Un progetto coinvolge cittadini e comunità nel ripensare gli spazi urbani oltre le peace walls, usando tecnologie immersive per il dialogo civico

(Foto: NI Community Relations Council)
Per decenni le peace walls hanno rappresentato uno dei simboli più evidenti della divisione urbana di Belfast. Costruite per separare comunità protestanti e cattoliche durante il conflitto nordirlandese, queste barriere sono diventate nel tempo elementi permanenti del paesaggio cittadino. Oggi, a oltre vent’anni dagli accordi di pace, il tema della loro rimozione resta delicato.
In questo contesto nasce un progetto che unisce innovazione tecnologica e partecipazione civica: un’applicazione di realtà aumentata sviluppata nell’ambito dell’iniziativa Shared Futures, Planning for Change. L’obiettivo è permettere ai residenti di immaginare in modo concreto come potrebbero trasformarsi i quartieri se i muri venissero rimossi e sostituiti da nuovi spazi urbani.
Il progetto è stato promosso dal Belfast Interface Project con il supporto del Community Relations Council, del Belfast City Council e con il contributo tecnologico della società Animorph e di un gruppo di ricerca dell’Università dell’Essex guidato dal professor Peter Bloom.
Più che una semplice simulazione digitale, l’iniziativa rappresenta un esperimento di innovazione sociale mediata dalla tecnologia, in cui strumenti immersivi diventano piattaforme per facilitare il confronto su temi urbani e identitari particolarmente sensibili.

La realtà aumentata come piattaforma di dialogo urbano
Secondo Joe O’Donnell, direttore strategico del Belfast Interface Project,
“In tutta la regione la segregazione è stata un problema enorme e affrontarla è sempre stato un tema complesso. Abbiamo una città con più di cento muri che separano fisicamente le comunità”.
Le barriere, ricorda O’Donnell, fanno parte della storia urbana della città da oltre un secolo: alcune risalgono alle tensioni comunitarie già presenti negli anni Venti del Novecento, mentre molte altre furono costruite durante i Troubles. Alcune di queste strutture esistono ormai da circa cinquant’anni, contribuendo a consolidare una segregazione territoriale che ancora oggi influenza la vita quotidiana dei quartieri.
Nonostante anni di programmi di riconciliazione e cooperazione tra quartieri, la questione della rimozione dei muri rimane complessa. Molti residenti dichiarano di desiderare una città più integrata, ma allo stesso tempo temono di perdere una percezione di sicurezza.
Come osserva ancora O’Donnell, la presenza delle barriere è legata anche a un bisogno diffuso di protezione:
“Molti di questi muri restano in piedi perché danno alle persone una sensazione di sicurezza. L’alternativa però deve essere qualcosa che le comunità condividano davvero e su cui possano trovarsi d’accordo”.
All’inizio immagini di possibile trasformazione degli spazi
È proprio su questa tensione che interviene la nuova applicazione. Attraverso la realtà aumentata, gli utenti possono osservare il proprio quartiere tramite lo smartphone e sovrapporre scenari alternativi: edifici pubblici, spazi verdi, centri comunitari o nuove infrastrutture urbane.
L’idea nasce da un’esigenza precisa. Nei tradizionali incontri pubblici sul futuro delle peace walls il dibattito tende spesso a bloccarsi. La tecnologia, invece, permette di spostare la conversazione su un terreno più concreto: non più “muro sì o muro no”, ma quale futuro urbano potrebbe sostituire la barriera.
Come spiega O’Donnell:
“Le persone temono che quegli spazi vengano semplicemente lasciati vuoti e immaginano solo un campo pieno di macerie. Per questo avevamo bisogno di mostrare come potrebbe apparire quell’area tra cinque o dieci anni”.
Il primo passo del progetto è stato la creazione di immagini che mostrassero possibili trasformazioni degli spazi. L’iniziativa ha riscosso un forte interesse tra i residenti, ma la diffusione era limitata dal numero ridotto di visori disponibili.
Da qui la scelta di sviluppare un’applicazione accessibile a qualsiasi dispositivo mobile. In questo modo la simulazione diventa uno strumento domestico e individuale, capace di coinvolgere una platea molto più ampia.
Secondo analisti del settore dell’innovazione civica, strumenti di visualizzazione immersiva stanno emergendo come uno dei nuovi approcci alla pianificazione urbana partecipata. Consentono infatti ai cittadini di comprendere meglio l’impatto delle trasformazioni territoriali e di esprimere preferenze in modo più informato.

