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IMO Net-Zero: Trump blocca la tassa sulle emissioni in mare

Battuta d’arresto per la tassa globale sulle emissioni marittime: in seguito alle pressioni USA, i Paesi membri dell’IMO posticipano l’adozione del regolamento

Gli USA contro la decarbonizzazione del trasporto marittimo
La tassa globale sulle emissioni posticipata di un anno: il fallimento della seconda sessione straordinaria del MEPC (Foto: Envato)

La tassa globale sulle emissioni in mare, che era stata approvata in via provvisoria lo scorso aprile, slitta di un anno. L’approvazione definitiva del Net-Zero Framework era attesa durante la seconda sessione straordinaria del MEPC, che si è conclusa lo scorso 17 ottobre; le votazioni però hanno preso una piega imprevista, e il consesso si è concluso con la decisione di posticipare all’anno prossimo ogni ulteriore discussione sul regolamento IMO.

La tassa globale sulle emissioni in mare è stata rinviata

Il Net-Zero Framework dell’IMO (International Maritime Organization), la prima tassa globale sulle emissioni in mare, avrebbe dovuto essere adottata durante la seconda sessione straordinaria del Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC), che si è tenuta a Londra dal 14 al 17 ottobre. La bozza della proposta, che prevede la tassazione delle navi più inquinanti e l’adesione a uno standard internazionali sui combustibili con lo scopo di arrivare alle zero emissioni nette nel 2050, era stata approvata lo scorso aprile, dopo anni di lavori.

Come si legge nel laconico comunicato stampa dell’IMO, però, la sessione straordinaria per l’adozione del regolamento “sarà riconvocata tra 12 mesi”. La discussione sul’IMO Net-Zero Framework, che dovrebbe entrare in vigore nel 2027, è posticipata all’anno prossimo. Proprio durante l’ultimo giorno della sessione, infatti, la delegazione saudita ha proposto di rinviare l’adozione del nuovo allegato della Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi (MARPOL). 57 Paesi hanno votato a favore del rinvio, 49 hanno espresso voto contrario, 21 si sono astenuti.

Lo storico accordo sulla decarbonizzazione del settore marittimo, che lo scorso aprile aveva superato lo scrutinio dell’assemblea con 63 Paesi favorevoli, 16 contrari e 25 astenuti, si è arenato in maniera quasi inaspettata. Eloquente il commento a caldo di Arsenio Dominguez, segretario generale dell’IMO:

“È giunto il momento di riflettere attentamente sul modo in cui abbiamo affrontato questo incontro. Il mio appello è di non ripetere lo stesso approccio nelle discussioni future”.

Il regolamento Net-Zero dell'IMO slitta di un anno
Apertura della seconda sessione straordinaria del Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC) dell’IMO, 14-17 ottobre 2025 (Foto: IMO)

IMO Net-Zero: il fallimento della sessione straordinaria

È stato tutt’altro che facile raggiungere un accordo sul Net-Zero Framework: alcuni Paesi chiedevano obiettivi climatici più ambiziosi e azioni più incisive, altri hanno sempre portato avanti le preoccupazioni per l’impatto economico del nuovo regolamento. Il clima della sessione diventa più chiaro se si leggono le parole che Dominguez ha rivolto alle delegazioni inaugurando i lavori del MEPC:

“Alcuni di voi potrebbero ritenere il risultato non sufficientemente ambizioso in termini di clima e avrebbero gradito curve di riduzione più ripide per contribuire efficacemente a ridurre il riscaldamento globale. Altri ritengono che i requisiti di riduzione GFI siano eccessivamente stringenti e rappresentino un onere per il settore marittimo. Alcuni di voi ritengono che non ci saranno sufficienti carburanti alternativi disponibili per garantire la conformità, mentre altri ritengono che una regolamentazione globale rigorosa invierà un chiaro segnale di domanda ai produttori di carburante ed energia. […] Tutti questi punti di vista continuano ad essere preziosi. Il Quadro Quadro IMO Net-Zero non è perfetto, ma fornisce una base equilibrata da cui iniziare a lavorare in vista della sua entrata in vigore nel 2027”.

Che la seconda sessione straordinaria del MEPC sarebbe stata difficile era evidente a tutti. Ma nessuno si aspettava un tale fallimento. Pochi giorni dopo, infatti, era in programma l’incontro del Gruppo di lavoro intersessionale sulla riduzione delle emissioni di gas serra dalle navi (ISWG-GHG 20), che avrebbe dovuto stilare le linee guida del regolamento.

Il Gruppo si è incontrato tra il 20 e il 24 ottobre, e i lavori sono effettivamente andati avanti. Stati Uniti, Arabia Saudita e altri produttori di petrolio, però, si sono opposti a ulteriori avanzamenti sulla questione Net-Zero, affermando che ulteriori passi in quella direzione sarebbero prematuri prima dell’adozione del regolamento. Un atteggiamento che potrebbe sembrare bizzarro, ma che ha un’origine ben precisa e piuttosto facile da ricostruire.

