Geotag:

AustraliaAustriaCanadaCroaziaFranciaGermaniaGran BretagnaItaliaSerbiaStati Uniti d’AmericaSudafricaSvizzera

L’insospettabile attinenza fra neurodivergenze e grandi innovatori

Ecco perché fra scienziati, artisti e pensatori di ieri e di oggi ritroviamo moltissimi casi di geni nello spettro autistico o affetti da disturbi ADHD

Neurodivergenze: una gamma di modi unici di percepire il mondo
Lo spettro autistico non è un limite, ma una gamma di modi unici di percepire il mondo: ogni persona affetta da autismo ha talenti e prospettive che arricchiscono la nostra società

Tra i grandi scienziati, i grandi artisti e i grandi innovatori del pensiero dell’umanità di tutti i tempi, ci troviamo spesso di fronte a persone neurodivergenti; ad esempio, storicamente parlando, Charles Darwin, Emily Dickinson, Michelangelo, Nikola Tesla e Albert Einstein e molti altri erano nello spettro autistico, mentre Leonardo Da Vinci e Wolfgang Amadeus Mozart erano affetti da ADHD (Disturbo da Iperattività e Attenzione). Isaac Newton era sia nello spettro autistico che ADHD. Tra le persone più potenti e influenti di oggi troviamo Elon Musk, Steve Jobs, Stanley Kubrick, Daryl Hannah nello spettro autistico; inoltre, ci sono Bill Gates, Simone Biles, Emma Watson e Michael Phelps con l’ADHD, per citarne pochi.

È stata la sociologa australiana Judy Singer a parlare per prima di neurodivergenza negli Anni 90, compiendo un’innovazione concettuale, culturale e scientifica fondamentale nello studio dello spettro autistico, in un periodo terribile dove l’autismo veniva associato direttamente alla disabilità e in cui veniva attribuita la “responsabilità” dell’esistenza della persona autistica alla madre

“fredda e anaffettiva che più o meno inconsciamente non accettava il figlio”.

In seguito all’innovazione del punto vista scientifico su queste tematiche, è stato scoperto e dimostrato che tutte le persone neurodivergenti hanno un funzionamento neurologico differente da quello che è considerato tipico o normale perché i loro stessi circuiti cerebrali percorrono collegamenti differenti rispetto a quelli dei neuro-tipici.

La neurodivergenza ha una origine genetica; può essere gestita più o meno efficacemente e limitatamente dall’educazione e dalla consapevolezza della sua sussistenza, ma non può essere superata o “guarita”; è una condizione, non è una malattia. Va piuttosto valorizzata e integrata per consentire uno sviluppo armonioso e sereno del soggetto che ne è caratterizzato.

Oltre allo spettro autistico e all’ADHD sono neurodivergenze: i DSA (Disturbi dell’Apprendimento), ovvero dislessia, discalculia, eccetera; il DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio); l’APC (Alto Potenziale Cognitivo o plus-dotazione).

Spesso queste neurodivergenze sono caratterizzate da comorbilità, ovvero sono presenti nella stessa persona da due a più neurodivergenze e può capitare che la loro individuazione sia resa difficile dalla presenza di una plus-dotazione che maschera tutto il resto.

Neurodivergenze: l’ADHD non è soltanto iperattività o distrazione
L’ADHD non è soltanto iperattività o distrazione: è anche una fonte di energia, creatività e pensiero fuori dagli schemi che può portare a soluzioni decisamente innovative

Società e conoscenza del fenomeno

Siamo di fronte ad un fenomeno di grande portata la cui individuazione e conseguente gestione dovrebbe condurre ad una rivoluzione copernicana della ricerca, della divulgazione scientifica, della valutazione psico-diagnostica, della operatività verso l’utenza finale, della cultura, della educazione e della comunicazione verso le masse.

Per quanto riguarda gli esperti la conoscenza globale e approfondita di tale fenomeno è adeguata in un certo numero di specialisti, ricercatori e scienziati, ma non abbastanza diffusa e comunque tendenzialmente settorializzata in molti operatori che lavorano nell’ambito della salute pubblica e nell’ambito educativo.

La conoscenza del fenomeno delle neurodivergenze è, invece, attualmente molto “limitata” o assente nella popolazione non esperta, anzi quest’ultima è spesso portatrice di informazioni parziali o false come il fatto che la neurodivergenza significhi automaticamente disabilità. Inoltre, molte persone neurodivergenti non sanno di esserlo o lo scoprono solo in età adulta.

