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PMI sale a bordo di Ferrari Hypersail alla volta dell’oceano

Ecco come il monoscafo full-foiling da 30 metri diventa laboratorio per energia, controllo attivo e trasferimento tecnologico tra mare e industria

Ferrari Hypersail: visual ufficiale della partnership con Philip Morris International, principal partner del progetto velico oceanico full-foiling sviluppato da Ferrari fra innovazione, energia e tecnologia
Il visual ufficiale annuncia l’ingresso di Philip Morris International come principal partner di Ferrari Hypersail: con il claim Progress Matters, il progetto porta competenze di ingegneria, energia e controllo avanzato verso un monoscafo oceanico full-foiling da 30 metri, autosufficiente e atteso alle prove in mare nel 2026 (Illustrazione: Ferrari)

Ferrari Hypersail non è soltanto un progetto velico ad alte prestazioni. È una piattaforma di trasferimento tecnologico in cui il lessico della Formula 1, dell’endurance, dell’aerodinamica e della gestione energetica viene portato in un ambiente più instabile e meno prevedibile: l’oceano. L’ingresso di Philip Morris International come Principal Partner aggiunge al programma un ulteriore livello di lettura, perché consolida una relazione industriale iniziata nel 1973 nel mondo della Formula 1 e la sposta su un terreno in cui ricerca, reputazione, sostenibilità tecnica e comunicazione corporate si sovrappongono.

Il progetto annunciato da Ferrari punta su un monoscafo oceanico full-foiling di 30 metri, pari a 100 piedi, concepito per esplorare nuove frontiere di prestazione, autosufficienza e innovazione nella navigazione d’altura. Il varo e i primi test in mare sono previsti nel 2026. La barca non nasce per rientrare comodamente in una classe esistente, ma per funzionare come prototipo radicale: un oggetto tecnico che deve generare dati, stressare componenti, mettere alla prova processi decisionali e misurare la capacità di un sistema complesso di restare affidabile in condizioni reali.

In questa prospettiva la partnership con PMI va letta meno come una sponsorizzazione tradizionale e più come un dispositivo di posizionamento. Ferrari porta nel progetto competenze maturate tra auto sportive, hypercar e corse di durata; PMI inserisce il proprio racconto di trasformazione industriale, legato alla transizione verso prodotti senza combustione e a un’identità aziendale meno dipendente dal tabacco tradizionale. Il punto critico, per entrambe, è la credibilità: Hypersail sarà interessante se riuscirà a produrre apprendimento tecnico, non soltanto visibilità.

Ferrari Hypersail: rendering di un monoscafo futuristico sollevato sull’acqua, con vela scura e linee gialle, immagine legata a performance, design e innovazione nella vela oceanica moderna e avanzata
La vista poppiera di Ferrari Hypersail evidenzia foil, appendici e geometrie sospese del monoscafo volante, pensato per trasformare vento, acqua e controllo dinamico in efficienza: la livrea nera e gialla sottolinea il dialogo fra nautica oceanica, identità Ferrari e ricerca tecnica applicata alla performance (Rendering: Ferrari)

Dalla pista al mare, la ricerca diventa navigazione

Il passaggio dall’asfalto all’acqua non è un esercizio di stile. Le competenze Ferrari più spendibili in questo programma riguardano la gestione integrata di fluidodinamica, materiali, software, energia e validazione. In una vettura da corsa, il comportamento del mezzo è governato da superfici aerodinamiche, pneumatici, assetto, power unit, elettronica e dati in tempo reale. In una barca volante, la logica sistemica è simile, ma il contesto operativo è più variabile: onde, vento, carichi dinamici e cicli di fatica introducono un margine di incertezza che rende più complessa ogni previsione.

Hypersail si colloca proprio in questa zona di frontiera. Ferrari ha presentato il programma come un laboratorio per idee capaci di generare ricadute su ingegneria automobilistica, efficienza energetica e sistemi di controllo avanzati. Non è un dettaglio secondario: negli ultimi anni la vela ad alte prestazioni è diventata una delle discipline più interessanti per osservare la convergenza fra progettazione fisica e controllo digitale. I foiling yacht non sono più semplicemente imbarcazioni leggere e potenti, ma sistemi meccatronici in cui appendici, superfici portanti, sensori e algoritmi concorrono alla stabilità del mezzo.

“La vera innovazione nasce dall’intersezione di idee e competenze diverse”,

ha osservato Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, descrivendo Hypersail come una piattaforma di test e validazione in condizioni estreme.

