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Ciad

L’innovazione di un ambientalismo calato nella povertà del Ciad

A N’Djamena un piccolo gruppo di ecologisti e di diplomati lotta per aumentare la consapevolezza nei confronti della protezione della natura

Ciad: la comunità fulana con i loro zebù
Alcuni membri della comunità fulana con i loro zebù: i conflitti tra le popolazioni stanziali e i pastori nomadi sono molto frequenti in Ciad e sono aggravati dal riscaldamento globale, che non risparmia purtroppo tun Paese poverissimo
(Foto: © Franck Charton/hemis.fr/LAIF)

Il Ciad è considerato uno dei Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici. Gli effetti si fanno sentire in tutti i settori della vita.
È lì che Joël Yodoyman mostra con orgoglio il proprio cellulare.

“Ecco, questa è una delle nostre esperte”, dice.

Il video mostra una bambina di nove anni intenta a tenere una presentazione. Il microfono gracchia, ma la bambina non si lascia intimidire.
Con voce chiara e fare disinvolto, spiega al pubblico come aumentare la sicurezza del focolare. Tra gli applausi del pubblico conclude la sua spiegazione dicendo:

“Non lasciamo che il fuoco distrugga il nostro ambiente”.

La ragazzina nel video del cellulare di Joël Yodoyman fa parte dell’organizzazione ambientale ciadiana “Espaces Verts du Sahel”, un’organizzazione locale che si batte per la protezione dell’ambiente.

“L’attenzione principale è rivolta ai giovani e ai bambini”, spiega il fondatore. “I bimbi di oggi sono i leader di domani. Vogliamo formarli per farli diventare pionieri della protezione dell’ambiente”.

Per più di dieci anni, il quarantenne ambientalista si è dedicato alla salvaguardia ambientale in Ciad e ha formato un piccolo gruppo di attivisti nel Paese centrafricano.

Ciad: l'attivista ambientale Joël Yodoyman
Joël Yodoyman è un noto attivista ambientale del Ciad, che prova a combattere gli effetti del cambiamento climatico e a tale scopo ha fondato nel 2012 a N’Djamena l’associazione “Espaces Verts du Sahel”

Metà della popolazione ha meno di quindici anni

“Nel Ciad è una questione di sopravvivenza”, aggiunge Joël Yodoyman. “Non posso prendermela con un padre di famiglia che non si interessa della protezione della natura. Ha altre preoccupazioni, come pagare la retta scolastica dei figli o come procurarsi il cibo per la sua famiglia”.

Eppure, tutti sentono gli effetti del cambiamento climatico.
Per l’attivista è essenziale che la prossima generazione cresca con la consapevolezza dell’importanza della tutela ambientale e che, con creatività e senso pratico, sappia integrare i principi ecologici nella vita quotidiana
Dopotutto, quasi la metà della popolazione dello Stato del Sahel ha meno di 15 anni.

Ciad: la riduzione del lago omonimo
Le variazioni di livello e di portata dell’acqua del lago Ciad dal 1972 a oggi, compresi il minimo del 1987 e la leggera ripresa del 2007: rispetto agli Anni Sessanta, il grande specchio d’acqua africano si è rimpicciolito del 90 per cento

Un grande lago rimpicciolito del 90 per cento

Il “Global Adaptation Index” indica che il Ciad è tra i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici nel mondo e, contemporaneamente, tra i più poveri.
Le conseguenze sono particolarmente evidenti nei pressi del lago Ciad, come racconta Roméo Koïbé.
Per anni, il ricercatore ha raccolto dati sul lago per la sua tesi di dottorato sui rifugiati climatici. Un tempo esso era uno dei più grandi laghi dell’Africa, ma dagli Anni Sessanta la sua estensione si è ridotta di circa il 90 per cento.
L’abbassamento del livello dell’acqua e la diminuzione degli stock ittici accentuano la povertà e alimentano i conflitti per le risorse, che sono sempre più scarse.
La crescente siccità, alternata a periodi di forti piogge, sta causando gravi problemi a una popolazione che per l’80 per cento dipende dall’agricoltura.
Roméo Koïbé spiega come quest’anno a N’Djamena abbia piovuto molto poco, mentre l’anno precedente la capitale della Nazione africana sia stata colpita da gravi inondazioni. Questi eventi estremi stanno spingendo sempre più giovani a lasciare le attività agricole e pescherecce tradizionali per cercare fortuna nelle città.

“Assistiamo a una vera e propria migrazione climatica verso i centri urbani. Tuttavia, spesso i giovani non trovano migliori opportunità professionali e in loro si fa largo la disillusione”, osserva Roméo Koïbé, sottolineando la precaria situazione economica del Paese.

Ciad: vi si sono stabiliti numerosi rifugiati climatici
Il Ciad è uno dei Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici al mondo: vicino al lago omonimo, che dagli Anni Sessanta si è ridotto di circa il 90 per cento, si sono stabiliti numerosi rifugiati climatici, che incarnano un grave problema
(Foto: © Boris Heger/Report Digital-REA/LAIF)

Dalla frustrazione nascono presto le proteste

Sebbene il Ciad dal 2003 sia anche un Paese produttore di petrolio, soltanto una minima parte di questa ricchezza viene distribuita alla popolazione.
Nella capitale N’Djamena il numero di ospedali è insufficiente e l’accesso all’acqua potabile e all’elettricità non è garantito.
L’iniqua distribuzione delle risorse, l’alto tasso di disoccupazione giovanile e l’estrema povertà, insieme alla frustrazione dovuta a un governo autocratico, sono stati i fattori che il 20 ottobre 2022 hanno scatenato le proteste di piazza, come spiega Helga Dickow, ricercatrice dell’Arnold Bergstraesser-Institut di Friburgo in Brisgovia.

“Il Ciad ha una lunga storia di guerre civili, ma non sono mai morte così tante persone in un solo giorno”, afferma la politologa.

La giornata di protesta è rimasta nella memoria della popolazione come il “Jeudi Noir” (“Giovedì Nero”). Infatti, il presidente ad interim Mahamat Idriss Déby Itno ha reagito senza pietà.

“Ogni opposizione è stata stroncata sul nascere”, dice l’esperta.

Da allora, in pochi osano ancora esprimere pubblicamente la propria opinione sul governo. Ma la frustrazione per le difficili condizioni di vita rimane.

Ciad: un Paese con tre zone climatiche distinte
Il Ciad è diviso in tre zone climatiche distinte: la savana sudanese a sud, il deserto del Sahara a nord e la cintura saheliana al centro

Il coraggio di riprendersi il proprio destino

Come molti altri giovani, dopo la laurea anche Joël Yodoyman di “Espaces Verts du Sahel” ha cercato a lungo un lavoro. Poi ha deciso di prendere l’iniziativa, sviluppando moduli per divulgare informazioni sul cambiamento climatico.

“Ho riunito i miei amici e nel 2012 abbiamo fondato un’associazione, che dopo qualche anno è diventata un’organizzazione ufficialmente registrata”, racconta a mo’ di conclusione.

La ONG “Espaces Verts du Sahel” all’evento sull’ambiente del “One Young World Summit” 2017

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