Le ragazze di Al-Qatn trasformano la manutenzione di dispositivi mobili in opportunità di crescita economica e sociale in un contesto di sfide

Nello Yemen, un Paese segnato da anni di conflitto e da una delle crisi umanitarie più gravi al mondo, le donne stanno scrivendo una pagina inedita di speranza e innovazione. In un contesto dove l’accesso all’istruzione e al lavoro è spesso precluso all’universo femminile, storie come quelle di Khawla e Mashar, due giovani imprenditrici del distretto di Al-Qatn, nella regione di Hadramout, dimostrano come l’imprenditoria femminile possa diventare un motore di trasformazione sociale ed economica.

Un’opportunità dove l’80 per cento delle donne è impossibilitato a lavorare
In una Nazione dove soltanto il 20 per cento delle donne partecipa formalmente al mercato del lavoro, due ragazze hanno infatti trovato nella manutenzione dei telefoni cellulari un’opportunità inaspettata. Grazie a un progetto finanziato dal King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre (KSrelief) e implementato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), in collaborazione con lo Small and Micro Enterprises Promotion Service (SMEPS), hanno acquisito competenze tecniche e imprenditoriali che hanno cambiato il corso delle loro vite.
Khawla, che oggi gestisce un piccolo laboratorio di riparazioni direttamente a casa propria, lo racconta con orgoglio:
“Prima di questo corso, non avevo mai pensato di poter lavorare in un settore tecnico. Ora non soltanto riparo telefoni, ma ho anche clienti che vengono appositamente da altri villaggi perché si fidano del mio lavoro. Molte donne preferiscono portare i loro dispositivi a me anziché a un uomo, e questo mi ha dato una grande soddisfazione”.
Mashar, invece, ha scelto di aprire un vero e proprio negozio, sfidando apertamente gli stereotipi di genere.
“All’inizio, alcuni clienti maschi erano diffidenti, ma quando hanno visto che il mio lavoro era preciso e professionale, hanno cambiato idea”,
spiega. Oggi, la sua attività è cresciuta al punto da permetterle di assumere un assistente e di promuovere i suoi servizi attraverso i social media, raggiungendo una clientela sempre più ampia.

Il peso delle tradizioni e la forza del cambiamento secondo Yasmin Ali Al Qadhi
Queste storie non rappresentano soltanto successi personali, ma simboleggiano una rottura con norme culturali profondamente radicate. In uno Yemen che il World Economic Forum colloca al penultimo posto nella classifica globale sul divario di genere, ogni piccola vittoria assume in effetti un significato più ampio.
Yasmin Ali Al Qadhi, attivista per i diritti delle donne e presidente della Marib Girls’ Foundation, spiega:
“Quello che stanno facendo Khawla e Mashar è rivoluzionario. Non stanno solo guadagnando denaro, ma stanno dimostrando che le donne yemenite possono eccellere in campi tradizionalmente considerati maschili. Questo ha un impatto enorme sulle giovani generazioni, che finalmente iniziano a vedere possibilità diverse per il loro futuro”.
Il ruolo cruciale della cooperazione internazionale e delle organizzazioni locali
Il percorso di Khawla e Mashar non sarebbe stato possibile senza il sostegno di programmi mirati all’empowerment femminile. Organizzazioni come la Yemeni Women’s Union (YWU), attiva dal lontano 1990, lavorano da anni per fornire alle donne strumenti concreti per l’indipendenza economica, attraverso microcrediti, corsi di alfabetizzazione e formazione professionale.
Tuttavia, le sfide restano immense. L’accesso all’elettricità e a pezzi di ricambio è spesso discontinuo, e molte donne devono affrontare resistenze da parte delle proprie comunità. Eppure, proprio in queste difficoltà, emerge la determinazione di chi, come le giovani Khawla e Mashar, ha deciso di non arrendersi.

Verso un futuro più inclusivo anche in un Paese martoriato grazie all’UNDP
Quello che queste donne stanno costruendo non è soltanto un’attività economica, ma un modello di sviluppo alternativo, basato sull’inclusione e sulla valorizzazione del potenziale femminile. Il loro successo ha già ispirato altre giovani yemenite a intraprendere percorsi simili, e organizzazioni internazionali stanno valutando come replicare questo modello in altre regioni del Paese a mezzogiorno della penisola arabica.
Helen Clark, ex amministratrice dell’UNDP, ha sottolineato in più occasioni come
“investire sulle donne yemenite non sia solo una questione di giustizia sociale, ma una strategia intelligente per la ricostruzione del Paese”.
Le storie di Khawla e Mashar ne sono la prova tangibile: dove c’è opportunità, formazione e sostegno, le donne yemenite possono diventare protagoniste di un cambiamento duraturo.

Oltre le riparazioni e i confini, una lezione di coraggio per l’intero pianeta
Mentre il mondo guarda allo Yemen attraverso le lenti della crisi, queste donne ricordano che, anche nelle circostanze più difficili, l’innovazione e la tenacia possono aprire strade inaspettate. Le loro storie non parlano soltanto di telefoni riparati, di smartphone e di cellulari, ma di fiducia riconquistata, di comunità trasformate e, soprattutto, di un futuro che, passo dopo passo, diventa possibile.
E forse, è proprio questo il messaggio più potente: in un Paese ferito, l’imprenditoria femminile non sta soltanto creando lavoro: sta costruendo speranza.
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