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Dhivaru, un nuovo cavo per le rotte dei dati nell’Oceano Indiano

Google collega Maldive, Christmas Island e Oman con un sistema sottomarino affiancato da due hub per resilienza, caching e colocation

Dhivaru: sistema internazionale di cavi sottomarini che integra nuovi hub alle Maldive e a Christmas Island per sostenere traffico Internet, cloud e applicazioni di intelligenza artificiale
La mappa del sistema Dhivaru mostra il nuovo collegamento sottomarino tra Maldive, Christmas Island e Oman, integrato con le altre dorsali internazionali della rete Google per aumentare resilienza, instradamento del traffico e disponibilità dei servizi cloud e di intelligenza artificiale nell’Oceano Indiano (Foto: Google Cloud)

La geografia di Internet continua a spostarsi sotto la superficie del mare. Con Dhivaru, il sistema di cavi sottomarini annunciato da Google Cloud, una nuova direttrice attraverserà l’Oceano Indiano collegando Maldive, Christmas Island e Oman. Il progetto non è presentato come una semplice posa di fibra ottica: all’infrastruttura lineare saranno affiancati due nodi regionali, uno alle Maldive e uno sull’isola australiana, con funzioni di instradamento, archiviazione locale dei contenuti e ospitalità di apparati per operatori e imprese.

L’annuncio, pubblicato il 18 novembre 2025 e firmato da Bikash Koley, vicepresidente di Google Global Infrastructure, colloca Dhivaru nel proseguimento dell’iniziativa Australia Connect. La nuova tratta dovrebbe ampliare la portata della rete del gruppo tra Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e Oceania. Google non ha comunicato, nella pagina ufficiale, lunghezza complessiva, capacità trasmissiva, numero di coppie di fibra, costo dell’investimento o calendario di entrata in servizio. Sono assenze rilevanti, perché impediscono di confrontare il progetto sul piano quantitativo con altri sistemi transoceanici. Restano però chiari l’orientamento geografico e l’architettura operativa.

Il nome deriva dalla marineria tradizionale maldiviana: “dhivaru” indica la cima usata per controllare la vela principale. La posizione delle Maldive rende la connettività internazionale dipendente da infrastrutture fisiche esposte a guasti, lavori marittimi ed eventi naturali. La diversificazione delle rotte può quindi avere un valore industriale concreto, soprattutto quando servizi cloud, applicazioni online e sistemi basati sull’intelligenza artificiale richiedono continuità e tempi di risposta ridotti.

Dhivaru: sistema internazionale di cavi sottomarini che integra nuovi hub alle Maldive e a Christmas Island per sostenere traffico Internet, cloud e applicazioni di intelligenza artificiale
Una nave posacavi impegnata nelle operazioni di installazione di una dorsale sottomarina, attività che richiede rilievi batimetrici, posa controllata della fibra ottica e collegamento con le stazioni di approdo lungo le coste interessate dal progetto Dhivaru (Foto: Google Cloud)

Due hub regionali per deviare il traffico e ridurre la latenza

L’elemento più interessante dell’annuncio è la combinazione fra cavo e connectivity hub. Secondo Google, queste strutture concentreranno tre capacità: cable switching, content caching e colocation. La prima permette al traffico di cambiare percorso in prossimità del nodo. Quando una tratta presenta un problema, i dati possono essere reindirizzati verso un collegamento alternativo senza dover percorrere distanze inutili prima di raggiungere un punto di scambio. L’effetto atteso è una maggiore disponibilità del servizio, non soltanto per il Paese che ospita l’hub, ma anche per le reti regionali che lo attraversano.

