SmartICE integra dati e sensori al sapere inuit, offrendo alle comunità strumenti condivisi per decidere come muoversi in un clima che cambia

Ci sono attività che, a raccontarle, non sembrano nemmeno vere. Come monitorare e mappare il ghiaccio per aiutare le persone a decidere quando e dove viaggiare sulle superfici gelate del Nord. Una pratica che, per forza di cose, avrebbe a che fare con l’imprevedibilità del cambiamento climatico e, al contempo, con l’intenzione delle comunità indigene di continuare a muoversi, lavorare e mantenere pratiche culturali profondamente legate al territorio. Eppure tutto questo esiste davvero e ha un nome preciso: SmartICE.
L’organizzazione di adattamento al cambiamento climatico, guidata proprio da popolazioni indigene del Nord e nata per mettere in dialogo la conoscenza locale del ghiaccio con strumenti innovativi di monitoraggio e mappatura satellitare, traduce i propri servizi in dati concreti sullo spessore del ghiaccio e sulle condizioni di viaggio (quasi) in tempo reale. Un modello di impresa pensato anche per ampliare le opportunità di sviluppo economico e sociale nelle comunità coinvolte, con l’obiettivo di massimizzare l’impatto sociale e generare cambiamenti positivi attraverso servizi informativi costruiti in modo collaborativo, con le comunità e per le comunità.
La nascita stessa di SmartICE è intrinsecamente legata a un’esperienza locale concreta. Il progetto è stato infatti co-creato con il Governo del Nunatsiavut in risposta alle condizioni del ghiaccio estremamente pericolose sperimentate dai residenti di Nain nell’inverno del 2010. Da una partnership di ricerca comunitaria hanno poi preso forma tecnologie e strumenti informativi pratici destinati ai viaggiatori. Solo dopo il riconoscimento dell’Arctic Inspiration Prize, nel 2017, l’iniziativa si è trasformata in nell’impresa sociale che è oggi, con l’obiettivo di offrire un servizio operativo sviluppato dagli Inuit per le comunità costiere di tutto l’Artico.
Un’organizzazione con e per le comunità settentrionali
Dal 2017 SmartICE ha collaborato con 37 comunità in tutto l’Inuit Nunangat, nei Territori del Nord e nella Columbia Britannica settentrionale. Oggi l’organizzazione – con centri operativi settentrionali a Nain, nel Nunatsiavut, e a Pond Inlet, nel Nunavut – conta oltre 35 dipendenti, con il 40 per cento dello staff che si identifica come indigeno. Durante la stagione del ghiaccio, tuttavia, il numero di persone coinvolte cresce fino a superare le cento unità.
L’impatto del progetto si riflette su più livelli ed è strettamente legato ai principi fondativi di SmartICE, tra cui la centralità della leadership indigena in ogni aspetto operativo e nei processi decisionali. Offrendo alle comunità la possibilità di autodeterminarsi nelle attività di adattamento climatico, l’organizzazione contribuisce anche ai percorsi di riconciliazione indigena. La governance è affidata a un consiglio composto da persone provenienti da costa a costa, ciascuna con competenze e prospettive diverse. Questa attenzione alla pluralità si riflette anche nella struttura interna dell’organizzazione, che ha fatto della rappresentanza inclusiva un impegno trasversale a tutti i livelli, aderendo alla sfida canadese 50-30 promossa da Innovation, Science and Economic Development Canada.
In sintesi, attraverso un approccio di impresa sociale per l’integrazione lavorativa, SmartICE fornisce strumenti, formazione e supporto necessario per affrontare il cambiamento delle condizioni del ghiaccio. Basti pensare che in tre anni sono state formate e impiegate oltre 100 persone indigene come produttrici, operatrici e tecniche delle tecnologie sviluppate. Inoltre, solo nella stagione del ghiaccio 2019-2020 nel Nunavut, SmartICE ha formato 46 operatori, impiegato 33 giovani e generato oltre 5.600 ore di lavoro.

La fcomponente sociale che accompagna quella tecnologica
Il lavoro quotidiano sul territorio ha trovato un punto di riferimento nel Northern Production Centre di Nain, dove SmartICE ha costruito nel tempo relazioni con membri della comunità e amministrazioni locali, sostenendo anche eventi partecipativi. Da qui sono emerse buone pratiche per la formazione dei giovani e per l’installazione di strumenti di monitoraggio nelle comunità del Nunatsiavut, rafforzando una presenza che affianca dichiaratamente alla dimensione tecnologica quella sociale.