Le pressioni degli USA: sanzioni per chi vota il Net-Zero Framework

Le motivazioni dietro al rinvio della tassa sulle emissioni in mare sono molto facili da rintracciare. Il 10 ottobre, pochi giorni prima della sessione che avrebbe dovuto approvare il Framework dell’IMO, il Dipartimento di Stato USA ha pubblicato una dichiarazione congiunta firmata dal Segretario di Stato Marco Rubio, dal Segretario all’Energia Chris Wright e dal Segretario ai Trasporti Sean Duffy.

Nella dichiarazione si invitano i Paesi membri dell’IMO a respingere l’adozione del Net-Zero Framework: gli USA, in accordo con le recenti dichiarazioni del Presidente Trump, stanno valutando diverse azioni contro le nazioni che sostengono il regolamento per la decarbonizzazione del trasporto marittimo. Tra queste, il possibile divieto d’accesso ai porti statunitensi, sanzioni commerciali, restrizioni sui visti, tasse portuali aggiuntive e addirittura “sanzioni contro i funzionari che sponsorizzano politiche climatiche promosse dagli attivisti”.

La nota si conclude con un invito decisamente esplicito:

“Gli Stati Uniti si muoveranno per imporre questi rimedi contro le nazioni che sponsorizzano questa esportazione neocoloniale di normative climatiche globali guidata dall’Europa. Ci batteremo duramente per proteggere i nostri interessi economici imponendo costi ai paesi che sostengono il NZF. I nostri colleghi membri dell’IMO dovrebbero essere avvisati”.

Il giorno prima della votazione, Donald Trump ha rincarato la dose su Truth, invitando a votare contro quella che ha definito “Global Green New Scam Tax on Shipping” (letteralmente, per quanto possibile, “nuova tassa truffa green globale sul trasporto marittimo”).

Alla luce di tutto ciò, l’epilogo della seconda sessione straordinaria diventa l’ennesima rappresentazione plastica della guerra dell’amministrazione Trump contro le politiche per il clima. Una rappresentazione che ci consegna, al solito, diversi sconfitti e nessun vero vincitore.

Trump contro la decarbonizzazione del settore marittimo
Il post di Donald Trump su Truth che invita a esprimere voto contrario all’adozione del regolamento (Foto: Truth Social)

Battuta d’arresto per la decarbonizzazione: le reazioni

Le reazioni al rinvio dell’IMO Framework sono state pressoché immediate. L’Organizzazione Europea dei Porti Marittimi (ESPO) ha espresso profonda preoccupazione, affermando che la proroga rischia di creare una battuta d’arresto nell’ambizione climatica globale e di rallentare il ritmo dei progressi nella decarbonizzazione marittima:

“L’ESPO ritiene che questo rinvio sia un’occasione persa per accelerare la transizione del settore verso carburanti puliti e teme che prolunghi ulteriormente la frammentazione e la disparità di condizioni derivanti dalle normative regionali”,

si legge nel comunicato stampa. Dello stesso tenore le dichiarazioni di altri soggetti europei, quelli apertamente chiamati in causa da Trump. Alison Shaw, responsabile delle politiche IMO presso l’organizzazione indipendente europea Transport&Enviroment, ha dichiarato:

“Il ritardo lascia il settore marittimo alla deriva nell’incertezza. Ma questa settimana ha anche dimostrato che esiste una chiara volontà di ripulire il settore, anche di fronte alla prepotenza degli Stati Uniti. Il mondo non può permettere che intimidazioni e interessi acquisiti determinino il ritmo dell’azione per il clima. I paesi ambiziosi in materia di clima devono sfruttare questo momento per costruire una forte maggioranza a sostegno di una decarbonizzazione significativa. Saranno loro a beneficiare dell’economia di domani, non dei giochi di potere geopolitici del passato”.

Anche le aziende che hanno scommesso tutto sulla decarbonizzazione hanno espresso il loro legittimo disappunto. OceanScore, per esempio, ha rilasciato una nota in cui si legge:

“Il Net-Zero Framework dell’IMO è di fatto morto e il ruolo del MEPC è in discussione. Il voto senza precedenti di venerdì rappresenta una grave battuta d’arresto per l’azione multilaterale sul clima. È difficile immaginare come un rinvio di un anno possa modificare la radicata opposizione di stati come gli USA o l’Arabia Saudita”.

Pianificare gli investimenti in carburanti, motori e tecnologie per il risparmio energetico è oggi più rischioso e costoso che mai. E sappiamo esattamente il perché.

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Con il rinvio dell’IMO Net-Zero Framework, il trasporto marittimo rischia di restare imbrigliato in regolamenti regionali guidati dall’incertezza (Foto: Envato)

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