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Imprese sámi, l’innovazione nordica oltre il modello Silicon Valley

Il progetto NORCE ripensa l’imprenditorialità indigena tra Sápmi, Alta e Nord-Norvegia, unendo ricerca, politiche pubbliche e conoscenza locale

Sámi: ricerca, comunità e istituzioni collaborano per valorizzare imprese indigene, conoscenze locali, reti territoriali e politiche pubbliche orientate a sviluppo sostenibile e cultura locale sociale
Ricercatori e partner del progetto The Sámi Way of Entrepreneurship durante un incontro dedicato all’imprenditorialità indigena: la cooperazione fra NORCE, attori territoriali e istituzioni sámi ha trasformato esperienze tacite in strumenti condivisi per sostenere imprese radicate in cultura, territorio e relazioni locali (Foto: NORCE)

L’innovazione non nasce sempre da acceleratori urbani, capitale di rischio e crescita rapida. In alcune economie locali, soprattutto dove l’impresa si intreccia con identità, territorio, lingua, risorse naturali e responsabilità collettiva, il paradigma dominante dell’ecosistema startup rischia di spiegare troppo poco. È da questa constatazione che prende forma The Sámi Way of Entrepreneurship, progetto coordinato da NORCE ad Alta, nel Nord della Norvegia, concluso nell’aprile 2026 dopo un percorso avviato il primo agosto 2023 e finanziato dal Regional Research Fund Nord-Norge.

Il punto di partenza è chiaro: molta letteratura sull’imprenditorialità continua a leggere le nuove imprese attraverso dati, casi e modelli maturati in contesti urbani nordamericani, con la Silicon Valley come riferimento implicito. Tale prospettiva, fondata su tecnologia, scalabilità e crescita, può essere utile per comprendere una parte dell’economia digitale, ma appare insufficiente quando si osservano forme di impresa indigena e rurale. Nel caso sámi, il valore di un’attività non si misura soltanto sulla rapidità dell’espansione, ma anche sulla capacità di rimanere coerente con luoghi, relazioni sociali, pratiche culturali e sostenibilità dell’ambiente.

La ricerca ha quindi proposto un cambiamento di lente. Non si tratta di applicare alle comunità sámi categorie elaborate altrove, bensì di documentare pratiche già esistenti, renderne esplicita la conoscenza tacita e verificare come possano orientare sistemi di supporto, politiche pubbliche e strategie di sviluppo. In questo senso, il progetto non riguarda soltanto la nascita di nuove imprese: riguarda il modo in cui un territorio costruisce le proprie condizioni di innovazione senza rinunciare alla propria specificità.

La sintesi del progetto traduce il nodo teorico in termini molto diretti:

“La prospettiva Silicon Valley dell’imprenditorialità, con una forte attenzione alla tecnologia e alla crescita, ha una rilevanza nulla o soltanto limitata per comprendere l’imprenditorialità indigena e sámi. Esiste quindi la necessità di sviluppare e implementare un approccio alternativo all’imprenditorialità sámi, che in questo progetto viene definito The Sámi Way.”

Questa impostazione sposta l’attenzione dal semplice trasferimento di strumenti al disegno di un ecosistema imprenditoriale indigeno. Il progetto ha osservato tre livelli: l’imprenditore sámi, gli attori di supporto e i decisori politici. È un approccio importante perché evita di isolare l’impresa dal contesto in cui opera. Le attività economiche, soprattutto nelle aree rurali e artiche, dipendono infatti da reti di prossimità, accesso ai servizi, conoscenza delle stagioni, relazioni con il territorio e capacità di dialogare con mercati anche molto distanti.

Alta diventa laboratorio per una teoria d’impresa indigena

La localizzazione ad Alta non è un dettaglio amministrativo. Collocare il progetto nel Nord della Norvegia significa avvicinare la ricerca ai territori in cui l’imprenditorialità sámi si manifesta concretamente, evitando una lettura puramente esterna. Il lavoro ha coinvolto due istituzioni di ricerca della Norvegia settentrionale e partner con competenze radicate in Sápmi, fra cui Sápmi Business Garden, Sijte Jarnge e il Parlamento Sámi in Norvegia. La co-creazione della conoscenza diventa così parte del metodo, non una formula accessoria.

Una delle ragioni del progetto è emersa già nella fase pilota, dedicata alla documentazione e allo sviluppo ulteriore dell’imprenditorialità sámi. Gli attori dell’innovazione locale avevano accumulato esperienza nel lavoro con imprenditori e imprese, ma gran parte di tale patrimonio rimaneva implicito. Renderlo più visibile significa trasformare procedure, intuizioni e pratiche quotidiane in conoscenza utilizzabile. È un passaggio tipico dei processi di innovazione organizzativa: ciò che funziona nelle relazioni informali può diventare metodo, strumento di policy e base per nuovi servizi di accompagnamento.