È necessario migliorare questo stato di cose perché: una consapevolezza e conoscenza scientifica diffusa di tale fenomeno potrà aiutare i neurodivergenti stessi a valorizzare le proprie caratteristiche senza nascondersi dietro la tipicità e portare avanti il proprio modo “divergente e innovativo” di vedere e valutare le cose che li circondano; la persona neurodivergente che si nasconde dietro la tipicità usa e spreca risorse psichiche e cognitive che non vengono spese in altri ambiti dove invece potrebbero fruttificare, inaridendo il proprio potenziale; si rischiano conseguenze negative sul benessere psico-fisico delle persone neurodivergenti e sul loro mancato sano ed equilibrato “adattamento” all’ambiente di vita circostante, senza perdere la propria specificità.

Nonostante le neurodivergenze riguardino una buona fetta della popolazione, la conoscenza della galassia delle neurodivergenze purtroppo non appartiene ancora alla cultura di massa; c’è poca diffusione relegata prevalentemente agli operatori del settore o agli “appassionati” della tematica e delle volte può capitare comunque che le poche informazioni che vengono fornite al pubblico non siano esatte o esaustive perché non date da persone specialiste e competenti.

Neurodivergenze: sensibilizzare il prossimo su autismo e ADHD è fondamentale
Sensibilizzare il prossimo su autismo e ADHD è fondamentale per costruire una società che sappia sostenere e valorizzare le differenze di ognuno, a partire dalla scuola

Consapevolezza e difficoltà pratiche

A prescindere dalla consapevolezza della loro presenza nei singoli individui, le neurodivergenze condizionano in qualsiasi caso numerosi ambiti e in tutti i periodi della vita di una persona, dall’età evolutiva alla vita adulta.

Sia che vengano gestite o meno influenzeranno ogni ambito di vita della persona, dallo scolastico, al relazionale al lavorativo; le neurodivergenze condizioneranno sempre e comunque il modo di pensare, di comportarsi, di auto-percepirsi e le difficoltà di integrazione nella persona che ne è caratterizzata.

Parliamo ad esempio di funzioni esecutive, che sono un insieme di abilità cognitive che ci permettono di pianificare, organizzare, prendere decisioni, risolvere problemi, controllare gli impulsi e adattare il nostro comportamento alle diverse situazioni e contesti di vita. Esse ci consentono ad esempio, durante lo sviluppo, di acquisire automatismi nella lettura, scrittura, nell’allacciare le scarpe e via dicendo e di focalizzarci sui contenuti e non sulle funzioni medesime.

Molte persone neurodivergenti possono presentare delle difficoltà nell’ambito delle funzioni esecutive. Queste difficoltà possono manifestarsi in diversi modi, ovvero nella difficoltà di pianificazione e organizzazione, in una scarsa flessibilità, con problemi di controllo degli impulsi, con difficoltà a mantenere l’attenzione e con problemi di memoria di lavoro.

Le funzioni esecutive ottimali consentono di essere efficaci a scuola e di ottenere dei risultati eccellenti. Quando sono deficitarie, anche dove c’è una intelligenza molto elevata, la persona può non riuscire a restituire efficacemente la misura del suo reale apprendimento scolastico. Le funzioni esecutive deficitarie, se non gestite dalla persona che ne è caratterizzata o dall’ambiente circostante, possono portare a un mancato sviluppo dei suoi talenti e delle sue plus-dotazioni.

Inoltre, le persone neurodivergenti possono essere caratterizzate da problemi di elaborazione visuo-spaziale che richiedono una visita optometrica (e non semplicemente oculistica).

Neurodivergenza e ambienti di vita

Quando gli ambienti di vita (familiari, di apprendimento o lavorativi) di questi soggetti sono rigidi, ostili, non accoglienti, impreparati o non adatti a vivere le loro specificità le persone neurodivergenti possono incorrere in alcune difficoltà.

Una delle prime istituzioni che ha iniziato concretamente ad affrontare e ad accogliere quotidianamente la neurodivergenza è stata la scuola, principalmente nella fase della prima scolarizzazione, dove troviamo per legge degli strumenti compensativi e dispensativi per venire incontro a queste persone e consentire un buon percorso scolastico ed una restituzione degli apprendimenti effettivi.

