Dai laboratori di ETH, EPFL e PSI alle startup deep tech, un ecosistema coordinato fa della fisica dei quanti un vero asset strategico nazionale

(Foto: Swiss Quantum Ecosystem)
Rapportata alle sue dimensioni, la Svizzera esercita un’influenza sproporzionata nel campo delle scienze e delle tecnologie quantistiche. È un risultato che non nasce da un singolo investimento o da un’iniziativa isolata, ma da una strategia di lungo periodo che combina eccellenza accademica, coordinamento nazionale e una forte capacità di trasferimento tecnologico verso l’industria. Nel contesto europeo e globale, il modello elvetico si distingue per coerenza e continuità, più che per la sola entità delle risorse messe in campo.
Il percorso prende forma già nei primi Anni Duemila, con il sostegno iniziale del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica e il lancio di quattro National Centres of Competence in Research dedicati a nanoscienze, fotonica quantistica, spin qubit e scienze quantistiche. Questi programmi hanno attirato decine di nuovi professori presso Politecnico di Zurigo, Politecnico di Losanna, Università di Basilea e Università di Ginevra, creando una rete interconnessa a cui si è affiancato il Paul Scherrer Institute, oggi riconosciuto come uno dei principali hub quantistici del Paese.
Nonostante un livello di investimento pubblico complessivamente inferiore rispetto a Paesi comparabili come Paesi Bassi o Danimarca, la Svizzera registra il più alto impact factor medio nelle pubblicazioni scientifiche in ambito quantistico. Un dato che riflette non soltanto la qualità della ricerca, ma anche una capacità di concentrare competenze e risorse su linee di sviluppo ad alto valore scientifico.
Un coordinamento nazionale leggero ma altamente efficace
La maturazione del sistema ha portato, nel 2022, alla nascita della Swiss Quantum Initiative, guidata dalla Swiss Quantum Commission, un organismo composto da esperti attivi nel Paese con il compito di proporre azioni concrete su finanziamenti, aree prioritarie, eventi e strumenti di supporto. L’obiettivo dichiarato è consolidare la posizione della Confederazione lungo l’intera catena del valore, dalla ricerca fondamentale alle applicazioni industriali.
Ogni grande ateneo coinvolto ospita oggi un proprio centro quantistico, pensato non solo come luogo di ricerca, ma come interfaccia stabile con industria e istituzioni. Questa architettura distribuita consente una forte specializzazione locale, mantenendo al tempo stesso una visione sistemica.
“Il ruolo del governo è quello di agire come facilitatore, creando condizioni favorevoli e sostenendo il passaggio dalla ricerca alle applicazioni nel mondo reale”,
spiega Thomas Vidick, professore all’EPFL e membro della Swiss Quantum Commission. Una visione che privilegia l’abilitazione degli ecosistemi rispetto a interventi centralizzati, in linea con la tradizione elvetica di governance scientifica.
Dalla ricerca ai dispositivi tangibili, la sfida della scalabilità
La transizione verso applicazioni concrete rappresenta oggi la principale linea di frizione del settore. Le tecnologie quantistiche richiedono componenti estremamente specializzati, ambienti operativi complessi e competenze interdisciplinari che vanno ben oltre la fisica teorica. In questo contesto, la Svizzera ha saputo valorizzare il proprio tessuto industriale, storicamente orientato alla meccatronica di precisione, alla strumentazione scientifica e alla fotonica.
Accanto a pionieri come ID Quantique e Zurich Instruments, è emersa una nuova generazione di startup attive in metrologia, componentistica avanzata e circuiti fotonici integrati. L’EPFL, in particolare, si è affermata come uno dei principali incubatori europei di imprese quantistiche, grazie a un ecosistema che combina laboratori di frontiera, supporto all’imprenditorialità e strumenti di finanziamento mirati.
“Abbiamo individuato un vuoto tecnologico e ritenuto strategico sviluppare una nuova soluzione per rispondere a questa esigenza”,
racconta Simone Frasca, fondatore di Qanova Tech e sciencepreneur all’EPFL. La startup ha beneficiato di un Quantum Innogrant del QSE Center, oltre a finanziamenti Innosuisse e NCCR SPINnovate, a conferma dell’integrazione tra politiche per l’innovazione e ricerca accademica.

(Foto: Swiss Quantum Initiative)
La scuola EPFL come fabbrica di imprese quantistiche
Il ruolo dell’EPFL si riflette anche nella densità di iniziative imprenditoriali nate dai suoi laboratori. Ligentec ha trasformato la ricerca sui nitruri di silicio a bassa perdita in circuiti fotonici utilizzati da grandi attori del quantum computing. Deeplight e EDWATEC lavorano su laser e amplificazione on-chip, aprendo prospettive per comunicazioni più rapide ed efficienti, mentre Enlightra sviluppa sorgenti laser ultra-pure in formati estremamente compatti.
Altre realtà come Luxtelligence e Miraex puntano su dispositivi elettro-ottici ultraveloci e interconnessioni fotoniche per reti quantistiche distribuite, ambito considerato cruciale per il futuro del calcolo e del sensing avanzato. A completare il quadro, iniziative come Rhonexum, nata nell’AQUA Lab di Edoardo Charbon, affrontano il nodo emergente dell’elettronica criogenica, indispensabile per sistemi quantistici sempre più complessi.
Questo insieme eterogeneo di imprese evidenzia una tendenza chiara: la Svizzera non mira tanto a dominare un singolo segmento, quanto a presidiare componenti chiave ad alta specializzazione, difficilmente replicabili e centrali per le catene del valore globali.

(Foto: Swiss Quantum Commission)
Tra leadership scientifica ed esigenze di politica pubblica
Ancora secondo Thomas Vidick,
“l’ecosistema quantistico svizzero è dinamico e individuerà nuove aree di leadership, dallo sviluppo di componenti specifici agli avanzamenti negli algoritmi e nei linguaggi di programmazione”.
Una prospettiva condivisa da Philippe Caroff, direttore esecutivo del QSE Center, che sottolinea come
“con basi così solide, lo sguardo si stia ora spostando verso applicazioni e dispositivi reali, che richiederanno un supporto pubblico più marcato, anche a favore di aziende e startup”.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi mantenere l’equilibrio tra autonomia accademica e intervento pubblico, evitando sia la frammentazione sia un’eccessiva centralizzazione. In un settore dove i cicli di sviluppo sono lunghi e l’incertezza tecnologica elevata, la capacità di adattare rapidamente strumenti di sostegno e priorità strategiche potrebbe rivelarsi decisiva.

(Foto: Swiss Quantum Ecosystem)
Un modello elvetico che guarda oltre il laboratorio
Nel panorama quantistico globale, la Svizzera si propone come laboratorio di governance oltre che di tecnologia. La combinazione di eccellenza scientifica, industria di precisione e coordinamento istituzionale leggero rappresenta un modello osservato con crescente interesse anche fuori dall’Europa. Più che inseguire scale industriali immediate, il Paese sembra puntare sulla profondità delle competenze e sulla qualità delle interconnessioni.
In un ambito in cui la corsa al computer quantistico universale resta aperta e incerta, la strategia elvetica suggerisce che l’innovazione possa prosperare anche lontano dai grandi numeri, purché sostenuta da una visione sistemica e da un ecosistema capace di tradurre la ricerca in valore economico e tecnologico nel lungo periodo.
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