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Nigeria

Città senza respiro: l’espansione incontrollabile di Kano

L’esplosione urbana di Kano: da millenaria città murata a megalopoli ipertrofica tra caos edilizio, consumo del suolo e crescita “haphazard”

Crescita urbana e consumo di suolo: il caso di Kano
Kano, in Nigeria, è una delle città a più rapida crescita di tutta l’Africa sub-sahariana (Foto: unknown author / CC BY-SA 4.0)

Kano, una delle città più popolose della Nigeria, si sta trasformando in una megalopoli ipertrofica votata a diventare il cuore commerciale dell’Africa sub-sahariana. La popolazione cresce in maniera inarrestabile e disordinata: nel 2018 la città aveva quasi 4 milioni di abitanti, e si prevede che supererà i 5,5 milioni entro i prossimi 4 anni.

Dietro l’urgenza demografica, però, si nasconde (e neanche troppo bene) una trasformazione urbanistica profonda e problematica, capace di ridefinire non solo i confini della città, ma anche il suo destino.

Kano, storia di una megalopoli sub-sahariana

Fondata oltre un millennio fa, la città murata di Kano fu radicalmente trasformata nel 1903. Quando i coloni britannici presero possesso dell’antico insediamento non distrussero la città vecchia, ma ne costruirono un’altra, parallela, al di fuori delle mura. Da allora, Kano è cresciuta come un organismo “doppio”.

Per secoli, prima del suo “sdoppiamento” artificiale, la città viveva su un equilibrio quasi perfetto tra densità abitativa e agricoltura urbana. Poi vennero create Nasarawa e Bompai (1904), Sabon Gari e la ferrovia (1912), e la città iniziò a crescere in maniera disordinata. Alla fine del XX secolo, si legge in uno studio del 2021, “la metropoli di Kano si era espansa fino a raggiungere una superficie di circa 60 km quadrati, di cui 48 km quadrati erano edificati”. Fino a trent’anni fa, la città era grande quanto Manhattan.

Fino agli anni Settanta, il Kano State Urban Development Board (KSUDB) riusciva a governare la crescita del territorio. Poi, nel 1983, è scaduto il Piano Generale di Sviluppo 1963-1983, e da allora la città ha continuato a crescere in maniera vigorosa e disordinata. Mentre il centro città si riempiva di abitazioni e grandi centri commerciali, la Kano Moderna si trasformava in un tessuto urbano frammentato dominato dallo “sviluppo spontaneo informale” (haphazard).
Nel 2023, soltanto l’area edificata era di oltre 240 km quadrati, più estesa dell’intera città di Buenos Aires.

Che succede quando una città cresce senza regole?
Un quartiere di Kano nel 1995 (Foto: David Holt / CC BY-SA 2.0)

Che succede quando una città cresce senza controllo?

Kano è una delle aree urbane in più rapida crescita dell’Africa Sub-sahariana. Secondo le proiezioni, supererà i 5 milioni e mezzo di abitanti entro il 2030. La megalopoli, però, sta crescendo a un ritmo che la politica non riesce a seguire: l’urbanizzazione incontrollata ha portato a una pressione insostenibile sulle risorse naturali, e le infrastrutture di base, come strade e fognature, non vengono costruite abbastanza in fretta (gap infrastrutturale).

La terra nuda, che una volta era il polmone agricolo della città (nel 1984 costituiva l’88% del territorio), viene fagocitata da uno sviluppo informale e incontrollato di insediamenti peri-urbani privi di servizi essenziali. Come si legge nello studio di M. O. Unah pubblicato alla fine del 2025,

“Per oltre 40 anni di sviluppo fisico nella metropoli di Kano, il quartiere centrale degli affari (CBD) e i suoi dintorni hanno continuato a crescere senza alcun documento legale che fungesse da guida”.

Le conseguenze sono rovinose: moltissime aree destinate a servizi pubblici o spazi verdi sono state e vengono ancora oggi convertite illegalmente in zone residenziali, mentre la costruzione haphazard impedisce la futura posa di cavi e tubature, rendendo proibitivi i costi di modernizzazione.

