Da USD₮ a tether.wallet, il CEO di Tether immagina nel breve periodo un’unione di reti peer-to-peer, mining, inclusione finanziaria e AI locale

Fra stablecoin, infrastrutture peer-to-peer, intelligenza artificiale locale e mining distribuito, Paolo Ardoino è la personalità giusta per fotografare una fase in cui un’importante azienda tecnologica prova a ridefinire il proprio ruolo nell’economia digitale globale e il mondo stesso che verrà. Non più soltanto emittente di USD₮, ma gruppo tecnologico impegnato a costruire sistemi finanziari, comunicativi e computazionali meno dipendenti da intermediari centralizzati.
CEO di Tether e figura centrale nel dibattito internazionale sugli asset digitali, il manager italiano legge questa evoluzione non come un cambio di identità, ma come un’estensione del modello che ha reso USD₮ uno degli strumenti più utilizzati nel mercato crypto. Al centro restano resilienza, accessibilità e infrastrutture aperte: sono gli stessi princìpi che, realizzati concretamente dall’azienda fondata insieme al torinese Giancarlo Devasini nel 2014, hanno permesso alla stablecoin di diventare un dollaro digitale per centinaia di milioni di utenti.
In una chiacchierata con Innovando.News, egli tocca alcuni dei principali fronti di sviluppo del gruppo: QVAC per l’AI eseguita localmente sui dispositivi, Keet e Holepunch per comunicazioni peer-to-peer senza server centrali, Pear Runtime per applicazioni decentralizzate e Mining OS per rendere più trasparenti ed efficienti le operazioni di mining di Bitcoin. In tutti i casi, il filo conduttore è la riduzione della dipendenza da piattaforme centralizzate.
Un passaggio rilevante riguarda l’energia. Attraverso Tether Energy, Ardoino collega il mining alla possibilità di valorizzare energia rinnovabile eccedente o difficilmente trasmissibile, soprattutto in America Latina. La sicurezza della rete Bitcoin, in questa lettura, dipende anche dalla distribuzione geografica della potenza di calcolo e dalla diversificazione delle fonti energetiche.
La fiducia è l’altro grande tema delle sue riflessioni. Paolo insiste, infatti, su trasparenza, verificabilità e continuità operativa come elementi distintivi di un sistema finanziario decentralizzato. Le attestazioni sulle riserve e la pubblicazione dei dati sui token in circolazione vengono presentate come strumenti essenziali per consentire al mercato di valutare nel tempo la solidità di USD₮.
L’Italia compare come possibile terreno di collaborazione fra blockchain, robotica e intelligenza artificiale. Savonese di Cisano sul Neva, classe 1984, laureato in scienze dell’informazione all’Università di Genova nel 2009, egli richiama il patrimonio nazionale di ingegneria, design e manifattura avanzata del Paese di origine, citando l’investimento in Generative Bionics come esempio di convergenza fra AI locale, robotica umanoide e tecnologie decentralizzate.
Lugano e San Salvador completano il quadro geografico. La prima, con Plan ₿, viene descritta come laboratorio europeo radicato in Svizzera per pagamenti digitali, formazione e startup blockchain. La seconda, capitale di El Salvador, rappresenta invece la scelta strategica verso l’America Latina, dove stablecoin e asset digitali sono spesso strumenti concreti contro instabilità valutaria, costi elevati delle rimesse e accesso bancario insufficiente.
L’ultima prospettiva è tether.wallet, definito “the People’s Wallet”. L’obiettivo dichiarato di Paolo Ardoino e del suo staff è rendere l’invio di valore semplice quanto l’invio di un messaggio, conservando il controllo diretto degli asset. È su questo terreno che Tether colloca la propria ambizione più ampia: trasformare l’infrastruttura delle stablecoin in una piattaforma utilizzabile da persone, macchine e agenti AI in un’economia digitale sempre più distribuita.
Negli ultimi anni Tether si è evoluta da semplice emittente di stablecoin a grande realtà tecnologica globale. In che modo state passando da una società finanziaria a un’impresa tecnologica e quali sono oggi le vostre priorità di ricerca e sviluppo?
