sul Digital HUB come leva per crescita, regole agili e competitività
La prospettiva laterale della sala documenta il carattere pubblico e partecipato del San Marino Digital HUB: non soltanto relazioni frontali, ma un’occasione di confronto fra decisori, operatori e tecnici chiamati a discutere il posizionamento del Paese nei mercati dell’innovazione, tra regole agili e capitali per crescere (Foto: San Marino Innovation)

Dal micro-Stato al laboratorio europeo dell’innovazione

La domanda decisiva è ora se la Repubblica di San Marino saprà trasformare questa cornice in una pipeline di progetti stabili. Le premesse, almeno sul piano del posizionamento, sono chiare: una Repubblica che vuole proporsi come laboratorio d’innovazione, capace di mettere insieme snellezza istituzionale, dialogo con il mondo produttivo e strumenti di sperimentazione. Il rischio, come sempre, è che la formula resti astratta. Per evitarlo, serviranno metriche precise: numero di progetti avviati, investimenti attratti, brevetti valorizzati, partnership industriali, occupazione qualificata generata e tempi effettivi di autorizzazione.

Proprio qui si gioca la credibilità del modello. Nei prossimi mesi il sistema sammarinese sarà osservato non per le intenzioni, ma per la capacità di trasformare il discorso sull’ecosistema digitale in casi misurabili. Se la sandbox normativa diventerà davvero uno strumento operativo, se il rapporto tra ricerca e impresa si consoliderà e se la formazione accompagnerà la trasformazione produttiva, allora il Titano potrà ritagliarsi un ruolo specifico nel panorama europeo: non quello di hub generalista, ma quello di territorio-ponte dove innovazione, diritto e industria si incontrano in modo più rapido e verificabile.

È un’ambizione notevole, soprattutto per un Paese di piccole dimensioni. Ma proprio per questo interessante. Nel momento in cui molte economie cercano spazi di sovranità tecnologica senza rinunciare all’integrazione internazionale, la Nazione biancoazzurra prova a usare la propria scala come dispositivo di prova. La vera sfida non sarà dimostrare di saper parlare il linguaggio dell’innovazione, ma di saperlo tradurre in procedure, competenze e investimenti coerenti. È lì che un ecosistema smette di essere una formula e comincia a diventare politica industriale.

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Sul grande schermo del San Marino Digital HUB compare la traccia dell’evento, “As Is & Next Steps”, formula che riassume bene il metodo scelto: partire dallo stato attuale del cluster digitale sammarinese per individuare priorità, strumenti e alleanze utili a consolidare una piattaforma nazionale per l’innovazione (Foto: San Marino Innovation)

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