Quando alcune decisioni calate dall’alto, e apparentemente innocue, mettono a rischio la libertà della Rete e i nostri diritti personali

Immagino che per i frequentatori dei Social il “principio della rana bollita”, sul quale sono stati costruiti numerosi “meme” più o meno riusciti, sia abbastanza familiare. Tuttavia per chi non ne avesse mai sentito parlare, si tratta di una tecnica ben descritta fra gli altri da Daniel Quinn (autore ambientalista, non tradotto nel nostro Paese) che vi dedica un intero capitolo del suo romanzo “Story of B“.
Ponendo una rana in una pentola di acqua tiepida, la rana non si sentirà a disagio e non cercherà di saltare via; scaldando l’acqua molto gradualmente, la rana rimarrà tranquilla fino a quando il calore non ne limiterà le capacità di movimento, arrivando a bollirla senza che riesca a fuggire. È interessante notare che su tale principio esistono pagine su Wikipedia in venti lingue: ma non in italiano. Altro segnale piuttosto chiaro della sensibilità del nostro Paese riguardo a certe tematiche.

L’onnipresente Calcio e il Diritto d’Autore: la nascita di Piracy Shield
“La legge 14 luglio 2023, numero 93, entrata in vigore l’8 agosto seguente, ha attribuito nuovi poteri all’Autorità al fine di rafforzarne le funzioni per un più efficace e tempestivo contrasto delle azioni di pirateria on line relative agli eventi trasmessi in diretta. Sulla scorta delle novità legislative, il Regolamento sulla tutela del diritto d’autore on line è stato modificato con la delibera n.189/23/CONS del 26 luglio 2023 che ha introdotto specifiche disposizioni per il contrasto alla pirateria on line riferita agli eventi sportivi live. In particolare, le nuove norme prevedono che il blocco degli FQDN e degli indirizzi IP, univocamente destinati alla diffusione illecita dei contenuti protetti, avvenga entro trenta minuti dalla segnalazione del titolare per il tramite di una piattaforma tecnologica unica con funzionamento automatizzato. Il 7 settembre 2023 si è insediato il tavolo tecnico previsto dall’art. 6, comma 2 della legge convocato dall’Autorità, in collaborazione con l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), allo scopo di definire i requisiti tecnici e operativi per la messa a regime della suddetta piattaforma tecnologica. La piattaforma Piracy Shield, attiva dal 1° febbraio 2024, consente una gestione automatizzata delle segnalazioni successive all’ordine cautelare emanato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ai sensi dell’art. 9-bis, comma 4-bis del Regolamento.”
La traduzione e la spiegazione dal tipico burocratese dei “legulei”
Questo è quanto possiamo leggere sulla pagina di AgCom (Autorità italiana per le Garanzie nelle Comunicazioni) dedicata alla nuova piattaforma in oggetto. Ve la traduco dall’antilingua burocratese di calviniana memoria.
Dato che il gruppo DAZN, servizio a pagamento che trasmette eventi sportivi streaming, ha acquistato i diritti della maggioranza delle partite importanti di calcio in Italia e fa pagare i suoi abbonamenti a caro prezzo; e dato che ciò ha portato alla nascita di numerosi “servizi pirata” che diffondono le stesse partite a prezzi molto più bassi, danneggiando gli interessi di DAZN e di tutto il sistema economico legato allo sport, in Italia è nata una piattaforma online che può imporre ai service provider di inibire immediatamente un indirizzo IP senza un permesso specifico da parte delle autorità costituite.
Un indirizzo IP (“Internet Protocol Address”) è un protocollo numerico necessario per collegarsi alla rete Internet, un indirizzo univoco che può essere legato a un specifico apparecchio (personal computer, smartphone, videocamera) o a un server (computer collegato alla Rete per fornire determinati servizi).
Nulla di male quindi, giusto? Tu, cattivone, mi stai rubando col tuo server la partita di calcio sui cui io ho i diritti e ci lucri sopra. Quindi è giusto che io possa bloccarti al volo, senza dover aspettare l’intervento di un giudice. Anche perché sicuramente arriverebbe ben oltre i 90 minuti canonici di durata.

