Ratnakar Gadi ha discusso la tesi nella base belga a zero emissioni nella Terra della Regina Maud e aperto nuove prospettive sul destino dei poli

(Foto: International Polar Foundation)
All’alba del 2025, un’impresa straordinaria ha avuto luogo nel cuore dell’Antartide: Ratnakar Gadi, dottorando in Earth System Science dell’Università della California a Irvine, ha difeso con successo la prima tesi di dottorato presso la stazione di ricerca Princess Elisabeth Antarctica, la prima al mondo a zero emissioni. Non soltanto ha stabilito un primato per la base belga, ma potrebbe essere stata soltanto la seconda volta che una discussione accademica di questo livello si svolge sul continente, rendendo l’evento davvero unico.
Il percorso verso questo traguardo è iniziato sulle gelide distese del King Baudouin Ice Shelf, nella Terra della Regina Maud, dove il giovane ricercatore indiano ha trascorso 24 giorni in spedizione insieme al suo relatore, Eric Rignot, scienziato di riferimento nello studio dei ghiacci polari.
Secondo lui, la scelta di discutere la tesi proprio lì è stata perfettamente coerente con la natura della ricerca, che mira a comprendere meglio l’impatto del cambiamento climatico sulle aree più sensibili del pianeta.
Grandi scoperte sotto la coltre di ghiaccio
Nel cuore della sua tesi, Gadi ha analizzato la dinamica di due ghiacciai simbolo della vulnerabilità polare: il Petermann, in Groenlandia, e il Thwaites, in Antartide occidentale. Il suo lavoro si è concentrato sulle cosiddette “grounding zones”, i punti di transizione tra il ghiaccio continentale e quello galleggiante, dove l’intrusione di acqua marina gioca un ruolo cruciale.
Dai suoi studi è emerso che l’azione dell’acqua salata, penetrando sotto i ghiacci, contribuisce in misura molto più rilevante di quanto si pensasse allo scioglimento e, di conseguenza, all’innalzamento dei mari. Un risultato che apre la strada a una revisione dei modelli climatici finora utilizzati, i quali hanno sottovalutato questa vulnerabilità.

(Foto: Quinten Vanhellemont/Institute of Natural Sciences)
Tra avventura al limite e ricerca di frontiera
La spedizione che ha preceduto la discussione di dottorato è stata un’avventura a tutti gli effetti. Ratnakar, Eric e il loro gruppo di lavoro hanno attraversato centinaia di chilometri a bordo di mezzi cingolati, trainando strumenti scientifici e attrezzature, e utilizzando motoslitte per muoversi in aree più ristrette.
Hanno raccolto dati di conducibilità, temperatura e profondità del mare, misurato lo spessore del ghiaccio con radar e ottenuto centinaia di registrazioni sismiche del fondale oceanico fino alla zona di contatto con la calotta.
Un altro obiettivo era l’installazione di stazioni meteorologiche automatiche, indispensabili per documentare i processi di fusione e accumulo di neve che caratterizzano questa regione. Non meno importante, la collocazione di una nuova antenna satellitare per calibrare le osservazioni dei futuri satelliti radar che seguiranno con precisione i mutamenti delle calotte.
In un passaggio particolarmente complesso, la squadra ha utilizzato una trivella ad acqua calda per raggiungere centinaia di metri sotto la superficie e installare sofisticati sensori, anche se una punta andata persa ha ricordato loro la fragilità delle operazioni in un ambiente tanto estremo.
La vita quotidiana durante la missione era scandita da ritmi severi. Le notti in tenda, con temperature che potevano crollare fino a 17 gradi sotto lo zero e improvvise bufere, erano compensate da un piccolo rifugio allestito su un veicolo cingolato, chiamato “caboose”. Qui gli scienziati cucinavano, si scaldavano, asciugavano i vestiti e soprattutto analizzavano i dati quasi in tempo reale per decidere le attività del giorno successivo.

(Foto: International Polar Foundation)
Il sogno realizzato e uno sguardo al futuro
Per Gadi l’esperienza è stata surreale. Ha raccontato:
“L’Antartide era un sogno d’infanzia, e non solo sono riuscito a viverlo, ma l’ho trasformato in un momento indimenticabile difendendo la mia tesi lì. Dopo 24 giorni in campo, sono arrivato alla stazione appena un giorno prima della discussione, e tutto è accaduto in un lampo”.
Questa prova fuori dal comune è anche un trampolino verso il futuro: lo scienziato ha già intrapreso un percorso di ricerca post-dottorato al California Institute of Technology negli Stati Uniti d’America, dove continuerà a studiare la vulnerabilità delle calotte orientali dell’Antartide, combinando modelli e osservazioni da satellite.
Ma la portata dell’evento va oltre la vicenda personale. La difesa di Ratnakar e la missione di ricerca hanno dato nuovo slancio alla creazione di un centro internazionale di studi antartici, lo University of Antarctica Research Center, che vedrà la partecipazione attiva dell’UC Irvine e di altri partner globali. L’obiettivo è renderlo operativo entro il prossimo Anno Polare Internazionale, previsto per il 2032-2033.

(Foto: Eric Rignot/UC Irvine)
Modelli di innovazione e partenariato globale
La tesi difesa tra i ghiacci antartici non è stata soltanto un atto accademico, ma un simbolo. Dimostra che l’innovazione scientifica non conosce confini, e che persino le condizioni più estreme possono diventare il teatro di scoperte fondamentali.
Gli strumenti utilizzati, le collaborazioni internazionali, la capacità di adattarsi alle difficoltà logistiche e climatiche raccontano un modello di ricerca in cui visione e coraggio si uniscono-
Dalla passione giovanile di un ricercatore al lavoro condiviso di un’équipe internazionale, questa vicenda apre un capitolo nuovo nello studio dei poli, confermando che l’avanguardia della scienza nasce dall’incontro tra competenza e audacia. L’Antartide, con i suoi silenzi e le sue sfide, si è trasformata ancora una volta in laboratorio d’eccellenza per il futuro del pianeta.
Princess Elisabeth Antarctica: la rinascita innovativa della stazione belga
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(Foto: International Polar Foundation)






