Tecnologie digitali, cure integrate e prossimità: la “Biomedical Valley” lancia un nuovo modello per rendere i sistemi sanitari umani ed efficaci

Mirandola, cuore pulsante della “Biomedical Valley”, si prepara a inaugurare un capitolo rivoluzionario nella storia della sanità integrata. Dopo il successo della quinta edizione della manifestazione 2025, battezzata “Healthy Communities”, l’attenzione è ora rivolta al tema del 2026: “Connected Care”, ossia l’evoluzione del concetto di cura in un’ottica connessa, personalizzata e centrata sulla comunità. Un cambio di paradigma che fotografa perfettamente la transizione da un sistema di assistenza reattivo a uno preventivo, predittivo e proattivo.
Nella cornice dell’Auditorium Rita Levi Montalcini, lo scorso 20 giugno si è svolta la main conference, con oltre 50 realtà coinvolte tra aziende, startup, università e centri di ricerca del settore. Il tema “Healthy Communities” ha guidato riflessioni su prevenzione, prossimità, digitalizzazione e sostenibilità sociale, centrando il dibattito sull’idea di salute come bene collettivo.
Durante il suo intervento, Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia Romagna, ha dichiarato:
“Mirandola rappresenta un simbolo della nostra capacità di coniugare sviluppo industriale, alta formazione e attenzione al welfare. L’edizione 2025 di Biomedical Valley lancia un messaggio chiaro: costruire comunità sane significa saper mettere in rete competenze, investimenti e visione strategica a lungo termine, continuando ad attrarre e valorizzare giovani talenti per garantire, attraverso un’innovazione tecnologica continua capace di sostenere il sistema sanitario universalistico, l’equità di accesso alla salute”.
Una visione che pone Mirandola e, più in generale, l’Emilia e la Romagna come modello replicabile a livello europeo, capace di unire la filiera industriale biomedicale con la costruzione di un sistema di welfare all’avanguardia.

Startup, imprese e formazione: una filiera dell’innovazione
Tra i momenti più attesi, il “Maverx Startup Bootcamp” ha visto in scena tre giovani realtà selezionate da una giuria internazionale: l’italiana Fraido, che propone una soluzione per ottimizzare l’efficienza negli accessi venosi; la polacca Semiflex, con un’innovativa piattaforma flessibile per uso medico; e Genesys Bio, che lavora su tecnologie portatili per la diagnosi rapida.
In platea erano presenti investitori, corporate partner e istituzioni, tutti accomunati dall’interesse verso nuove tecnologie “nate pronte” per il mercato.
Come sottolineato dalla Maverx Foundation, presieduta da Francesca Veronesi, in un comunicato ufficiale:
“La presenza di una startup guidata da donne provenienti dalla Polonia che ha vinto il bootcamp è il segnale che il nostro programma sta diventando un acceleratore a vocazione internazionale. ‘Biomedical Valley’ si conferma così non solo una piattaforma territoriale, ma anche un vero gateway verso l’Europa”.
La dimensione formativa non è stata da meno: con il Career Day organizzato in collaborazione con ITS Biomedicale e Tecnopolo TPM presso il rinnovato centro culturale “Il Pico” nel centro storico della città, centinaia di studenti hanno potuto entrare in contatto con aziende del settore, facendo esperienza diretta del significato di “ecosistema biomedicale”.
Cure interconnesse, una visione per il futuro della sanità
Il tema della sesta edizione della Conference, in programma per il 2026, sarà “Connected Care”: una riflessione strutturata sul futuro della sanità come sistema integrato e digitale.
Come ha affermato Matteo Stefanini, ingegnere e fondatore del movimento Biomedical Valley:
“Il settore biomedicale non è sexy come altri settori, ma è di strategica importanza per il Paese: la missione della cura della vita è tra le più belle che ci possa essere. Biomedical Valley è il volano perfetto per il settore per fare ricerca e innovazione. Il nostro movimento, nato cinque anni fa come sfida territoriale, è oggi una piattaforma di riferimento a livello nazionale per promuovere open innovation, collaborazioni, contenuti e dialoghi trasversali”.
E ancora:
“La direzione per il 2026 è ‘Connected Care’, il prossimo tassello che guarda al futuro delle cure sempre più integrate e interconnesse: dai device ai dati, dal medico al paziente, dalla salute alle nuove tecnologie, anche per rafforzare il ruolo di Mirandola come laboratorio permanente di vita”.
“Connected Care”, in buona sostanza, significa: integrare ospedale e territorio tramite piattaforme di telemedicina, ospedali virtuali, assistenza domiciliare; utilizzare tecnologie per il monitoraggio continuo dei pazienti (wearables, sensori, IA predittiva); costruire un ecosistema interoperabile dove i dati clinici siano condivisi, aggiornati e sicuri; formare nuove competenze professionali capaci di leggere i dati, comunicare con i pazienti e gestire tecnologie avanzate.

