Una nuova infrastruttura da 22 milioni di euro trasforma la città dalmata in un polo per startup, ricerca applicata e sperimentazione di Smart City

Con l’inaugurazione del Technology Park di Spalato-Dračevac, la Croazia compie un passo concreto nella costruzione di una rete di infrastrutture dedicate all’innovazione tecnologica. Il nuovo complesso, oggi il più esteso del Paese, mette a disposizione oltre 17.000 metri quadrati di spazi per imprese innovative, laboratori e servizi avanzati. Non si tratta soltanto di un investimento immobiliare, ma di un tassello della strategia nazionale per rafforzare la competitività tecnologica fuori dalla capitale e creare poli regionali ad alta intensità di conoscenza.
Il progetto ha un valore complessivo di 22 milioni di euro, di cui circa 14 milioni provenienti dal meccanismo europeo ITU, gli Investimenti Territoriali Integrati, che negli ultimi tre anni ha finanziato interventi mirati di sviluppo urbano e digitale in diverse città dell’Europa centro-orientale. Alla cerimonia ufficiale hanno partecipato il Primo Ministro Andrej Plenković, ministri chiave del governo e i vertici delle istituzioni locali, a conferma del peso politico e industriale attribuito all’iniziativa.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: affiancare al profilo turistico e culturale di Spalato una vocazione tecnologica strutturata, capace di generare nuova imprenditorialità e trattenere capitale umano qualificato.

Spazi, laboratori e servizi: nasce un ecosistema operativo
Il Technology Park di Spalato è stato progettato secondo un modello di campus multifunzionale. Ospita uffici modulari per startup e PMI tecnologiche, un centro conferenze con quattro sale attrezzate, aree di co-working, sale riunioni e infrastrutture tecniche condivise. Tra gli elementi distintivi figurano un laboratorio Smart City per test urbani digitali e un laboratorio di prototipazione 3D dedicato a manifattura additiva e sviluppo rapido di prodotti.
Accanto alle strutture tecniche sono presenti servizi di supporto, ristorazione, spazi commerciali e perfino un asilo, secondo una logica di permanenza estesa dei team di lavoro. È un’impostazione coerente con i technology park europei di nuova generazione, che puntano a favorire contaminazione professionale, collaborazione interdisciplinare e cicli rapidi di sperimentazione.
Negli ultimi 24 mesi, studi europei sui poli di innovazione urbana hanno evidenziato che gli incubatori integrati con laboratori tecnici condivisi registrano tassi di sopravvivenza delle startup superiori di circa un terzo rispetto agli spazi di sola locazione. La disponibilità di strumentazione e ambienti di test riduce i costi di ingresso e accelera la validazione tecnologica.
Durante l’evento inaugurale, il Premier ha definito il parco
“Il Technology Park di Spalato è una pietra miliare per lo sviluppo high-tech croato. Non parliamo solo di un edificio, ma di una scelta strategica per rafforzare innovazione e competitività. La cooperazione tra governo, città e strumenti europei ha permesso di trasformare una pianificazione in un risultato concreto. Qui creiamo le condizioni per nuove imprese tecnologiche e occupazione qualificata. Spalato amplia così il suo ruolo: non solo centro culturale e turistico, ma anche polo tecnologico di riferimento sull’Adriatico”,
sottolineando il valore della cooperazione tra governo nazionale e amministrazione cittadina nella realizzazione dell’opera.

