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Alexandra Beckstein: “È il capitale a orientare le tecnologie”

La CEO di QAI Ventures sul ruolo degli investimenti nella trasformazione di quantum e AI in infrastrutture, tra sistemi industriali, scala e deep tech

Alexandra Beckstein: manager e investitrice nel settore Quantum e AI durante evento su venture capital, accelerazione startup e infrastrutture tecnologiche, focus su ecosistemi industriali e crescita dell’innovazione
Uno sguardo che riflette complessità e lungo periodo: nel volto di Alexandra Beckstein converge un percorso che attraversa geoscienze, infrastrutture critiche ed energia, oggi applicato alla costruzione di stack ibridi Quantum–AI pensati per l’impatto industriale e la scala globale
(Foto: QAI Ventures)

Nel dibattito globale sulle tecnologie di frontiera, il binomio tra calcolo quantistico e intelligenza artificiale sta rapidamente passando dalla dimensione della ricerca a quella dell’infrastruttura strategica. Attorno a Quantum e AI non si stanno più sviluppando soltanto progetti sperimentali, ma veri ecosistemi industriali, piattaforme di venture capital e modelli di venture building capaci di trasformare scienza avanzata in imprese scalabili lungo l’intera catena del valore.

In questo spazio ad alta complessità opera Alexandra Beckstein, venture builder e investitrice deep tech attiva nell’ecosistema svizzero dell’innovazione, con un percorso che unisce rigore scientifico, imprenditorialità e costruzione di reti tecnologiche e industriali. Il suo approccio nasce da una visione infrastrutturale della tecnologia: non innovazioni isolate, ma sistemi integrati capaci di generare impatto di mercato.

Di formazione geoscienziata con competenze anche in ambito business, ha maturato esperienza diretta nei settori energia, infrastrutture e sistemi critici, lavorando su modelli data-driven e piattaforme digitali e collaborando come specialista con il Governo svizzero sui temi della sicurezza delle infrastrutture energetiche critiche. È un percorso costruito sul campo, dove vincoli tecnici, normativi ed economici devono tradursi in soluzioni operative, che ha consolidato un orientamento pragmatico verso l’innovazione. Imprenditrice in prima persona, ha fondato e guidato una società di costruzione e consulenza per sistemi geotermici, occupandosi di pianificazione, esecuzione e project management, dopo aver diretto gruppi di ingegneria geotermica e partecipato a progetti di sviluppo di impianti industriali.

Oggi è CEO e General Partner di QAI Ventures, fondo di venture capital e piattaforma di venture building focalizzata su tecnologie quantistiche pure, soluzioni all’intersezione tra Quantum e AI e innovazioni di advanced computing, con quartier generale ad Arlesheim, nel Cantone di Basilea Campagna, e sedi distaccate a Calgary (Canada), Tokyo (Giappone) e Singapore. Nato nel contesto dell’iniziativa uptownBasel, uno dei più ambiziosi progetti europei di campus per l’innovazione scientifica e industriale, il fondo investe in tecnologie trasformative con primi segnali di market fit in cluster come industria, life sciences e finanza, combinando capitale, attivazione di talenti e connessioni industriali. Parallelamente, Alexandra siede in board dedicati alla promozione dell’innovazione e dell’accesso al capitale ed è attiva come speaker e advisor su strategie per le tecnologie di frontiera.

La tesi di Beckstein è pragmatica: il quantum non va letto come tecnologia isolata, bensì come futuro layer infrastrutturale del computing, destinato a integrarsi con AI e HPC in stack ibridi. Il ruolo del capitale, nella sua lettura, è anche operativo e di ecosistema, oltre che finanziario. Per questo motivo, la valutazione degli investimenti privilegia difendibilità tecnologica, capacità esecutiva e traiettorie di integrazione industriale, con milestone misurabili e validazione tecnica. In questa intervista, Alexandra Beckstein analizza il ruolo strategico del capitale nell’economia QuantumAI, il valore degli ecosistemi rispetto alle singole innovazioni e le applicazioni più vicine all’impatto reale, dal quantum sensing alla sicurezza, insieme alle principali sfide per i founder deep tech e alle condizioni necessarie per trasformare la ricerca di frontiera in infrastruttura di mercato.

