L’isolamento e le sanzioni internazionali rendono difficile una valutazione accurata dell’attuale sviluppo tecnologico di Pyongyang

Negli ultimi decenni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante a livello globale, con applicazioni che spaziano dai settori civili a quelli militari. Sebbene molte Nazioni abbiano investito significativamente in queste tecnologie, la Corea del Nord rappresenta un caso particolarmente interessante e complesso.
L’isolamento del Paese, insieme alle rigorose sanzioni internazionali, rende difficile una valutazione accurata dello stato attuale del suo sviluppo tecnologico. Tuttavia, informazioni provenienti da fonti open source suggeriscono che il Governo di Pyongyang abbia intrapreso un ambizioso percorso nell’ambito dell’AI, con applicazioni che spaziano dalla sicurezza nucleare a simulazioni belliche, con implicazioni rilevanti per la comunità internazionale.
L’inizio dell’AI in Nord Corea grazie al programma “Eunbyul” nel 1998
Le prime tracce di sviluppo nell’ambito dell’AI in Corea del Nord risalgono agli Anni 90, quando il Paese asiatico ha avviato il programma “Eunbyul” nel 1998. L’obiettivo iniziale era affrontare sfide nazionali come la previsione dei livelli di inquinamento atmosferico, la gestione della siccità e il monitoraggio delle turbine idrauliche. Con il tempo, l’uso del deep learning e del machine learning si è ampliato, comprendendo anche modelli per la gestione della pandemia da COVID-19, dove sono stati sviluppati algoritmi per ottimizzare l’uso delle mascherine e per individuare i sintomi clinici più rilevanti.
Nel 2019, la Nord Corea ha introdotto modifiche alla sua Costituzione per enfatizzare la “informatizzazione” come parte della sua strategia economica. La creazione dell’Artificial Intelligence Research Institute nel 2013, ora sotto il Ministero dell’Industria dell’Informazione, ha consolidato gli sforzi del Paese per promuovere la digitalizzazione e modernizzare la propria economia. Inoltre, l’ambito accademico ha visto l’introduzione di corsi universitari incentrati sull’intelligenza artificiale, con istituti come l’Università Kim Il-sung che hanno creato centri di ricerca avanzati in tecnologie come il riconoscimento vocale, l’analisi dei big data e l’interpretazione simultanea.
Applicazioni civili e militari, a partire dallo studio del 2022 sul nucleare
Le applicazioni dell’AI in Corea del Nord sono molteplici e riflettono l’approccio pragmatico del regime. Un esempio significativo è lo studio sulla sicurezza nucleare, pubblicato nel 2022, in cui scienziati nordcoreani hanno sviluppato un algoritmo genetico per ottimizzare il caricamento del nucleo di reattori nucleari, riducendo i rischi di incidenti e aumentando l’efficienza della generazione di energia. Questo approccio sottolinea l’importanza del machine learning e del deep learning nella gestione di tecnologie critiche e nella sicurezza nazionale.
D’altro canto, l’AI viene utilizzata anche in ambito militare. Nel 2022, un articolo sulla rivista “Information Science” ha rivelato un progetto di simulazione bellica basato sull’apprendimento rinforzato (RL), un metodo di machine learning che si presta all’ottimizzazione di decisioni in contesti complessi, come le simulazioni di guerra. Questo tipo di tecnologia potrebbe, in futuro, essere utilizzato per simulare conflitti reali e affinare la pianificazione strategica militare.

Il tema delle sanzioni ONU e il rischio di proliferazione “open” o cinese
Le sanzioni internazionali, in particolare quelle imposte dalle Nazioni Unite, rappresentano una delle principali difficoltà nell’ambito della cooperazione scientifica e tecnologica della Corea del Nord. Nonostante le restrizioni, ci sono preoccupazioni per il trasferimento intangibile di tecnologie, ossia la possibilità che il Governo di Pyongyang possa accedere a conoscenze e tecnologie avanzate attraverso canali non fisici, come conferenze internazionali o servizi di cloud computing. Tali trasferimenti, seppur difficili da monitorare, potrebbero bypassare le limitazioni imposte dalle sanzioni, alimentando il rischio di applicazioni militari di tecnologie inizialmente sviluppate per scopi civili.
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la collaborazione tra scienziati nordcoreani e accademici o aziende estere. Ad esempio, il coinvolgimento di ricercatori cinesi, legati a enti sotto embargo, potrebbe suggerire canali di trasferimento tecnologico che aggirano le restrizioni. Inoltre, l’uso di piattaforme di cloud computing come Google Collab o Microsoft Azure, che offrono ambienti di sviluppo per l’AI, potrebbe rendere più difficile il monitoraggio e il controllo delle tecnologie trasferite.
Necessario monitorare i trasferimenti fisici di tecnologia e quelli intangibili
Nonostante le difficoltà imposte dall’isolamento e dalle sanzioni, la Corea del Nord sta facendo significativi progressi nello sviluppo dell’AI. La Nazione affacciata sul Mar del Giappone non soltanto sta investendo in applicazioni civili come la sicurezza nucleare e la gestione ambientale, ma sta anche esplorando l’uso di queste tecnologie in ambito militare. Le implicazioni di queste attività per la comunità internazionale sono sostanziali, poiché il trasferimento di tecnologie avanzate potrebbe minare gli sforzi globali di non proliferazione.
Per mitigare i rischi associati, è essenziale che le politiche internazionali si adattino, monitorando non solo i trasferimenti fisici di tecnologia, ma anche quelli intangibili. Inoltre, le istituzioni accademiche e le aziende tecnologiche dovrebbero adottare misure più rigorose per monitorare le collaborazioni con entità di Pyongyang, assicurando che non vengano violate le normative internazionali.
In conclusione, il caso della Nord Corea evidenzia le sfide moderne nella gestione delle tecnologie avanzate, in particolare quando queste vengono applicate in contesti geopolitici delicati. La crescente digitalizzazione e l’uso dell’AI in vari settori devono essere attentamente monitorati per evitare che diventino strumenti di proliferazione militare, mentre le opportunità per la cooperazione scientifica rimangono un terreno di grande interesse e potenziale rischio.
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