I risultati sorprendenti di uno studio della Northwestern University negli USA: la vicinanza agli spazi verdi ci ringiovanisce di oltre due anni

A fine giugno una notizia dalla Corea ha stupito il mondo intero, annunciando che i cittadini erano diventati improvvisamente più giovani a causa di un nuovo sistema di calcolo dell’età. La buona notizia per i non coreani è che per ringiovanire potrebbe bastare qualcosa di molto più semplice e naturale: vivere a contatto con il verde. È quanto emerge da uno studio americano pubblicato sulla rivista Science Advances e condotto dai ricercatori della Northwestern University.
Da tempo la presenza di spazi verdi, soprattutto in ambito urbano, è associata a benefici come una migliore salute cardiovascolare e una riduzione dello stress. Ora però la ricerca aggiunge un tassello in più: vivere vicino o frequentare regolarmente aree verdi sembra rallentare l’invecchiamento biologico, con effetti misurabili a livello molecolare.
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Il contatto con il verde può svecchiarci di oltre 30 mesi
Secondo lo studio condotto dalla Northwestern University, vivere in prossimità di spazi verdi può essere una delle chiavi per un invecchiamento più sano e rallentato. I ricercatori hanno osservato che le persone con maggiore esposizione a parchi e aree verdi risultavano biologicamente più giovani di circa 2,5 anni rispetto a chi aveva meno contatto con la natura.
Per arrivare a queste conclusioni è stata analizzata l’esposizione a lungo termine, circa vent’anni, agli spazi verdi urbani, utilizzando come indicatore l’età epigenetica basata sulla metilazione del DNA, un biomarcatore capace di riflettere i cambiamenti biologici legati all’invecchiamento e alle malattie correlate.
“Quando pensiamo a come rimanere in salute con l’avanzare dell’età ci concentriamo su alimentazione, attività fisica e sonno, ma la nostra ricerca dimostra che anche l’ambiente in cui viviamo, e in particolare l’accesso agli spazi verdi, gioca un ruolo fondamentale”, ha spiegato Kyeezu Kim, autore principale dello studio.
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Più verde urbano significa migliore salute pubblica
Il campione analizzato comprendeva oltre 900 persone provenienti da quattro città degli Stati Uniti: Birmingham, Chicago, Minneapolis e Oakland. L’esposizione agli spazi verdi è stata misurata attraverso immagini satellitari, valutando sia la percentuale di vegetazione sia la presenza di parchi rilevanti nelle vicinanze delle abitazioni, mentre l’età biologica è stata stimata tramite analisi del sangue.
Lifang Hou, responsabile del gruppo di ricerca, ha sottolineato come l’ambiente naturale sia in grado di influenzare la salute a livello molecolare, producendo effetti osservabili e misurabili. Secondo la ricercatrice, questi risultati contribuiscono a comprendere meglio il legame tra natura, prevenzione delle malattie croniche e longevità.
Lo studio apre inoltre nuove prospettive per la pianificazione urbana e la riduzione delle disuguaglianze sanitarie, evidenziando la necessità di garantire un accesso equo agli spazi verdi, indipendentemente da reddito, sesso o origine etnica.
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La sostenibilità urbana come investimento sulla longevità
Quello statunitense è solo l’ultimo di una lunga serie di studi che dimostrano come portare più natura nelle città migliori la salute umana, l’ambiente e la biodiversità. Ricerche finlandesi e olandesi hanno evidenziato una riduzione nell’uso di farmaci e una protezione maggiore contro numerose patologie per chi vive vicino ad aree verdi.
Secondo Lancet, aumentare del 30 per cento la copertura arborea urbana potrebbe ridurre significativamente le temperature cittadine e abbattere le morti premature dovute al caldo. È una conferma ulteriore di come la sostenibilità urbana non sia un costo, ma un investimento diretto sulla qualità e sulla durata della vita.
Promuovere mobilità sostenibile, incrementare gli spazi verdi e adottare infrastrutture ecocompatibili, come le pavimentazioni riciclabili di Terra Solida, significa costruire città più sane, resilienti e umane. Il messaggio è chiaro: la natura non è un lusso estetico, ma un alleato fondamentale per il futuro della salute collettiva.
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