“Non la descriverei come una transizione che ci allontana dalle stablecoin. USD₮ resta al centro di ciò che facciamo e continua a crescere perché risponde a un’esigenza globale reale: offrire dollari digitali affidabili a 550 milioni di utenti. Ciò che è cambiato è che stiamo applicando gli stessi princìpi che hanno reso USD₮ un successo, cioè resilienza, infrastruttura aperta e accessibilità, ad altre aree della nostra attività, in particolare nel campo della tecnologia. Negli ultimi anni abbiamo ampliato la nostra ricerca in ambiti come l’intelligenza artificiale, le comunicazioni peer-to-peer e le infrastrutture aperte per il mining. Progetti come QVAC si concentrano sulla possibilità di far funzionare l’AI localmente sui dispositivi di uso quotidiano, dando a individui e organizzazioni il controllo sui propri dati invece di dipendere interamente da piattaforme cloud centralizzate. Parallelamente, la nostra iniziativa Mining OS sta costruendo software aperto e modulare per migliorare l’efficienza e la trasparenza delle operazioni di mining di Bitcoin. In tutti questi sforzi, la filosofia è coerente: sviluppare tecnologie che riducano la dipendenza dagli intermediari centralizzati, aumentino la trasparenza e rendano le infrastrutture critiche più resilienti. Le stablecoin hanno dimostrato quanto questo modello possa essere potente per la finanza globale e crediamo che lo stesso approccio possa liberare nuova innovazione nel calcolo, nelle comunicazioni e nell’intelligenza artificiale”.
“Keet” e il protocollo Holepunch propongono l’idea di un Internet senza server centrali. Come immaginate il futuro di un Web decentralizzato e quali applicazioni pratiche credete emergeranno nei prossimi anni?
“Keet e il protocollo Holepunch si basano su un’idea semplice: Internet non dovrebbe dipendere da server centralizzati che possono guastarsi, essere censurati o diventare punti unici di controllo. Un Web davvero decentralizzato è un ambiente in cui comunicazioni e applicazioni funzionano direttamente fra pari, rendendo la rete molto più resiliente e resistente alle interruzioni. Questo tipo di architettura non riguarda soltanto la privacy. Riguarda la costruzione di sistemi che continuano a funzionare anche in condizioni estreme, che si tratti di interruzioni infrastrutturali, censura politica o crisi sistemiche più ampie. Quando le applicazioni operano in modalità peer-to-peer invece che attraverso piattaforme centralizzate, diventano molto più difficili da bloccare e molto più capaci di sopravvivere alle interruzioni. Le applicazioni pratiche sono quasi illimitate. Strumenti di comunicazione come Keet sono soltanto un esempio. Con tecnologie come Pear Runtime, gli sviluppatori possono costruire applicazioni peer-to-peer resistenti alla censura e orientate alla privacy, che funzionano direttamente fra dispositivi senza dipendere da infrastrutture centralizzate. Ciò potrebbe includere piattaforme di messaggistica, strumenti di collaborazione, marketplace, sistemi di distribuzione dei file o categorie di software completamente nuove che non abbiamo ancora immaginato. Quello che stiamo osservando è la fase iniziale di un passaggio dal software dipendente dal cloud ad applicazioni che vivono direttamente sulla rete stessa. In questo modello, Internet diventa più simile a un organismo vivente e distribuito che a una raccolta di servizi centralizzati. Questo lo rende più forte, più resiliente e, in ultima analisi, molto più allineato con la visione originaria di Internet”.

Attraverso Tether Energy avete investito nel mining sostenibile e in progetti di energia rinnovabile in America Latina. Come bilanciate l’impatto ambientale con la sicurezza e la resilienza delle reti blockchain?
