De-sealing, tetti verdi e “Città Spugna”: la Giornata Mondiale del Suolo celebra il ripristino dei terreni urbani per città verdi e resilienti

Il 5 dicembre è la Giornata Mondiale del Suolo. Quest’anno l’attenzione del mondo si concentrerà sulle città e sui suoli urbani – parchi, tetti e infrastrutture verdi che proteggono dalle inondazioni e custodiscono preziosi hotspot di biodiversità tra palazzi e strade trafficate.
De-sealing e tetti verdi sono alcune delle soluzioni sperimentate in giro per il mondo allo scopo di ripristinare le funzioni naturali di un terreno sano. Il consumo di suolo, però, continua ad aumentare. L’invito della FAO è semplice, ma monumentale: reimmaginare gli spazi urbani a partire dal suolo, per città verdi in cui persone e natura possano prosperare insieme.
Giornata Mondiale del Suolo 2025: un lucido focus sulle città
Quella di quest’anno è l’11esima Giornata Mondiale del Suolo. La sua istituzione, caldeggiata dagli scienziati dal 2002, fu promossa dal Regno di Thailandia nell’ambito della Global Soil Partnership e adottata formalmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – dopo l’approvazione della FAO – nel dicembre 2013. Da allora, o meglio dall’anno successivo, il 5 dicembre è la giornata mondiale dedicata al suolo e alla promozione di una sua gestione sostenibile.
La data non è casuale: il 5 dicembre è il compleanno di Re Bhumibol Adulyadej, il sovrano thailandese scomparso nel 2016 cui si deve l’istituzione del World Soil Day. Bhumibol Adulyadej era convinto che fosse necessario sensibilizzare il mondo intero sull’importanza del suolo, una risorsa non rinnovabile che è alla base della produzione alimentare e che, quasi in silenzio, ospita un quarto della biodiversità globale. Suoli sani e produttivi sono fondamentali per la produzione di cibo, ma anche per avere acque pulite, ecosistemi in salute e città resilienti.
Il tema scelto per il 2025, “Suoli sani per città sane”, è proprio dedicato ai suoli urbani e al loro ruolo nella salute e nella sostenibilità delle città. Si prevede che entro il 2050 le aree urbane ospiteranno i due terzi dell’intera popolazione mondiale. Eppure, se è vero che il suolo è stato a lungo “dimenticato”, la questione dei suoli urbani è rimasta confinata su una pagina ancora più marginale. Quest’anno, quindi, si celebra l’importanza del suolo in città, una risorsa irrinunciabile che sostiene la produzione alimentare e la biodiversità, immagazzina carbonio, regola le temperature e protegge le città da allagamenti e inondazioni.
Consumo e impermeabilizzazione del suolo, un invito all’azione
Impermeabilizzazione, espansione urbana e inquinamento rischiano di annullare i benefici di un suolo urbano sano, e di consegnare all’operosa vita contemporanea città che vengono frequentemente inondate, disseminate di pericolose isole di calore e incapaci di produrre il loro cibo.
Secondo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), il tasso di suolo impermeabilizzato in Europa e Regno Unito è stimato al 2,82%, ma in alcune aree più densamente popolate, come i Paesi Bassi, raggiunge il 4%. Nel 2000, già si stimava che le superfici impermeabili ricoprissero 579.703 chilometri quadrati, pari allo 0,39% della superficie totale delle terre emerse del pianeta. E come è facile intuire, l’urgenza di costruire città sempre più grandi e densamente popolate ha accelerato notevolmente il fenomeno del consumo di suolo a livello globale.
Perciò la Giornata Mondiale del Suolo è l’occasione per incoraggiare e sostenere un cambiamento di rotta ormai più che necessario:
“La Giornata Mondiale del Suolo 2025 è un invito all’azione. Invita politici, scienziati, dirigenti comunali, società civile e cittadini di tutto il mondo a reimmaginare gli spazi urbani attraverso i loro suoli, garantendo che persone e natura possano prosperare insieme in città verdi e sane”,
si legge sul sito della FAO. Le soluzioni, infatti, esistono. De-sealing, tetti verdi, pianificazione urbana sostenibile possono restituire al suolo la sua essenziale funzione, rafforzando l’azione per il clima, riducendo il rischio di catastrofi e migliorando la salute pubblica delle città di tutto il mondo. Gli esempi virtuosi non mancano.