La frase è rilevante perché sposta l’attenzione dalla prestazione come risultato alla prestazione come metodo. Un prototipo oceanico non serve soltanto a correre: serve a capire come un’organizzazione progetta, misura, corregge e apprende. L’innovazione, in questo caso, non è concentrata in un singolo componente, ma nell’architettura complessiva del programma.

Ferrari Hypersail: monoscafo oceanico con vela nera e dettagli gialli, sospeso sull’acqua grazie ai foil, simbolo di design, innovazione nautica e prestazioni ad alta efficienza sul mare aperto fluido
Ferrari Hypersail appare sospesa sopra l’acqua, con il sistema di foil che sintetizza efficienza idrodinamica e gestione aerodinamica. Il monoscafo interpreta la vela oceanica come laboratorio di trasferimento tecnologico dalla pista al mare, fra energie rinnovabili e cultura della velocità (Rendering: Ferrari)

Un foiler oceanico per sistemi ad altissimo carico

Il cuore tecnico del progetto è il volo sull’acqua. Un monoscafo full-foiling riduce la superficie immersa, abbassa la resistenza idrodinamica e permette velocità medie elevate, ma introduce vincoli di controllo molto severi. La stabilità non dipende più soltanto da scafo, zavorra e vele: dipende dalla capacità di governare superfici portanti che lavorano in un fluido instabile, con carichi elevati e variazioni continue. In questa dimensione, il concetto di validazione in condizioni estreme assume un significato industriale preciso.

Secondo le informazioni pubbliche sul programma, Hypersail è sviluppato con un approccio di open innovation, in collaborazione con esperti di aerodinamica, architettura navale e sistemi ad alte prestazioni. Il coinvolgimento del progettista navale Guillaume Verdier e di competenze provenienti dalla vela oceanica e dai circuiti foiling conferma che la sfida non può essere affrontata con un solo sapere disciplinare. La barca richiede un’integrazione stretta fra progettazione strutturale, simulazione, sensoristica, controllo attivo, ergonomia operativa e manutenzione.

La curiosità tecnica più significativa riguarda la scala. Le tecnologie foiling sono ormai centrali in America’s Cup, SailGP e IMOCA, ma trasferirle su un monoscafo oceanico di 100 piedi, destinato a navigazioni lunghe e non a regate brevi in campo controllato, cambia la natura del problema. In una prova costiera l’assistenza è vicina, l’ambiente è monitorato e i margini di intervento sono più rapidi. In oceano, invece, la robustezza del sistema diventa parte della prestazione. Andare forte non basta: bisogna restare operativi. Secondo analisti del settore,

“il valore tecnologico di un progetto come Hypersail non si misura soltanto nella velocità di punta, ma nella capacità di costruire un ecosistema affidabile attorno al volo: sensori, attuatori, gestione dell’energia, ridondanza, manutenzione e procedure di bordo. Il mare aperto è un banco prova più severo di molte piste, perché non perdona soluzioni brillanti ma fragili. Per questo la vera ricaduta industriale può emergere dai dati raccolti durante la messa a punto, più che dal singolo record sportivo”.

Ferrari Hypersail: monoscafo oceanico con vela nera e dettagli gialli, sospeso sull’acqua grazie ai foil, simbolo di design, innovazione nautica e prestazioni ad alta efficienza sul mare aperto fluido
Il close-up sulla fiancata di Ferrari Hypersail evidenzia la livrea Giallo Fly applicata allo scafo e la presenza dei partner tecnici sulla vela: carbonio, controllo e design convergono in un progetto pensato per l’offshore sailing più evoluto, dove ogni superficie risponde a una funzione precisa (Rendering: Ferrari)

Energia rinnovabile e controllo attivo del volo

Uno degli elementi più distintivi del programma è l’obiettivo di alimentare la barca interamente attraverso energia rinnovabile. La formula non va letta come semplice argomento ambientale. Su un mezzo di questo tipo, l’energia è infrastruttura funzionale: serve per alimentare elettronica, sensori, sistemi di controllo, strumenti di navigazione, comunicazioni e apparati di bordo. Se una barca full-foiling dipende da appendici mobili e regolazioni precise, la disponibilità energetica diventa un fattore di sicurezza oltre che di performance.

La autosufficienza energetica indica quindi un modello di progettazione in cui il sistema deve generare, accumulare e distribuire energia senza ricorrere a un motore convenzionale come elemento centrale. Nelle ricostruzioni tecniche diffuse in ambito nautico, la superficie fotovoltaica integrata nel ponte e nelle parti superiori dello scafo è affiancata da sistemi di recupero legati al vento e al movimento della barca. Anche senza trasformare questi dati in promessa assoluta, il principio è chiaro: Hypersail vuole dimostrare che l’efficienza non è un accessorio, ma una condizione progettuale.