Un sistema connesso: opportunità per il Paese e i cittadini
“Connected Care” si fonda su un insieme complesso di driver e leve strategiche. Tra gli elementi chiave, ve ne sono cinque:
Infrastrutture digitali e sicurezza
Occorrono investimenti in banda larga, cloud certificati, dispositivi medici connessi e sistemi informativi interoperabili. I dati devono poter “viaggiare” in sicurezza, secondo logiche open e standard comuni.
Integrazione ospedale-territorio
Serve superare il modello ospedalocentrico a favore di una sanità di prossimità. Le Case della Salute digitali, la telemedicina strutturata, e il telemonitoraggio diventano strumenti per garantire equità e tempestività, soprattutto nelle aree interne.
Modelli organizzativi agili
Connected Care impone una revisione della governance sanitaria: si dovrà superare la frammentazione tra enti e regioni, costruire reti collaborative tra specialisti e medicina generale, e sperimentare modelli hub-and-spoke digitali.
Più competenze ibride
Nuove figure professionali dovranno saper gestire tecnologie, leggere dati clinici e mantenere un’interazione empatica. Serve una riforma della formazione continua in sanità, puntando su competenze digitali e manageriali.
Partecipazione e alfabetizzazione
Solo cittadini formati e consapevoli potranno beneficiare realmente dell’innovazione. Serviranno campagne pubbliche, sportelli informativi e percorsi digitali rivolti anche a over 65 e caregiver.

In Emilia c’è un’innovativa capitale della sanità che cambia
Hanno partecipato all’evento personalità di rilievo tra cui Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento Europeo in Italia, Michele de Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, e Nives Murgia, Direttrice della Comunicazione di Confindustria Dispositivi Medici. Presenti anche Alessandro Chiesi, Presidente di Chiesi Farmaceutici, il Professore Antonio Santoro, Presidente della Fondazione Società Italiana di Nefrologia, il Professor Gaetano Gargiulo, Ordinario di Cardiochirurgia all’Università di Bologna, e il Professor Giorgio Iotti, ex primario di Terapia Intensiva del Policlinico San Matteo di Pavia e medico del “paziente 1” durante l’epidemia di COVID-19.
Il Sindaco di Mirandola, Letizia Budri, ha messo in luce il valore strategico dell’intero ecosistema Biomedical Valley:
“Questo è uno degli appuntamenti più significativi per il nostro territorio. Mirandola non è solamente il terzo polo biomedicale mondiale, ma anche una comunità che crede nella cultura della salute, dell’innovazione e della collaborazione tra pubblico e privato. La presenza di tanti attori qualificati qui oggi conferma che stiamo andando nella giusta direzione: quella di un’economia della salute che guarda al futuro con consapevolezza e visione”.
Sullo stesso tono Alessandro Chiesi, presidente della parmense Chiesi Farmaceutici, il quale ha evidenziato:
“Le aziende e i territori, oggi più che mai, hanno la necessità di pensare alle persone. Ad esse va data la possibilità di crescere e rimanere nelle aziende e nei territori, per ricreare un reale senso di comunità. La sfida del futuro passa per una competitività che è alimentata dal senso di appartenenza e dal benessere di chi lavora. Una comunità sana è una comunità produttiva. E viceversa”.
La sfida del 2026: trasformare il modello sanitario nazionale
In un contesto europeo che spinge sempre di più verso la digitalizzazione dei sistemi sanitari, Mirandola può diventare un laboratorio nazionale di “Connected Care”. Il successo dell’edizione 2025 è stato reso possibile grazie a una rete di partner di eccellenza — tra cui Adecco, BSI Group, Coloplast, Fresenius Kabi, Intersurgical Starmed, Olympus, Sidam, TS Quality & Engineering, Ardora.ai, B.Braun, CBM Lifemotion, CertifAI Med, GB Soluzioni, Thema Med Complife, Synesthesia, Fondazione Maverx — con il patrocinio del Comune di Mirandola, CNA Modena, Confindustria Dispositivi Medici, ITS Biomedicale e Tecnopolo TPM.
“Connected Care” è, in definitiva, una promessa e una sfida concreta, e non soltanto in chiave 2026: rendere le cure più umane, accessibili, predittive e vicine. Un impegno da tradurre in politiche, investimenti e azioni misurabili. Mirandola ha già cominciato. Il resto del Paese è pronto a seguirla?
Biomedical Valley 2025: a Mirandola il futuro della salute e dell’innovazione
Ecco tre approfondimenti che potrebbero interessarti:
Mirandola rilancia il futuro della salute con “Biomedical Valley”
“Biomedical Valley”: dal pienone alle “Healthy Communities” 2025
“One Health” riaccende i riflettori su Medtech e Healthcare italiani








