Dalle isole di Trindade e Martim Vaz alla politica ambientale, il grande Paese punta su scienza, dati e tecnologia per reinventare il proprio mare

Pochi luoghi sulla Terra incarnano l’incontro fra avventura, scienza e sovranità come l’arcipelago remoto di Trindade e Martim Vaz, collocato nell’Oceano Atlantico a oltre 1.200 chilometri al largo di Vitória, nello Stato di Espírito Santo. Là dove l’Atlantico si fa tempesta e il vento erode la roccia vulcanica, la Marinha do Brasil ha condotto la prima spedizione scientifica della storia con permanenza notturna sull’isola più orientale del Paese.
L’operazione, durata 31 giorni e coordinata dal Segretariato della Comissão Interministerial para os Recursos do Mar, ha coinvolto 117 persone fra militari e ricercatori della Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ), della Universidade Estadual do Rio de Janeiro (UERJ) e della Universidade Federal do Rio Grande (FURG). L’obiettivo non era soltanto quello di esplorare un territorio quasi inaccessibile, ma anche sperimentare tecniche e tecnologie che oggi stanno ridisegnando l’approccio del Brasile alla scienza marina.
Il comandante della nave idro-oceanografica Almirante Graça Aranha, capitano di fregata Marcelo de Abreu Souza, ha ricordato che
“per continuare a guadagnare conoscenza per i lavori futuri, non ci può essere misura degli sforzi delle istituzioni coinvolte in spedizioni scientifiche come questa, poiché sono in gioco la conservazione ambientale, la ricerca, lo sviluppo della scienza e della tecnologia e la garanzia della nostra sovranità”.
Una dichiarazione che riassume il senso più profondo dell’impresa: la consapevolezza che la scienza, per essere utile, deve diventare strumento di presenza e di tutela.
Un vero laboratorio naturale per l’innovazione marittima
Quella di Trindade e Martim Vaz non è soltanto una storia di esplorazione geografica. È, in realtà, il simbolo di una strategia più ampia che vede il Brasile impegnato nella valorizzazione della cosiddetta “Amazônia Azul”, il gigantesco spazio marino di oltre 5,7 milioni di chilometri quadrati sotto giurisdizione nazionale. In questa distesa d’acqua, pari quasi al territorio dell’Amazzonia terrestre, si giocano questioni di sicurezza, biodiversità, innovazione tecnologica e sviluppo economico.
Negli ultimi anni, il Governo e la Marina hanno trasformato la propria Blue Amazon in un campo di sperimentazione scientifica e tecnologica: droni subacquei, sensori autonomi, sistemi di comunicazione satellitare e piattaforme digitali di analisi dati. L’obiettivo è monitorare in tempo reale parametri oceanografici, variazioni climatiche e attività umane, garantendo una gestione sostenibile delle risorse marine.
La collaborazione fra istituzioni militari e università rappresenta un modello di innovazione integrata. Il capitano Rodrigo Otoch Chaves, Vicesegretario della Commissione Interministeriale per le Risorse Marine, ha sottolineato che l’impresa di Martim Vaz
“è stata la prima volta in cui ricercatori e militari hanno pernottato sull’isola, un ambiente di difficile accesso che ha richiesto elicotteri, tecniche di alpinismo e il supporto dei fuzileiros navais per installare il campo base”.
La spedizione, dunque, ha funzionato anche come banco di prova per l’utilizzo di tecniche logistiche e strumenti avanzati in contesti estremi, replicabili in altri scenari oceanici.
Dalla scienza alla politica: la svolta della Blue Economy
Mentre il campo scientifico avanzava verso l’integrazione tecnologica, il Brasile costruiva in parallelo una visione economica fondata sull’oceano. Secondo gli ultimi dati del 2025 pubblicati dal Centro de Pesquisa Econômica Aplicada dell’Universidade de São Paulo, la cosiddetta “economia blu” contribuisce direttamente per circa il 3 per cento al Prodotto Interno Lordo, ma raggiunge oltre il 6 per cento se si considerano gli effetti indiretti sull’occupazione e sulla filiera produttiva.
Il professor Eduardo Haddad, economista e docente alla USP, ha spiegato che
“la vera innovazione introdotta è stata la misurazione dell’economia dell’oceano con enfasi sulla dimensione geografica e sull’interconnessione della struttura produttiva”.
In altre parole, il mare non è più solo un campo di ricerca o una fonte di risorse naturali, ma un’infrastruttura economica complessa che unisce porti, logistica, pesca, energia e turismo.
Questa nuova consapevolezza si inserisce nel quadro della strategia di pianificazione spaziale marittima, avviata nel 2017 e ancora in fase di sviluppo. Le analisi pubblicate nel 2025 da un gruppo di ricercatori dell’Universidade Federal de Uberlândia e di São Paulo evidenziano come gli strumenti di valutazione ambientale strategica, fondamentali per conciliare crescita e tutela, siano ancora poco applicati. Tuttavia, l’adozione di sistemi digitali di mappatura e simulazione apre prospettive inedite per la gestione integrata dello spazio marino.
In questo scenario, il Brasile si è distinto anche sul piano internazionale: a giugno 2025 ha promosso insieme alla Francia il ”Blue NDC Challenge”, un’iniziativa globale per inserire gli oceani al centro delle strategie climatiche nazionali in vista della COP 30, che si terrà proprio in territorio brasiliano.