Questa impostazione si inserisce in una tendenza più ampia. La nautica ad alte prestazioni, come l’automotive sportivo, sta diventando un settore in cui software e controllo energetico pesano quanto materiali e forma. Ogni watt disponibile deve essere assegnato con logica: sensori, attuatori, comunicazioni, elaborazione dati e sistemi ausiliari competono per risorse limitate. La differenza tra prototipo affascinante e piattaforma utile sta proprio nella gestione di questi compromessi.

Per Ferrari, il mare offre un banco di prova diverso da quello delle competizioni automobilistiche. Le piste permettono cicli di test ripetibili; l’oceano impone variabilità. Le auto sportive lavorano su superfici note; una barca oceanica deve reagire a onde e vento in continua trasformazione. In questo senso Hypersail può funzionare come piattaforma di ricerca applicata su controllo predittivo, interfacce uomo-macchina, architetture ridondanti e progettazione per affidabilità. Sono ambiti che possono generare apprendimento anche fuori dalla vela.

Ferrari Hypersail: presentazione del progetto con team e partner attorno al modello del monoscafo oceanico, tra design nautico, ricerca tecnologica e livrea ufficiale con Progress Matters
Alla presentazione della livrea di Ferrari Hypersail, il modello del monoscafo oceanico da cento piedi è affiancato da Flavio Manzoni, Benedetto Vigna, John Elkann, Matteo Lanzavecchia, Guglielmo Ribigini ed Enrico Voltolini: al Ferrari Flagship Store di Milano, il progetto racconta il dialogo fra design, foiling, carbonio, Giallo Fly e trasferimento tecnologico dalla cultura del costruttore automobilistico emiliano alla vela d’altura (Foto: Ferrari)

PMI usa Hypersail come racconto di trasformazione

L’ingresso di PMI nel programma deve essere osservato anche sul piano industriale e reputazionale. L’azienda dichiara di voler costruire un futuro senza fumo e di evolvere il proprio portafoglio oltre sigarette e nicotina. Secondo i dati comunicati dalla società, i prodotti senza fumo sono disponibili in 106 mercati e, al 31 dicembre 2025, erano utilizzati da oltre 43 milioni di consumatori adulti nel mondo. Nel 2025 questa area ha rappresentato il 41,5 per cento dei ricavi netti rettificati del gruppo.

Questi numeri spiegano perché una partnership tecnologica con Ferrari Hypersail abbia un valore che va oltre il branding. PMI cerca di raccontarsi come azienda in trasformazione, fondata su ricerca, scienza applicata e portafogli multicategoria. Dal 2008, secondo quanto dichiarato dalla società, gli investimenti nello sviluppo, nella validazione scientifica e nella commercializzazione di prodotti senza fumo hanno superato i 14 miliardi di dollari. È una narrazione che va maneggiata con cautela giornalistica, perché riguarda un settore storicamente controverso e sottoposto a forti vincoli regolatori, ma che definisce il contesto dell’operazione.

La presenza del marchio PMI su Hypersail avrà anche un valore simbolico: per la prima volta all’esterno, una nuova espressione dell’identità visiva dell’azienda apparirà sul progetto. Il dato è interessante perché mostra come la sponsorizzazione contemporanea non sia più soltanto esposizione del logo. Diventa un canale per testare linguaggi, associare il marchio a campi tecnici non tradizionali e costruire continuità fra partnership storiche e nuove piattaforme narrative.

Il rischio, naturalmente, è che il racconto superi la sostanza. Nel caso Hypersail, la verifica arriverà dai test, dalla qualità dei dati generati, dall’affidabilità dei sistemi e dalla capacità di rendere comprensibile il trasferimento tecnologico. Se il progetto resterà confinato all’immaginario della velocità e dell’eccezionalità, produrrà soprattutto comunicazione. Se invece riuscirà a documentare metodi, soluzioni e apprendimento, potrà diventare un caso rilevante di innovazione cross-industry.