La questione: ignoranza, incompetenza, menefreghismo o tracotanza?
Purtroppo – o per fortuna – Internet è una Rete molto complessa. Spesso un indirizzo IP non serve un solo apparecchio.
Quindi bloccando senza alcun preavviso un indirizzo IP capita che vengano bloccati decine, centinaia di siti Internet e/o servizi che non avevano alcuna colpa. Per citare l’amico Franco Solerio di Digitalia, antico e autorevole podcast in italiano su tecnologia (e problematiche a essa legate), è come se per punire un condomino per un suo comportamento disonesto venissero sequestrate tutte le case del condominio.
Ma il problema è ancora più serio: per difendere l’interesse economico di uno o più enti privati, si è tranquillamente venuti meno a uno dei principi sanciti dalla nostra Costituzione: la presunzione d’innocenza. Non è esattamente la prima volta che accade (se si ha a che fare col fisco italiano, ad esempio, spesso viene applicato il principio opposto); ma sempre per citare Franco Solerio, è come se un panettiere si accorgesse che qualcuno gli ha rubato una pagnotta, corresse fuori dal negozio e catturasse con la forza tutti i passanti, rinchiudendoli nello scantinato finché uno non confessasse. Altro che farsi giustizia da soli.
E se stupisce – ma fino a un certo punto – che un ente importante come l’AgCom sembri non conoscere, o magari sembri ignorare apposta le caratteristiche salienti di una Rete che esiste ormai da oltre 40 anni, ancora di più stupisce che nessuno, salvo realtà come Digitalia, denunci questo problema con la dovuta forza. Vero è che in Italia molti ancora sono convinti che le problematiche digitali non abbiano una grande influenza sulla vita reale. Salvo poi accorgersene troppo tardi: quanto la rana è ormai bollita.

La ciliegina sulla torta: il… PornoSPID anziché i controlli parentali
Notizia di questi giorni: allo scopo di impedire ai minori di accedere ai siti ritenuti pericolosi, sempre la nostra cara Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni annuncia un regolamento che prevede modalità di accesso più controllato e sicuro. Insomma, per vedere un sito porno occorrerà dal 2025 (con l’Italia che sarà fra i primi Stati ad applicare tale regolamento) autenticarsi con sistemi quali lo SPID, legato indissolubilmente alla tua identità, almeno finché tuo figlio sveglio non ti prende in prestito lo smartphone.
Anche in questo caso, troviamo una pessima applicazione di un principio sacrosanto: la tutela dei minori.
Invece di creare una capillare campagna informativa per educare i genitori (che, ahimé, in Italia soffrono fin troppo di analfabetismo informatico, né sembrano intenzionati a ovviare) al corretto uso dei controlli parentali, che notare bene sono presenti su tutti i sistemi operativi e sono anche abbastanza semplici da impostare, si preferisce alzare ancora un poco la temperatura dell’acqua.
Siamo certi che un Governo debba arrivare a controllare ogni singolo aspetto della nostra vita con l’efficienza storicamente mai vista che oggi permettono le moderne tecnologie?

Privacy, attenzione per il futuro e diritti di rango costituzionale
Signori, non ci siamo. Quando i principi base della cosiddetta “più bella Costituzione del mondo” vengono violati dagli stessi enti che la rappresentano, e nessuno pare ribellarsi, significa che la democrazia sta prendendo una pessima china. Perché se è vero che oggi tutte queste imposizioni possono essere aggirate con l’uso di una VPN (Virtual Private Network) è altrettanto vero che a breve qualcuno potrebbe iniziare a dire “le VPN vengono utilizzate dai criminali per sfuggire al controllo delle autorità: mettiamole fuorilegge”. Già alcuni Paesi lo fanno: Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti, Iran, Oman, Bielorussia, Corea del Nord.
A buon intenditor, poche parole.
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