Con “FIT for the Future”, ETH di Zurigo, EPFL a Losanna, PSI, WSL, EMPA ed EAWAG valutano due varianti per integrare meglio competenze e sedi

La trasformazione delle grandi istituzioni scientifiche non riguarda soltanto laboratori, budget e organigrammi. Riguarda la capacità di un Paese di tradurre conoscenza in soluzioni e di rispondere a crisi tecnologiche e sociali sempre più rapide. In Svizzera, questa partita passa ora dal progetto “FIT for the Future”, il percorso con cui il Consiglio dei PF sta ridisegnando l’assetto organizzativo del Settore dei PF.
Il dossier coinvolge uno dei sistemi pubblici di ricerca più riconoscibili d’Europa: l’ETH di Zurigo, l’EPFL di Losanna e i quattro istituti federali PSI, WSL, EMPA ed EAWAG. L’obiettivo dichiarato è costruire una struttura più agile, capace di affrontare in tempi più brevi temi come digitalizzazione, intelligenza artificiale, salute, energia, clima, ambiente, materiali avanzati e sicurezza informatica.
La leva di innovazione è soprattutto organizzativa. Il Consiglio dei PF intende rafforzare la cooperazione tra le istituzioni, sfruttare meglio le sinergie ed evitare ostacoli amministrativi. La questione è tipica delle economie della conoscenza: quando la complessità scientifica aumenta, il vantaggio competitivo non dipende soltanto dalla qualità dei singoli centri, ma dalla loro capacità di lavorare come sistema.
Sei istituzioni e due modelli per una una regia comune
Il percorso è entrato in una fase decisiva nel 2026. Dopo avere definito all’inizio del 2024 otto obiettivi comuni per rendere il Settore dei PF più adatto alle esigenze future, il Consiglio dei PF ha sviluppato due varianti alternative. Entrambe partono da un punto fermo: il futuro assetto dovrà poggiare su tre pilastri strategici, cioè ETH di Zurigo, EPFL e i quattro istituti di ricerca riuniti in una sola cornice organizzativa.
La prima variante, con il titolo di lavoro “Swiss National Labs”, prevede che gli istituti mantengano la propria personalità giuridica. La seconda, indicata provvisoriamente come “Swiss National Lab”, ipotizza invece il raggruppamento in un’organizzazione dotata di un’unica personalità giuridica. In tutti e due gli scenari, PSI, WSL, EMPA ed EAWAG dovrebbero presentarsi con una nuova identità comune, conservando però nomi, loghi, brand e sedi.
Il passaggio non è secondario. La soluzione plurale mantiene più autonomia formale. Quella unitaria potrebbe invece offrire una governance più compatta, utile quando occorre orientare risorse, infrastrutture e competenze verso missioni scientifiche ad alto impatto. La consultazione interna, avviata dopo la seduta del Consiglio dei PF del 4 e 5 marzo 2026, proseguirà fino a inizio giugno. Una decisione sui passi successivi è attesa nella seconda metà dell’anno.
“Nelle grandi organizzazioni della ricerca, il tema non è solo accorpare o separare. Il punto è disegnare meccanismi che riducano i costi di coordinamento senza indebolire la qualità scientifica e la reputazione dei singoli istituti. Le strutture più efficaci sono quelle che rendono semplice lavorare su missioni comuni, ma preservano il capitale fiduciario costruito nel tempo dai laboratori, dai gruppi di ricerca e dai partner territoriali”,
osservano analisti del settore della politica scientifica.
Digitalizzazione, energia e salute chiedono più agilità
Il progetto nasce da un mutamento profondo del contesto competitivo. La Scuola Politecnica Federale, antenata dell’attuale ETH di Zurigo, fu fondata nel 1855 per formare gli ingegneri necessari alla Svizzera industriale: strade, ferrovie, ponti, chimica. Oggi la domanda pubblica e industriale è diversa. Intelligenza artificiale, scienza dei dati, cibersicurezza, transizione energetica, medicina personalizzata e monitoraggio ambientale richiedono piattaforme interdisciplinari e capacità di risposta rapide.
In questa prospettiva, la Digital Unit è uno degli elementi più strategici. Il Consiglio dei PF ha chiesto di concretizzare una proposta per una nuova unità orientata alla missione, con quartier generale previsto in Romandia. Fra le opzioni considerate figura anche il possibile trasferimento organizzativo dello Swiss Data Science Center e del Centro svizzero di calcolo scientifico di Lugano. Il calcolo ad alte prestazioni, la gestione dei dati e l’AI non sono più funzioni accessorie, ma infrastrutture abilitanti per quasi tutti i campi della ricerca.