Alexandra, che cosa l’ha inizialmente attirato verso i campi delle tecnologie quantistiche e dell’intelligenza artificiale, e in che modo la sua formazione accademica in geoscienze ha influenzato il suo percorso nel venture building?

“Ciò che mi ha attirato verso le tecnologie quantistiche e l’intelligenza artificiale è stato capire fin dall’inizio che ridefiniranno interi settori. Nel corso della mia carriera ho lavorato in ambiti infrastrutturali dell’economia reale, dalle energie rinnovabili all’ingegneria geotecnica, fino alla sicurezza delle infrastrutture e al trattamento delle acque. Sono sempre stata vicina ai sistemi da cui dipendono le società. Ma ho anche capito che negli ambienti di ingegneria e di progetto la leva è spesso locale e incrementale, mentre come investitore e venture builder puoi influenzare ciò che scala davvero a livello globale. Il capitale e il venture building sono tra le leve più forti per plasmare attivamente il futuro. Il capitale non è neutrale. Determina quali tecnologie diventano infrastruttura, quali team hanno la possibilità di costruire e, in ultima analisi, quali soluzioni arrivano sul mercato. La mia formazione in geoscienze ha influenzato fortemente il mio modo di affrontare tecnologie complesse e decisioni di investimento di lungo periodo. Le geoscienze ti formano a lavorare con sistemi complessi, dinamiche di lungo termine, incertezza e modellazione su larga scala, e a capire che per risolvere sfide globali servono sia rigore scientifico sia capacità esecutiva. Quando ho iniziato a studiare il Quantum, ne ho visto il potenziale per sbloccare nuove capacità in ambiti come simulazione, ottimizzazione, materiali, energia e sanità. Credo fortemente che la tecnologia sia uno degli strumenti più potenti che abbiamo per risolvere problemi globali complessi. Il venture building è diventato per me il modo più diretto per trasformare questa convinzione in impatto”.

Come CEO e co-fondatrice di QAI Ventures, come definisce la mission della sua società nel contesto degli ecosistemi globali di quantum e AI?

“La nostra mission in QAI Ventures è accelerare la transizione globale QuantumAI investendo e costruendo aziende all’intersezione tra tecnologie quantistiche, advanced computing e intelligenza artificiale. Operiamo con una convinzione molto chiara: il quantum è un layer infrastrutturale strategico per i prossimi decenni. Il nostro ruolo è tradurre scoperte scientifiche ancora fragili in imprese solide e scalabili e connetterle fin da subito a percorsi di adozione industriale. Non investiamo mai solo capitale. Costruiamo ecosistemi, attiviamo talenti e creiamo le condizioni perché l’innovazione scientifica diventi valore industriale. In questo senso, QAI Ventures non è soltanto una società di venture capital. È una piattaforma attiva che connette ricerca, founder, partner industriali e capitale globale in un sistema coerente”.

QAI Ventures nasce dall’iniziativa uptownBasel. In che modo lo sviluppo strategico e la costruzione di ecosistema in quel contesto hanno modellato il vostro approccio agli investimenti deep tech?

