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Stati Uniti d’America

Dai topi lanosi ai mammut: la de-estinzione di Colossal Biosciences

In Texas modificati geneticamente alcuni roditori con il DNA del gigante preistorico, avvicinando il sogno di riportare in vita specie scomparse

De-estinzione: dai topi lanosi ai mammut grazie alla società Colossal Biosciences di Austin
L’ingegneria genetica ha prodotto roditori con caratteristiche mai viste prima, combinando il DNA del topo con quello del mammut: questo esperimento dimostra che l’inserimento di geni estinti è possibile, aprendo nuove prospettive nella scienza della conservazione e nella comprensione dell’evoluzione genetica

Colossal Biosciences, l’azienda biotecnologica pioniera nella de-estinzione, ha compiuto un passo significativo verso il suo obiettivo di riportare in vita specie estinte come il mammut lanoso. Il loro ultimo esperimento? Topi geneticamente modificati con DNA di mammut, dotati di una pelliccia folta e lanosa che ricorda quella degli antichi giganti dell’era glaciale. Questi “topi lanosi” non sono soltanto una curiosità scientifica, ma rappresentano una pietra miliare nel campo dell’ingegneria genetica. I ricercatori statunitensi hanno identificato dieci varianti genetiche chiave, tra cui spessore, lunghezza e texture del pelo, nonché la distribuzione del grasso corporeo, confrontando il DNA di mammut con quello del loro parente vivente più prossimo, l’elefante asiatico. Successivamente, hanno modificato sette geni nei topi per replicare queste caratteristiche.
Tuttavia, il lavoro di Colossal, che ha sede ad Austin in Texas, non è stato ancora sottoposto a revisione paritaria, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sulla validità scientifica dei risultati. Nonostante ciò, l’azienda statunitense sostiene esplicitamente che questo esperimento sia un passo cruciale verso la creazione di un “mammut ibrido”, un elefante asiatico con tratti genetici simili a quelli del suo antenato estinto.

Un traguardo scientifico senza precedenti

In un risultato straordinario di ingegneria genomica avanzata, la Colossal Biosciences ha annunciato infatti la nascita del “Colossal Woolly Mouse”, topi ingegnerizzati per esprimere molteplici tratti chiave simili a quelli del mammut, adattati alla vita in climi freddi. Modificando con successo sette geni contemporaneamente, il gruppo di Colossal ha creato topi con un mantello dal colore, texture e spessore radicalmente alterati, che ricordano i fenotipi principali del mammut lanoso. Questo risultato dimostra la fattibilità di esprimere tratti complessi utilizzando informazioni ricavate dall’analisi computazionale di 59 genomi di mammut lanosi, colombiani e delle steppe, risalenti a un periodo compreso tra 3.500 e oltre un milione e 200.000 anni fa.

“Abbiamo spinto i confini dell’ingegneria genetica coordinando modifiche multiple e complesse in animali viventi con un’efficienza eccezionalmente alta”,

ha dichiarato Ben Lamm, co-fondatore e CEO di Colossal Biosciences.

“Questo risultato non soltanto dimostra l’esperienza tecnica dei nostri scienziati, ma anche la potenza della nostra piattaforma di ingegneria genetica nel produrre fenotipi prevedibili”.

Il percorso genetico verso la de-estinzione

Il gruppo di Colossal ha esplorato un set di dati di 121 genomi di mammut ed elefanti, inclusi genomi di riferimento di alta qualità creati dalla società texana per elefanti asiatici e africani, per identificare geni significativi che influenzano i tratti legati al pelo e ad altri adattamenti al freddo. Tra questi, sono stati selezionati dieci geni relativi alla lunghezza, spessore, texture e colore del pelo, nonché al metabolismo dei lipidi, compatibili con l’espressione in un topo. Utilizzando una strategia di editing genomico che combina tre tecnologie avanzate (RNP-mediated knockout, multiplex precision genome editing e precision homology directed repair HDR), l’équipe scientificato ha effettuato otto modifiche simultanee, alcune con un’efficienza di editing fino al 100 per cento, per alterare sette geni.
I topi risultanti, chiamati “Colossal Woolly Mice”, mostrano tratti previsti dall’analisi computazionale, tra cui peli più lunghi, texture lanosa e mantelli ondulati. Ad esempio, la perdita di funzione del gene FGF5 ha portato a peli che crescono fino a tre volte più lunghi rispetto ai topi selvatici, mentre mutazioni in geni come FAM83G e KRT27 hanno replicato la texture e l’ondulazione tipiche del mammut lanoso.

