Il riscaldamento globale minaccia le colture, in primis cereali, cavolfiori e soia: servono soluzioni urgenti per salvare settore e qualità alimentare

Il clima è cambiato in peggio e peggiorerà ancora se non si interverrà presto ed in modo efficace. Non è una opinione, è un fatto. Partiamo da questa certezza per sgombrare il campo da affermazioni infondate, spesso ripetute da soggetti che negano la realtà soltanto per cercare il consenso e, attraverso di esso, conquistare il potere.
Meteo e clima: ora il Mediterraneo sotto osservazione
Per affrontare l’impatto del cambiamento climatico sull’agricoltura europea, è opportuno ricordare che meteo e clima sono cose diverse e che la loro principale differenza è la scala temporale. Mentre il meteo riguarda le condizioni atmosferiche a breve termine, osservate in un periodo che va da poche ore a pochi giorni, il clima si evolve lentamente, nel lungo termine, da decenni a migliaia di anni.
Questa premessa è necessaria per comprendere meglio la difficilissima situazione in cui si trova l’agricoltura nei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, proprio a causa del cambiamento climatico.

(Illustrazione: UNEP)
Italia in prima linea: esempi concreti di crisi climatica
L’Italia è stretta e molto lunga e quindi presenta situazioni che si prestano a rappresentare in modo efficace quello che sta succedendo a causa del diverso clima.
Iniziamo dal raccolto dei cereali del 2024. Questa importantissima risorsa è stata pesantemente compromessa da due fenomeni estremi e contrari. La perdurante siccità nell’Italia meridionale e l’eccessiva piovosità al nord. In entrambi i casi le piantine dei cereali sono state danneggiate durante la fioritura primaverile ed il raccolto è stato scarso. Le pesanti perdite subite per queste ragioni dalle aziende agricole hanno comportato, come reazione, quella di ridurre le superfici destinate alla coltivazione dei cereali per l’annata in corso, con il conseguente forte aumento dell’invenduto per le aziende che producono sementi. Danni su danni per tutta la filiera.
Il secondo esempio è riferito ad un prodotto particolare: il cavolfiore. Questo ortaggio viene coltivato prevalentemente nell’Italia meridionale. La temperatura media autunnale in quelle zone è cresciuta di due gradi e le piogge arrivate in ritardo hanno fatto maturare il cavolfiore due mesi dopo. La scarsità di prodotto nella stagione “giusta” ha portato i prezzi alle stelle dopodiché, quando è arrivato il picco di produzione “tardiva”, ne ha provocato il crollo. È un’altra conseguenza del cambiamento climatico, che ha colpito sia i consumatori che i produttori.
L’ultimo esempio è quello della soia, un seme prodotto in Italia da sempre, che per le conseguenze del troppo caldo ha fatto registrare poca produzione e, per di più, di scarsa qualità, con il risultato che nel 2025 mancheranno le sementi.
Le conseguenze “pratiche” del cambiamento climatico descritte ci sono state raccontate dagli imprenditori e riteniamo che siano utili per renderci conto di quello che sta succedendo.
Agricoltura in trasformazione: nuove sfide, nuove soluzioni
Il patrimonio di conoscenza eccezionale dei nostri agricoltori dovrà innovarsi per affrontare l’incognita di nuove e diverse produzioni agricole e abitudini alimentari, con tutti i rischi del caso.
La situazione nel resto del mondo non è migliore e lo vediamo dall’andamento dei prodotti di importazione. Pensiamo ad una materia prima essenziale per l’industria dolciaria come il cacao. Sui mercati internazionali ha registrato oscillazioni di prezzo fino a cinque volte, mettendo in difficoltà tutti i produttori di cioccolato nelle sue diverse forme, ben note al grande pubblico. Risultato: qualità minore e sgrammatura delle confezioni, a parità di prezzo.
Cicli storici superati: il clima adesso non ha più precedenti
Gli esperti interpellati dalle associazioni degli agricoltori sostengono che, in materia di cambiamento climatico, siamo già al di fuori dei cicli storici, mediamente oscillanti tra 200.000 e 400.000 anni, ed inoltre stimano che, per trovare queste condizioni in passato, occorrerebbe tornare ad almeno un milione di anni fa.
Gli studiosi stimano inoltre che lo stesso livello di emissioni di oggi forse poteva esserci ancora più indietro nel tempo, addirittura milioni di anni fa. Neppure nel più “recente” Cenozoico, nonostante i vulcani e i fenomeni connessi, si arrivò a tanto.
Agire subito: il futuro del settore primario è davvero in gioco
La temperatura è il primo elemento che genera conseguenze gravi e quindi dobbiamo assolutamente riuscire a contenere il suo aumento medio non oltre i 2,5 gradi centigradi. Per farlo, occorrono decisioni tempestive che purtroppo mancano, e questo sta diventando il problema maggiore.
Già nelle condizioni attuali la resa agricola è calata e, quindi, in futuro calerà sempre di più la quantità di alimenti disponibili sul mercato. Parallelamente, l’aumento dei fenomeni atmosferici eccezionali sta facendo aumentare i premi assicurativi e, conseguentemente, i costi di produzione.
Risultato finale: riduzione dell’offerta e prezzi in aumento ma con margini minori. Un colpo di grazia per le imprese agricole di piccole dimensioni.
Questi scenari, ai quali va aggiunta la mancanza di ricambio generazionale, stanno portando molti agricoltori e allevatori a vendere le loro aziende a grandi gruppi multinazionali oppure ad imprese commerciali, che cercano di assicurarsi le materie prime per mantenere i loro accordi di fornitura con la grande distribuzione organizzata. Quest’ultima, chiamata a servire una clientela con minori capacità di spesa, sarà sempre più attenta al prezzo anziché alla qualità.
Il cambiamento climatico sta condizionando la nostra agricoltura e, attraverso di essa, la qualità di vita di tutti noi. E c’è ancora chi lo nega…
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