Il caching segue una logica diversa ma complementare. Le copie dei contenuti più richiesti vengono conservate vicino agli utenti, riducendo il tragitto necessario per recuperarli. Non elimina la dipendenza dalla connettività internazionale, ma può alleggerire alcune rotte e diminuire la latenza percepita durante la fruizione di video, applicazioni e servizi Web. Per territori insulari e mercati periferici rispetto ai grandi data center, la prossimità dei contenuti diventa una variabile operativa: pochi millisecondi non hanno lo stesso peso per ogni applicazione, ma sono decisivi per servizi interattivi, comunicazioni in tempo reale e carichi distribuiti.

La terza funzione è la colocation, cioè la disponibilità di spazio attrezzato per ospitare hardware di operatori e aziende. Google precisa che i nuovi hub non avranno le dimensioni di un proprio data center. Saranno strutture concentrate sulla rete e sullo storage locale, con rack condivisi destinati anche a soggetti del territorio. Questa scelta può abbassare la barriera d’ingresso per chi non dispone di un’infrastruttura adeguata, ma il suo impatto dipenderà dalle condizioni di accesso, dalla presenza di carrier concorrenti e dalla capacità dei mercati locali di sviluppare servizi intorno al nodo.

Il modello si colloca nel più ampio campo della trasformazione digitale, ma con una caratteristica spesso trascurata: cloud e intelligenza artificiale restano attività fortemente materiali. Dipendono da cavi, stazioni di approdo, alimentazione elettrica, apparati di rete e accordi regolatori. La crescita dei carichi computazionali non aumenta soltanto la domanda di processori e data center; rende più importante anche la capacità di spostare dati in modo affidabile tra aree geografiche differenti.

Dhivaru: nuovo cavo sottomarino di Google nell’Oceano Indiano, progettato per collegare Maldive, Christmas Island e Oman e rafforzare la connettività digitale regionale
Tecnici specializzati durante un intervento di posa e manutenzione di un cavo sottomarino, operazioni essenziali per garantire continuità del servizio, ridondanza delle rotte e affidabilità delle comunicazioni che sostengono l’infrastruttura globale di Internet (Foto: Google Cloud)

Le Maldive cercano un ruolo oltre il mercato della connettività

Per le Maldive, il progetto viene letto anche come strumento di diversificazione economica. Il presidente Mohamed Muizzu ha collegato l’investimento alla costruzione di un’economia più inclusiva, diversificata e informatizzata, sottolineando la posizione del Paese lungo le rotte della connettività globale. La dichiarazione, riportata nella fonte ufficiale, esprime una prospettiva politica precisa: trasformare la collocazione geografica da condizione periferica a risorsa infrastrutturale.

“La decisione di Google di investire nelle Maldive è un forte segnale di fiducia nell’ambiente stabile e aperto agli investimenti del nostro Paese, e un contributo diretto alla mia visione di un’economia maldiviana diversificata, inclusiva e digitalizzata”,

ha dichiarato il presidente della Repubblica delle Maldive, Mohamed Muizzu, secondo la traduzione del testo pubblicato da Google.

Il passaggio dalla presenza di un cavo alla creazione di valore locale, tuttavia, non è automatico. Una stazione di approdo può migliorare la ridondanza e attrarre operatori, ma servono norme chiare, competenze tecniche, concorrenza nell’ultimo miglio e collegamenti interni capaci di distribuire i benefici. Nel caso maldiviano, la frammentazione territoriale rende particolarmente importante la rete nazionale che connette atolli, città e attività economiche. L’hub annunciato per Addu City, nella parte meridionale dell’arcipelago, potrebbe assumere rilievo proprio come punto di intersezione fra dorsali internazionali e distribuzione domestica.

Gli operatori locali Ooredoo Maldives e Dhiraagu collegano l’iniziativa al rafforzamento dei servizi nazionali. Khalid Al Hamadi richiama le opportunità per il turismo; Ismail Rasheed sottolinea gli investimenti già realizzati nei sistemi sottomarini e nella banda larga. Il valore atteso riguarda quindi anche l’affidabilità delle reti usate da imprese, amministrazioni e residenti.

