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Come sta il Lago d’Aral? La fragile rinascita del Mare Azzurro

Il bacino asiatico tra disastro e rigenerazione: la diga di Kokaral riattiva i moti vitali dell’acqua e sfida un destino che sembrava segnato

A che punto è la rigenerazione del lago d'Aral?
Il Lago d’Aral fotografato dallo Space Shuttle nel 1997 (Foto: NASA / Public Domain)

Decine di navi arrugginite che giacciono incagliate sul fondo prosciugato del lago, oggi un deserto. È forse questa l’immagine più forte e insieme desolata del Lago d’Aral. Quella del Mare Azzurro, però, non è soltanto la storia di una catastrofe ecologica. L’eredità di questo bacino perduto è insieme monito di un disastro e speranza di rinascita: la grande diga costruita per invertire il prosciugamento del Piccolo Aral, infatti, sta funzionando.

Oggi, si legge in un nuovo studio dell’Istituto Leibniz per l’ecologia delle acque dolci e la pesca interna (IGB), le acque del bacino settentrionale dell’Aral sono tornate a livelli di salinità e profondità ideali per sostenere la vita. Grazie a un moto ondoso costante che rimescola ossigeno e nutrienti, il Piccolo Aral ha riattivato quei processi di circolazione verticale fondamentali per la sopravvivenza delle specie ittiche e la salute dell’intero ecosistema. Un equilibrio molto fragile, che però dimostra che anche il peggior collasso ambientale non è necessariamente irreversibile.

Il fantasma del grande Lago d’Aral

Un tempo, il Lago d’Aral era il quarto più grande del mondo. Il declino del Mare Azzurro iniziò ad essere vistoso già negli anni Cinquanta, ma fu nei decenni appena successivi che la situazione divenne catastrofica. Le aride pianure di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan avevano bisogno d’acqua per le nuove colture intensive, e quest’acqua non poteva che venire dai fiumi che alimentavano l’Aral.

Negli anni Sessanta il livello del lago calava a una media di 20 centimetri all’anno. Negli anni seguenti, si arrivò a una media compresa tra 80 e 90 centimetri l’anno. Tra il 1960 e il 2000, l’acqua deviata dai fiumi che alimentavano il bacino, Syr Darya e Amu Darya, duplicò – come duplicò il cotone del Kyzyl Kum.

Il lago, però, aveva perso l’80% del suo volume, lasciando dietro di sé un deserto in formazione, l’Aralkum, e acqua troppo salata per sostenere la vita. Le trenta specie di pesci che popolavano l’Aral finirono estinte, e i pescatori furono costretti a lasciare le sponde del lago già all’inizio degli anni Ottanta. Alla fine del decennio, il lembo di terra che separava la parte settentrionale e quella meridionale emerse completamente: il grande Lago d’Aral si divise in Piccolo Aral, a nord, e Grande Aral, a sud – due bacini dai destini completamente diversi, uniti soltanto dall’essere l’espressione più evidente della fine del maestoso Mare Azzurro.

A sud avanza il deserto: restano due bacini poco profondi ed estremamente salini, uno dei quali rimane completamente secco per gran parte dell’anno. A nord, invece, si è tentato il tutto per tutto con la costruzione della diga di Kokaral, nel 2005, che separa il Piccolo Aral dal resto di quello che era il lago più grande dell’Asia centrale.

Il prosciugamento del Lago d'Aral
Il Lago d’Aral fotografato il 21 agosto del 2018 (Foto: NASA Earth Observatory)

Il disastro dell’Aral: le conseguenze del prosciugamento

La scomparsa del Lago d’Aral va ben oltre la perdita di un prezioso bacino d’acqua e delle comunità di pescatori che vivevano dei suoi frutti. L’aumento della salinità ha portato alla scomparsa dei pesci, ma anche alla degradazione degli ecosistemi acquatici e costieri – inclusi i famosi tugai, le foreste tipiche delle pianure alluvionali dell’Asia centrale. Molte specie di animali e uccelli sono state costrette a migrare verso altri habitat.

Il prosciugamento dell’Aral ha alterato gravemente anche la composizione del suolo e la vita dei microorganismi, decimati dall’aridità. Le popolazioni di batteri che decompongono la materia organica sono diminuite, rallentando la formazione dell’humus. Il ciclo dell’azoto nel suolo è stato interrotto e l’assorbimento di elementi come fosforo e potassio è diventato sempre più difficile. Le piante sono rimaste senza nutrimento, e i raccolti – messi a dura prova anche dalle tempeste di polvere e sale – sono calati drasticamente, così come la resa dei pascoli.