“Basel ha modellato profondamente il nostro approccio perché è un luogo dove l’eccellenza scientifica incontra la domanda industriale reale in più settori. Essere coinvolti nello sviluppo strategico e nella costruzione di ecosistema attraverso la visionaria iniziativa uptownBasel, sostenuta da un family office, ha reso molto chiaro un punto: il deep tech non scala tramite innovazioni isolate, ma attraverso infrastrutture, partnership e reti di fiducia. La famiglia dietro uptownBasel ha avuto la lungimiranza di investire presto nella costruzione di una base fisica e tecnologica per le tecnologie quantistiche. All’interno di questa iniziativa più ampia è stata creata una componente infrastrutturale chiave, che oggi opera come QuantumBasel. Fornisce capacità tecniche di valore. Quello che abbiamo imparato a Basel è che l’infrastruttura è un prerequisito critico. Crea l’ambiente in cui l’innovazione può avvenire. Ma per trasformare questo potenziale in aziende scalabili serve anche il layer venture: attivazione di talenti, supporto all’esecuzione, capitale e accesso ai mercati globali. È qui che QAI Ventures svolge un ruolo centrale. Facciamo leva sulla solida base di Basel, la connettiamo con ulteriori ecosistemi globali e portiamo capacità di venture building. I founder hanno bisogno soprattutto di guida strategica, accesso agli investitori e integrazione industriale reale. Abbiamo costruito e validato questo modello a Basel e a livello globale. Questa prospettiva di ecosistema ha plasmato in modo fondamentale il nostro modo di investire. Nel quantum e nell’AI, il successo non è definito solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di tradurre il progresso scientifico in imprese scalabili. Basel ci ha insegnato che l’esecuzione è uno sport di ecosistema. QAI Ventures è stata costruita per essere un motore attivo di questo ecosistema, in Svizzera e oltre”.

Alexandra Beckstein: leadership femminile nel venture capital tecnologico, esperta di deep tech, advanced computing e strategie di scaling per startup ad alta complessità scientifica e industriale internazionale
Leadership operativa e visione sistemica: Beckstein incarna un approccio pragmatico al deep tech, dove execution, difendibilità tecnologica e integrazione industriale contano più della narrativa; per Alexandra il capitale diventa strumento attivo per orientare quali tecnologie diventeranno infrastruttura
(Foto: QAI Ventures)

Ha fondato un’azienda nel settore delle energie rinnovabili. In che modo quell’esperienza imprenditoriale l’ha preparato a guidare un fondo focalizzato su tecnologie di frontiera?

“Fondare e gestire un’azienda che progettava e realizzava sistemi di energia geotermica mi ha formata in modo molto diretto: mi ha resa altamente adattiva e molto pragmatica. Nell’ingegneria basata su progetti la realtà arriva in fretta, il mercato non premia l’hype, premia la consegna dei risultati. Ho imparato a leggere presto i segnali di mercato e ad adattarmi rapidamente, perché piccoli cambiamenti in prezzi, regolazione o comportamento dei clienti possono determinare la sopravvivenza o il fallimento di un’impresa. Questa esperienza mi ha anche resa molto disciplinata sulla sostanza. Ho una forte preferenza per fatti, prove tecniche e trazione reale rispetto alle narrazioni. Ha influenzato anche il mio stile di leadership. Credo nella performance, nella responsabilità end-to-end e in ambienti non guidati dall’ego. Questa mentalità si traduce direttamente nel modo in cui oggi guido QAI Ventures: investiamo in tecnologie di frontiera, ma restiamo concreti. Cerchiamo founder capaci di costruire aziende reali sotto vincoli reali e che comprendono che il successo di lungo periodo deriva dall’esecuzione, non dal rumore. Allo stesso tempo cerchiamo team player che sappiano assumere e condividere la responsabilità”.

Quali sono i criteri chiave che valutate quando decidete di investire in una startup quantum o AI early-stage, e come bilanciate promessa tecnologica e sostenibilità commerciale?

“Guardiamo a tre dimensioni centrali: difendibilità scientifica, inevitabilità di mercato e capacità esecutiva dei founder. Primo, la tecnologia deve essere reale e basata sulla scienza. Valutiamo se la proprietà intellettuale è difendibile, se la roadmap è credibile e se il team ha un vantaggio tecnologico sostenibile e capacità di esecuzione. Secondo, ci chiediamo se il mercato emergerà attraverso l’integrazione. Nel quantum in particolare, i mercati non nascono perché le applicazioni appaiono magicamente, ma perché i layer di sistema maturano e l’adozione diventa possibile. Per questo ci concentriamo spesso su tecnologie abilitanti e piattaforme. Terzo, valutiamo i founder. Nel deep tech servono non solo brillantezza, ma resilienza e capacità di comunicare tra mondi diversi, accademia, industria e mercati dei capitali. Bilanciare promessa e sostenibilità commerciale significa essere molto disciplinati sulle milestone. Non ci aspettiamo ricavi immediati, ma progressi misurabili: validazione tecnica, piloti di integrazione, feedback industriale e un percorso chiaro verso l’inserimento in uno stack di ecosistema”.

