Il nuovo studio: l’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare nelle città costiere del sud-est della Cina interrompe una stabilità durata 4 millenni

Per la prima volta, i ricercatori hanno ricostruito l’evoluzione geologica del livello del mare sulle coste della Cina meridionale. Esaminando dati che risalgono a circa 12.000 anni fa, cioè agli albori dell’Olocene, hanno individuato alcune fasi molto precise: all’inizio della nostra epoca geologica i mari si sono alzati molto velocemente, a tassi di 10-20 millimetri l’anno, alimentati dall’imponente deglaciazione che ha seguito l’ultimo massimo glaciale. Poi, dopo un graduale rallentamento, si è giunti a un periodo di stabilità che si è protratto per quattro millenni, e che è stato bruscamente interrotto a metà del XIX secolo.
L’innalzamento del livello del mare nell’Olocene
L’Olocene, l’attuale epoca geologica, offre una visione particolarmente interessante sui cambiamenti del livello del mare a livello globale. Durante questo periodo, iniziato 11.700 anni fa, alla fine dell’ultima fase glaciale che ha interessato l’emisfero settentrionale del pianeta, si sono alternate diverse fasi distinte.
Nel corso dell’ultima fase glaciale, che era durata all’incirca 6.000 anni, i mari si abbassarono di oltre 120 metri per alimentare ghiacciai e calotte polari che ricoprivano buona parte dell’emisfero settentrionale della Terra. Poi, con la deglaciazione che segnò il primo periodo dell’Olocene, gli oceani tornarono a salire molto velocemente, a una media di 10-20 millimetri l’anno – un ritmo paragonabile alle proiezioni per la fine di questo secolo.
Seguì un lungo periodo di stabilità, lungo circa 4.000 anni. Nel tardo Olocene preindustriale, si legge in un nuovo studio pubblicato su Nature, i tassi di innalzamento dei mari si attestavano su valori inferiori a 0,3 millimetri l’anno. Poi, a metà del XIX secolo, il livello del mare è tornato a salire in maniera molto più rapida. Tra il 1900 e il 2020, il livello del mare globale è aumentato a un ritmo medio di 1,5 millimetri all’anno, un ritmo che supera di gran lunga qualsiasi periodo degli ultimi quattro millenni.
“Il tasso medio globale di innalzamento del livello del mare dal 1900 è il più rapido degli ultimi quattro millenni”,
spiega Yucheng Lin, tra gli autori della ricerca. Nell’ultimo secolo, insomma, si è interrotto un periodo di stabilità che era durato 4 millenni.

La storia geologica del mare nella Cina meridionale
Non sono molti gli studi che si propongono di ricostruire la storia geologica del livello del mare. Le ricerche precedenti, si legge nello studio guidato da Lin, si concentrano sulle coste degli Stati Uniti e sui Caraibi, “lasciando i bilanci del livello del mare (sea-level budget) a lungo termine in gran parte inesplorati al di fuori del Nord America”. Il nuovo studio prende per la prima volta in esame la costa della Cina sud-orientale, ricostruendo l’evoluzione del livello del mare in una delle aree più densamente popolate al mondo.
Gli scienziati hanno esaminato migliaia di dati geologici tratti da diverse fonti, tra cui antiche barriere coralline e mangrovie, che fungono da archivi naturali dei livelli del mare passati. Hanno quindi ricostruito i cambiamenti del livello del mare risalendo a quasi 12.000 anni fa, cioè fino all’inizio dell’Olocene. Gli allarmanti dati citati sopra provengono proprio da questa indagine. Le città costiere della Cina meridionale, che ospitano milioni di abitanti e infrastrutture cruciali per la manifattura e il commercio globali, sono particolarmente a rischio.
L’accelerazione dell’ultimo secolo, spiegano gli scienziati, è guidata da due forze principali: l’espansione termica e lo scioglimento dei ghiacciai.
“Il riscaldamento fa sì che l’oceano occupi più volume. E i ghiacciai rispondono più velocemente perché sono più piccoli delle calotte glaciali, che spesso hanno le dimensioni di continenti. Oggi assistiamo a una crescente accelerazione in Groenlandia”,
spiega Lin.
Innalzamento del livello del mare e subsidenza: la doppia minaccia
La situazione del sud-est della Cina è particolarmente preoccupante. Come spiega Lin, la Cina si trova ad affrontare una doppia minaccia: oltre all’innalzamento dei mari, che è un problema globale, le aree metropolitane costiere si trovano a fronteggiare gli effetti di una crescente subsidenza. Mentre il mare si alza, la terra sprofonda.
Succede a Shanghai, Shenzhen, Hong Kong e altre importanti città costiere nelle regioni dei delta, naturalmente soggette a subsidenza per via della consistenza soffice e plastica del terreno argilloso. Come spiega Lin,
“I delta sono luoghi ideali per l’agricoltura, la pesca, lo sviluppo urbano e attraggono naturalmente le civiltà. Ma sono anche molto pianeggianti e soggetti a subsidenza causata dall’uomo, quindi un innalzamento prolungato del livello del mare potrebbe sommergerli molto rapidamente”.
Per determinare in che modo l’innalzamento del livello del mare influenzerà i delta cinesi, il team ha esaminato una combinazione di dati geologici, dati sulla subsidenza e impatti delle attività umane nelle regioni costiere, in particolare nelle aree deltizie del fiume Azzurro e del fiume delle Perle, noto anche come il fiume del Guangdong.
Alcune aree della città di Shanghai, si legge, sono sprofondate di circa un metro durante il XX secolo a causa dell’eccessivo sfruttamento delle acque sotterranee. Si tratta di ordini di grandezza più rapidi dell’attuale tasso di innalzamento del livello del mare a livello globale, spiega Lin.
In una situazione del genere, basterebbe che il mare si alzasse di qualche centimetro per aumentare notevolmente il rischio di inondazioni nelle aree dei delta, mettendo a rischio non soltanto le città costiere della Cina meridionale, ma anche le catene di approvvigionamento globali.

Conoscere i rischi per evitare il disastro: l’esempio di Shanghai
Come si legge nella ricerca, le attività umane emergono come la principale fonte di subsidenza nella maggior parte delle aree metropolitane costiere. Nelle aree naturalmente più esposte al fenomeno, come quelle deltizie e di bacino, la subsidenza indotta dall’uomo intensifica processi naturali già consistenti. Così, sulle coste cinesi, si assiste all’impatto combinato della rapida subsidenza urbana localizzata e dell’accelerato innalzamento del livello del mare: il risultato, spiegano i ricercatori, è una brusca interruzione di quello stato di stabilità che, qui come nel resto del mondo, era durato per quattro millenni.
Questi risultati, però, non devono essere letti come una condanna. Shanghai, per esempio, ha già adottato misure per ridurre la subsidenza regolamentando l’uso delle acque sotterranee e persino re-iniettando acqua dolce nelle falde acquifere:
“Shanghai ora non sta più sprofondando così velocemente. Hanno riconosciuto il problema e hanno iniziato a regolamentare l’uso delle acque sotterranee”,
spiega Lin. Lo studio, conclude, nasce per offrire una comprensione più completa della situazione che integri il contesto geologico a lungo termine. E mette per la prima volta a disposizione di governi e urbanisti delle mappe di vulnerabilità che possono essere usate per identificare i punti di subsidenza critici e preparare le città costiere al futuro innalzamento del livello del mare.
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