Come si legge in uno studio pubblicato nel 2025 su The Eurasia Proceedings of Health, Environment and Life Sciences, le tempeste di polvere, un’acqua potabile sempre meno salubre e un ambiente divenuto apertamente ostile hanno portato anche all’aumento dell’incidenza di alcune malattie tra gli abitanti della regione, tra cui malattie cardiovascolari, problemi a bocca, fegato e reni e malattie respiratorie.

Quella polvere, infatti, non è solo sale: per decenni i campi di cotone dell’Aral sono stati inondati di pesticidi e fertilizzanti di vecchia concezione che sono finiti sul fondo del lago oggi prosciugato. Le tempeste di polvere, qui, trasportano anche svariate sostanze chimiche altamente tossiche. Perciò il recupero del lago è molto di più di una sfida ecologica.

Vitalità di un lago: il rimescolamento delle acque

Nel disperato tentativo di salvare quello che restava dell’Aral, nel 2005 il Kazakistan ha costruito una diga lunga 12 chilometri che impedisce il deflusso del Piccolo Aral verso i bacini meridionali. I risultati sono stati eccezionali: già nel 2006 il livello d’acqua era aumentato in maniera significativa, e oggi il Piccolo Aral è tornato in una condizione simile a quella precedente al prosciugamento (anche per quanto riguarda la salinità).

Ma quanto è vitale questo delicato ecosistema in fase di ricostituzione? Un nuovo studio dell’Istituto Leibniz per l’ecologia delle acque dolci e la pesca interna (IGB) mostra un continuo mescolamento degli strati d’acqua, che fornisce sostanze nutritive agli strati superiori e ossigeno al fondo del lago. Senza questo rimescolamento, il lago non potrebbe sostenere la vita. Era già successo anni fa, molto prima che l’Aral si prosciugasse del tutto: l’eccessiva salinità aveva bloccato questo ricircolo, lasciando dietro di sé fondali deserti e acque prive di nutrienti. Affinché un bacino d’acqua dolce sia vitale, infatti, l’acqua di superficie, ricca di ossigeno, deve poter discendere verso il fondo, e quella del fondo – con le sue sostanze nutritive – deve poter risalire verso la superficie, portando cibo dove c’è luce.

Nei laghi delle zone temperate, questo rimescolamento avviene su base stagionale: in estate, l’acqua superficiale riscaldata dal sole si stratifica sopra l’acqua profonda, molto più fredda; ma in autunno, quando il raffreddamento superficiale rende omogenea la temperatura del lago, l’energia trasportata dal vento diventa abbastanza forte da mescolare completamente le masse d’acqua stratificate (overturn autunnale), distribuendo ossigeno e sostanze nutritive in tutto il corpo idrico. Come sta dunque il Piccolo Aral, a vent’anni dalla costruzione della diga di Kokaral?

La diga che sta salvando il Lago d'Aral
La diga di Kokaral vista dallo spazio (Foto: Earth Science and Remote Sensing Unit, Lyndon B. Johnson Space Center)

Aral, il fragile equilibrio della rinascita

Il gruppo di ricerca guidato da Georgiy Kirillin dell’IGB ha analizzato le dinamiche di miscelazione del lago, il regime di temperatura e il trasporto di nutrienti e ossigeno nella colonna d’acqua utilizzando i dati delle spedizioni effettuate tra il 2016 e il 2019 e quelli ottenuti da una stazione di misurazione che ha monitorato per un anno intero temperatura e bilancio d’ossigeno del lago.

Lo studio mostra una debole stratificazione termica nel Piccolo Aral, in estate, che coinvolge circa il 7% del volume del lago. Questa stratificazione, spiega Kirillin, può ridurre lo scambio di ossigeno e nutrienti nella colonna d’acqua. Eppure, grazie a un moto ondoso sostenuto, il lago è ben miscelato. La maggior parte della colonna d’acqua, insomma, rimane ben ossigenata per tutto l’anno e lo scambio di nutrienti tra acqua e sedimenti va avanti.

Però, sottolineano i ricercatori, si tratta di un equilibrio fragile: i modelli, infatti, indicano che il comportamento di miscelazione può diventare instabile. Anche cambiamenti minori nel livello dell’acqua o nella trasparenza (dovuti per esempio a un maggiore apporto di nutrienti dal bacino) possono prolungare il periodo di stratificazione nel lago d’Aral. Come spiega Kirillin,

“L’aumento del consumo di acqua nel bacino idrografico sullo sfondo del cambiamento climatico globale comporta il rischio di un brusco deterioramento delle condizioni del lago”.

Il ripristino dell’Aral settentrionale resta però un esperimento su larga scala decisamente riuscito, capace di fornire preziose informazioni per i megaprogetti di conservazione di altri laghi in via di prosciugamento, come il Lago Ciad o il Mar Morto.

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La nuova vita del Lago d'Aral
Navi incagliate nella sabbia del deserto Arakum (Foto: Land Rover MENA / CC BY 2.0)

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