Ferrari Hypersail: imbarcazione a vela ad alte prestazioni con scafo in carbonio, foil e segni gialli, rappresentazione generica di velocità, ricerca tecnologica e stile nautico contemporaneo avanzata
Ferrari Hypersail in vista laterale mostra il profilo del monoscafo oceanico da 100 piedi, con la livrea Giallo Fly e Grigio Hypersail che unisce codici del Cavallino, fibra di carbonio e foiling: l’immagine racconta la sintesi fra aerodinamica, design e prestazione nautica presentata alla Milano Design Week (Rendering: Ferrari)

La nuova fase sposta il valore dai rendering ai dati

Il programma è entrato in una fase operativa più concreta. Dopo la fase iniziale di sviluppo e costruzione a cui ha contribuito Giovanni Soldini, la guida progettuale è passata a Enrico Voltolini, ingegnere nautico e velista con esperienza in contesti ad alte prestazioni come America’s Cup e SailGP. Il passaggio è significativo perché coincide con una transizione tipica dei progetti radicali: dalla visione alla messa a punto, dalla forma al funzionamento, dalla promessa al ciclo di prova.

In questa fase diventano centrali integrazione dei componenti, test strutturali, sviluppo dei sistemi di controllo e formazione dell’equipaggio. La barca dovrà dimostrare non soltanto di poter volare, ma di poterlo fare in modo controllabile, ripetibile e sicuro. La differenza tra prototipo e infrastruttura sperimentale sta nella capacità di produrre evidenze. Ogni uscita in mare potrà generare dati su carichi, consumi, assetto, risposta delle appendici, comportamento dei materiali e interazione tra uomo e macchina.

La livrea presentata durante la Milano Design Week 2026 aggiunge un altro livello al progetto. Giallo Fly, Grigio Hypersail, superfici in carbonio e integrazione dei pannelli solari non sono solo scelte estetiche. Nella logica Ferrari, il design deve tradurre vincoli funzionali in identità visiva. È una grammatica già vista nelle hypercar e nei programmi endurance: la forma racconta il sistema tecnico, non lo copre. Nel caso di Hypersail, questo significa rendere leggibili materiali, energia e aerodinamica attraverso la superficie stessa della barca.

Il progetto resta però in una zona di prudenza. Non sono stati comunicati obiettivi sportivi definitivi, né competizioni specifiche. Questa cautela è coerente con la complessità del programma: prima viene la validazione, poi l’eventuale calendario. In un settore in cui il confine tra record, ricerca e marketing può diventare sottile, è un approccio ragionevole. Hypersail dovrà prima dimostrare di essere una macchina affidabile, poi potrà cercare una collocazione agonistica o simbolica.

Ferrari Hypersail: barca a vela oceanica con scafo scuro, profili gialli e foil laterali, immagine generale di tecnologia, aerodinamica e ricerca applicata alla nautica sportiva contemporanea avanzata
Il dettaglio posteriore di Ferrari Hypersail rivela la complessità delle appendici, dei foil e delle superfici integrate nello scafo: ogni elemento concorre a ridurre attrito e resistenza, portando il monoscafo verso una nuova frontiera della vela ad alte prestazioni, fra mare aperto e controllo digitale (Rendering: Ferrari)

Un opificio di idee che misura la maturità dell’innovazione

Ferrari Hypersail interessa perché mette in relazione tre trasformazioni: la convergenza tra automotive e nautica ad alte prestazioni, la centralità dell’energia nei sistemi mobili complessi e l’evoluzione delle partnership industriali da sponsorizzazione a piattaforma tecnologica. PMI entra in questo scenario con una storia lunga più di mezzo secolo accanto a Ferrari e con l’esigenza di raccontare un cambiamento aziendale profondo. Ferrari, dal canto suo, utilizza il mare come ambiente di ricerca per estendere il proprio patrimonio ingegneristico.

Il banco di prova sarà la coerenza tra ambizione e risultati. Un monoscafo full-foiling di 30 metri alimentato da fonti rinnovabili, sviluppato con approccio aperto e guidato da sistemi di controllo avanzati, può diventare un caso utile per capire come nascono le piattaforme sperimentali del futuro. Ma la sua credibilità dipenderà dalla capacità di produrre apprendimento verificabile, non soltanto immagini potenti. In questo senso, l’oceano è il luogo più adatto: non concede scorciatoie, separa rapidamente la narrazione dalla tecnologia e trasforma ogni miglio in una prova di metodo.

Ferrari Hypersail: design, foil e innovazione concepiti per la vela oceanica

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La vista frontale di Ferrari Hypersail sottolinea la natura sperimentale del progetto: scafo in carbonio, appendici laterali, vela ad alto profilo e livrea Giallo Fly compongono un oggetto tecnico in cui estetica e prestazione coincidono: il risultato è una nuova lettura della nautica ad alte performance (Rendering: Ferrari)

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