Il progetto ha inoltre messo alla prova la possibilità di trasferire il modello sviluppato nell’Inner Finnmark verso un altro contesto geografico sámi, Helgeland. Questo aspetto è decisivo perché evita di trattare la Sámi Way come una ricetta unica. Il territorio sámi non è omogeneo: varia per condizioni geografiche, infrastrutture, mercati locali, composizione delle comunità e relazioni istituzionali. La trasferibilità, quindi, non coincide con la replica meccanica, ma con l’adattamento di principi a contesti differenti.

In termini di innovazione, la questione è particolarmente rilevante. Molti programmi pubblici per l’impresa funzionano secondo schemi standardizzati: business plan, mentoring, accesso a capitale, internazionalizzazione, misurazione della crescita. Nel caso sámi, questi strumenti possono essere utili, ma devono essere calibrati su bisogni e valori diversi. La cultura non è un elemento ornamentale, bensì una componente operativa che incide su fiducia, reputazione, governance, posizionamento di mercato e continuità generazionale.

Sámi: ricerca, comunità e istituzioni collaborano per valorizzare imprese indigene, conoscenze locali, reti territoriali e politiche pubbliche orientate a sviluppo sostenibile e cultura locale sociale
Un pasto preparato accanto al fuoco richiama il legame fra alimentazione, ambiente e racconto culturale nelle economie sámi: anche questi gesti quotidiani mostrano come l’impresa indigena possa nascere da saperi locali, ospitalità, uso responsabile delle risorse e continuità delle pratiche territoriali e familiari, non solo da capitale (Foto: NORCE)

Supporto, identità e policy entrano nello stesso quadro

La produzione scientifica associata al progetto mostra come l’imprenditorialità sámi sia stata osservata da più angolazioni. Fra i risultati indicati figura il contributo del 2025 “Both right nearby and far away: Rural Sámi entrepreneurs’ engagement with spatial contexts”, pubblicato sull’International Journal of Management and Enterprise Development e firmato da Eva Jenny B. Jørgensen, Jeaneth Johansson, Vigdis Nygaard e May-Britt Öhman. Lo studio analizza quattro imprenditori sámi tra Svezia e Norvegia con un disegno a casi multipli, un’impostazione interpretativa ed elementi di metodologia indigena.

Il risultato principale è sintetizzato nello sviluppo del Sámi Entrepreneurial Engagement Framework, una cornice che descrive come gli imprenditori sámi si relazionino agli spazi vicini e lontani. Questa doppia dimensione è uno degli aspetti più interessanti del progetto. Da un lato, l’impresa resta connessa al territorio, alla cultura e alle relazioni locali. Dall’altro, deve spesso dialogare con mercati, reti e istituzioni distanti, costruendo una presenza economica che supera i confini geografici senza sciogliere il legame con il luogo d’origine.

Il tema dell’identità emerge anche da un’altra linea di ricerca, dedicata al lavoro identitario nell’imprenditorialità indigena. Il punto è delicato: un imprenditore sámi non opera soltanto come soggetto economico, ma negozia continuamente il rapporto tra appartenenza culturale, aspettative comunitarie e logiche di mercato. Questa negoziazione può diventare una risorsa, perché consente di costruire prodotti, servizi e narrazioni distintive; ma può anche generare tensioni, soprattutto quando i criteri esterni di successo non coincidono con quelli percepiti come legittimi dalla comunità.

Per questo il ruolo degli attori di supporto è centrale. Non basta offrire consulenza generica. Servono strutture capaci di leggere il contesto, comprendere i vincoli culturali, valorizzare conoscenze situate e accompagnare imprese che possono avere traiettorie di crescita non lineari. Il riferimento alla culture-based support, presente fra le attività di divulgazione del progetto, indica proprio questa direzione: il sostegno all’impresa diventa efficace quando considera la cultura come parte dell’infrastruttura economica.

La dimensione politica completa il quadro. Il progetto ha incluso un’attenzione specifica alla nuova implementazione di una politica d’impresa del Parlamento Sámi in Norvegia. I risultati sono stati presentati anche in un webinar del 17 febbraio 2026, rivolto agli imprenditori sámi e agli attori chiamati a sostenerli, e in un seminario aperto collegato a una riunione di comitato del Parlamento Sámi il 25 febbraio 2026. La ricerca, dunque, non è rimasta confinata all’ambito accademico, ma ha cercato un confronto con chi costruisce strumenti pubblici.

Dalla conoscenza tacita a strumenti utili per il territorio

Il passaggio dalla conoscenza tacita a strumenti condivisi è uno dei principali elementi innovativi del progetto. Nei sistemi territoriali, molte competenze decisive non sono formalizzate: appartengono a consulenti, imprenditori, mediatori culturali, istituzioni locali e reti informali. Documentarle significa aumentare la capacità del sistema di apprendere da sé stesso. In un contesto come Sápmi, dove la scala demografica e geografica è diversa da quella dei grandi hub urbani, questa capacità può essere più importante della semplice attrazione di capitali esterni.

