Al NOI Techpark di Bolzano il vertice europeo di IASP affronta il nodo dell’alimentazione sostenibile tra scienza, etica e mercato

Per la prima volta, dal 7 al 9 maggio 2025, Bolzano ha ospitato il vertice europeo dell’International Association of Science Parks and Areas of Innovation (IASP), rete globale con membri in 78 Paesi, impegnata nel coordinamento strategico tra i parchi scientifici e le aree dell’innovazione. La sede del summit viene di volta in volta selezionata attraverso una valutazione delle candidature e la scelta di Bolzano è stata motivata dalla forte identità scientifica e tecnologica del NOI Techpark, in linea con i valori promossi da IASP: innovazione, sostenibilità e impatto locale con rilevanza europea, filo conduttore che ha guidato ogni singolo dibattito.
Tre giorni di incontri, workshop e visite guidate hanno riunito oltre 120 rappresentanti di distretti tecnologici e poli della ricerca da più di 20 Paesi. Tra le figure istituzionali presenti, anche la CEO di IASP, Ebba Lund, che ha aperto le conferenze sottolineando l’urgenza di soluzioni collaborative e territoriali di fronte alle sfide globali.
Giovedì 8 maggio, dopo una sessione mattutina dedicata alle green technologies, i lavori si sono concentrati su un altro fronte cruciale della sostenibilità: il rapporto tra cibo e salute. Esperti e relatori internazionali hanno così approfondito le sfide legate alla “cultured meat“, sollevando interrogativi scientifici e regolatori. L’obiettivo? Capire come costruire un sistema alimentare più etico, sicuro e anche economicamente pronto a competere con nuovi tipi di alimentazione.
Il potenziale trasformativo della fermentazione nel sistema alimentare
Moderato da André Domin, del Technologiepark Heidelberg (Germania), il panel ha preso il via con l’intervento di Marco Gobbetti, Chief Scientist del NOI Techpark, che ha proposto un excursus dal titolo “Food: from tradition to innovation“. Il suo intervento ha posto al centro il ruolo della fermentazione come driver di sostenibilità e salute. Gobbetti ha infatti ricordato come la fermentazione sia un processo biotecnologico in grado di trasformare carboidrati in alcol o acidi organici tramite microrganismi, come lieviti o batteri lattici, in condizioni quasi anaerobiche. Un meccanismo antichissimo, che coinvolge microrganismi naturalmente presenti o introdotti attraverso starter selezionati.
La fermentazione, una delle aree di specializzazione del medesimo NOI Techpark, rappresenta un importante campo strategico in cui l’innovazione alimentare si integra con una visione olistica della salute. Basti pensare che oggi i cibi fermentati costituiscono tra il 30% e il 70% della dieta umana globale, con picchi tra il 20% e il 50% nella dieta quotidiana europea. Molti di questi alimenti sono anche espressione della cultura gastronomica locale.
Gobbetti ha infine evidenziato come la fermentazione sia estremamente utile e versatile dal punto di vista dell’innovazione: consente di ridurre il consumo di proteine animali a favore di quelle vegetali, valorizza gli scarti alimentari e contribuisce alla prevenzione delle malattie attraverso un’alimentazione più consapevole. Emblematico, in questo senso, il caso di Bolzano e del riutilizzo delle mele in ottica circolare.
Nutrire il futuro: il grandissimo nodo irrisolto della carne coltivata…
La seconda parte della mattinata ha visto protagonista Agnes von Matuschka, del Potsdam Science Park (Germania), che ha posto con forza una domanda sempre più pressante: saremo davvero in grado di nutrire le prossime generazioni?
Il dibattito si è incentrato sulla necessità di individuare alternative sostenibili alla carne proveniente da allevamenti intensivi, dove l’uso massiccio di antibiotici rappresenta un rischio crescente per la salute pubblica. Le soluzioni all’orizzonte sono diverse: proteine vegetali, carne coltivata in laboratorio, stampa 3D di tessuti animali. Quest’ultima, ha ricordato von Matuschka, è già una realtà regolamentata e in commercio negli Stati Uniti e in diversi Paesi asiatici. In Europa, invece, mancano ancora un quadro normativo comune e una strategia condivisa.
Questo non significa che l’Unione Europea non sia consapevole della posta in gioco, ma l’eterogeneità normativa tra i 27 Stati membri rende complessa qualsiasi iniziativa unitaria. Von Matuschka ha ribadito che la cooperazione, non la competizione, dovrà guidare la risposta europea: solo lavorando insieme sarà possibile sviluppare soluzioni più etiche e sostenibili, ma anche capaci di competere con i mercati statunitense e cinese.
Emblematico su tutti il caso del foie gras – prodotto noto per le sofferenze inflitte agli animali – che sta portando alcune aziende francesi a sviluppare alternative sintetiche. In assenza di una politica coordinata, però, sono le singole realtà locali a muoversi da sole. Pur sottolineando con forza le implicazioni etiche legate all’adozione di modelli alimentari alternativi, von Matuschka ha evidenziato che, anche sotto il profilo economico, l’Europa non può permettersi di restare indietro: il rischio è quello di perdere una quota significativa di un mercato innovativo in rapida evoluzione.