Iniziative virtuose: Zero Net Land Take, tetti verdi e “Città Spugna”
Il mese scorso, il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva sul monitoraggio e resilienza del suolo, una legislazione che promuove il ripristino del suolo e introduce principi di mitigazione del consumo di suolo, con particolare attenzione all’impermeabilizzazione (sealing) del terreno. Alcuni progetti, però, hanno già iniziato a mettere in pratica le raccomandazioni degli scienziati: uno dei più ambiziosi è il PerméaSol Project, lanciato nel 2023 a Strasburgo, che punta al Zero Net Land Take. La ricetta è semplice: ogni nuovo intervento di copertura del suolo deve essere compensato da un’iniziativa di de-sealing in un’altra area della città. E progetti simili sono in corso anche a Parigi, Barcellona, Copenhagen e in diverse città italiane.
Ma anche i tetti verdi possono aiutare le città a riconquistare un po’ dei benefici legati a un suolo sano: oltre a offrire preziosi habitat urbani a insetti e uccelli, parchi e giardini pensili mitigano l’isola di calore e assorbono molta acqua, liberando i sistemi drenanti delle città dal problema del sovraccarico. Uno dei primi esperimenti in tal senso è quello della Coulée verte René-Dumont, un parco lineare sopraelevato costruito su un’infrastruttura ferroviaria in disuso a un passo dall’Opéra Bastille, a Parigi. La sua inaugurazione risale al 1993. Più nota è forse la High Line di New York, ispirata proprio dal progetto francese. Aperto nel 2009, il parco lineare nel cuore di Chelsea è oggi una delle mete turistiche più visitate della città e ha trasformato radicalmente il volto del vecchio quartiere industriale di Manhattan.
Il più grande e ambizioso progetto di de-sealing e gestione idrica urbana al mondo, però, è quello delle “Città Spugna”, in Cina. Nel 2013, Xi Jinping dichiarò che le città dovevano “agire come spugne” per trattenere l’acqua piovana e sfruttare le forze naturali per accumularla, filtrarla e purificarla. Così, nel 2015 sono state scelte 16 città pilota, tra cui Shanghai e Wuhan, in cui sperimentare questo potente concetto. Lo scopo del progetto – che si articola in una fitta infrastruttura fatta di giardini pluviali, tetti verdi, canali erbosi, impianti di bio-ritenzione e pavimentazioni permeabili – è fare in modo che entro il 2030, l’80% delle aree urbane pilota sia in grado di assorbire e riutilizzare almeno il 70% dell’acqua piovana.

Suoli urbani: la contaminazione e la biodiversità
La gestione del suolo urbano è molto complessa: la terra, in città, è fortemente alterata dalle attività umane. Uno studio del 2015 sottolineava che i suoli urbani sono caratterizzati da “un forte accumulo di cosiddetti “elementi urbani” come rame (Cu), zinco (Zn), piombo (Pb) e mercurio (Hg), ma da un minore accumulo di altri metalli pesanti”. Sono inoltre spesso inquinati da idrocarburi policiclici aromatici e appesantiti da edifici e infrastrutture, che compattano il terreno rendendolo meno poroso e permeabile. Una ricerca di poco precedente, aveva rivelato che tutti i campioni di suolo esaminati nella città di Berlino contenevano pezzi di mattoni.
Oltre a comprendere le funzioni naturali del suolo, l’intervento urbano richiede un’attenta valutazione dello stato del terreno e delle alterazioni fisiche e chimiche causate dalle attività umane. Il fatto che il suolo urbano possa essere degradato, però, non significa che ospiti bassi livelli di biodiversità. Al contrario. Una ricerca del 2013, che ha analizzato parchi e tetti verdi di New York (inclusa la High Line) ha mostrato che gli spazi verdi urbani ospitano alti livelli di biomassa microbica e una biodiversità superiore alle aspettative.
Uno studio del 2017, infine, ha rivelato che i collemboli, noti indicatori della qualità del suolo, presentano 1,6 volte più specie e sono 8 volte più abbondanti negli orti urbani che negli ambienti agricoli.
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