Il nuovo monoscafo oceanico emiliano da 100 piedi svela a Milano una livrea nata fra carbonio, foil, energia rinnovabile e linguaggio tecnico

Alla presentazione della livrea di Ferrari Hypersail, il modello del monoscafo oceanico da cento piedi è affiancato da Flavio Manzoni, Benedetto Vigna, John Elkann, Matteo Lanzavecchia, Guglielmo Ribigini ed Enrico Voltolini: al Ferrari Flagship Store di Milano, il progetto racconta il dialogo fra design, foiling, carbonio, Giallo Fly e trasferimento tecnologico dalla cultura del costruttore automobilistico emiliano alla vela d’altura (Foto: Ferrari)La vela oceanica non è più soltanto un territorio di marinai, progettisti navali e competizioni d’altura. È diventata uno spazio di sperimentazione dove aerodinamica, software di controllo, materiali compositi, energia rinnovabile e design industriale convergono in un unico oggetto tecnico. È in questa zona di confine che si colloca Ferrari Hypersail, il progetto con cui la casa di Maranello trasferisce nel mondo nautico una parte del proprio patrimonio ingegneristico e formale, senza ridurlo a semplice operazione di stile.
In occasione della Design Week di Milano, Ferrari ha rivelato la livrea del suo monoscafo oceanico da 100 piedi, un’imbarcazione pensata per navigare sollevandosi sull’acqua grazie ai foil e per trasformare la prestazione in un linguaggio visivo coerente con la storia del Cavallino Rampante. La scelta di presentare il progetto fra il Ferrari Flagship Store e la terrazza HIGHLINE Milano, davanti a Piazza del Duomo, conferma l’ambizione di collocare Hypersail in una dimensione più ampia rispetto alla nautica pura: un laboratorio di tecnologia, design e cultura della performance.
Il punto più interessante non è soltanto la presenza del marchio Ferrari su una vela. È il modo in cui l’azienda interpreta l’imbarcazione come piattaforma di trasferimento tecnologico. Hypersail nasce infatti dall’incontro fra il Ferrari Tech Team, guidato da Matteo Lanzavecchia e Marco Guglielmo Ribigini, il Ferrari Design Studio diretto da Flavio Manzoni e l’architetto navale Guillaume Verdier. Tre competenze diverse, ma chiamate a risolvere lo stesso problema: portare nel mare aperto una sintesi fra funzione, efficienza e identità estetica.
Questa impostazione rende il progetto un caso significativo di piattaforma di open innovation. Non nel senso generico, spesso abusato, di collaborazione fra soggetti differenti, ma in quello più concreto di un processo in cui la forma finale nasce dalla negoziazione continua fra vincoli strutturali, aerodinamici, idrodinamici ed energetici. La barca non è pensata come un prodotto di lifestyle applicato alla vela, bensì come un dispositivo complesso in cui ogni superficie ha una ragione tecnica.

La forma nasce dal rapporto fra acqua, vento e velocità
Nel progetto Hypersail, il design non è trattato come rivestimento estetico. Ferrari insiste su un principio tipico dei prodotti ad alte prestazioni: la forma deriva dalla funzione. Ogni volume nasce dall’interazione fra vento, acqua e velocità, mentre le scelte visive sono state sviluppate fin dall’inizio entro confini rigidi, stabiliti da vincoli aerodinamici e ingegneristici. È una logica familiare nel motorsport, ma più complessa quando viene trasferita in un ambiente mutevole come l’oceano.
La silhouette filante richiama la purezza proporzionale delle Ferrari Monza SP1 e SP2, mentre l’esterno del coachroof sul ponte evoca l’architettura grafica della Hypercar 499P, vincitrice a Le Mans. Non si tratta di citazioni decorative isolate. Il riferimento alle vetture iconiche serve a costruire continuità fra mondi diversi, evitando però che il progetto diventi un esercizio nostalgico. Le superfici del ponte e del coachroof sono state sviluppate direttamente dal Ferrari Design Studio con l’obiettivo di ottenere efficienza tecnica, secondo un metodo analogo a quello impiegato nello sviluppo delle automobili del marchio.
Il lavoro congiunto fra progettazione navale e design automobilistico evidenzia un tema centrale per molte industrie ad alta intensità tecnologica: la crescente ibridazione delle competenze. Una barca volante da oceano richiede materiali leggeri, controllo attivo, lettura dei flussi, integrazione energetica e usabilità operativa per l’equipaggio. In questa prospettiva, Hypersail diventa meno un oggetto isolato e più una piattaforma di sperimentazione trasversale.
“Hypersail ha rappresentato per il Ferrari Design Studio un’opportunità inattesa e un obiettivo impegnativo per complessità, perché ci ha permesso di estendere la nostra ricerca creativa in un contesto diverso da quello abituale. In realtà, il Design Studio non è nuovo a questo tipo di sfide: l’esperienza maturata nei progetti di vetture da competizione, uno dei settori tecnologicamente più avanzati, ha spesso incoraggiato l’esplorazione di campi più complessi, consentendoci di metterci alla prova e ampliare le nostre competenze”,
ha spiegato Flavio Manzoni, Chief Design Officer di Ferrari.