“Esiste un equivoco diffuso secondo cui mining di Bitcoin e sostenibilità sarebbero necessariamente in conflitto. In pratica, il mining può migliorare l’efficienza dei sistemi energetici, in particolare nelle regioni in cui l’energia rinnovabile è abbondante ma sottoutilizzata. Attraverso Tether Energy ci concentriamo su luoghi con energia in eccesso o non pienamente sfruttabile, come l’energia idroelettrica in alcune aree dell’America Latina che non può essere facilmente trasmessa ai grandi centri abitati. Il mining consente di monetizzare localmente quell’energia invece di sprecarla, sostenendo la sostenibilità economica delle infrastrutture rinnovabili e aiutando le comunità locali a beneficiare delle risorse energetiche disponibili intorno a loro. Allo stesso tempo, il mining distribuito geograficamente rafforza la sicurezza e la resilienza della rete Bitcoin. Una rete sana dipende da una potenza di calcolo distribuita fra molte giurisdizioni e fonti energetiche, invece che concentrata in pochi luoghi. Sostenendo progetti di mining in regioni ricche di risorse rinnovabili, contribuiamo ad ampliare la distribuzione dell’energia rinnovabile e a incoraggiare lo sviluppo di una generazione energetica più pulita. In molti casi, gli incentivi si allineano naturalmente, poiché i produttori di energia rinnovabile beneficiano della presenza di un acquirente flessibile di elettricità e la rete beneficia di un ecosistema di mining più decentralizzato e resiliente”.
Molti osservatori descrivono Tether come un ponte fra la finanza tradizionale e il mondo crypto. Come si costruisce fiducia all’interno di un sistema decentralizzato e quanto è cruciale la trasparenza dei vostri report sulle riserve in questo processo?
“La fiducia in un sistema finanziario decentralizzato si costruisce in modo molto diverso rispetto alla fiducia nel sistema bancario tradizionale. Invece di dipendere da una singola istituzione, nasce dalla trasparenza, dalla verificabilità e da infrastrutture aperte che chiunque può esaminare e utilizzare. Fin dall’inizio, il nostro obiettivo con USD₮ è stato creare una rappresentazione digitale del dollaro capace di muoversi attraverso le reti blockchain con la velocità e l’accessibilità di Internet, mantenendo al contempo la stabilità che le persone si aspettano dalle valute tradizionali. Nel tempo, USD₮ è diventato di fatto un dollaro digitale per persone in tutto il mondo. Oggi è utilizzato da oltre 550 milioni di utenti a livello globale, molti dei quali vivono in regioni in cui l’accesso a infrastrutture finanziarie stabili è limitato. Per chi non ha accesso ai servizi bancari o ne ha uno insufficiente, o per le persone che affrontano un’inflazione elevata che erode progressivamente il valore della valuta locale, USD₮ offre un modo pratico per detenere valore denominato in dollari, inviare denaro oltre confine e partecipare all’economia digitale globale. La trasparenza sulle riserve è essenziale per sostenere questa fiducia. Le informazioni sui Tether Token in circolazione sono generalmente pubblicate ogni giorno e le nostre attestazioni trimestrali sulle riserve, completate da una società di revisione fra le prime cinque a livello globale, offrono visibilità sugli asset che sostengono USD₮ e su come vengono gestiti, consentendo al mercato di valutare continuamente il sistema. In ultima analisi, la fiducia si costruisce attraverso la performance nel tempo. USD₮ ha operato in modo affidabile attraverso più cicli di mercato e periodi di volatilità estrema, e questa continuità lo ha reso una componente centrale dell’infrastruttura finanziaria dell’economia digitale”.
L’Italia sta diventando un terreno fertile per l’innovazione digitale e le tecnologie blockchain. Vedete opportunità per collaborazioni locali o progetti pilota collegati alle soluzioni sviluppate da Tether?
“L’Italia ha una solida base nell’ingegneria, nel design e nella manifattura avanzata, e vediamo sempre più spesso questa tradizione tradursi in innovazione significativa nella robotica, nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie blockchain. Per Tether, l’opportunità non riguarda soltanto il sostegno a singoli progetti, ma il contributo alla costruzione di infrastrutture tecnologiche resilienti capaci di rafforzare ricercatori, startup e sviluppatori. Da persona cresciuta a Genova, sono particolarmente felice di vedere questo slancio prendere forma nel mio Paese d’origine e di contribuire a un ecosistema che unisce competenze tecniche profonde e una forte cultura dell’innovazione. Stiamo già esplorando queste opportunità attraverso collaborazioni, come il nostro investimento in Generative Bionics, che sta portando avanti la robotica umanoide intelligente all’interno del crescente settore della robotica ‘Made in Italy’. Iniziative come questa riflettono una visione più ampia, in cui tecnologie come l’AI locale, le infrastrutture decentralizzate e la robotica avanzata convergono per creare categorie completamente nuove di prodotti e servizi. L’Italia ha il potenziale per svolgere un ruolo importante in questa prossima fase dello sviluppo tecnologico, e siamo desiderosi di sostenere progetti e partnership che aiutino a dare vita a questa visione”.
