Dalla collaborazione tra Università di Milano-Bicocca e Lacor Hospital nasce un outpost che unisce ricerca, formazione e sviluppo per l’Africa

In una fase storica in cui la salute globale è sempre più al centro delle agende scientifiche e delle politiche internazionali, l’Università di Milano-Bicocca sceglie di rafforzare la propria presenza nei contesti dove le sfide sanitarie sono più acute e strutturali. Nasce così BRIDGE (Bicocca Research and Innovation for Development and Global hEalth) Uganda, un nuovo outpost accademico nel distretto di Gulu, nel nord del Paese africano, frutto di un accordo quinquennale con il Lacor Hospital.
L’iniziativa si propone come un modello di cooperazione scientifica internazionale, capace di coniugare ricerca applicata, formazione sul campo e innovazione orientata all’impatto, superando la logica episodica degli interventi e puntando su una presenza stabile e integrata.
Il progetto si inserisce in una traiettoria già avviata dall’ateneo milanese, che negli ultimi anni ha investito in modo crescente nella dimensione globale della missione accademica. In questo quadro, BRIDGE Uganda non è un semplice programma di mobilità, bensì una piattaforma strutturata pensata per incidere nel lungo periodo sui sistemi sanitari locali, valorizzando al tempo stesso la crescita professionale e umana di studenti, ricercatori e specializzandi.

Un avamposto universitario nel cuore della sanità locale
Il Lacor Hospital rappresenta uno dei cardini del progetto BRIDGE Uganda. Fondato oltre sessant’anni fa e sostenuto in Italia dalla Fondazione Corti, l’ospedale è oggi uno dei principali poli sanitari non profit dell’Africa equatoriale. Ogni anno fornisce assistenza medica a circa 200 mila persone, con oltre 30 mila ricoveri, operando in un’area caratterizzata da forti vulnerabilità socioeconomiche e da un carico epidemiologico elevato.
Accanto alla funzione assistenziale, il Lacor svolge da tempo un ruolo cruciale come centro di formazione sanitaria, ospitando tirocinanti e giovani professionisti provenienti da università ugandesi e internazionali. È su questa doppia vocazione, clinica e formativa, che si innesta l’outpost di Milano-Bicocca. La sede di BRIDGE sarà collocata nella storica palazzina delle suore missionarie comboniane, una delle strutture originarie del complesso ospedaliero, che verrà ristrutturata per accogliere spazi dedicati allo studio, alla ricerca e al coordinamento delle attività accademiche.
La scelta di insediarsi all’interno di un edificio simbolico del Lacor Hospital non è casuale. Essa riflette la volontà di costruire un presidio accademico profondamente integrato nel contesto locale, evitando approcci estrattivi o autoreferenziali. L’outpost diventerà così un punto di riferimento operativo per docenti, ricercatori e studenti impegnati nei progetti in Uganda e, potenzialmente, nei Paesi limitrofi.

Formazione sul campo e multidisciplinarità come strategia
Uno degli elementi qualificanti di BRIDGE Uganda è l’attenzione alla formazione esperienziale in contesti clinici complessi. Già nei due anni precedenti alla firma dell’accordo, il Lacor Hospital aveva accolto studenti del quinto e sesto anno di Medicina, del terzo anno di Infermieristica e Ostetricia, oltre a specializzandi dell’Università di Milano-Bicocca. Con l’avvio ufficiale del progetto, il numero dei tirocinanti coinvolti salirà a circa trenta all’anno, consentendo una programmazione strutturata e continuativa delle attività formative.
L’esperienza ugandese non è concepita come una parentesi isolata nel percorso accademico, ma come parte integrante di una visione sistemica della formazione sanitaria. Il contatto diretto con patologie ad alta prevalenza, risorse limitate e sistemi organizzativi differenti offre infatti l’opportunità di sviluppare competenze cliniche, decisionali e relazionali difficilmente acquisibili nei contesti occidentali.
A questa dimensione si affianca un approccio multidisciplinare. Bicocca Research and Innovation for Development and Global hEalth Uganda coinvolgerà, oltre alle discipline cliniche, anche ambiti come economia, psicologia, informatica e scienze sociali, riconoscendo che le sfide della salute globale non possono essere affrontate esclusivamente sul piano medico. La progettazione di interventi efficaci richiede infatti una comprensione dei determinanti sociali, economici e culturali della salute.