Costruire un ecosistema globale di investimento e accelerazione richiede collaborazione tra continenti. Come integra QAI Ventures gli ecosistemi regionali in una strategia globale coerente?

“Consideriamo il quantum e il QuantumAI come tecnologie intrinsecamente globali. Nessuna singola regione possiede tutte le competenze. Leadership hardware, innovazione algoritmica, capacità manifatturiera e adozione di mercato sono distribuite nel mondo. La nostra strategia è avere un ancoraggio in Svizzera come ecosistema ad alta fiducia e alta qualità, ma operare globalmente tramite partnership e ponti regionali. L’Europa offre profondità scientifica e integrazione industriale. Il Nord America offre scala, piattaforme hardware leader e forte dinamica venture. L’Asia offre programmi nazionali strategici, infrastruttura industriale avanzata e capacità di deployment rapide. Integriamo questi ecosistemi collegando attivamente i founder ai partner giusti: ricerca, piloti industriali e co-investitori. I nostri programmi sono progettati per creare percorsi cross-border, così un’azienda può validare in Svizzera, scalare partnership in Europa, raccogliere capitali in Nord America e integrare canali produttivi o commerciali in Asia. Nel quantum, la costruzione di reti globali non è opzionale. È il modello di business”.

Le tecnologie quantistiche coprono più domini, dai sensori al computing. Quali applicazioni ritiene più vicine all’impatto reale e perché?

“Nel breve termine, il quantum sensing e la sicurezza quantistica sono tra le applicazioni più vicine all’impatto reale perché possono offrire vantaggi misurabili senza richiedere computer quantistici completamente fault-tolerant. Il quantum sensing può portare la precisione di misura ai limiti fisici, con rilevanza immediata per imaging medico, navigazione, geofisica e monitoraggio industriale. Sono ambiti in cui miglioramenti incrementali generano valore significativo. Anche la sicurezza quantistica sta diventando urgente, perché la futura minaccia alla crittografia classica sta già cambiando le decisioni di oggi. Aziende e governi iniziano ad agire ora, non più tardi. Nel quantum computing credo che l’impatto più forte a breve verrà da approcci ibridi, cioè combinare HPC e AI classici con algoritmi quantistici iniziali. Il percorso verso il valore non è aspettare il computer quantistico perfetto, ma costruire workflow e piattaforme che possano evolvere con la maturazione dell’hardware”.

L’intelligenza artificiale evolve rapidamente insieme al quantum computing. Quali sono le intersezioni più promettenti tra AI e tecnologie quantistiche per innovazione e crescita economica?

“L’intersezione più promettente è quella in cui il quantum diventa un acceleratore dei colli di bottiglia computazionali e l’AI diventa l’interfaccia per usabilità e scalabilità. L’AI sta già trasformando i settori, ma sta anche spingendo il calcolo classico ai suoi limiti. Lo vediamo nel consumo energetico, nei costi di training e nella complessità dell’ottimizzazione. Il quantum ha il potenziale di diventare un nuovo layer computazionale per specifiche classi di problemi, in particolare simulazione, ottimizzazione e scoperta di materiali. Allo stesso tempo, l’AI avrà un ruolo centrale nello stesso quantum, ad esempio nella mitigazione degli errori, nella calibrazione e nel controllo dei sistemi. I sistemi quantistici sono estremamente complessi e l’ottimizzazione basata su AI può migliorare significativamente stabilità e performance. Ciò che mi entusiasma di più è che queste tecnologie si rafforzano a vicenda. L’AI accelera lo sviluppo del quantum e il quantum potrebbe sbloccare nuovi livelli di potenza computazionale per industrie guidate dall’AI”.

