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Dai sogni alla realtà: le anticipazioni della fantascienza

La narrativa di speculazione talvolta anticipa tecnologie che poi la ricerca porta a compimento, ma è questo il suo reale valore?

Una "Black-Hole Starship" di Foundation, la serie televisva di Apple TV ispirata al ciclo letterario "Fondazione" di Isaac Asimov
Una “Black-Hole Starship” di Foundation, la serie televisiva di Apple TV ispirata al ciclo letterario “Fondazione” di Isaac Asimov: l’astronave crea un buco nero capace di piegare lo spazio a piacimento per viaggiare superando la velocità della luce: per quanto non del tutto fedele alla storia originale dell’autore di origini russe, è una delle serie di fantascienza televisiva più interessanti e intriganti degli ultimi anni; e, come tutta la buona fantascienza, fa pensare

Da diversi anni si studiano possibili applicazioni delle reti neurali (quelle che l’attuale marketing definisce AI, Artificial Intelligence) alle tecniche di “imaging neurale”, ovvero alla interpretazione e alla decodifica dei segnali del nostro cervello. Le apparecchiature di analisi diventano ogni anno più precise e meno invasive, le stesse reti neurali più veloci ed efficienti, grazie all’aumento quasi esponenziale della capacità di calcolo.

Così diversi ricercatori hanno pensato: insegniamo alle reti neurali come ogni cervello decodifica le immagini da sveglio. Quindi facciamo loro associare le attivazioni dei diversi gruppi di neuroni a ciò che il soggetto sta vedendo in quel momento. Infine, potremmo fornire alle reti neurali i segnali registrati durante la fase di sonno REM (quella in cui avvengono i sogni) e far loro ricostruire… le immagini che vediamo in sogno.

In una seconda fase poi potremmo dare tutto in pasto a un LLM (Large Language Model, la cosiddetta “AI Generativa”) e tirarne fuori una storia compiuta. L’idea è piuttosto sconvolgente: ma non è affatto nuova nella fantascienza.

Una ricostruzione di immagini visive, percepite da soggetti in stato di veglia, tratte da uno studio del 2017
Una ricostruzione di immagini visive, percepite da soggetti in stato di veglia. Sono tratte da uno studio del 2017 di Horikawa e Kamitani, “Generic decoding of seen and imagined objects using hierarchical visual features”, Nat. Commun. 8, 15037: le immagini nella riga superiore sono le fotografie originali viste dai soggetti (un’anatra, un leopardo, un gufo, una cassetta postale, una vetrata). Le righe sotto mostrano le immagini ricostruite dal segnale fMRI mentre i soggetti le osservavano o le immaginavano; gli autori hanno usato una combinazione di fMRI e deep neural networks (reti neurali profonde) per decodificare l’attività cerebrale e rigenerare un’immagine approssimativa.

I sogni nella fantascienza, da Zelazny a Nolan…

Roger Zelazny, uno dei massimi scrittori di fantascienza statunitensi della seconda metà del XX secolo – e che, purtroppo, ci ha lasciato veramente troppo presto – nel 1966 pubblicò il romanzo “Signore dei Sogni” (“The Dream Master”), poi tradotto e pubblicato  in Italia nel 1971. In un mondo futuro di un epoca non ben definita, ma tecnologicamente molto avanzata, è possibile porre due menti “in fase” in modo che uno psicoterapeuta possa entrare nei sogni del paziente e modificarli. Con tutti i rischi che ciò comporta.

Nel film “Dreamscape” del 1996, il protagonista Alex Gardner (Dennis Quaid), un giovane con poteri psichici, viene reclutato da un istituto governativo per partecipare a un esperimento di “dream‑linking”: entrando nei sogni di altre persone, può aiutarle o addirittura manipolarle.

Nell’Anime “Paprika – Sognando un sogno” diretto nel 2006 da Satoshi Kon e tratto da un romanzo di Yasutaka Tsutsui, viene utilizzato il “DC Mini”, un apparecchio terapeutico sperimentale che permette ai terapisti di immergersi nei sogni e, quindi, nel subconscio dei propri pazienti in modo da conoscere e curare stati alterati e problematiche nascoste dell’io. Anche in questo caso correndo dei pericoli, che sfociano addirittura nella rottura del confine fra il mondo onirico e quello reale.