Nei gradi superiori di scuola non esiste ancora una cultura diffusa della neurodivergenza e, se non ci sono formali certificazioni precedenti, i docenti continuano a semplificare la valutazione dei comportamenti degli studenti, scambiandoli semplicemente per disfunzionali e attribuendoli ad una cattiva educazione, colpevolizzando genitori o i neurodivergenti stessi.

Anche quando c’è la volontà – e non sussistono ostacoli nell’inizio dell’iter per individuare queste persone – esistono comunque problemi e carenze nella formazione dei docenti medesimi fatta a macchia di leopardo in maniera non globale e completa.

Neurodivergenze: ci ricordano che non esiste soltanto un modo “giusto” di pensare:
La neurodiversità ci ricorda che non esiste soltanto un modo “giusto” di pensare: abbracciare le differenze cognitive può infatti favorire l’inclusività e il progresso

Le residuali criticità del problema

Permangono quindi alcune criticità, che vale la pena descrivere in maniera puntuale: in ambito scolastico-educativo una formazione non sistematica e sufficientemente approfondita delle risorse umane a tutto tondo sulla galassia delle neurodivergenze; un’ostilità culturale dei genitori nell’accettare una possibile neurodivergenza nel proprio figlio; i servizi sociali o psichiatrici, che entrano in gioco solo se attivati dai genitori, legando le mani alla scuola che non può utilizzare strumenti e risorse previsti per legge; la figura del pediatra alcune volte non focalizzata ad intercettare alcuni segnali di questi disturbi e a condurre i genitori verso gli iter più adeguati da seguire per una eventuale valutazione psico-diagnostica.

Neurodivergenze: un ambiente lavorativo inclusivo riconosce il valore della neurodivergenza
Un ambiente lavorativo inclusivo riconosce il valore della neurodivergenza, promuovendo spazi in cui tutti possano contribuire con le proprie capacità uniche

I suggerimenti per il futuro prossimo

Occorre innovare il punto di vista sulla neurodivergenza, potenziando la preparazione a tutto tondo di coloro che gravitano nelle scuole e negli ambienti di cura, e che per forza di cose, entrano statisticamente in contatto con le persone neurodivergenti.

Vi è la necessità che venga acquisita una cultura potenziata sulle neurodivergenze, nella sua accezione sia globale che specifica, e che vengano studiati nuovi strumenti e strategie a livello capillare per l’individuazione di queste persone, specie quando mascherano a se stesse e al mondo le proprie caratteristiche di funzionamento, ed in modo che possano finalmente svilupparsi nel modo a loro più congeniale.

È necessario diffondere il concetto che la neurodivergenza non è una disabilità ma che può diventarlo se l’ambiente è ostile, se cerca di tipicizzare ciò che diverge, se non include, se non innova il proprio punto di vista su queste persone.

Occorre anche creare una cultura capillare e diffusa sulla galassia delle neurodivergenze anche per le famiglie, che spesso si trovano spaesate, in un ambito del benessere mentale per loro completamente alieno, incapaci di capire di fronte a quale tipologia di difficoltà si trovano. Famiglie che non sanno a chi rivolgersi, o che magari si affidano con fiducia a degli specialisti sia del pubblico che del privato non sufficientemente aggiornati, pensando che la loro prima risposta sia sufficiente e definitiva, per poi vedersi sgretolare qualsiasi loro certezza con le misteriose difficoltà ingravescenti dei figli sia a scuola che a casa. Famiglie che delle volte possono frantumarsi esse stesse sotto il peso della loro difficoltà/incapacità di aiutare dei figli o delle figlie così complessi.

Solo garantendo una diffusione massmediatica capillare di conoscenza globale su questo fenomeno la società potrà gestire efficacemente tutti gli ostacoli che le neurodivergenze possono implicare, permettendo alle persone neurodivergenti di poter continuare a contribuire all’innovazione del pensiero e della scienza dell’umanità.

Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti

Persuasione o manipolazione? Genesi e impatto storico delle PR
Osservare le scimmie per comprendere a fondo gli esseri umani
È la propensione al consumo l’atavico motore dell’innovazione

Neurodivergenze: le persone affrontano spesso difficoltà legate alla società e all’ambiente
Le persone neurodivergenti affrontano spesso difficoltà legate alla società e all’ambiente, non alla loro condizione: l’adattamento e la comprensione fanno la differenza

Vedi sulla mappa

COMMENTI

Lascia un commento

Articoli correlati