Tether ha lanciato iniziative per sostenere l’educazione tecnologica e l’open source, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Che cosa ha ispirato questa strategia e quale impatto di lungo periodo sperate di ottenere?
“La tecnologia è sempre stata uno degli strumenti più potenti per ampliare le opportunità economiche, ma troppo spesso l’accesso ad essa è distribuito in modo diseguale. Fin dall’inizio abbiamo visto come infrastrutture digitali come USD₮ possano rafforzare le persone nelle regioni in cui i sistemi finanziari tradizionali sono limitati o inaffidabili. Questa esperienza ha plasmato la nostra strategia più ampia. Se vogliamo che la prossima generazione di infrastrutture finanziarie e tecnologiche sia davvero globale, dobbiamo investire anche nell’educazione, negli strumenti aperti e negli ecosistemi di sviluppatori che permettano alle persone di ogni area del mondo di partecipare alla loro costruzione. Per questo attribuiamo grande importanza allo sviluppo open source e alle iniziative educative, in particolare nei mercati emergenti. Le tecnologie aperte abbassano la barriera d’ingresso per studenti, sviluppatori e imprenditori che potrebbero non avere accesso a infrastrutture costose o a grandi piattaforme tecnologiche. Sostenendo la ricerca aperta, gli strumenti per sviluppatori e i programmi educativi, vogliamo contribuire a creare un ambiente in cui l’innovazione possa nascere ovunque, invece di concentrarsi in pochi grandi poli tecnologici. Nel lungo periodo, l’obiettivo è favorire un ecosistema tecnologico più decentralizzato e resiliente. Quando le persone in tutto il mondo possono costruire, modificare ed eseguire tecnologia localmente, nascono sistemi più diversi, più robusti e più adatti alle esigenze delle diverse comunità. Crediamo che rafforzare la prossima generazione di costruttori attraverso l’educazione e le infrastrutture aperte porterà, in ultima analisi, a economie digitali più forti e a un accesso più inclusivo alle opportunità create dalle nuove tecnologie”.

Molti progetti crypto parlano di “inclusione finanziaria”, ma pochi la realizzano davvero. Può condividere esempi concreti in cui Tether ha contribuito ad ampliare l’accesso ai pagamenti digitali o alla stabilità economica locale?
“L’inclusione finanziaria diventa significativa quando le persone possono effettivamente usare una tecnologia per risolvere problemi quotidiani. Negli ultimi anni USD₮ ha registrato una forte adozione nei mercati emergenti, dove l’accesso a valute stabili e a infrastrutture di pagamento affidabili è spesso limitato. Oggi oltre 550 milioni di utenti a livello globale fanno affidamento su USD₮, e una parte consistente di questa adozione arriva da regioni come l’America Latina, l’Africa e alcune aree dell’Asia, dove le persone affrontano inflazione elevata, valute locali volatili o un accesso limitato ai servizi bancari tradizionali. In Paesi come l’Argentina e la Turchia, per esempio, molte persone usano USD₮ come strumento per proteggere i risparmi dalla rapida svalutazione della valuta e per trasferire valore digitalmente senza dipendere dal sistema bancario tradizionale. In altre parti del mondo, in particolare in Africa e nel Sud-Est asiatico, le stablecoin sono diventate uno strumento pratico per i pagamenti transfrontalieri e le rimesse, consentendo alle persone di inviare e ricevere denaro più rapidamente e spesso a costi inferiori rispetto ai circuiti di pagamento convenzionali. Vediamo inoltre USD₮ utilizzato da piccole imprese, freelance e commercianti online che operano a livello internazionale ma non sempre hanno accesso a infrastrutture di pagamento globali affidabili. Per molti di loro, le stablecoin offrono un modo semplice per ricevere pagamenti dall’estero, gestire il capitale circolante ed effettuare transazioni con partner oltre confine. Questi casi d’uso reali dimostrano come i dollari digitali sulle reti blockchain possano offrire accesso finanziario e stabilità a persone storicamente poco servite dai sistemi finanziari tradizionali”.