Nel 2010 esce “Inception”, capolavoro cinematografico di Cristopher Nolan, che lavorava alla trama da circa 10 anni. Una squadra di “estrattori”, specializzata nel rubare idee entrando nei sogni delle vittime, deve penetrare nella psiche del figlio di un multimiliardario questa volta non per rubare, ma per innestare una nuova idea. E il tempo del sogno accelera rispetto al tempo reale, sempre più ad ogni livello di sogno dentro il sogno (“Sogno dentro sogno” è anche il titolo di un romanzo di John Hill uscito il 6 novembre 1977 sul quattordicinale Urania di Mondadori).

Un fotogramma del film Inception, dove l'architetto (Arianna, sulla destra) cambia le regole della fisica all'interno del sogno del protagonista Dom Cobb.
Un fotogramma del film Inception, dove l’architetto (Arianna, sulla destra) cambia le regole della fisica all’interno del sogno del protagonista Dom Cobb (a sinistra): però, tentare di cambiare l’inconscio di una persona, anche a fin di bene, comporta dei gravi rischi, come Arianna imparerà presto a sue spese.

 …con una piccola deviazione al sottoscritto autore

Sempre nel 2010, chi scrive iniziò a lavorare al romanzo “The Montecristo Project”, di cui il primo libro (“La prima Colonia”) è stato pubblicato a maggio 2022 e nella seconda edizione nel 2024. Il secondo libro (“Tempesta”) uscirà a breve. Il romanzo deriva da un racconto dell’autore di questo articolo del 1993 sulla nascita della prima coscienza artificiale, argomento che negli ultimi anni è diventato pervasivo.

Nello spazio-tempo di “The Montecristo Project” (la storia è ambientato soprattutto in Toscana fra il 2074 e il 2077), fra le diverse tecnologie fantascientifiche è stato concepito l’iDream, un apparecchio di cui è facile immaginare la società di provenienza, che permette forme molto avanzate di auto-terapia, ma questa volta con dei sistemi di sicurezza che funzionano bene.

Il mondo secondario del romanzo, come lo avrebbe definito John Ronald Reuel Tolkien, è descritto minuziosamente anche dal punto di vista scientifico, attraverso una sorta di Wiki interna che però resta a un livello diverso, per non disturbare la lettura lineare. Per lasciare lettrici e lettori liberi di sognare.

Spesso le radici narrative sono ancora più profonde

Da una ricerca effettuata attraverso il Large Language Model Claude, risulta che la letteratura speculativa ha immaginato ben prima concetti perlomeno simili:

“La questione delle prime opere che immaginarono tecnologie per leggere o influenzare i sogni è affascinante e tocca diverse tradizioni letterarie”.

Una delle prime rappresentazioni potrebbe essere rintracciata in “The Coming Race” (1871) di Edward Bulwer-Lytton (“Vril – La Razza Futura” in Italia), dove la specie sotterranea dei Vril-ya possiede capacità di influenzare la mente durante il sonno.

Tuttavia, molti studiosi considerano “Ralph 124C 41+” (1911) di Hugo Gernsback (tradotto in Italia nel 1990 da Perseo Libri)

“come una delle prime opere di fantascienza a immaginare esplicitamente una tecnologia meccanica per registrare e riprodurre i sogni. Gernsback descrisse un dispositivo chiamato ‘hypnobioscope’ in grado di catturare e proiettare i sogni”.

In ambito più letterario, “The Dream-Quest of Unknown Kadath” (pubblicata nel 1943, ma scritta negli Anni 20) di H.P. Lovecraft (La ricerca onirica dello sconosciuto “Kadath”, editore Schegge Riunite, 2020)

“presenta il concetto di mondi onirici accessibili e manipolabili, seppur attraverso mezzi più mistici che tecnologici”.

Va anche menzionato “We” (1924) di Yevgeny Zamyatin (Noi, collana Oscar Mondadori 2018),

“che include elementi di controllo dei sogni attraverso tecnologia statale, anticipando temi che sarebbero stati ripresi in ‘1984’ di George Orwell”.

