Il coraggio di pianificare: un moderno fondo d’emergenza e resilienza garantisce ripresa rapida e protezione economica nei Caraibi olandesi

Sint Maarten, piccolo gioiello dei Caraibi, ha imparato a proprie spese quanto la bellezza tropicale possa convivere con una vulnerabilità estrema. Negli ultimi decenni, l’isola appartenente ai Caraibi olandesi pressoché ininterrottamente dall’inizio del diciassettesimo secolo è stata più volte teatro di disastri naturali che hanno messo in ginocchio economia e popolazione.
Nel 1995 l’uragano Luis, appartenente alla categoria 4, devastò circa il 70 per cento delle abitazioni, affondò quasi tutte le imbarcazioni nella Simpson Bay Lagoon e causò perdite stimate in 1,8 miliardi di dollari. Appena tre anni dopo, Georges portò nuove distruzioni, seguito nel 1999 da José e soprattutto da Lenny, un fenomeno anomalo che si mosse da ovest, generando onde alte fino a dieci metri e danni diffusi a scuole, porti e ospedali.
La memoria collettiva, però, è segnata soprattutto dall’uragano Irma del 2017, di categoria 5, con venti che toccarono i 287 km orari. L’impatto fu catastrofico: il 95 per cento delle strutture sul lato francese e il 75 per cento su quello dei Paesi Bassi subirono danni, mentre l’aeroporto internazionale Princess Juliana, cuore della connettività turistica, vide il tetto divelto, ma riuscì a riaprire in appena due giorni per accogliere i voli umanitari e di soccorso. La Banca Mondiale stimò danni e perdite per 1,38 miliardi di dollari, equivalenti al 129 per cento del PIL nazionale.
Anche gli anni più recenti non hanno concesso tregua. Nel 2024, l’uragano Beryl, anch’esso appartenente alla massima categoria prevista dalle convenzioni meteorologiche in materia, passò a poche centinaia di chilometri, mentre la tempesta tropicale Ernesto portò raffiche fino a 102 km orati, ricordando a tutti che sull’isola la domanda non è se un disastro colpirà, ma quando.
Un fondo di riserva per prevenire la crisi economica
Di fronte a un rischio così costante, il Governo di Sint Maarten ha scelto di passare dalla reazione alla prevenzione. In collaborazione con la Banca Mondiale, è stato elaborato un piano per istituire un Disaster Reserve Fund (in sigla DRF), uno strumento finanziario innovativo dedicato a fornire risorse immediate dopo una calamità. L’idea è semplice nella formulazione, ma ambiziosa nella realizzazione: creare un meccanismo stabile, indipendente e trasparente, capace di accumulare capitale in tempi di normalità e di erogarlo rapidamente nei momenti di crisi.
Il rapporto della Banca Mondiale, redatto su richiesta del Ministero delle Finanze e del Comitato direttivo del Sint Maarten Trust Fund, individua tre principi chiave per il successo dell’iniziativa.
Primo, il DRF deve essere gestito come entità indipendente, con un’unità professionale dedicata a massimizzare i rendimenti e garantire la trasparenza.
Secondo, il fondo va integrato con gli strumenti già esistenti, come il Calamity Fund, il Soualiga Fund e le polizze assicurative CCRIF SPC contro uragani, terremoti e piogge estreme, evitando duplicazioni.
Terzo, il DRF deve essere accompagnato da un piano di investimenti a medio e lungo termine, così che i rendimenti possano coprire anche i premi assicurativi, liberando risorse per iniziative di sviluppo e riducendo la dipendenza da riserve liquide.

La voce degli esperti e l’alto valore della resilienza
Tra i sostenitori di questa strategia c’è Lilia Burunciuc, Direttrice per i Caraibi della Banca Mondiale, che ha sottolineato:
“La creazione di un Fondo di Riserva per i Disastri rappresenta un salto di qualità nella capacità di risposta di Sint Maarten, rafforzando la preparazione finanziaria e la resilienza nazionale”.
Sono parole che trovano riscontro nell’esperienza della popolazione: durante Irma, interi quartieri rimasero isolati, senza acqua, elettricità e comunicazioni. In quelle giornate, la sopravvivenza di molti si affidò a piccole risorse come radio a manovella, caricabatterie solari e scorte alimentari essenziali.
Il Disaster Reserve Fund non si limita a immagazzinare denaro per le emergenze. È concepito come uno strumento di stabilità economica, capace di garantire che, nei giorni successivi a una calamità, i servizi essenziali possano essere ripristinati rapidamente, le famiglie assistite e le imprese rimesse in grado di operare. Un approccio che diventa cruciale in un contesto in cui il turismo, principale motore economico, contribuisce per il 45 per cento al Prodotto Interno Lordo e fornisce il 73 per cento delle entrate in valuta estera, ma può crollare da un giorno all’altro sotto l’impatto di un uragano.
Dal passato al futuro: un modello per i piccoli Stati
Il percorso verso la resilienza finanziaria di Sint Maarten non nasce dal nulla. Dopo Irma, il Trust Fund, finanziato dal Regno dei Paesi Bassi e gestito dalla Banca Mondiale, ha sostenuto progetti infrastrutturali, ricostruzione di scuole, ripristino dell’aeroporto e programmi di sostegno alle piccole imprese. Oggi, l’istituzione del DRF rappresenta un’evoluzione naturale di quella strategia: dalla ricostruzione all’anticipazione del rischio.
Il Disaster Reserve Fund si propone di capitalizzarsi anche attraverso i rimborsi derivanti da prestiti concessi per la ricostruzione di infrastrutture strategiche, come l’aeroporto Princess Juliana. In questo modo, non soltanto si garantisce una fonte stabile di finanziamento, ma si rafforza il legame tra sviluppo economico e sicurezza contro i disastri.
Il contesto climatico globale, con fenomeni meteorologici sempre più estremi, rende l’esperienza di Sint Maarten un laboratorio prezioso e innovativo per altri piccoli Stati insulari in via di sviluppo.
L’idea di combinare un fondo di riserva a investimenti strategici e coperture assicurative strutturate potrebbe essere replicata in contesti simili, dall’Oceano Pacifico all’Oceano Indiano, dove la vulnerabilità climatica è altrettanto pressante.
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