La dichiarazione di Manzoni chiarisce che il progetto non nasce come divagazione esterna al perimetro industriale di Ferrari. Al contrario, si inserisce in una traiettoria nella quale il design automobilistico si misura con sistemi tecnici sempre più complessi. In mare aperto, però, il controllo delle variabili è meno prevedibile che in pista: il vento cambia, l’acqua modifica continuamente le condizioni dinamiche, le sollecitazioni strutturali si combinano con il bisogno di autonomia e sicurezza.
Foil, energia rinnovabile e controllo di bordo
Il cuore tecnologico di Hypersail è il foiling, cioè la capacità dell’imbarcazione di sollevarsi parzialmente o completamente sopra la superficie dell’acqua mediante appendici idrodinamiche. In termini industriali, il passaggio è rilevante perché riduce l’attrito con l’acqua e sposta una parte decisiva della prestazione verso la gestione dei flussi, la stabilità e il controllo. Una barca di questo tipo non naviga soltanto: interpreta in tempo reale un ambiente fisico variabile.
Secondo Ferrari, il sistema di controllo sofisticato che rende possibile il foiling sfrutta competenze maturate nello sviluppo automobilistico. È una delle parti più significative del progetto, perché suggerisce una relazione concreta fra il mondo delle vetture ad alte prestazioni e quello della vela oceanica. La convergenza non riguarda la meccanica in senso tradizionale, ma la capacità di governare sistemi complessi attraverso sensori, attuatori, modelli dinamici e logiche di ottimizzazione.
Un altro elemento distintivo riguarda l’energia. Hypersail è concepita per essere alimentata anche attraverso energia recuperata da fonti rinnovabili come vento, sole e movimento. Il materiale di partenza non fornisce dati quantitativi sul bilancio energetico, e sarebbe improprio attribuire al progetto prestazioni non dichiarate. Resta però chiaro l’indirizzo: una barca oceanica estrema deve integrare la generazione e la gestione dell’energia come parte della propria architettura progettuale, non come accessorio aggiunto in un secondo momento.
Il caso più evidente è quello dei pannelli solari. Ferrari sottolinea che sono stati integrati nel ponte e nei lati dello scafo dopo uno studio avanzato dell’esposizione solare prevista durante la navigazione. Non sono superfici passive o semplicemente applicate: sono calpestabili, dotate di grip specifico, fissate con sistemi tecnici dedicati e trattate per garantire libertà di movimento all’equipaggio. Il dato funzionale è importante, perché in una barca oceanica l’integrazione energetica non può compromettere ergonomia, sicurezza e operatività.
“Hypersail è un’imbarcazione unica per scala e tecnologia, progettata per offrire prestazioni di vertice in un ambiente singolare e imprevedibile come l’oceano. Questo risultato passa dal suo concetto centrale, il foiling, reso possibile da un sistema di controllo sofisticato che valorizza l’esperienza maturata nei nostri sviluppi automobilistici ed è alimentato da energia recuperata da fonti rinnovabili come vento, sole e movimento”,
ha raccontato Matteo Lanzavecchia, Head of Vehicle Engineering di Ferrari e Chief Technology Officer di Hypersail.
La scelta del monoscafo, secondo Lanzavecchia, deriva dalla ricerca di una sinergia fra massima efficienza idrodinamica e aerodinamica. È un punto tecnico non secondario. Nel dibattito sulla vela ad alte prestazioni, il rapporto fra stabilità, leggerezza, portanza, sicurezza e complessità costruttiva è decisivo. Ferrari presenta Hypersail come un progetto nel quale ogni fase di sviluppo ha richiesto una collaborazione stretta fra ingegneria e design, fino a trasformare le costrizioni tecniche in elementi riconoscibili della forma.

Giallo Fly e Grigio Hypersail come codici funzionali
La livrea svelata a Milano è uno degli aspetti più leggibili del progetto, ma anche uno dei più stratificati. Ferrari ha scelto il Giallo Fly, tonalità che nella storia del marchio rappresenta una sorta di seconda anima cromatica. La fonte ricorda che il giallo nacque anche dall’intuizione di Fiamma Breschi, amica di Enzo Ferrari e vedova del pilota Luigi Musso, celebre per il casco giallo, e apparve per la prima volta sulla 275 GTB.
Nel caso di Hypersail, la scelta assume un valore ulteriore. Il nome “Fly” crea un legame linguistico immediato con la natura volante dell’imbarcazione e con il principio del foiling. Il colore non si limita quindi a evocare un archivio storico, ma diventa un ponte fra memoria industriale e funzione tecnica. È una soluzione coerente con la strategia di molte aziende di alta gamma, che oggi non possono più affidarsi soltanto all’heritage: devono dimostrare che la memoria del marchio può essere reinterpretata attraverso nuove piattaforme tecnologiche.
