La City of London innova dal 1191 con regole di governo arcaiche, dove aziende e oligarchie dettano legge in un mix unico di tradizione e potere

Un vero e proprio segreto di Pulcinella fa di Londra un’eccezione europea, se non addirittura mondiale. La cosiddetta “City” gode naturalmente della deferenza che ovunque si dà al mito di una capitale britannica a lungo star del capitalismo occidentale e primigenia forza motrice dell’ottocentesca rivoluzione industriale.
Ma il cuore della metropoli inglese, da non confondere con la “Grande Londra” sviluppatasi nei secoli attorno al nucleo centrale verso il West End da una parte e in direzione della foce del Tamigi dall’altra, conserva un elemento che la rende unica a livello continentale e la proietta sociologicamente indietro nel tempo.
Giuridicamente parlando, la “città storica” raccolta attorno a Lombard Street, con i suoi costosissimi edifici e le residenze per miliardari, è infatti l’ultimo retaggio di una concezione antichissima della politica e dell’elettorato attivo: è il relitto di una struttura “oligarchica” in cui non soltanto i cittadini residenti, ma anche le società private domiciliate all’interno dei suoi confini, concorrono ad eleggere gli organi rappresentativi: in estrema sintesi, è l’ultimo vero comune “medievale” rimasto in Europa.
Democrazia oligarchica: quando la scelta è un privilegio
La “Città di Londra”, cara a Primi Ministri e politici conservatori come David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak e agli uomini d’affari d’oltre Manica, è infatti quella porzione della megalopoli che occupa storicamente l’area più vecchia dell’agglomerato urbano, dislocata grossomodo tra Chancery Lane, Charterhouse Street, la Tower of London e, naturalmente, la riva del fiume.
Nonostante la Brexit abbia ridimensionato il ruolo della “City” come fulcro finanziario europeo, essa mantiene una posizione dominante a livello globale, grazie a un sistema legale flessibile, una fitta rete di collegamenti internazionali e la concentrazione di servizi finanziari d’eccellenza. Le sue peculiarità istituzionali, però, restano immutate.
È un “quartiere” londinese che non dipende dall’amministrazione comunale, bensì una realtà a parte e a se stante, quasi uno “Stato nello Stato”. La “City of London Corporation” ha in effetti un proprio sindaco, suoi magistrati e autonome forze dell’ordine, totalmente indipendenti e distinte dalla Metropolitan Police.

Un sistema di governo tuttora frutto della Magna Charta
La struttura della “Corporazione” che amministra il così detto “Miglio Quadrato”, con sede nella Guildhall, splendido edificio realizzato nel 1441, ha in effetti caratteristiche uniche che cozzano con l’odierna accezione di democrazia nel mondo e comprende due camere, la Corte degli Assessori (“Court of Aldermen”), eletta in 25 collegi uninominali, e la Corte del Consiglio Comune (“Court of Common Council”), composta di 100 membri scelti nei medesimi collegi, che in tal guisa divengono plurinominali.
Il nome ufficiale dell’ente è “Mayor and Commonalty and Citizens of the City of London” e trova fondamento nell’articolo 9 (“Liberties of London”) della “Magna Charta Libertatum”, il cui testo è invariato dal lontano 1297:
“The City of London shall have all the old Liberties and Customs [which it hath been used to have]. Moreover, we will and grant, that all other Cities, Boroughs, Towns, and the Barons of the Five Ports, and all other Ports, shall have all their Liberties and free Customs”.

Voto ponderato e internazionale: più affari, più influenza
Le tre principali cariche individuali, il “Signor Sindaco” e gli “Sceriffi”, sono scelti con suffragio ristretto ed elettorato passivo ancora più limitato. Chi ha più dipendenti, magari dislocati in Australia, Canada, Nuova Zelanda o Sud Africa, e di conseguenza un giro d’affari maggiore, ha più potere di voto. E chi ha più potere di voto incide fatalmente (al ribasso) sul proprio carico fiscale, in Gran Bretagna così come nel resto del mondo.
Tale sistema di governo è andato sempre più differenziandosi da quello degli altri enti municipali britannici, non essendo stato intaccato dalla riforma delle amministrazioni municipali del 1866 e dalle norme successive, e neppure dalla conferma di una “Grande Londra” divisa in trentadue “borghi” avvenuta nel 2000.

Un microcosmo di potere e denaro nel “miglio quadrato”
Oggi, la City of London rimane un crocevia di capitali e interessi globali, anche se alcuni osservatori ne criticano l’opacità e la resistenza a riforme democratiche. Tuttavia, il suo status di enclave giuridico-fiscale, unito alla tradizione di autonomia, continua a garantirle un’influenza sproporzionata rispetto alle dimensioni.
La sopravvivenza nel ventunesimo secolo di un simile sistema di governo è razionalizzata dal ristrettissimo numero di abitanti del “miglio quadrato” di una vera e propria Montecarlo d’Albione, appena novemila persone contro i quasi nove milioni di soggetti residenti complessivamente nella metropoli di Londra (fra i quali cinquecento istituti di credito, la metà dei quali nemmeno britannici) o il mezzo milioni di pendolari, ma a ciò si aggiunge lo scarsissimo ricambio generazionale e sociale a causa degli esorbitanti costi degli edifici o anche degli affitti del quartiere.
E, soprattutto, emerge la ricaduta economica garantita dalle “company” in cambio di un simile potere politico: un “power” a suo modo democratico che dal 1191 fa della City of London il vero paradiso fiscale (e medievale) del Vecchio Continente, di cui Bermuda, Cayman, Turks e Caicos, Isole Vergini Britanniche o Gibilterra o altre “micro nazioni” o dominions, storiche dipendenze del Regno Unito, sono soltanto la longa manus…
La storia della City of London e della Magna Charta Libertatum
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