La dimensione tecnologica: IA, sensori e governance
L’innovazione marittima brasiliana non si limita ai campi sperimentali. Si estende alle tecnologie emergenti che consentono di trasformare la conoscenza in capacità operativa. I programmi più recenti riguardano l’utilizzo di veicoli autonomi subacquei per il monitoraggio batimetrico, la creazione di reti di sensori oceanografici in tempo reale e lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale per analizzare la grande mole di dati raccolti.
Progetti come il “Blue Amazon Brain”, una piattaforma di intelligenza oceanica basata su architetture modulari di machine learning, rappresentano il cuore di un nuovo modello di gestione dell’Amazônia Azul. Parallelamente, la collaborazione con la piattaforma internazionale Global Fishing Watch ha permesso di monitorare in modo trasparente e condiviso le attività di pesca, utilizzando algoritmi predittivi e dati aperti.
Secondo il biologo marino Paulo Soares dell’UFRJ,
“stiamo passando da un’epoca di osservazione frammentata a un sistema integrato di intelligenza oceanica. L’obiettivo è unire dati satellitari, sensori e IA per prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici e pianificare interventi tempestivi”.
La dimensione digitale dell’oceano, dunque, diventa parte integrante della governance. Il mare non è più un vuoto geografico, ma uno spazio informazionale da leggere, interpretare e gestire con tecnologie avanzate.

(Illustrazione: https://doi.org/10.1111/ddi.13960)
L’educazione come infrastruttura utile all’innovazione
Una delle novità più rilevanti del 2025 riguarda l’accordo siglato fra il Governo brasiliano e l’UNESCO per l’introduzione dell’ocean literacy nel curriculum scolastico nazionale. È la prima volta che un Paese inserisce in modo sistematico la cultura dell’oceano e della sostenibilità marina nella formazione di base. L’obiettivo è creare una nuova generazione di cittadini e professionisti capaci di comprendere il valore strategico dell’ambiente marino e di partecipare attivamente ai processi d’innovazione.
L’iniziativa educativa si collega all’espansione di centri di ricerca e innovazione come il CESAR Recife, polo di eccellenza per lo sviluppo tecnologico e la formazione avanzata, che collabora con università e imprese nella progettazione di soluzioni digitali e robotiche. Attraverso questi ecosistemi, il Paese mira a costruire un capitale umano in grado di integrare scienze marine, ingegneria, intelligenza artificiale e politiche pubbliche.
Come ha osservato il tecnologo e giurista Ronaldo Lemos,
“il Brasile è laboratorio del meglio e del peggio nella governance tecnologica”.
Un’affermazione che, applicata all’oceano, suona come un monito: l’innovazione deve accompagnarsi a trasparenza, equità e visione sistemica, altrimenti rischia di riprodurre le disuguaglianze che già affliggono il territorio.

(Foto: Agência Marinha de Notícias)
Criticità e prospettive di un ecosistema in evoluzione
Il cammino dell’innovazione marina brasiliana resta complesso. Le disuguaglianze regionali pesano: oltre l’80 per cento della produzione diretta legata al mare proviene dagli Stati del Sud-Est, mentre il Nord e il Nord-Est faticano a partecipare pienamente. Le infrastrutture scientifiche e portuali non sono ancora omogenee, e l’elevato costo delle tecnologie subacquee limita la diffusione su larga scala.
A questo si aggiunge la necessità di bilanciare sviluppo economico e tutela ambientale. Le aree dell’Amazônia Azul ospitano ecosistemi unici, e l’espansione di attività offshore o energetiche deve essere accompagnata da strumenti di valutazione ambientale strategica. In questo senso, le spedizioni scientifiche rappresentano anche un modo per monitorare e proteggere: la conoscenza come forma di presenza, la presenza come garanzia di sovranità.
Eppure, proprio da queste sfide nasce la possibilità di un salto di qualità. La combinazione di tecnologia, scienza e governance può trasformare le fragilità in opportunità, a condizione che le politiche pubbliche riescano a integrare le diverse dimensioni (economica, ambientale, educativa e sociale) in una visione coerente e duratura.
Verso una rivoluzione blu realmente più sostenibile
Oggi il Brasile si trova di fronte a una scelta cruciale. Dopo aver costruito una solida base di conoscenze e infrastrutture, il grande Paese sudamericano deve decidere se limitarsi a un ruolo sperimentale o affermarsi come leader globale dell’innovazione oceanica. La Blue Amazon non è solo una risorsa strategica: è un laboratorio di futuro in cui la scienza si fonde con la tecnologia, la sovranità con la sostenibilità, l’economia con l’educazione.
Le isole di Trindade e Martim Vaz, un tempo ignorate persino da molti brasiliani, diventano così il simbolo di una nazione che guarda al mare come orizzonte di conoscenza e progresso. Se l’innovazione saprà mantenere il passo della responsabilità, la rivoluzione blu potrà diventare la più importante trasformazione del Brasile del ventunesimo secolo: un modello di sviluppo marino sostenibile capace di unire scienza, tecnologia e umanità sotto un’unica, profonda corrente di cambiamento.
L’inserimento delle isole di Trindade e Martim Vaz nel programma “Amazônia Azul”
Il Programma di Ricerche Scientifiche sulla Isola di Trindade (PROTRINDADE)
La spedizione della Marina Militare brasiliana alle isole Trindade e Martim Vaz
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(Foto: Agência Marinha de Notícias)