Per quanto riguarda influenze ancora più antiche, alcuni elementi si possono trovare nelle tradizioni del romanzo gotico del XIX secolo e persino in opere come “The Tempest” di William Shakespeare,

“dove Prospero manipola i sogni attraverso la magia. La linea di demarcazione tra magia e tecnologia in queste opere storiche è spesso sfumata, rendendo difficile identificare con certezza la “prima” opera di fantascienza sui sogni”.

Il viaggio onirico, ma tremendamente reale, affrontato dal protagonista Dave Bowman verso la conclusione del film di Stanley Kubrick "2001 A Space Odissey"
Il viaggio onirico, ma tremendamente reale, affrontato dal protagonista Dave Bowman verso la conclusione del film di Stanley Kubrick “2001 A Space Odissey” ispirato a un racconto di Arthur Charles Clarke. In pochi film la capacità visionaria del regista è riuscita a raggiungere un tale livello di contaminazione fra realtà e sogno senza per questo distaccarsi dalla narrativa di fantascienza “hard” (d’altronde l’autore era uno scienziato…)

Magia e tecnologia come sogno e realtà?

Come ci fa notare Claude, la linea di demarcazione fra magia e tecnologia resta labile in tali opere, spesso appartenenti al sotto-genere distopico. Arthur C. Clarke, autore che ha collaborato con Stanley Kubrick per “2001 Odissea nello Spazio”, nella sua terza “legge” (esistono anche le tre leggi di Clarke, oltre a quelle sulla robotica di Asimov) affermava che

“ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.

E quanti di noi, a pensarci bene, capiscono veramente il funzionamento dei formidabili apparecchi che utilizziamo quotidianamente, primo fra tutti lo smartphone, e quanti di noi lo utilizzano invece come fosse una sorta di bacchetta magica?

Da un certo punto di vista potremmo anche affermare che oggi stiamo vivendo in una fase di “sogno”: quella che, comunemente, viene definita “Intelligenza Artificiale” non è affatto tale, per il modo in cui la intendiamo nei racconti e nei film. Questa incomprensione di fondo, questa “im-Magia-zione” che già su queste pagine è stata debitamente approfondita, rischia di portarci verso incomprensioni con conseguenze nefaste.

Eppure la capacità di sognare, e quella di immaginare, sono caratteristiche fondamentali di una mente intelligente e auto-consapevole. Infatti nel romanzo dello stesso Clarke “2010 – Odissea 2″, l’autore fa chiedere a SAL, la, “vera”, intelligenza artificiale gemella di HAL, quando sta per essere disattivata dal suo creatore per testare la procedura di riattivazione:

“Sognerò?”

Safe, supercomputer in parte ispirato ad HAL è uno dei comprotagonisti del romanzo The Montecristo Project di Edoardo Volpi Kellermann
SAFE, il supercomputer in parte ispirato ad HAL e uno dei coprotagonisti del romanzo “The Montecristo Project” di Edoardo Volpi Kellermann: SAFE è l’acronimo anagrammato di Fractal Evolution Algorithmic System: sistema algoritmico a evoluzione frattale; una plausibile evoluzione degli attuali, limitati algoritmi sui cui si basano le reti neurali moderne

Come la tecnologia attuale renderebbe possibile “vedere” i sogni

Torniamo al paper sopra citato, dal titolo “Trasformare i tuoi sogni in realtà: decodificare dai segnali fMRI i sogni in una storia video coerente“. Yanwei Fu, l’autore principale, è un professore presso la School of Data Science della Fudan University di Shangai.

L’acronimo fMRI significa “functional Magnetic Resonance Imaging”, ovvero Risonanza Magnetica Funzionale. Si tratta di una tecnica che rileva la risposta emodinamica: i cambiamenti del contenuto di ossigeno nei capillari e nel parenchima cerebrale. Il parenchima è il tessuto nervoso coinvolto attivamente nella formazione e nella trasmissione di impulsi elettrici.

La risposta emodinamica è correlata alle attività neuronali e il livello di precisione della tecnologia è divenuta sufficiente a legare tali attività alla percezione delle immagini. Esaminando i segnali di ogni soggetto dell’esperimento nello stato di veglia, mentre osserva scene reali, è possibile decodificare i relativi segnali. Creando così un modello da applicare nell’analisi delle immagini viste durante il sonno.

