Additivi della gomma e qualità dell’aria indoor: nelle palestre di bouldering livelli di inquinamento paragonabili a quelli delle strade più trafficate del mondo

Arrampicare su una parete in legno e fibra di vetro aggrappandosi a prese in resina o poliuretano potrebbe essere un’attività meno salubre di quello che sembra. Il problema, però, riguarda soprattutto le scarpe da arrampicata, e gli additivi della gomma utilizzati per migliorare le loro prestazioni, che vengono rilasciati nell’aria nel momento in cui le suole vengono consumate dal contatto con la parete.
Secondo uno studio appena pubblicato da un team di ricercatori austriaci e svizzeri, le scarpe da arrampicata contengono additivi potenzialmente pericolosi per la salute umana, e nelle palestre di bouldering indoor sono stati misurati livelli di inquinamento tra i più alti mai documentati a livello mondiale – paragonabili a quelle delle strade più trafficate delle megalopoli urbane.
Qualità dell’aria indoor: il nuovo studio sulle palestre di bouldering
Casa, scuola, mezzi di trasporto pubblico: secondo diverse ricerche, europei e nordamericani passano quasi il 90% del tempo in ambienti indoor. La qualità dell’aria degli ambienti chiusi, quindi, gioca un ruolo di primo piano nella tutela della salute pubblica. Perciò, negli ultimi anni, gli scienziati hanno iniziato ad analizzare nel dettaglio l’aria che respiriamo all’interno degli edifici, studiando gli inquinanti chimici rilasciati da oggetti e prodotti di uso quotidiano come detergenti, candele profumate e cosmetici.
L’ultimo studio riguarda le scarpe da arrampicata, che possono inquinare pericolosamente l’aria all’interno delle palestre dedicate al bouldering: i ricercatori dell’EPFL e dell’Università di Vienna hanno dimostrato per la prima volta che l’aria delle strutture indoor presenta alte concentrazioni di sostanze chimiche potenzialmente dannose derivanti dall’usura delle suole delle scarpe da arrampicata. Le scarpette, infatti, contengono composti di gomma simili a quelli utilizzati nei pneumatici delle automobili, tra cui alcuni additivi sospettati di essere dannosi per l’uomo e l’ambiente.
Come spiega Anya Sherman, prima autrice dello studio e scienziata ambientale presso il Centro di Microbiologia e Scienza dei Sistemi Ambientali (CeMESS) dell’Università di Vienna,
“Le suole delle scarpe da arrampicata sono prodotti ad alte prestazioni, proprio come i pneumatici delle automobili”.
Gli additivi chimici, spiegano gli scienziati, rendono i materiali più resistenti e durevoli e perciò sono essenziali per il loro funzionamento. Il loro utilizzo, però, ha un costo. Soprattutto per le comunità urbane che non hanno accesso diretto all’arrampicata all’aperto.
L’analisi della composizione delle scarpe da arrampicata
Sherman si diverte a praticare l’arrampicata, così come il suo collega Thibault Masset, ricercatore post-dottorato del Laboratorio centrale per l’ambiente (CEL) dell’EPFL. Così i due, primi autori dello studio pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology Air, hanno pensato di testare la gomma delle proprie scarpe da arrampicata con gli stessi metodi utilizzati per l’analisi dei pneumatici delle auto. Come spiega Masset,
“Ci siamo chiesti se, come le particelle di pneumatico negli ambienti esterni, le particelle delle scarpe da arrampicata potessero risospendersi nell’aria degli ambienti interni. Per indagare su questo aspetto, abbiamo sviluppato un flusso di lavoro analitico ispirato ai metodi precedentemente utilizzati per analizzare gli additivi nei pneumatici”.
Masset ha raccolto campioni in varie località di Svizzera, Francia e Spagna e ha analizzato 30 diverse suole di scarpe per confrontare la loro composizione chimica con le particelle trovate nelle palestre di arrampicata.
“Queste analisi, insieme al campionamento dell’aria effettuato a Vienna con un impinger – un dispositivo che simula il sistema respiratorio umano per misurare le particelle sospese nell’aria – ci hanno fornito una panoramica completa delle sostanze chimiche presenti nelle palestre di arrampicata e dei potenziali livelli di esposizione sia per gli arrampicatori che per il personale”,
spiega.

Palestre di bouldering: inquinamento paragonabile a quello di una megalopoli
I risultati delle analisi condotte sulle scarpe da arrampicata sono tutt’altro che rassicuranti. Nelle scarpette testate dall’EPFL, i ricercatori hanno individuato alcune sostanze chimiche presenti nei pneumatici delle auto: tra i 15 additivi della gomma trovati nelle suole, c’era anche il 6PPD, uno stabilizzatore che è stato collegato alla morte dei salmoni nei fiumi. Come spiega Thilo Hofmann, vicedirettore del CeMESS,
“L’inquinamento dell’aria nelle palestre di bouldering era più alto di quanto ci aspettassimo. I livelli che abbiamo misurato sono tra i più alti mai documentati a livello mondiale, paragonabili alle strade a più corsie delle megalopoli”.
La concentrazione di queste sostanze chimiche, spiega Hofmann, era particolarmente elevata nelle palestre più trafficate, in quei contesti in cui molte persone si arrampicavano in uno spazio piuttosto ristretto. Non è ancora del tutto chiaro cosa questo possa significare per la salute umana, ma come sottolinea Hofmann le sostanze individuate nell’aria delle palestre non fanno parte di quello che dovremmo respirare, perciò bisognerebbe agire subito a tutela dei gruppi più sensibili, a cominciare dai bambini. Anche prima di conoscere tutti i dettagli sui rischi dell’esposizione a queste sostanze.
I ricercatori hanno sottolineato la proficua collaborazione dei gestori delle palestre di bouldering, che hanno mostrato un grande interesse nel migliorare la qualità dell’aria dei loro ambienti indoor: per un ambiente più salubre, spiega Sherman, si dovrebbe iniziare da una migliore ventilazione e una più accurata pulizia degli ambienti. Se le scarpette continueranno a essere prodotte con questi additivi, però, gli sforzi dei gestori delle palestre potrebbero non bastare:
“La nostra ricerca mira anche a sensibilizzare i produttori di gomma. Ora che abbiamo identificato le sostanze chimiche potenzialmente dannose nelle palestre di arrampicata indoor, il loro uso nei prodotti stessi dovrebbe essere escluso”,
aggiunge Masset.
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