Dalle microplastiche alle reti fantasma, ecco come la ricerca e l’impegno comunitario stanno ripulendo mari e coste con soluzioni innovative

(Foto: Jon Brack for U.S. Fish & Wildlife Service)
I rifiuti marini sono una delle minacce più gravi per gli oceani e gli ecosistemi costieri. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ogni anno finiscono in mare oltre 11 milioni di tonnellate di plastica, con danni irreversibili alla biodiversità e alle economie locali.
Negli Stati Uniti, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e il programma Sea Grant stanno guidando una rivoluzione silenziosa, combinando tecnologia avanzata e coinvolgimento comunitario per invertire la rotta.
Grazie ai fondi del Bipartisan Infrastructure Law e dell’Inflation Reduction Act, sono stati finanziati 50 progetti in 24 Stati, con interventi che spaziano dalla cattura delle microplastiche al riciclo innovativo della plastica agricola.

(Foto: A. Sullivan-Haskins/PMDP Hawaii)
Plastic Hunter: la caccia alle microplastiche in parecchi fiumi
Una delle soluzioni più promettenti arriva da PolyGone Systems, una startup nata nei laboratori della Princeton University. Il loro dispositivo, Plastic Hunter, utilizza filtri in silicone che catturano le microplastiche sfruttando le proprietà idrorepellenti del materiale.
Yidian Liu, co-fondatrice dell’azienda, spiega che si tratta di
“un filtro biomimetico ispirato alle radici acquatiche, composto da migliaia di fibre in silicone capaci di trattenere particelle minuscole grazie alla loro natura idrofobica”.
Secondo Nathaniel Banks, l’altro co-fondatore, l’obiettivo è colmare un vuoto:
“Al di fuori degli impianti di trattamento delle acque, oggi non esiste un sistema efficace per rimuovere le microplastiche più piccole. Abbiamo voluto affrontare questo problema attraverso il design e l’innovazione”.
Il progetto, finanziato da Sea Grant, è già stato testato nel fiume Hudson e in un impianto del New Jersey, con risultati superiori al 90 per cento di microplastiche rimosse prima che raggiungessero l’oceano.
Midway: l’isola al centro della battaglia contro le reti fantasma
L’Atollo di Midway, nel cuore del “Papahānaumokuākea Marine National Monument”, è uno degli ecosistemi marini più preziosi e fragili del mondo. Qui, le reti fantasma, attrezzi da pesca persi o abbandonati, minacciano specie protette come la foca monaca delle Hawaii e l’albatro di Laysan.
Durante una spedizione di 19 giorni nel 2024, il “Papahānaumokuākea Marine Debris Project (PMDP)” ha rimosso 31,8 tonnellate di detriti.
“Se c’è un luogo sulla Terra dove questi rifiuti non dovrebbero mai arrivare, è proprio qui”,
afferma Kevin O’Brien, fondatore e presidente dell’organizzazione.
Le operazioni subacquee sono complesse e delicate.
“Le reti sono fatte di polietilene ad alta densità, un materiale pensato per durare decenni”,
spiega James Morioka, direttore esecutivo del PMDP.
“Continuano a impigliarsi nei coralli anche molti anni dopo essere state perse, distruggendo interi ecosistemi”.
Alcuni aggregati superavano le due tonnellate di peso e si estendevano per decine di metri, rendendo necessario l’impiego di droni subacquei e gru navali.
“Ogni spedizione è una corsa contro il tempo per salvare le barriere coralline”,
sottolinea Morioka.
Sulle spiagge, poi, si accumulano microplastiche trasportate dalle correnti oceaniche. Per questo, il “Papahānaumokuākea Marine National Monument” ha attivato reti di volontari e sensori satellitari che aiutano a monitorare e prevedere gli accumuli di detriti lungo le coste.

(Foto: Kwame Sha/Gullah/Geechee Sea Island Coalition e Gullah/Geechee Alkebulan Archive)
Arte e comunità: quando i rifiuti si trasformano in cultura
Nel Sud Carolina, il programma Gullah/Geechee CREATE unisce la pulizia delle spiagge alla valorizzazione dell’identità locale. Tale comunità, discendente dagli schiavi africani, mantiene un legame profondo con le coste atlantiche.
Kwame Sha, coordinatore del progetto, racconta:
“Non stiamo semplicemente raccogliendo rifiuti, ma raccontando una storia. Ogni pezzo di plastica che riportiamo a riva ha un significato, e trasformarlo in arte è un modo per educare, creare bellezza e preservare la nostra identità”.
Le opere realizzate con materiali recuperati verranno esposte in mostre lungo tutta la costa nel 2025, promuovendo consapevolezza ambientale e memoria culturale.

(Foto: California Marine Sanctuary Foundation e Monterey Bay National Marine Sanctuary)
Plastica agricola: rivoluzione del riciclo in California
La coltivazione intensiva di fragole in California comporta l’uso massiccio di teli plastici per la protezione delle piante. Una volta terminata la stagione, questi materiali, spesso contaminati da terra e danneggiati, finiscono in discarica o, peggio, nei corsi d’acqua.
Grazie a una collaborazione tra California Sea Grant e la California Marine Sanctuary Foundation, è stato sperimentato un sistema innovativo: una macchina che rimuove i teli in un unico pezzo, li pulisce a secco e li compatta per il riciclo.
“Abbiamo ridotto del 70 per cento i rifiuti plastici nelle aree agricole di Oxnard”,
dichiara Marta Rodriguez, ricercatrice del progetto.
“Ora vogliamo estendere questa soluzione all’intera Central Valley”.

(Foto: A. Sullivan-Haskins/PMDP Hawaii)
Il futuro vicino e necessario della lotta ai rifiuti marini
Queste iniziative dimostrano che la combinazione di tecnologia, comunità e politiche mirate può fare la differenza. Ma la sfida è globale: secondo la Ellen MacArthur Foundation, senza interventi drastici, entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci.
“Serve un cambio di paradigma”,
avverte Mark Gold, esperto di politiche oceaniche dell’Università della California.
Dobbiamo passare dalla rimozione alla prevenzione, con leggi più severe sull’uso della plastica e maggiori investimenti in materiali biodegradabili”.
Intanto, i progetti promossi da NOAA e Sea Grant offrono un modello replicabile, dimostrando che, con impegno e innovazione, un oceano più pulito è ancora possibile.
Le attività della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) statunitense

(Foto: PolyGone Systems)