Dalle immagini alla storia, grazie a un approccio innovativo

Ovviamente questa descrizione è una semplificazione di procedure complesse che vengono studiate da molti anni. Già nel 2023 in un altro paper il professor Rufin VanRullen del Centre de Recherche Cerveau et Cognition di Tolosa aveva studiato l’utilizzo di “modelli di diffusione latente” – simili a Stable Diffusion –  per ricreare le immagini viste nei sogni.

L’approccio innovativo dello studio del professor Fu, come già accennato, è nella la possibilità di legare i racconti dei volontari all’interpretazione delle immagini percepite nei sogni. Questo grazie a una “narrazione” coerente, coadiuvata da modelli avanzati di linguaggio esteso (LLM) specificatamente addestrati.

C’è ovviamente ancora molto da fare, ma il moltiplicarsi di studi sull’argomento sembra indicare che siamo sulla strada giusta (o sbagliata, a seconda dei punti di vista).

Un tomografo MRI per neuroimaging funzionale
Un tomografo MRI per neuroimaging funzionale, chiamato anche Scanner MRI ad altro campo magnetico o sistema MRI per imaging celebrale; i produttori principali includono Siemens, GE Healthcare, Philips e Canon Medical Systems; ogni azienda ha i propri nomi commerciali per i dispositivi: Siemens produce la serie “Magnetom”, GE ha la serie “Signa”. La differenza principale tra uno scanner MRI standard e uno utilizzato per fMRI non è tanto nell’hardware quanto nel software di acquisizione

Ma quanto è importante la narrativa d’anticipazione?

Ma quanto è importante la narrativa d’anticipazione? Secondo il governo cinese moltissimo. Tanto che il Governo di Pechino ha promosso pienamente il genere fantascientifico, in quanto capace di

“aprire le menti dei giovani e delle giovani cinesi al futuro”.

La Cina nello scenario geopolitico attuale è una delle realtà con la più rapida crescita scientifica, tecnologica e di riflesso economica. Vale perciò la pena di riflettere sull’argomento.

In Italia ancora risentiamo di antichi pregiudizi, spesso legati all’atteggiamento, errato, di chi considera la cultura umanistica intrinsecamente superiore a quella scientifica. Un po’ come pensare che l’emisfero cerebrale destro sia più importante del sinistro o viceversa, invece di considerare l’importanza del dialogo fra i due emisferi. Inoltre c’è molta confusione fra fantascienza e fantasy, tanto che negli scaffali di molte librerie questi due generi vengano mescolati. È anche vero che molti autori, Roger Zelazny per primo, hanno spesso giocato a contaminarli fra loro, con ottimi risultati.

Limitiamoci allora a un sotto-genere della fantascienza, la cosiddetta “Hard-Science Fiction”. Si tratta della fantascienza dura e pura, dove le storie hanno una solida base scientifica o, perlomeno, fanno attenzione a non andare contro quanto già sappiamo. Superare la velocità nella luce nello spazio vuoto, ad esempio, richiede soluzioni esotiche ma teoricamente plausibili, come il motore a curvatura.

Allora la narrativa di speculazione diventa una sorta di manuale della storia e delle tecnologie del futuro? È questo il suo autentico e intrinseco valore? Secondo chi scrive, poiché le posizioni sono molteplici, no, assolutamente no.

Per quanto sia un appassionato particolarmente attivo del sotto-genere “Hard”, l’autore di questo articolo non misura la validità di un romanzo di Isaac Asimov dalla sua capacità o meno di prevedere la storia futura. Per quanto la “psicostoria”, disciplina scientifica immaginaria in grado di farlo, sia una speculazione affascinante.

Un'immagine ispirata al concetto "dai sogni alla realtà" creata con Leonardo.AI
Un’immagine ottenuta dal modello di rete neurale “Leonardo.AI” con il seguente prompt: Vorrei che mi creassi un’immagine ispirata al concetto “dai sogni alla realtà”. L’immagine dovrebbe essere surrealistica, ricca di particolari, molto piena di colori. Dovrebbe essere ampia, suggestiva, come affacciarsi su un nuovo mondo

La negazione letteraria: la fantascienza non esiste?