Tra le conseguenze più evidenti di questo fenomeno vi sono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la formazione di isole di calore urbane e la congestione generata da un traffico perenne e debordante. Ma uno dei problemi più critici e irreversibili riguarda il consumo del suolo.

Uso del suolo a Kano: radiografia di un disastro ambientale

Un interessante studio apparso lo scorso anno sulla rivista Jordan Journal of Earth and Environmental Sciences ricostruisce tramite dati satellitari l’uso e consumo di suolo a Kano tra il 1984 e il 2023. Come si legge nella ricerca,

“Nel 1984, l’area di studio comprendeva 25,43 km² (7,2%) di terreno edificato, 20,46 km² (4%) di vegetazione, 1,81 km² (0,4%) di corpi idrici e 435,81 km² (88%) di terreno nudo”. 

Nel 1998, il terreno edificato era già arrivato a coprire 53 km quadrati. Nel 2023, l’abitato si estendeva per 240,06 km quadrati (il 49% del territorio totale), superando definitivamente la superficie nuda, pari a 222,46 km quadrati. Secondo i calcoli dei ricercatori, tra il 1984 e il 2023 l’abitato è aumentato di oltre il 40%, mentre le terre nude sono diminuite del 43%.

“La vegetazione e la terra nuda stanno progressivamente perdendosi per essere sostituiti con aree edificate a Fagge, Tarauni, Ungogo, Kano, Gwale, Dala e Kumbotso”,

si legge. Lo studio di Okoduwa e colleghi, però, va ancora oltre: grazie all’uso di modelli e simulazioni, il team elabora anche una previsione sul breve-medio periodo. Cosa sarà di Kano nel 2050?

L'espansione urbana incontrollata di Kano, Nigeria
Una vista di Kano dalla Dala Hill (Foto: Aminucrus / CC BY-SA 4.0)

Kano 2050: le previsioni degli scienziati

Si prevede che entro il 2050 l’area edificata di Kano si espanderà ancora per circa 80 chilometri (+16% rispetto al 2023). L’invasione urbana porterà a sopprimere quasi 5 chilometri quadrati di copertura vegetale, con possibili conseguenze sulle qualità dell’aria e sul clima locale. Le case fagociteranno anche 84 chilometri quadrati di terra nuda:

“Secondo le proiezioni, entro il 2050, le aree edificate di Kano dovrebbero coprire circa 322,95 km², che rappresentano il 65% del territorio totale della città. La vegetazione coprirà circa 24,31 km², pari al 5% del territorio totale della città. Le aree di terra nuda copriranno circa 144,33 km², rappresentante il 29% del territorio totale della città”.

Nel giro di qualche anno, la città diventerà una distesa quasi continua di edifici, un labirinto di calura e cemento incapace di “respirare”, gestire i propri rifiuti e assorbire gli effetti di un clima sempre più caldo e violento.

Per impedire questo rapido collasso ecosistemico, i ricercatori propongono una soluzione che si articola in tre punti fondamentali: cinture verdi (green belts), tecnologia per il monitoraggio e semplificazione delle regole. La priorità, però, è proteggere la vegetazione. Le iniziative, si legge nello studio,

“dovrebbero concentrarsi sulla piantumazione di alberi nelle aree urbane come parcheggi, tra gli edifici, nei cortili e lungo le strade. Queste misure proteggeranno notevolmente il suolo dall’erosione, sosterranno la biodiversità e gestiranno la temperatura e l’inquinamento”. 

Senza regole chiare e una governance autorevole, però, qualsiasi progetto di salvaguardia rischia di infrangersi contro l’inerzia di una megalopoli che ha imparato a divorare se stessa.

Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:

Micro-clima urbano: come il calore plasma le città del futuro
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Kano: come cresce una città affamata
La Skyline University di Kano (Foto: Anasskoko / CC BY-SA 4.0)

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