La Sámi Way può essere letta come una forma di innovazione istituzionale. Non propone una tecnologia specifica, ma un modo diverso di progettare le condizioni per fare impresa. Ciò non la rende meno rilevante per il dibattito sull’innovazione: al contrario, mostra che i modelli imprenditoriali dipendono da cornici culturali, normative e relazionali. Un ecosistema può fallire non perché manchino idee, ma perché gli strumenti disponibili non riconoscono il modo in cui quelle idee prendono forma in un determinato ambiente.

Il progetto dialoga anche con una questione più ampia: la sostenibilità. Fra le attività associate compare una riflessione sul confronto tra visioni occidentali e indigene nell’economia circolare. È un tema coerente con l’impianto generale, perché molte politiche contemporanee provano a correggere modelli lineari di produzione attraverso tecnologie, mercati e redesign dei sistemi. Le prospettive indigene, tuttavia, possono offrire una conoscenza fondata su relazioni di lungo periodo con ambiente, risorse e comunità. Non si tratta di idealizzarle, ma di riconoscerne il valore analitico.

Anche l’internazionalizzazione viene trattata in modo non convenzionale. Il progetto ha previsto una cooperazione con ricercatori della Nuova Zelanda e dell’Alaska, due contesti in cui l’imprenditorialità indigena incontra questioni comparabili: distanza dai centri decisionali, risorse naturali sensibili, forte dimensione identitaria e necessità di coniugare sviluppo economico e autodeterminazione. Il confronto internazionale può rafforzare l’impresa indigena non solo aprendo mercati, ma creando reti di apprendimento tra comunità che condividono problemi strutturali simili.

In questo quadro, anche il podcast indicato dal progetto, “Myth-busting the arctic startup”, con Eva Jørgensen e Vigdis Nygaard, assume un significato preciso. Smontare il mito della startup artica significa evitare due semplificazioni opposte: da un lato l’idea che ogni impresa debba assomigliare a una società digitale globale; dall’altro la visione folkloristica che riduce l’economia indigena a tradizione immobile. La realtà è più articolata: molte imprese rurali e sámi combinano radicamento locale, servizi, prodotti culturali, turismo, conoscenze ambientali, tecnologie selettive e reti transnazionali.

Sámi: paesaggi artici, renne e comunità locali fanno da sfondo a una nuova lettura dell’impresa indigena dove innovazione, identità sostenibilità e territorio restano intrecciati nel Nord europeo sámi
Il webinar NORCE su imprenditorialità sámi ha portato la ricerca fuori dall’ambito accademico, coinvolgendo imprese, consulenti e attori pubblici: la registrazione del confronto mostra come la conoscenza prodotta dal progetto possa diventare strumento operativo per politiche, servizi territoriali e sistemi di supporto alle imprese (Foto: NORCE)

Un modello utile oltre i confini dell’Artico europeo

Le implicazioni per il settore dell’innovazione sono significative. La Sámi Way suggerisce che i programmi di sviluppo regionale dovrebbero misurare il successo con indicatori più ricchi rispetto alla sola crescita dimensionale. Continuità dell’attività, trasferimento di competenze, uso responsabile delle risorse, rafforzamento della lingua e della cultura, qualità delle reti locali e accesso a mercati compatibili possono diventare criteri altrettanto importanti. Questa impostazione non rifiuta il mercato, ma ne ridefinisce le condizioni di legittimità.

Per le politiche pubbliche, il progetto offre un avvertimento metodologico. Se gli strumenti di supporto vengono disegnati su modelli urbani, rischiano di premiare imprese che assomigliano ai casi già noti e di rendere invisibili forme imprenditoriali diverse ma robuste. Per gli attori territoriali, invece, la ricerca mostra l’importanza di trasformare l’esperienza accumulata in metodo condiviso. Per gli imprenditori, infine, il valore sta nella possibilità di riconoscersi in una cornice che non li costringe a separare impresa e identità.

La conclusione del progetto nell’aprile 2026 non chiude il tema, ma lascia un patrimonio di pubblicazioni, presentazioni e strumenti concettuali. La pubblicazione “Samisk entreprenørskap: ny kunnskap, nye perspektiver”, indicata fra i risultati del 2026, riassume bene la direzione: nuova conoscenza e nuove prospettive. La novità, in questo caso, non consiste nel proporre un’altra etichetta per l’innovazione, ma nel restituire complessità a un fenomeno spesso letto con categorie troppo strette.

La Sámi Way dimostra che l’imprenditorialità può essere tecnologica senza essere tecnocentrica, internazionale senza perdere radici, innovativa senza coincidere con la crescita accelerata. Per le economie rurali, artiche e indigene, questa è una lezione concreta. Le imprese nascono dentro spazi culturali, ambientali e istituzionali specifici. Comprenderli meglio non è soltanto un atto di inclusione: è una condizione per progettare politiche più efficaci e modelli di sviluppo realmente aderenti ai territori.

Il webinar “Imprenditorialità sámi: nuove conoscenze, nuove prospettive” (in lingua norvegese)

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