Altro pregiudizio che spesso rilevo in Italia nei confronti della narrativa fantastica: sarebbe “roba per ragazzini”, al limite per nerd. Arrivando addirittura a negare l’esistenza del genere letterario e inventando, per importanti autori italiani come Italo Calvino, Primo Levi o Dino Buzzati, improbabili sinonimi per le loro opere fantascientifiche.
Qualche esempio: “Fantastico”, “Letteratura dell’immaginario”, “Allegoria moderna o parabola”, “Racconti surreali o onirici”.

Nel caso di Calvino le sue “Cosmicomiche” e “Ti con zero” furono spesso presentate come fiabe cosmiche o fantastico scientifico. Per Buzzati si parlava di surrealismo, fantastico esistenziale, o favole moderne. Per Levi, i racconti di “Storie Naturali” furono definiti apologhi scientifici o fantastico morale.
Tale pregiudizio, nel mondo delle grandi case editrici italiane, ve lo diciamo per esperienza, impera tutt’oggi.

Forse chi la pensa così non ha mai letto un buon romanzo di fantascienza né ha visto opere cinematografiche come “2001″, “Blade Runner”, “Arrival”. O magari tale idea è talmente radicata in profondità nella loro mente da offuscare la percezione di tali opere.
Ognuno ha diritto ad avere i suoi gusti, ma da questo a negare valore e profondità a un intero genere narrativo ce ne corre.

Parte iniziale della prima pagina dell'articolo scientifico "Making Your Deams A Reality" sulla possibilità di ottenere, grazie all'aiuto delle reti neurali, immagini dai nostri sogni
Parte della prima pagina del paper scientifico “Making Your Dreams A Reality”, attualmente in fase di preprint (ovvero in attesa della procedura di “revisione fra pari” prevista per gli articoli scientifici) su arxiv.org. Nell’articolo viene descritta la tecnologia per ottenere le immagini dei nostri sogni e organizzarle in una storia coerente grazie all’aiuto delle reti neurali

Innovazione e pensiero aperto: il contributo della buona fantascienza

A rischio di ripetermi, cito il Professor Bruno Coppi del Massachusetts Institute of Technology, col quale chi scrive ha collaborato un paio d’anni per la comunicazione legata al suo progetto “Ignitor” per la fusione nucleare. Il professore mi ripeteva spesso che molti ricercatori del MIT sono lettori, ma anche scrittori di fantascienza. Non è raro che chi opera e lavora col metodo scientifico ami la fantascienza, anche se a qualcuno questo potrebbe apparire un paradosso.

Eppure molte scoperte scientifiche e tecnologiche, forse la maggior parte di esse, deriva da un atto di immaginazione, dall’andare oltre il già detto e pensato. Sono convinto che i ricercatori che stanno lavorando al “registratore di sogni” siano stati in qualche modo ispirati da una storia di fantascienza. Una buona storia ispira, è applicabile come avrebbe detto il professor Tolkien, che in una lettera indirizzata a Milton Waldman, scritta nel 1951, scriveva

“detesto cordialmente l’allegoria”

in quanto imposizione del punto di vista dell’autore.

La fantascienza non deve prevedere o spiegare nulla, ma può stimolare. Può far riflettere, anche sul presente, tanto quanto qualunque altro genere letterario. Qualche volta in misura maggiore, data la sua libertà d’azione e d’immaginazione. Ed è legata a doppio filo alla scienza e, da questa, ricava le sue idee migliori. Almeno, così è la fantascienza che preferisco.

Quanto di meglio possa esistere per un pensiero ricco di innovazione: dai sogni alla realtà, appunto.

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Una seconda immagine ispirata al concetto "dai sogni alla realtà" creata con Leonardo.AI, aggiungendo al prompt "deve contenere elementi fantascientifici"
Una seconda immagine ottenuta dal modello di rete neurale “Leonardo.AI” con il seguente prompt: “Vorrei che mi creassi un’immagine ispirata al concetto ‘dai sogni alla realtà’; l’immagine dovrebbe essere surrealistica, ricca di particolari, molto piena di colori; dovrebbe essere ampia, suggestiva, come affacciarsi su un nuovo mondo e contenere elementi fantascientifici”

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