Accanto al giallo, Ferrari introduce il Grigio Hypersail, una nuova variante cromatica legata al tono della fibra di carbonio, materiale primario dello scafo. Anche in questo caso la scelta cromatica non è puramente estetica. Il grigio esprime visivamente leggerezza, rigidezza e prestazione, rendendo percepibile la natura del materiale. Il contrasto fra Giallo Fly e Grigio Hypersail costruisce così un’identità coerente con il prodotto: riconoscibile, ma radicata nella funzione.
Il giallo viene applicato alla cabina, ai foil e alle linee dello scafo, richiamando i codici stilistici di alcune vetture Ferrari e la separazione cromatica della 512 BB, ricordata come prima livrea “integrata”. Altri riferimenti arrivano dalla LaFerrari, dalle linee della F80, dal logo Ferrari sulla vela e dalla presenza della “F” allungata, già vista in contesti recenti come l’ala della monoposto di Formula 1 2023-2024, il mondo Lifestyle e la Daytona SP3 donata per l’asta benefica di Pebble Beach.
Questa rete di rimandi mostra come il progetto Hypersail sia costruito su una grammatica visiva precisa. Ferrari non trasferisce semplicemente un logo su un’imbarcazione. Traduce elementi formali già presenti nel proprio ecosistema in un linguaggio nautico, dove la riconoscibilità deve convivere con l’efficienza. È un passaggio delicato: quando un marchio automobilistico entra in un altro settore, il rischio è produrre un oggetto autoreferenziale. Hypersail tenta invece di usare l’identità Ferrari come sistema di progettazione.
Milano trasforma il progetto in racconto industriale
La cornice della Design Week di Milano, dal 22 al 26 aprile, non è casuale. La presentazione del progetto attraverso un percorso espositivo nel Ferrari Flagship Store consente di raccontare Hypersail non solo agli specialisti della vela o dell’ingegneria navale, ma a un pubblico più ampio, interessato al rapporto fra design, tecnologia e immaginario industriale. La scelta di affiancare all’esposizione anche una lighthouse-installation sulla terrazza principale di HIGHLINE Milano, affacciata su Piazza del Duomo, rafforza questa dimensione narrativa.
L’installazione-faro, realizzata dal Ferrari Design Studio, funziona come simbolo. Non sostituisce il prodotto tecnico, ma lo rende leggibile nello spazio urbano. In un’epoca in cui l’innovazione industriale deve essere comunicata senza ridursi a slogan, la sfida consiste nel rendere comprensibile un oggetto complesso: un monoscafo volante, alimentato da fonti rinnovabili e definito da vincoli aerodinamici, idrodinamici e strutturali. Milano diventa quindi il luogo in cui la complessità tecnica viene tradotta in esperienza visiva.
Per il settore nautico, Hypersail può essere letto come un segnale della crescente contaminazione fra industrie. La vela d’altura più avanzata non procede più soltanto attraverso l’evoluzione delle carene o delle vele, ma attraverso ecosistemi integrati: materiali compositi, controllo digitale, energia distribuita, simulazione, aerodinamica, ergonomia e design identitario. In questo scenario, l’ingresso di un soggetto come Ferrari non è rilevante perché “porta prestigio”, ma perché introduce metodi di sviluppo maturati in ambiti ad altissima pressione competitiva.

Una cultura della performance ben oltre l’automobile
Per Ferrari, il progetto consente invece di estendere la propria cultura della performance oltre l’automobile, senza rinunciare ai codici fondamentali del marchio. Il rischio, in operazioni di questo tipo, è confondere diversificazione con dispersione. Hypersail sembra cercare una direzione diversa: usare il mare come ambiente limite per verificare quanto alcuni principi progettuali possano restare validi fuori dal contesto per cui sono nati. Forma, funzione, leggerezza, controllo e identità diventano le variabili di un esperimento industriale.
La parte più promettente del progetto non riguarda una singola soluzione tecnica, ma il metodo. Se l’offshore sailing rappresenta un terreno estremo per provare materiali, sistemi di controllo e integrazione energetica, Hypersail può diventare un osservatorio su come il design industriale evolverà nei settori ad alte prestazioni. Non più soltanto stile applicato alla tecnologia, ma organizzazione visibile della complessità.
La livrea in Giallo Fly e Grigio Hypersail rende immediatamente riconoscibile questa ambizione, ma il valore del progetto si misura soprattutto nel rapporto fra superficie e sistema. Ogni colore, pannello, volume e linea deve rispondere a una doppia esigenza: comunicare appartenenza al mondo Ferrari e funzionare in un ambiente dove l’errore progettuale ha conseguenze concrete. È qui che il progetto supera la dimensione celebrativa e diventa materia di innovazione: non un’auto trasformata in barca, ma una barca pensata come banco di prova per una nuova relazione fra design, energia e performance.
Ferrari Hypersail: design, foil e innovazione nella vela oceanica
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