Un approccio che negli anni ha ricevuto riconoscimenti crescenti, a livello nazionale e internazionale. Dai primi premi legati all’innovazione e all’impatto sociale, come l’Arctic Inspiration Prize del 2016 e il riconoscimento delle Nazioni Unite Momentum for Change nel 2017, fino a attestazioni più recenti che riguardano il lavoro, la leadership e l’inclusione. Tra queste figurano il Governor General Innovations Award, diversi premi per l’impegno con le comunità e, nell’ultimo periodo, riconoscimenti per la diversità, la sicurezza sul lavoro e la capacità di creare ambienti professionali di qualità, culminati nel 2026 con l’inserimento tra i Best Places to Work.
Il ghiaccio invernale da risorsa essenziale a fattore di rischio
Innanzitutto, perché il ghiaccio è così importante per le comunità del Nord? La risposta è essenziale: perché è una parte vitale dello stile di vita indigeno. Le persone che vivono nelle comunità settentrionali fanno affidamento sul ghiaccio per ogni cosa. Per cacciare e procurarsi il cibo per le proprie famiglie, per raccogliere la legna necessaria a riscaldare le abitazioni, per spostarsi e visitare parenti e amici nelle comunità vicine e per praticare attività culturali.
E se il cambiamento climatico sta trasformando questi ambienti in tutto il mondo, in nessun luogo sta accadendo più rapidamente che nel Nord del Canada. L’aumento delle temperature dell’aria sta infatti portando a stagioni del ghiaccio più brevi e a una maggiore presenza di fanghiglia. Nel frattempo, il ghiaccio stesso si sta assottigliando a un ritmo allarmante ed è sempre meno prevedibile, lasciando di conseguenza molte comunità con una crescente paura legata ai rischi di viaggio. Il pericolo, purtroppo e tuttavia, si estende anche alla cultura, all’identità e al sostentamento degli Inuit in tutto il nord.

Il cambiamento climatico e la resistenza delle popolazioni del Nord
Affiancando alla conoscenza indigena le tecnologie avanzate di monitoraggio sviluppate da SmartICE, le comunità possono prendere decisioni più informate prima di viaggiare sul ghiaccio. In questo percorso rientra anche la produzione di mappe locali, realizzate dal personale SmartICE in consultazione con i membri delle comunità, per documentare le aree più pericolose. L’organizzazione stessa rende poi questi materiali disponibili sia in formato digitale sia cartaceo, come strumenti pratici a supporto degli spostamenti sul ghiaccio.
Su questa base si innesta Sikumik Qaujimajjuti, un percorso formativo sviluppato negli ultimi cinque anni su richiesta dei Community Management Committees (gli organismi decisionali locali con cui SmartICE collabora in ciascuna comunità operativa). L’iniziativa nasce dalla volontà di coinvolgere i giovani Inuit in attività che uniscono sapere tradizionale e strumenti contemporanei.
Gli obiettivi includono dunque la documentazione e la condivisione dell’Inuit Qaujimajatuqangit (IQ) legato ai viaggi sicuri sul ghiaccio, l’apprendimento delle tecniche per interpretare le immagini satellitari e il monitoraggio delle condizioni del ghiaccio al di fuori delle aree abitate. A questo si affianca la creazione di prodotti specifici per la sicurezza dei viaggi sul ghiaccio, sviluppati a partire dalle esigenze di ciascuna comunità.
I sensori SmartICE e le loro differenze operative nel dettaglio
I sistemi di monitoraggio ambientale remoto di SmartICE, come detto, forniscono alle comunità dati preziosi e basati su evidenze scientifiche sullo spessore del ghiaccio marino, quasi in tempo reale. Ma facciamo chiarezza.
Gli SmartBUOY sono sensori stazionari, lunghi circa 2,5 metri, inseriti direttamente nel ghiaccio per misurarne lo spessore attraverso una serie di termistori, simili a termometri. Ogni SmartBUOY è dotato di 60 termistori che rilevano la temperatura dell’aria, della neve e dell’acqua. A partire da queste misurazioni viene costruito un profilo termico dei diversi strati, che consente di determinare con precisione lo spessore del ghiaccio. I dati raccolti vengono trasmessi ai satelliti una o due volte al giorno e resi disponibili alle comunità su SIKU.org, una piattaforma e app dedicata alla condivisione di conoscenze indigene, che consente di consultare i dati prima di spostarsi e di integrare queste informazioni con osservazioni dirette, fotografie e conoscenze tradizionali Inuit sulle condizioni del ghiaccio.