Il periodo 2024-2025 ha visto la rapida ascesa delle valute digitali delle banche centrali. Come si posiziona Tether in questo scenario in evoluzione? Credete che stablecoin private e CBDC possano coesistere o siano destinate a competere direttamente?
“Le valute digitali delle banche centrali e le stablecoin private sono spesso presentate come idee in competizione, ma nascono da filosofie molto diverse. Stablecoin come USD₮ si sono sviluppate organicamente in risposta alla domanda del mercato di una rappresentazione digitale del dollaro capace di muoversi liberamente su reti blockchain aperte. Sono globali, interoperabili e integrate in applicazioni finanziarie native di Internet: per questo hanno già raggiunto centinaia di milioni di utenti nel mondo. Molte iniziative CBDC, al contrario, sono progettate principalmente per modernizzare le infrastrutture di pagamento domestiche e operare all’interno dei sistemi finanziari nazionali, spesso in ambienti più controllati e strettamente legati ai quadri di politica monetaria esistenti. In pratica, il mercato ha già dimostrato una forte domanda di dollari digitali aperti, capaci di muoversi attraverso le reti blockchain e di essere utilizzati globalmente. Le stablecoin stanno già assolvendo questo ruolo oggi, in particolare nei mercati emergenti, dove le persone hanno bisogno di un accesso affidabile a valore denominato in dollari. Le CBDC potranno ancora svolgere un ruolo in specifici contesti nazionali, ma credo che i sistemi aperti e interoperabili resteranno il fondamento della finanza digitale globale”.
Il futuro delle stablecoin sarà plasmato più dalla regolamentazione o dalla decentralizzazione? Quale equilibrio ritenete possibile fra conformità normativa e libertà tecnologica?
“Le stablecoin hanno avuto successo perché combinano l’apertura della tecnologia blockchain con l’affidabilità che le persone si aspettano dagli strumenti finanziari tradizionali. Le reti pubbliche le rendono trasparenti, interoperabili e accessibili a chiunque disponga di una connessione Internet, ed è per questo che sono cresciute così rapidamente come infrastruttura finanziaria globale. Allo stesso tempo, gli emittenti responsabili devono dialogare in modo costruttivo con i regolatori per garantire stabilità, conformità e tutela dei consumatori. Il giusto equilibrio è quello in cui i quadri normativi offrono chiarezza e fiducia, preservando però la libertà tecnologica che consente ai sistemi decentralizzati di innovare e ampliare l’accesso a strumenti finanziari digitali affidabili in tutto il mondo”.
Lugano è diventata uno dei principali laboratori europei per l’adozione delle criptovalute grazie all’iniziativa “Plan ₿”. Come descrivereste l’evoluzione di questo ecosistema e quali risultati concreti sono stati raggiunti finora?