Resilienza fisica per servizi cloud e intelligenza artificiale

Google associa esplicitamente Dhivaru alla rapida adozione di servizi di intelligenza artificiale, citando Gemini 2.5 Flash Image e Vertex AI. Il nesso va interpretato con attenzione. Un cavo sottomarino non esegue modelli e non aumenta direttamente la potenza di calcolo; assicura però il trasporto dei dati tra utenti, applicazioni e infrastrutture computazionali. Quando l’elaborazione avviene lontano dal luogo di utilizzo, qualità e continuità della rete diventano parte integrante della prestazione.

Per questa ragione la resilienza non coincide con la sola robustezza del singolo cavo. Conta la presenza di percorsi alternativi, punti di scambio ben posizionati e procedure automatiche di reindirizzamento. L’architettura descritta da Google punta a ridurre la distanza che i dati devono percorrere prima di poter cambiare rotta. È un principio di progettazione importante: una rete può disporre di capacità teorica elevata e rimanere fragile se concentra il traffico su pochi corridoi o se i nodi di deviazione sono troppo lontani dal guasto.

La questione interessa direttamente la sicurezza e la continuità operativa. Le interruzioni dei cavi possono produrre rallentamenti, congestione sulle rotte residue e difficoltà per servizi essenziali. La ridondanza non annulla il rischio, ma distribuisce meglio le dipendenze. Per imprese e pubbliche amministrazioni dell’area, la disponibilità di più percorsi può diventare un criterio nella pianificazione della continuità aziendale, nella scelta dei fornitori cloud e nella localizzazione dei dati.

Dhivaru: sistema internazionale di cavi sottomarini che integra nuovi hub alle Maldive e a Christmas Island per sostenere traffico Internet, cloud e applicazioni di intelligenza artificiale
I cavi sottomarini in fibra ottica costituiscono l’infrastruttura invisibile che trasporta la quasi totalità del traffico Internet internazionale, collegando continenti, data center e reti di telecomunicazione attraverso i fondali oceanici (Foto: Google Cloud)

Consumi contenuti, ma l’energia resta una variabile locale

Sul piano energetico, Google distingue i connectivity hub dai grandi centri di calcolo. I cavi sottomarini sono descritti come infrastrutture efficienti e i due nodi, dedicati soprattutto a networking e storage localizzato, dovrebbero richiedere molta meno potenza rispetto a un data center che ospita carichi cloud o di intelligenza artificiale. La precisazione è utile perché evita di assimilare strutture differenti solo perché entrambe appartengono all’economia dei dati.

Ciò non significa che il fabbisogno sia irrilevante per piccoli sistemi insulari. La stessa azienda riconosce che la domanda elettrica di un hub può essere significativa in alcune località e afferma di valutare l’uso dei propri consumi per favorire investimenti nella generazione da fonti rinnovabili. La pagina non indica però impianti, capacità, tempi o accordi già definiti. È quindi corretto parlare di un orientamento dichiarato, non di un programma energetico operativo.

Il tema riguarda la compatibilità ambientale delle infrastrutture e il rapporto con le reti elettriche locali. Anche un hub più leggero di un hyperscale data center deve garantire alimentazione continua, riserva e raffreddamento, variabili sensibili nei territori insulari.

Dhivaru mostra dunque un’evoluzione della connettività oceanica: non soltanto nuove fibre tra punti lontani, ma nodi intermedi capaci di memorizzare contenuti, ospitare operatori e deviare automaticamente il traffico. Per misurare l’effetto reale serviranno dati che oggi non sono pubblici: capacità disponibile, tempi di attivazione, condizioni di accesso, investimenti locali e prestazioni delle rotte alternative. Fino ad allora, il progetto va letto come una scelta infrastrutturale che rafforza la presenza di Google nell’Oceano Indiano e attribuisce a Maldive e Christmas Island un ruolo più articolato nella circolazione regionale dei dati.

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