(Foto: City Tours Belfast)
Dalla simulazione digitale alla pianificazione partecipata
Il progetto è stato inizialmente sperimentato nei quartieri dell’est e dell’ovest di Belfast, dove sono state sviluppate due versioni prototipali dell’applicazione. Successivamente il programma è stato esteso al nord della città, coinvolgendo associazioni locali, centri comunitari e gruppi giovanili.
Tra le realtà partecipanti figurano il Limestone United, club calcistico cross-community, lo Star Neighbourhood Centre e l’Ashton Centre. L’approccio adottato è volutamente community-led, cioè guidato dalle proposte degli abitanti.
Gli utenti possono intervenire direttamente sul paesaggio urbano virtuale sostituendo le barriere con nuovi elementi. Alcune proposte sono pragmatiche (ambulatori medici, centri civici o aree sportive multifunzionali), mentre altre riflettono la creatività delle giovani generazioni.
Il project manager Paul Smyth racconta che il progetto ha raccolto idee molto diverse tra loro:
“Abbiamo ricevuto proposte davvero sorprendenti: un giovane ha suggerito un sistema sotterraneo per la raccolta dei rifiuti, mentre altri hanno immaginato persino autobus su palafitte”.
Accanto alle proposte più creative emergono anche suggerimenti concreti per la rigenerazione degli spazi urbani. Come sottolinea Smyth:
“Alcuni residenti del Nord di Belfast hanno parlato della possibilità di realizzare una MUGA, un’area sportiva multifunzionale, sul terreno inutilizzato che oggi si trova in quella zona”.
Queste idee non restano solo esercizi di immaginazione. Le proposte raccolte attraverso l’App possono essere condivise con il Belfast City Council, che valuta la possibilità di integrarle nei processi di pianificazione urbana.
In questo senso il progetto si colloca all’incrocio tra tecnologie immersive, partecipazione civica e governance urbana. Un modello che negli ultimi anni sta emergendo in diverse città europee, dove le amministrazioni sperimentano piattaforme digitali per coinvolgere i cittadini nelle decisioni sul territorio.
Secondo studi sul settore delle smart cities, strumenti di simulazione visuale possono ridurre la distanza tra pianificatori e comunità locali. Visualizzare concretamente gli effetti di una trasformazione urbana rende infatti più semplice comprendere benefici e criticità di un progetto.
Nel caso di Belfast, la tecnologia assume anche un significato simbolico. Permette di affrontare un tema storicamente sensibile senza imporre soluzioni dall’alto, ma costruendo un percorso graduale di co-progettazione urbana.

Tecnologia civica e riconciliazione nelle città post-conflitto
Oltre alla dimensione urbanistica, il progetto evidenzia il ruolo crescente della cosiddetta civic tech, l’insieme di tecnologie progettate per rafforzare il rapporto tra cittadini, istituzioni e spazio pubblico.
In contesti segnati da conflitti o divisioni identitarie, queste piattaforme possono facilitare nuove forme di dialogo. La realtà aumentata, in particolare, consente di trasformare la pianificazione urbana in un processo più inclusivo, dove le comunità possono esplorare scenari alternativi senza dover prendere decisioni immediate o irreversibili.
Nel caso di Belfast, uno degli ostacoli principali alla rimozione delle peace walls è la paura che gli spazi lasciati liberi diventino zone vuote o degradate. Le simulazioni digitali aiutano a superare questa percezione, mostrando visioni concrete di trasformazione urbana.
Il progetto prevede anche una piattaforma Web e un sistema di networking comunitario chiamato Share Futures, pensato per collegare gruppi locali e facilitare lo scambio di idee.
Secondo Smyth, uno degli aspetti più interessanti dell’app è proprio la capacità di attivare conversazioni che spesso nei contesti pubblici risultano difficili:
“Questa app di realtà aumentata offre alle persone l’occasione di iniziare una conversazione. Quando se ne parla in una riunione pubblica spesso tutti si chiudono e nessuno vuole intervenire”.
Consentendo ai cittadini di osservare virtualmente il proprio quartiere senza barriere, la tecnologia diventa quindi uno strumento per immaginare scenari alternativi. Come conclude Smyth:
“Invece di chiedere se vogliono il muro alzato o abbassato, chiediamo se vogliono un’alternativa e quale tipo di futuro immaginano per il loro quartiere”.
La sfida resta complessa: la rimozione delle peace walls non è solo una questione urbanistica, ma un processo che richiede fiducia reciproca e tempi lunghi. Tuttavia, progetti come questo dimostrano come la tecnologia possa diventare un catalizzatore di immaginazione collettiva, offrendo ai cittadini strumenti concreti per partecipare alla costruzione del futuro della propria città.
In una Belfast ancora segnata dalle tracce del passato, la realtà aumentata apre dunque uno spazio nuovo: quello in cui la trasformazione urbana inizia prima di tutto nella capacità di visualizzare alternative possibili.
I Peace Walls di Belfast a 360 gradi e in formato 4K
La ricostruzione storica dei Peace Walls di Belfast
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(Illustrazione: NI Community Relations Council)