Il valore industriale del progetto sta proprio qui. Le imprese che collaborano con università e centri pubblici cercano accesso più rapido a competenze specialistiche, infrastrutture di prova e trasferimento di sapere. Se il nuovo assetto ridurrà i passaggi ridondanti, la riorganizzazione potrà incidere anche sulla competitività dell’ecosistema svizzero dell’innovazione.

Brand, sedi e radicamento restano parte del valore
Uno degli aspetti più interessanti è la scelta di non cancellare le identità esistenti. I quattro istituti federali non sono entità intercambiabili. Il PSI è associato a grandi infrastrutture di ricerca e a campi come materia, materiali, energia, ambiente, uomo e salute. Il WSL opera su foreste, neve, paesaggio, biodiversità e rischi naturali. EMPA lavora su materiali, tecnologie e trasferimento applicativo. EAWAG è un riferimento per acqua, depurazione, ecosistemi acquatici e risorse idriche.
Il radicamento territoriale è un asset competitivo. Il Settore dei PF è presente in 13 Cantoni e contribuisce allo sviluppo regionale svizzero con servizi scientifici, formazione, laboratori, collaborazioni industriali e relazioni con autorità pubbliche. Conservare sedi e brand significa riconoscere che l’innovazione non vive soltanto nei centri decisionali, ma anche nelle comunità professionali, nei campus, negli impianti sperimentali e nelle reti di partner costruite nel tempo.
Questa cautela risponde anche a un’esigenza politica. Gli istituti di ricerca avevano espresso riserve sull’ipotesi di raggruppamento in un’unica organizzazione con personalità giuridica propria. Il Consiglio dei PF ha dichiarato di prendere sul serio tali osservazioni, portandole nei lavori concettuali. La scelta di sottoporre due varianti alla consultazione interna segnala quindi un approccio prudente: non imporre un modello chiuso, ma misurare il grado di accettazione e i possibili effetti su personale, governance e quadro giuridico.
La governance diventa infrastruttura di innovazione
Il caso svizzero riflette una tendenza più ampia: nelle economie avanzate, la governance della ricerca è diventata una componente dell’infrastruttura innovativa. Quando le missioni riguardano clima, energia, salute o trasformazione digitale responsabile, il coordinamento diventa parte del prodotto scientifico. Priorità, portafogli, piatta concettuali. La scelta di sottoporre due varianti alla consultazione interna segnala quindi un approccio prudenteforme comuni e modelli di accesso determinano anche la velocità con cui la conoscenza raggiunge società e mercato.
Le cinque priorità strategiche del periodo ERI 2025–2028 indicano la direzione: salute umana, energia, clima e sostenibilità ambientale, trasformazione digitale responsabile, materiali di punta e tecnologie chiave, impegno e dialogo con la società. Non sono compartimenti stagni. I materiali avanzati richiedono dati e AI; la salute personalizzata dipende da infrastrutture digitali sicure; la transizione energetica necessita di simulazioni, sensori, tecnologie quantistiche, trasferimento industriale e accettazione pubblica.
Il progetto prevede anche hub per promuovere la cooperazione dentro e oltre il Settore dei PF, analisi del portafoglio per valutare eventuali trasferimenti o fusioni di unità e dipartimenti, maggiore coordinamento strategico e riduzione dei costi amministrativi. Nel lessico dell’innovazione, è il passaggio da una federazione di eccellenze a una piattaforma capace di orientare capacità distribuite verso missioni comuni.
Un progetto che fu immaginato subito di lungo corso
Dall’autunno 2023 sono state elaborate opzioni di collaborazione, accompagnate da scambi con politica, economia e società. Nel 2024 si è svolta una consultazione preliminare interna e a dicembre il Consiglio dei PF ha preso una decisione di principio. Nel 2025 è proseguita la definizione della struttura. Nel 2026 sono previste consultazione interna e decisione del Consiglio. Nel 2026/2027, a seconda della variante, potrebbero seguire consultazioni federali o una richiesta alla Confederazione.
Se le modifiche richiederanno un adeguamento strutturale oltre le nuove forme di collaborazione, il Consiglio dei PF potrà sottoporre al Consiglio federale una richiesta di procedura legislativa. In quel caso, l’ultima parola spetterà al Parlamento. È un passaggio coerente con la natura pubblica del sistema: il Settore dei PF non è soltanto un insieme di istituzioni scientifiche, ma una componente della politica nazionale dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione.
La riforma sarà quindi misurata su due livelli. Il primo è interno: ridurre attriti, duplicazioni e costi di coordinamento, senza disperdere competenze. Il secondo è esterno: rendere più accessibile il sistema a imprese, amministrazioni, partner scientifici e società. Se il progetto riuscirà, la Svizzera potrà rafforzare non solo l’eccellenza accademica, ma anche la traduzione industriale e civica della ricerca.
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