Alexandra Beckstein: leadership femminile nel venture capital tecnologico, esperta di deep tech, advanced computing e strategie di scaling per startup ad alta complessità scientifica e industriale internazionale
In piedi, al centro di un ecosistema che unisce capitale, scienza e industria: Alexandra Beckstein interpreta il venture capital come leva infrastrutturale; non soltanto investimenti, ma sistemi capaci di trasformare Quantum e AI da ricerca avanzata a imprese scalabili e integrate nei mercati reali
(Foto: QAI Ventures)

Quali sono le principali sfide per i founder deep tech oggi, in particolare in Quantum e AI, e come possono investitori ed ecosistemi supportarli meglio?

“La sfida più grande è che i founder deep tech operano in un mondo dove i tempi sono lunghi, i talenti sono scarsi e le narrative di mercato possono cambiare più rapidamente della scienza sottostante. Nel quantum il divario tra progresso scientifico e maturità industriale è ancora ampio. I founder spesso faticano con i percorsi di integrazione: come passare dal successo in laboratorio al deployment reale. Nell’AI la sfida è che i mercati si muovono velocemente, la competizione è intensa e la differenziazione richiede sia profondità tecnica sia posizionamento strategico. I founder hanno bisogno di capitale paziente e tecnicamente competente, ma anche di supporto strutturato di ecosistema. Gli investitori devono fare più che fornire fondi: devono aiutare a costruire partnership, abilitare piloti, supportare la governance e collegare presto le startup ai clienti. Inoltre servono sistemi migliori di attivazione dei talenti. Molti ricercatori brillanti non diventano founder perché il percorso non è chiaro. Creare programmi strutturati, mentoring e framework di venture building è essenziale per aumentare il numero di team di alta qualità che entrano nel mercato”.

Alexandra Beckstein: ritratto professionale di CEO e venture builder deep tech attiva tra quantum computing e intelligenza artificiale, protagonista dell’ecosistema innovazione svizzero e degli investimenti tecnologici avanzati
Undici nuovi ingressi, una sola direzione: rafforzare una piattaforma globale per Quantum e AI: la squadra di QAI Ventures guidato da Alexandra Beckstein cresce in Europa, Asia e Nord America, consolidando competenze operative, strategiche e industriali
(Foto: QAI Ventures)

Guardando al prossimo decennio, qual è la sua visione di lungo periodo per QAI Ventures e per l’ecosistema QuantumAI in termini di breakthrough tecnologici e impatto sociale?

“La mia visione di lungo periodo è che QAI Ventures diventi una delle principali piattaforme globali che abilitano l’economia QuantumAI, contribuendo a costruire il layer infrastrutturale di questo nuovo paradigma attraverso gli investimenti e il supporto ai founder. Nel prossimo decennio vedremo le tecnologie quantistiche passare dalla promessa scientifica alla realtà industriale. Non avverrà con un singolo momento di svolta, ma tramite integrazione: il quantum diventerà parte degli stack di computing, delle architetture di sicurezza, dei sistemi di misura industriale e delle pipeline di simulazione. L’impatto sociale sarà significativo. Quantum e AI influenzeranno sanità, scoperta di farmaci, efficienza energetica, modellazione climatica, logistica e sistemi finanziari. Ma solleveranno anche importanti questioni di governance e sicurezza. Per questo la crescita responsabile è fondamentale. Per QAI Ventures l’obiettivo è garantire che le aziende in cui investiamo non siano solo tecnologicamente eccellenti, ma costruiscano infrastrutture robuste, scalabili ed eticamente governate. Se avremo successo, contribuiremo a creare un ecosistema in cui quantum e AI guidano competitività, resilienza e prosperità di lungo periodo”.

Che cos’è QAI Ventures? Il video trailer dell’organizzazione basilese

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(Foto: Bela Boeke/Fontana Landschaftsarchitektur)

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