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Svizzera

La rinascita di Mulegns attraverso una torre stampata in 3D

Nel cuore più remoto delle Alpi grigionesi è spuntata Tor Alva, simbolo avveniristico di cultura, design computazionale e costruzioni sostenibili

Tor Alva: 29,8 metri di calcestruzzo stampato in 3D, un’architettura mai vista prima nel cuore delle Alpi
Alla vigilia dell’inaugurazione, Tor Alva si mostra per la prima volta nella sua interezza: 29,8 metri di calcestruzzo stampato in 3D, un’architettura mai vista prima nel cuore delle Alpi, dove innovazione e memoria si fondono nel bianco assoluto della torre
(Foto: Benjamin Hofer/Nova Fundaziun Origen)

Nel cuore del Canton Grigioni, a quasi 1.600 metri di altitudine, un piccolo villaggio destinato al declino diventa centro di innovazione architettonica. Mulegns, una località con appena undici residenti permanenti, ospita oggi Tor Alva.
Si tratta della più alta infrastruttura al mondo realizzata con stampa 3D in calcestruzzo, frutto di un progetto ambizioso che unisce arte, tecnologia e memoria culturale.

Alta 29,8 metri, la “Torre Bianca”, così come viene tradotto il suo nome dalla lingua romancia, è stata ufficialmente inaugurata il 20 maggio 2025. Alla cerimonia hanno partecipato il Consigliere Federale Guy Parmelin e il Presidente dell’ETH Zurich, Joël Mesot.
La torre è infatti il frutto della collaborazione tra il Politecnico Federale di Zurigo e la Nova Fundaziun Origen, un’associazione culturale guidata dal regista teatrale Giovanni Netzer.

Oltre a essere un’opera straordinaria d’ingegneria, Tor Alva è parte di una strategia di rigenerazione culturale e turistica. A partire da luglio 2025, infatti, ospiterà eventi artistici e teatrali, diventando un luogo vivo e partecipato.

Tor Alva: 32 colonne ornamentali si intrecciano senza cassaforma, in un equilibrio tra leggerezza visiva e solidità strutturale
Vista dall’alto, Tor Alva rivela la complessità geometrica del suo disegno generativo: 32 colonne ornamentali si intrecciano senza cassaforma, in un equilibrio tra leggerezza visiva e solidità strutturale frutto del lavoro certosino del Politecnico di Zurigo
(Foto: Benjamin Hofer/Nova Fundaziun Origen)

Un processo costruttivo senza precedenti al mondo

Tor Alva è un esperimento riuscito di costruzione additiva senza cassaforma, reso possibile da un sistema robotico sviluppato presso il campus ETH di Hönggerberg. Invece dei tradizionali stampi in legno o metallo, la torre è stata realizzata strato per strato da un robot, applicando calcestruzzo in forme complesse e dettagliate.

Il progetto è firmato dall’architetto Michael Hansmeyer e dal professor Benjamin Dillenburger, che hanno progettato 32 colonne ornamentali con algoritmi generativi: queste strutture si assottigliano e si ramificano verso l’alto, ricordando forme naturali e motivi decorativi.

“Abbiamo voluto fondere natura e algoritmi”,

afferma Dillenburger.

“L’elemento ornamentale non è un’aggiunta, ma parte integrante della struttura portante. È un edificio che non sarebbe stato possibile con tecnologie tradizionali”.

Il design richiama la storia dei pasticceri emigranti del luogo, veri e propri maestri di estetica dolciaria, che secoli fa hanno esportato in tutta Europa la raffinatezza artigianale del Grigioni.

Tor Alva: Giovanni Netzer (Origen), Guy Parmelin (Consiglio Federale), Jon Domenic Parolini (Cantone dei Grigioni) e Joël Mesot (ETH Zurich)
All’inaugurazione ufficiale, i protagonisti del progetto: Giovanni Netzer (Origen), Guy Parmelin (Consiglio Federale), Jon Domenic Parolini (Cantone dei Grigioni) e Joël Mesot (ETH Zurich): insieme per un’alleanza tra cultura, politica e ricerca in Svizzera
(Foto: Benjamin Hofer/Nova Fundaziun Origen)

Dalla ricerca ETH nasce un calcestruzzo intelligente

La realizzazione di Tor Alva ha richiesto lo sviluppo di un calcestruzzo nuovo, adattabile e ad alta precisione. La squadra di lavoro del professor Robert Flatt, esperto in chimica fisica dei materiali da costruzione, ha messo a punto una miscela capace di solidificarsi rapidamente pur mantenendo la lavorabilità necessaria alla stampa 3D.