Il Progetto 2 Pilastri e la centralità della dimensione umana
Il quadro concettuale dell’iniziativa è sintetizzato nel cosiddetto Progetto 2 Pilastri, illustrato dalla Rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, durante la presentazione ufficiale del nuovo outpost.
“Grazie all’esperienza in un contesto clinico complesso e allo sviluppo di competenze pratiche e qualità umane essenziali, formeremo la prossima generazione di professionisti sanitari”,
ha spiegato la professoressa, sottolineando come i due pilastri rappresentino rispettivamente la formazione professionale e la formazione umana.
Quest’ultima assume un valore particolarmente rilevante per chi opera in ambito sanitario, dove empatia, capacità di ascolto e senso di responsabilità sono parte integrante della competenza professionale. In contesti come quello del nord dell’Uganda, segnati da povertà diffusa e accesso limitato alle cure, la dimensione umana diventa un fattore decisivo nella relazione di cura.
L’accordo quinquennale tra Milano-Bicocca e il Lacor Hospital mira inoltre a costruire una conoscenza approfondita dei bisogni sanitari locali, individuando le aree in cui il contributo dell’università può risultare più efficace. L’obiettivo non è imporre modelli esterni, ma co-progettare soluzioni insieme ai partner locali, gettando le basi per iniziative congiunte di ricerca e formazione.

Ricerca basata sull’evidenza e impatto sul territorio africano
Sul fronte scientifico, BRIDGE Uganda fungerà da hub di coordinamento per tutte le attività di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca in loco. Alcuni progetti sono già attivi nei settori della pediatria, della ginecologia, dell’anatomia patologica e delle malattie infettive, ambiti in cui il carico di malattia è particolarmente elevato e dove la produzione di evidenze scientifiche può tradursi rapidamente in miglioramenti clinici.
Secondo Emmanuel Ochola, direttore scientifico del Lacor Hospital, la collaborazione con Milano-Bicocca sarà
“centrata sul paziente, sia in ospedale che sul territorio”,
con l’obiettivo di ottimizzare i servizi attraverso interventi basati sull’evidenza, mantenendo al contempo i costi accessibili per una popolazione tra le più vulnerabili del pianeta. In un contesto in cui le risorse sono limitate, la capacità di selezionare interventi efficaci diventa un fattore cruciale di sostenibilità del sistema sanitario.
Il centro Bicocca Research and Innovation for Development and Global hEalth offrirà anche spazi attrezzati e postazioni Internet, facilitando il lavoro di ricerca, la raccolta dati e lo scambio di conoscenze tra professionisti locali e internazionali. In questo senso, l’outpost si configura come una infrastruttura abilitante per l’innovazione sanitaria.

Local ownership e cooperazione internazionale responsabile
Un principio cardine del progetto è la local ownership, ovvero il riconoscimento del ruolo centrale delle comunità e delle istituzioni locali nella definizione delle priorità. Dominique Corti, Presidente della Fondazione Corti, ha sottolineato come la collaborazione con Milano-Bicocca nasca da una reciproca stima e dal rispetto per l’identità del Lacor Hospital e della popolazione che serve.
“Che si tratti di formazione, ricerca o sviluppo infrastrutturale, ogni passo effettuato insieme risponde alle priorità locali”,
ha evidenziato.
Questo approccio, oggi ampiamente riconosciuto come essenziale per uno sviluppo duraturo, consente di evitare dinamiche di dipendenza e di rafforzare le capacità locali. A sessantacinque anni dalla sua nascita, il Lacor Hospital continua a garantire assistenza sanitaria di qualità a pazienti che spesso non possono permettersi il costo delle cure, anche grazie al sostegno di partner e donatori internazionali.
L’università globale e gli scenari futuri per BRIDGE Uganda
Con BRIDGE Uganda, l’Università di Milano-Bicocca consolida pertanto la propria strategia di internazionalizzazione, affiancando questo nuovo avamposto al MaRHE Center nelle Maldive, dedicato alla biologia marina. Due esperienze diverse, ma accomunate dalla volontà di portare la ricerca e la formazione fuori dai contesti tradizionali, sperimentando modelli di università globale capaci di generare conoscenza e impatto sociale.
In un mondo in cui le crisi sanitarie, ambientali e sociali sono sempre più interconnesse, iniziative come il Bicocca Research and Innovation for Development and Global hEalth Uganda indicano una possibile direzione per l’innovazione accademica: radicata nei territori, orientata all’evidenza scientifica e fondata su una cooperazione internazionale responsabile. Un laboratorio a cielo aperto in cui ricerca, formazione e sviluppo locale si intrecciano per affrontare alcune delle sfide più complesse del nostro tempo.
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