Cultura del cibo e percezione pubblica: un dibattito da approfondire
Nella tavola rotonda che ha seguito gli interventi principali, Agnes von Matuschka, Roz Bird (Norwich Research Park, Gran Bretagna), Marco Gobbetti e Peter Pramstaller, direttore dell’Istituto di Biomedicina di Eurac Research, si sono confrontati sul futuro del cibo, discutendo di ricerca, tecnologie emergenti e percezione sociale.
Tra le domande emerse dal pubblico, una ha catalizzato l’attenzione: “La carne coltivata o stampata in 3D è davvero sicura? Come possiamo sapere cosa stiamo mangiando?”. La risposta condivisa ha rovesciato la prospettiva: nemmeno oggi abbiamo piena consapevolezza di cosa ingeriamo. Un punto di partenza che ribalta la prospettiva e invita a ripensare in profondità il rapporto tra produzione alimentare, tracciabilità e trasparenza verso consumatori sempre più esigenti.

Alla scoperta dei numerosi luoghi dell’innovazione in Europa
La mattinata si è conclusa con una serie di technical tours all’interno dei laboratori e delle infrastrutture scientifiche del NOI Techpark. I partecipanti, suddivisi in gruppi in base alle proprie aree di interesse, hanno avuto l’opportunità di esplorare in prima persona le attività di ricerca applicata.
C’è chi ha scelto il tour dedicato alle Green Technologies, con focus sulle soluzioni per la transizione energetica. Altri si sono concentrati proprio sul settore Food & Health, approfondendo le attività su materie prime, sottoprodotti, processi di fermentazione e salute di precisione. Un terzo gruppo ha visitato il centro terraXcube, dove vengono simulate condizioni climatiche estreme: dalla rarefazione dell’aria in cima all’Everest al caldo torrido dei deserti africani. Un’occasione concreta per toccare con mano i luoghi dove la scienza incontra il territorio e dove l’innovazione si traduce in applicazioni tangibili.
Non a caso, uno dei momenti salienti della conferenza è stato un workshop interattivo in cui i partecipanti hanno riflettuto sul ruolo strategico che avranno in futuro in Europa strutture come il NOI Techpark. Tra i risultati principali del workshop, la consapevolezza che una rete più coesa e sinergica non può che aumentare il potenziale innovativo dell’Europa. Ogni Paese e, di conseguenza, ogni parco scientifico e tecnologico hanno competenze e responsabilità di rilievo: se saranno messe in comune in modo più efficace, a beneficiarne non saranno solo le regioni e le aziende, ma l’Europa intera nel suo complesso.
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