Fondi ITU e strategia urbana: come cambia il modello
La struttura finanziaria del progetto è parte integrante della sua rilevanza. Il ricorso agli Investimenti Territoriali Integrati riflette un cambio di paradigma nelle politiche europee: meno interventi frammentati e più programmi urbani coordinati su innovazione, sostenibilità e trasformazione digitale.
Negli ultimi cicli di programmazione, le città beneficiarie di strumenti ITU hanno indirizzato risorse verso infrastrutture di innovazione, piattaforme dati, rigenerazione di aree produttive e centri di trasferimento tecnologico. Secondo i dati diffusi negli ultimi rapporti sullo sviluppo regionale croato, le principali aree urbane del Paese hanno incrementato in modo significativo la quota di fondi destinati a progetti di innovazione applicata.
Il parco di Spalato si inserisce in questa traiettoria: creare un’infrastruttura che funzioni da ponte tra ricerca, impresa e mercato. L’economia croata sta infatti registrando una crescita progressiva del comparto ICT e dei servizi digitali avanzati, che secondo le più recenti analisi macroeconomiche rappresentano ormai una quota vicina al 7per cento del valore aggiunto nazionale, con dinamiche superiori alla media di diversi settori tradizionali.
La decentralizzazione dell’innovazione, con poli fuori da Zagabria, è uno degli obiettivi strategici degli ultimi anni.
Università, trasferimento tecnologico e capitale umano
Un parco tecnologico produce impatto soltanto se integrato con il sistema della conoscenza. Spalato può contare su un ateneo tecnico-scientifico attivo e su centri di ricerca con competenze in ingegneria, informatica e scienze applicate. Il nodo ora è tradurre questa base in trasferimento tecnologico strutturato
I modelli europei più efficaci mostrano che i risultati arrivano quando i parchi attivano programmi di spin-off universitari, dottorati industriali e partnership con imprese mature. In questo quadro si inseriscono anche le politiche nazionali di sostegno alle startup tecnologiche.
In una recente conferenza sull’ecosistema innovativo croato, Damir Novinić, Presidente del Consiglio di Amministrazione di HAMAG-BICRO, l’agenzia nazionale per le PMI e l’innovazione, ha dichiarato:
“Un parco tecnologico crea valore quando diventa una piattaforma di connessione tra ricerca e mercato. Gli spazi fisici non bastano: servono programmi, capitale e reti industriali. Negli ultimi anni abbiamo puntato su trasferimento tecnologico e accelerazione d’impresa. Strutture come quella di Spalato possono diventare veri catalizzatori se integrano startup, università e aziende in progetti concreti”.
La posizione è coerente con le linee operative adottate dall’agenzia negli ultimi anni sui programmi di accelerazione e proof of concept.
Per Spalato la sfida sarà anche demografica: creare condizioni attrattive per talenti digitali e profili high-skill, riducendo la migrazione verso mercati più grandi.

Smart City e innovazione costiera: un laboratorio adriatico
La collocazione di Spalato apre una direttrice di specializzazione interessante: l’innovazione applicata alle città costiere e ai territori ad alta intensità turistica. Negli ultimi tre anni, secondo reti europee di cooperazione urbana, le città costiere hanno aumentato in modo marcato gli investimenti in tecnologie per gestione dei flussi, efficienza energetica, monitoraggio ambientale e mobilità intelligente.
Il laboratorio Smart City del parco può diventare una piattaforma di test per soluzioni replicabili in altri contesti mediterranei: sensoristica urbana, gestione predittiva dei servizi, piattaforme dati territoriali, sistemi di controllo energetico degli edifici. Le startup che operano in questi segmenti, urban tech, climate tech, digital twin, sono tra quelle che hanno registrato i tassi di crescita più elevati nei finanziamenti europei recenti.
Il sindaco di Spalato Ivica Puljak ha definito il progetto
“Il Technology Park apre una nuova fase per lo sviluppo di Spalato. Abbiamo costruito uno spazio dove ricerca, impresa e innovazione possono lavorare insieme in modo strutturato. Vogliamo offrire ai giovani talenti un ambiente moderno e collaborativo, capace di trasformare idee in soluzioni concrete. La nostra ambizione è rafforzare l’identità tecnologica della città e generare progetti utili sia al territorio sia al mercato internazionale”,
invitando giovani innovatori e imprenditori a utilizzare gli spazi come base per nuove iniziative tecnologiche. La costruzione di una identità tecnologica urbana è oggi un fattore competitivo nella capacità di attrarre investimenti e competenze.

Un test strategico per l’innovazione regionale croata
Il Technology Park di Spalato-Dračevac rappresenta un banco di prova per la politica dell’innovazione croata: infrastruttura ampia, finanziamento europeo, sostegno governativo e missione imprenditoriale chiara. I metri quadrati e le attrezzature sono la base; i risultati dipenderanno dalla qualità dei programmi di accelerazione, dall’accesso al capitale e dalla capacità di creare reti internazionali.
Se il parco riuscirà a generare startup scalabili e tecnologie esportabili, potrà diventare un modello replicabile anche in altre regioni. In un contesto europeo che spinge su autonomia tecnologica e sviluppo territoriale dell’innovazione, anche la sponda adriatica può ritagliarsi un ruolo più visibile nella geografia dei nuovi ecosistemi tech.
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