A Belmopan un ambizioso piano strategico unisce crescita economica e tutela ambientale, coinvolgendo istituzioni e settore privato per il futuro

Martedì 27 maggio 2025 segna una data cruciale per il Belize. Nella capitale Belmopan, l’Investment Policy and Compliance Unit (IPCU) e lo United Nations Industrial Development Organization (UNIDO) hanno avviato ufficialmente i lavori per la prima “Industrial Strategy with Blue and Green Industrial Policies” del Paese. Un progetto senza precedenti nell’America Centrale, che mira a coniugare sviluppo industriale, sostenibilità ambientale e inclusione sociale.
“Questa strategia rappresenta un cambio di paradigma”,
ha dichiarato Lincoln Blake, direttore dell’IPCU, durante la cerimonia di apertura.
“Per decenni, l’economia del Belize è dipesa dal turismo e dall’agricoltura. Ora puntiamo a diversificare, puntando su settori innovativi che rispettino gli ecosistemi”.
L’iniziativa coinvolge istituzioni, imprese e società civile, con l’obiettivo di identificare i comparti a maggior potenziale: economia blu (oceani e risorse marine), economia verde (tecnologie pulite e agroecologia), agroindustria e energia rinnovabile.

Dai dati alla pratica: gli strumenti per una transizione reale
Al centro del piano c’è l’utilizzo di strumenti analitici avanzati, come l’EQUIP Toolkit di UNIDO, che permette di valutare le performance industriali e individuare politiche mirate.
“Senza dati affidabili, ogni strategia rischia di essere vaga”,
spiega il dottor Anders Isaksson, capo della Divisione UNIDO per le politiche industriali.
“In Belize stiamo costruendo un sistema di monitoraggio che garantisca trasparenza e risultati misurabili”.
Tra le priorità: efficienza energetica nei processi produttivi; riduzione degli sprechi nell’agroindustria; sviluppo di filiere sostenibili, come la pesca responsabile e il turismo ecologico.
Il settore privato avrà un ruolo chiave.
“Nella Corozal Free Zone stiamo già attirando investimenti in bioedilizia e packaging compostabile”,
racconta Neri Ramirez, amministratore della Zona Franca.
La sfida: creare lavoro senza distruggere l’ambiente
Indipendente dalla Gran Bretagna dal 21 settembre 1981, il Belize è un gioiello naturalistico, con la seconda barriera corallina più grande al mondo e foreste pluviali pressoché incontaminate. Ma è anche un Paese con un PIL ancora fragile e disoccupazione giovanile al 15 per cento.
“Dobbiamo evitare gli errori di altre nazioni”,
avverte Beverly Wade, CEO del Ministero dell’Economia Blu.
“La crescita non può avvenire a spese degli oceani o delle comunità locali. Per questo la strategia include fondi per formare lavoratori in nuovi mestieri verdi”.
Esempi concreti? Alghe come biocarburante: un progetto pilota finanziato dall’Unione Europea; filiere corte per il cacao e la papaya, con packaging biodegradabile; ecoturismo scientifico, legato alla ricerca marina.

I prossimi passi: il Governo beliziano dal piano all’azione
Nei prossimi mesi, il Governo beliziano definirà gli incentivi fiscali per le aziende sostenibili e lancerà una piattaforma di crowdfunding per startup green. Intanto, l’Università del Belize avvierà corsi specializzati in economia circolare.
“La collaborazione internazionale è vitale”,
sottolinea il dottor Dylan Vernon dell’Belize Policy Research Institute.
“Stiamo lavorando con Costa Rica e Norvegia per adattare best practice già testate”.
Se tutto andrà come previsto, entro il 2030 il Belize potrebbe diventare un modello per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
La posta in gioco è alta, ma le premesse sono promettenti.
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