De-estinzione: dai topi lanosi ai mammut grazie alla società Colossal Biosciences di Austin
Il primo essere vivente con geni di mammut è un piccolo roditore dal pelo ispido e spesso: questo successo dimostra che alcune caratteristiche di specie estinte possono essere ricreate in laboratorio, segnando una tappa chiave per il futuro della biotecnologia e della ricostruzione genetica

Etica e sfide scientifiche: il dibattito sulla de-estinzione

Mentre Colossal Biosciences avanza verso i suoi ambiziosi obiettivi, il progetto non manca di suscitare polemiche. Alcuni esperti mettono in dubbio l’utilità di riportare in vita specie estinte, sottolineando che i benefici ecologici rimangono speculativi. Altri sollevano preoccupazioni riguardo al benessere degli animali e ai potenziali squilibri negli ecosistemi. Alison Van Eenennaam, genetista dell’Università della California, avverte:

“Modificare tratti semplici come il pelo è una cosa, ma replicare comportamenti complessi e adattamenti ecologici è un’altra storia. Non possiamo ricreare un mammut solo modificando il DNA di un elefante”.

Implicazioni scientifiche e future applicazioni

Il “Colossal Woolly Mouse” non è soltanto un modello per la de-estinzione del mammut, ma anche un sistema potente per studiare come geni multipli interagiscono per manifestare tratti fisici complessi. Questo risultato apre nuove strade per la comprensione degli adattamenti ai climi freddi nei mammiferi e per l’ingegneria di tratti genetici complessi in altre specie.

“Questo traguardo dimostra che possiamo progettare e costruire adattamenti genetici complessi in modo razionale”,

ha affermato George Church, professore di genetica presso il Wyss Institute e la Harvard Medical School e co-fondatore di Colossal.

“Le implicazioni per il futuro della de-estinzione e dell’ingegneria genetica sono profonde”.

De-estinzione: dai topi lanosi ai mammut grazie alla società Colossal Biosciences di Austin
A confronto un topo normale e un topo lanoso: il primo ha il tipico manto corto e uniforme, il secondo è stato modificato per sviluppare un pelo lungo e riccio simile a quello del mammut; questo esperimento mostra come piccoli cambiamenti genetici possano tradursi in trasformazioni evidenti nel fenotipo

Il futuro della de-estinzione: tra scienza e fantascienza

Entro il 2028, Colossal spera di creare un primo esemplare di mammut ibrido, utilizzando embrioni di elefante asiatico geneticamente modificati. Tuttavia, come sottolineano gli stessi ricercatori, non si tratterà di un vero e proprio mammut, ma di un elefante con caratteristiche simili.

“Non stiamo aprendo un portale temporale”,

spiega un altro portavoce di Colossal.

“Stiamo creando una versione moderna di una specie estinta, con l’obiettivo di contribuire alla biodiversità e alla lotta contro il cambiamento climatico”.

Mentre il mondo osserva con un misto di fascino e scetticismo, una cosa è certa: la de-estinzione non è più solo un tema da film di fantascienza. Con ogni passo avanti, Colossal Biosciences ci avvicina a un futuro in cui il passato potrebbe tornare a vivere, portando con sé nuove domande e sfide per l’umanità.

“La de-estinzione è una frontiera affascinante, ma dobbiamo procedere con cautela. Non possiamo permetterci di ignorare le implicazioni etiche e ambientali”,

conclude Alison Van Eenennaam, la già menzionata genetista ed esperta di biotecnologie.

“Estinzione del mammut lanoso: ripristinare il passato per un futuro migliore” secondo Colossal Biosciences

“La nostra missione è porre fine all’estinzione”: la presentazione dei diversi progetti di Colossal Biosciences

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De-estinzione: dai topi lanosi ai mammut grazie alla società Colossal Biosciences di Austin
I topi geneticamente modificati con DNA di mammut offrono agli scienziati un’opportunità unica per testare la resistenza al freddo e le proprietà del pelo preistorico: questi studi sono cruciali per valutare l’efficacia delle tecniche di ingegneria genetica e le implicazioni etiche della de-estinzione

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