“Quando abbiamo lanciato Plan ₿ con la Città di Lugano nel 2022, l’obiettivo era dimostrare come la tecnologia blockchain potesse operare all’interno di una vera economia urbana, invece di restare un concetto teorico. Negli ultimi quattro anni, quell’esperimento ha prodotto risultati tangibili. Con il sostegno di Tether, Lugano è emersa come modello globale per la finanza digitale, dove i cittadini possono pagare servizi e persino imposte utilizzando valute digitali come Bitcoin e USD₮. Oltre 400 esercenti accettano oggi pagamenti in asset digitali in tutta la città e iniziative come PoW.space, un hub di 2.100 metri quadrati per l’innovazione blockchain, hanno contribuito ad attrarre nella regione più di 100 società fintech e blockchain. Sulla base di questo slancio, abbiamo recentemente lanciato Plan ₿ Phase II, che amplia l’iniziativa dall’adozione dei pagamenti a una strategia più ampia, focalizzata su infrastrutture digitali, resilienza e autonomia tecnologica di lungo periodo. La fase successiva sosterrà la ricerca, nuove startup e gli ecosistemi locali di sviluppatori, aiutando Lugano a rafforzare il proprio ruolo di hub globale per le tecnologie decentralizzate. Accanto allo sviluppo infrastrutturale, l’ecosistema è cresciuto anche attraverso l’educazione e il coinvolgimento globale. Programmi come la Plan ₿ Summer School e la Plan ₿ Biz School hanno formato in media circa 110 studenti e professionisti ogni anno, provenienti da oltre 20 Paesi, in collaborazione con università di primo piano. Anche il Plan ₿ Forum annuale di Lugano è diventato uno dei principali appuntamenti europei per l’innovazione negli asset digitali, con la conferenza del 2025 che ha attirato più di 4.000 partecipanti da 64 Paesi, rafforzando ulteriormente la posizione della città svizzera come leader nel futuro degli asset digitali”.

Il trasferimento di Tether in El Salvador ha segnato una svolta simbolica: da un hub svizzero a uno latinoamericano. Quali motivazioni strategiche hanno guidato questa decisione e quale ruolo svolge oggi il Paese nella visione globale dell’azienda?
“El Salvador si allinea naturalmente con la visione più ampia di Tether per l’innovazione finanziaria e le infrastrutture digitali aperte. Il Paese ha dimostrato la volontà di abbracciare nuove tecnologie e di creare un ambiente in cui blockchain e asset digitali possano essere sviluppati in modo responsabile, restando al contempo accessibili agli utenti globali. Per noi, il trasferimento riflette un’opportunità strategica: operare in una giurisdizione che riconosce il potenziale delle tecnologie decentralizzate e sta costruendo attivamente un ecosistema orientato al futuro intorno ad esse. Sarà anche la sede del nostro primo quartier generale fisico, un elemento che riflette l’impegno di lungo periodo che stiamo assumendo nei confronti della regione. Allo stesso tempo, El Salvador si trova al centro di aree in cui l’impatto reale degli asset digitali è più visibile. In tutta l’America Latina, milioni di persone affrontano instabilità valutaria, accesso limitato ai servizi bancari e costi elevati per i pagamenti transfrontalieri. USD₮ e altri asset digitali sono sempre più utilizzati in questi contesti come strumenti finanziari pratici, più che come asset speculativi. Avere sede in El Salvador ci consente di restare vicini a questi mercati emergenti, continuando al tempo stesso a costruire tecnologia e infrastrutture a supporto di un sistema finanziario globale più aperto e resiliente”.
Con tether.wallet Tether punta a semplificare l’accesso agli asset digitali. Qual è l’obiettivo di questa nuova infrastruttura e perché viene definita “the People’s Wallet”?
“Tether ha raggiunto, senza alcun dubbio, la più ampia storia di successo nell’inclusione finanziaria nella storia dell’umanità. Con oltre 570 milioni di persone che già utilizzano la tecnologia di Tether, il passo successivo consiste nel rendere questa infrastruttura digitale ancora più accessibile e utilizzabile dagli utenti finali. L’obiettivo è rimuovere la complessità che ha finora impedito un’adozione più ampia, preservando al tempo stesso le proprietà che rendono preziosa la tecnologia degli asset digitali. Gli utenti dovrebbero poter inviare valore con la stessa semplicità con cui inviano un messaggio, senza dipendere da intermediari e senza rinunciare al controllo dei propri asset. tether.wallet è ‘the People’s Wallet’ perché riflette davvero l’evoluzione naturale del ruolo di Tether: dalla costruzione delle fondamenta dell’economia degli asset digitali alla possibilità di renderla direttamente utilizzabile da chiunque, pronta per un futuro in cui decine di miliardi di esseri umani, macchine e migliaia di miliardi di agenti AI potranno effettuare transazioni senza soluzione di continuità alla velocità della luce”.
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