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Il lavoro da remoto, e quei troppi lati oscuri per la salute

Erika Meins del Mobiliar Lab for Analytics dell’ETH illustra le ragioni per le quali tornare in ufficio fa bene alle prestazioni e dà benessere

Il lavoro da remoto, e quei troppi lati oscuri per la salute
Il lavoro da remoto o smart working od home working presenta più controindicazioni di quanto si pensi

Erika Meins, scienziata politica e direttrice del Mobiliar Lab for Analytics al Politecnico Federale di Zurigo, con la collaborazione della psicologa e dottoranda Jasmine Kerr, spiega le ragioni scientifiche alla base del fatto che tornare in ufficio fa bene alle nostre prestazioni e ci dona benessere. Lo ha fao in un articolo pubblicato anche sull’edizione del 23 febbraio 2022 del quotidiano “Neue Zürcher Zeitung” o NZZ.
Forse ti è successo: hai avuto una giornata di lavoro frenetica, affrontando innumerevoli questioni tutte insieme e destreggiandoti tra e-mail, chat e videochiamate con i tuoi colleghi.
Ma invece di sentirti realizzato dopo un’intensa giornata in ufficio… virtuale, a volte ti senti semplicemente esausto, perso e “svuotato”.Allo stesso tempo, le tecnologie digitali sono state una benedizione, permettendoti di lavorare e interagire con qualsiasi località del mondo. Durante la pandemia, tutto ciò ha consentito alle persone di lavorare senza problemi da casa, nonostante la distanza fisica. Abbiamo potuto collaborare su documenti in tempo reale o partecipare a workshop virtuali.Tuttavia, la pandemia ha anche evidenziato i limiti del lavoro a distanza. Oltre all’esaurimento fisico e al vuoto emotivo, molte persone hanno sperimentato la perdita del senso dello spazio e del tempo. Cucine trasformate in caffetterie, divani usati sia per il lavoro che per il relax, e confini temporali sfumati sono solo alcune delle conseguenze.
Ci sono diverse spiegazioni empiriche che aiutano a comprendere perché questo accada.

Il senso dello spazio e del tempo può perdersi nell’ufficio domestico (Foto Gian Klain)

Quel senso “smarrito” dello spazio e del tempo

Il senso dello spazio e del tempo può letteralmente smarrirsi con l’home office. Studi recenti hanno identificato il fenomeno della “Zoom Fatigue”, caratterizzato da esaurimento fisico e cognitivo dovuto alle videochiamate. Le riunioni virtuali richiedono uno sforzo maggiore rispetto agli incontri in presenza, dovuto a micro-interruzioni nel flusso video, perdita di elementi sociali e lunghi periodi di attenzione allo schermo.

Il multitasking è in realtà soltanto un’illusione

Durante le riunioni virtuali, le distrazioni sono più frequenti. Il cosiddetto multitasking è, in realtà, una sequenza di micro-interruzioni che riduce la capacità di concentrazione e la qualità delle prestazioni. Per migliorare l’efficienza, si consiglia di spegnere notifiche inutili e chiudere applicazioni non necessarie.

La perniciosa mancanza di stimoli sensoriali

Eliminare il pendolarismo e altre azioni quotidiane riduce gli stimoli sensoriali e fisici, portando a una sensazione di disorientamento. Questa mancanza può influire sulle performance cognitive e sulla capacità di memorizzare informazioni.

Un’elaborazione cerebrale diversa “per realtà”

Il nostro cervello elabora oggetti fisici e virtuali in modo differente, attivando regioni diverse. Studi neuroscientifici dimostrano che l’uso di tecnologie immersive come il Metaverso pone nuove sfide per il nostro benessere.

Dalla connessione sociale alla qualità di vita

La perdita di interazione personale sul lavoro può influire negativamente sul benessere. Il contatto faccia a faccia è dimostrato essere il più benefico per la salute mentale, superando le videochiamate o i messaggi di testo in termini di impatto positivo.

Un mondo “ibrido”, ma responsabile e umano

Tornare in ufficio, almeno part-time, può migliorare la qualità della vita. Mantenere un equilibrio tra lavoro digitale e fisico aiuta a preservare il benessere, sia personale che collettivo. Un uso ponderato degli strumenti digitali può facilitare un ambiente di lavoro ibrido, responsabile e umano.
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