L’elemento chiave è un doppio additivo che viene miscelato appena prima dell’estrusione, creando superfici di tipo gocciolato e rinforzate.

“Abbiamo progettato un calcestruzzo che si comporta in maniera diversa a seconda del momento in cui viene applicato”,

spiega Flatt.

“È come se avesse una sorta di intelligenza materica incorporata”.

Il processo di stampa ha richiesto cinque mesi, durante i quali i segmenti sono stati realizzati a Zurigo, assemblati a Savognin e infine trasportati a Mulegns con mezzi pesanti su una strada alpina di montagna, anch’essa non priva di sfide logistiche.

Tor Alva: la luce del crepuscolo esalta la texture fluida della superficie in calcestruzzo della torre in 3D
La luce del crepuscolo esalta la texture fluida della superficie in calcestruzzo: ogni dettaglio è frutto della stampa robotica e di un calcolo algoritmico che traduce la natura in architettura ornamentale e portante e fa pendant con la piccola Mulegns
(Foto: Benjamin Hofer/Nova Fundaziun Origen)

Robot collaborativi per un sistema strutturale sicuro

Una delle più grandi innovazioni introdotte dal progetto è la tecnica detta “reinforcement that grows”, un processo robotico che inserisce elementi di rinforzo direttamente durante la stampa.
Due robot hanno lavorato simultaneamente: il primo stampava il calcestruzzo, il secondo inseriva anelli orizzontali metallici ogni 20-26 cm, i quali venivano in seguito integrati con armature longitudinali tradizionali.

Questo sistema consente alla torre non soltanto di avere una forma unica, ma anche di essere completamente portante, una novità assoluta nel mondo delle costruzioni 3D.
Il metodo è stato sviluppato in collaborazione con aziende spin-off dell’ETH come Mesh AG, con il supporto dell’impresa grigionese Zindel United, pioniera nel trasferimento delle tecnologie digitali in cantiere.

Cultura, turismo e ricerca si incontrano in alta quota

L’obiettivo del progetto non si limita all’innovazione tecnica. Secondo Giovanni Netzer, fondatore della Origen, Tor Alva rappresenta

“una nuova centralità per l’arte, il turismo e la memoria”.

“Il progetto è anche una risposta poetica allo spopolamento delle valli alpine”,

ha dichiarato.
La torre resterà a Mulegns per circa cinque anni, dopodiché potrà essere smontata e ricollocata altrove, grazie alla sua struttura modulare. È un edificio pensato per vivere più vite, in più luoghi, ma conservando il proprio significato culturale.
Il professor Joël Mesot ha sottolineato come Tor Alva sia stato anche un progetto formativo:

“I nostri studenti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con un cantiere reale, dove teoria e pratica si incontrano. È questo il futuro dell’ingegneria”.

Un vero simbolo globale per l’architettura sostenibile

Tor Alva dimostra come sia possibile coniugare innovazione, sostenibilità e bellezza. Il progetto è un modello replicabile: non soltanto per la tecnica costruttiva, ma per la visione sistemica che tiene insieme territorio, cultura e comunità.

“La vera innovazione non è soltanto tecnologica, bensì sociale”,

conclude Flatt.

“Qui abbiamo creato un edificio che serve le persone e che, allo stesso tempo, le ispira”.

Grazie a questo straordinario esperimento, Mulegns oggi non è più soltanto un puntino sulla mappa della Svizzera, una frazione del comune di Surses, nella regione dell’Albula, ma un luogo d’avanguardia, dove il futuro dell’architettura ha preso forma. Strato dopo strato…

Il trailer di presentazione di Tor Alva nei Grigioni (in lingua inglese)

Il trailer di presentazione di Tor Alva nei Grigioni (in lingua tedesca)

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Mulegns, minuscolo villaggio di undici abitanti, accoglie una delle strutture architettoniche più avanzate al mondo: la “Torre Bianca” emerge come nuova icona culturale e attrazione turistica delle Alpi grigionesi e promuove l’efficienza tecnologica svizzera
(Foto: Benjamin Hofer/Nova Fundaziun Origen)

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