Tecnologie avanzate, piani di adattamento e alleanze strategiche per salvare i nove atolli sovrani nel Pacifico dalla scomparsa fisica e culturale

Nel cuore dell’Oceano Pacifico, una Nazione insulare composta da nove atolli si trova in prima linea nella lotta contro l’innalzamento del livello del mare determinato dal riscaldamento globale. Con una popolazione di circa 12.000 abitanti, Tuvalu affronta una minaccia esistenziale: entro il 2050, metà dell’isola della capitale, Fongafale, potrebbe essere sommersa dalle maree, ma non soltanto: senza interventi significativi, il 95 per cento del territorio potrebbe essere inondato non più tardi del 2100.
Per affrontare questa crisi, Tuvalu ha avviato il Tuvalu Coastal Adaptation Project (TCAP) nel 2017, con il sostegno del Green Climate Fund e dell’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. Il progetto mira a ridurre l’esposizione ai rischi costieri attraverso la costruzione di infrastrutture resilienti, come la creazione di 7,3 ettari di terra rialzata progettata per rimanere sopra il livello del mare fino al termine del ventunesimo secolo.
Tuvalu ha altresì utilizzato parte dei proventi derivanti dal dominio Web “.tv”, impiegato da molte emittenti televisive in tutto il mondo, per finanziare iniziative legate alla lotta al cambiamento climatico. Il suffisso Web “.tv”, assegnato a Tuvalu nel 1996 dall’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, è diventato una fonte significativa di reddito per il Paese grazie alla sua associazione con il concetto di televisione e la popolarità tra piattaforme di streaming come Twitch.tv.
I ricavi annuali provenienti dalla concessione del dominio URL “.tv” ammontano a circa 5-7 milioni di dollari australiani, rappresentando una parte sostanziale del bilancio nazionale di Tuvalu, in buona parte assorbiti dal contrasto al riscaldamento globale.
L-TAP: ecco il piano per il futuro della Nazione
Parallelamente al TCAP, il Governo di Tuvalu, sempre in collaborazione con l’UNDP, ha sviluppato il Long-Term Adaptation Plan (L-TAP), noto anche come “Te Lafiga o Tuvalu” (in lingua locale “Il Rifugio di Tuvalu” ). Questo piano prevede la creazione di 3,6 chilometri quadrati di terra sicura e rialzata, destinata a ospitare progressivamente la popolazione e le infrastrutture del Paese, garantendo sicurezza alimentare, energetica e idrica, oltre al funzionamento delle attività governative e sanitarie.
Il L-TAP rappresenta una svolta nell’adattamento climatico, essendo il primo piano nazionale tecnicamente fattibile basato su dati scientifici e coerente con le proiezioni dell’innalzamento del livello degli oceani, in particolare l’immenso Pacifico che avvolge il Paese. Tuttavia, la sua realizzazione richiede sforzi concertati per sbloccare flussi di capitali privati e affrontare fattori macroeconomici che ostacolano la crescita economica.

(Foto: James Lewis/TCAP Coastal Engineer)
Una tecnologia al servizio della sopravvivenza
Per comprendere meglio l’impatto dell’innalzamento del mare, Tuvalu ha utilizzato la tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) per mappare con precisione l’altezza della superficie terrestre e la profondità del fondale marino in tutti i suoi nove atolli, coprendo circa 500 chilometri quadrati. Questi dati hanno informato i modelli di previsione delle inondazioni e supportano il monitoraggio delle coste, fornendo una base solida per le strategie di adattamento.
Inoltre, il Governo di Funafuti ha collaborato con l’azienda statunitense Atmo per migliorare le previsioni meteorologiche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Questa partnership mira a fornire previsioni ad alta risoluzione fino a dieci giorni, migliorando la preparazione del Paese agli eventi climatici estremi.
Come preservare l’identità culturale nel Metaverso
Oltre alle misure fisiche, Tuvalu sta esplorando soluzioni digitali per preservare la sua identità culturale. Il Governo ha avviato la creazione di un “gemello digitale” del Paese, una replica virtuale che conserva dati, immagini e modelli 3D delle isole. Questo progetto, sviluppato in collaborazione con l’organizzazione PLACE, mira a mantenere viva la cultura e la storia di Tuvalu anche in caso di perdita fisica del territorio.
Tuttavia, l’idea di una “Nazione digitale”, come prospettata dal progetto “Future Now Project”, ha suscitato dibattiti accesi. L’ex Primo Ministro Enele Sopoaga ha criticato il concetto, affermando che non esiste una base legale internazionale per la scomparsa di uno Stato a causa dell’innalzamento del mare e che Tuvalu non dovrebbe essere considerato destinato a scomparire, dovendosi rifugiare “nel cloud”, come prospettato dal Gabinetto di Simone Kofe e dal suo accorato e scenografico appello al mondo.
Conosciuta come Colonia britannica delle Isole Gilbert ed Ellice sino al 31 dicembre 1975 e soprannominata nel Regno Unito “la Cenerentola dell’Impero” almeno sino all’inizio del Secondo Dopoguetta, Tuvalu è inoltre una Nazione recentissima.

Dalle collaborazioni internazionali alle sfide future
La lotta di Tuvalu contro il cambiamento climatico ha attirato l’attenzione e il sostegno internazionale. Australia e Nuova Zelanda hanno finanziato una seconda fase del TCAP (TCAP-II), che prevede la protezione di 800 metri di costa vulnerabile e la creazione di circa otto ettari di nuova terra rialzata.
Inoltre, nel novembre 2023, Tuvalu e Australia hanno firmato il trattato “Falepili Union”, che offre ai cittadini del primo Paese la possibilità di migrare nel territorio del secondo Paese in risposta ai cambiamenti climatici. Il trattato prevede anche un sostegno finanziario significativo per progetti di adattamento e di assistenza in caso di disastri naturali.
Nonostante questi sforzi, le sfide rimangono immense. Secondo le stime della Banca Mondiale, i costi di adattamento per Tuvalu potrebbero raggiungere il miliardo di dollari per un innalzamento del livello del mare di mezzo metro entro il 2100, una cifra equivalente a circa 20 anni del Prodotto Interno Lordo del Paese.
Un esempio per il mondo di volontà e proattività
Tuvalu rappresenta un esempio di resilienza e innovazione di fronte a una crisi climatica senza precedenti. Attraverso l’adozione di tecnologie avanzate, piani di adattamento a lungo termine e la preservazione della propria identità culturale, la Nazione del Pacifico dimostra che è possibile affrontare le sfide del cambiamento climatico con determinazione e creatività.
Come ha affermato il dottor Arthur Webb, Specialista in Adattamento Costiero del TCAP, il Tuvalu Coastal Adaptation Project:
“Tuvalu sta tracciando un percorso che altri Paesi vulnerabili possono seguire. La combinazione di scienza, tecnologia e volontà politica è fondamentale per costruire un futuro sostenibile”.
La comunità internazionale ha il dovere di sostenere il Governo di Funafuti e altri Paesi in condizioni simili, non soltanto per motivi morali, ma anche perché le soluzioni sviluppate qui potrebbero essere cruciali per affrontare le sfide climatiche globali.
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