Il sistema SmartQAMUTIK, o SmartKAMUTIK nel dialetto della regione del Nunatsiavut, è invece un sensore montato e trainato da una motoslitta, in grado di fornire misurazioni in tempo reale dello spessore di neve e ghiaccio direttamente all’operatore. Questo strumento offre informazioni fondamentali sulle condizioni del ghiaccio lungo i percorsi utilizzati dalle comunità. Le misurazioni si basano in questo caso sulla salinità dell’acqua marina: il sistema trasmette segnali elettromagnetici attraverso la neve e il ghiaccio, che inducono correnti elettriche nell’acqua salata sottostante e ritornano al sensore, producendo una stima istantanea dello spessore complessivo, dalla superficie della neve fino alla base del ghiaccio. Rilevazioni che vengono effettuate almeno una volta alla settimana, con i dati resi poi disponibili alla comunità mediante la sopramenzionata piattaforma, oltre che tramite media digitali e social, radio locali e materiali stampati.
La importante soluzione in via di sviluppo per l’acqua dolce
Una volta spiegato il funzionamento del sistema SmartQAMUTIK, viene spontaneo domandarsi se la tecnologia SmartICE funzioni anche in acqua dolce. La risposta è no. O meglio, non ancora: attualmente, i sistemi sono operativi solo in acque salate, mentre le tecnologie per l’utilizzo in acqua dolce sono in fase di sviluppo presso lo YYT Tech Shop di St. John’s, nell’isola di Terranova.

L’integrazione, e mai sostituzione, delle conoscenze indigene
È importante sottolineare che uno dei principi fondanti di SmartICE è l’integrazione, e non la sostituzione, delle conoscenze indigene legate alla sicurezza degli spostamenti sul ghiaccio. Sono le conoscenze tradizionali delle comunità a costituire il vero fondamento della sicurezza sul pack, mentre i dati forniti dalla tecnologia rappresentano “soltanto” uno strumento aggiuntivo a loro supporto.
E proprio perché SmartICE sostiene attivamente le esigenze del luogo (e delle popolazioni) in cui opera, ogni comunità servita dal programma vengono istituiti i già citati Community Management Committees, composti da anziani, giovani e rappresentanti delle organizzazioni locali. È il comitato a stabilire come l’organizzazione debba operare sul territorio, dove implementare le tecnologie e a formulare raccomandazioni su ulteriori modalità con cui il programma può supportare la sicurezza degli spostamenti sul ghiaccio.
Durante la stagione del ghiaccio, membri delle comunità locali vengono inoltre assunti e formati come operatori delle tecnologie SmartICE, attraverso un percorso di formazione completo e strutturato. Parallelamente, SmartICE coinvolge e forma giovani indigeni di Nain, nel Nunatsiavut, nella produzione degli SmartBUOY attraverso l’Employment Readiness and Technology Development Program, ospitato presso il Northern Production Centre di Nain. Con una durata di cinque settimane, combina formazione tecnica e sviluppo delle competenze socio-emotive di base, pensato per giovani indigeni che non sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione e offrendo loro la possibilità di assemblare la tecnologia SmartBUOY.
Documentare, condividere, sostenere, espandere: i piani futuri
Tra gli altri progetti su cui SmartICE sta lavorando rientra la documentazione delle conoscenze degli anziani sul ciclo stagionale del ghiaccio, con particolare attenzione alle condizioni considerate sicure per gli spostamenti e a quelle più pericolose. Sebbene anche le agenzie federali raccolgano, mappino e condividano dati sul ghiaccio, il loro utilizzo resta in gran parte orientato alla navigazione. SmartICE interviene quindi per colmare questo vuoto, producendo mappe dedicate alla sicurezza dei viaggi, realizzate dal personale delle medesime regioni settentrionali. Attraverso workshop sulla terminologia del ghiaccio, i membri delle comunità condividono così il proprio sapere, che si diffonde in materiali informativi e opuscoli sulla sicurezza, distribuiti in Inuktitut e in inglese, con l’obiettivo di conservarli e trasmetterli alle generazioni future.
Per quanto riguarda i piani futuri, SmartICE intende continuare a promuovere l’autodeterminazione delle comunità indigene nella ricerca e nel monitoraggio del ghiaccio. È inoltre prevista un’espansione del programma nelle regioni di Inuit Nunangat, Inuvialuit e nei Territori del Nord-Ovest, con la possibilità, in prospettiva, di estendere il modello anche oltre l’Artico canadese.
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